Il metodo della Rete G2

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“Cittadinanza, quando i diritti vanno in vacanza”: il comunicato di Italia sono anch’io

Quando i diritti vanno in vacanza

La beffa dell’ennesimo rinvio per la legge sulla cittadinanza

 

I palazzi della politica vanno in vacanza e ancora una volta siamo costretti ad assistere all’ennesimo rinvio dell’approvazione del testo di riforma della legge sulla cittadinanza.

Una riforma che, per non scontentare la componente moderata dell’attuale governo, ha tralasciato buon parte delle modifiche necessarie, concentrandosi soltanto sulle norme che riguardano i minorenni. E, nonostante i vuoti legislativi di questo provvedimento, la maggioranza continua a fuggire dalle proprie responsabilità, nascondendosi dietro a continui rinvii.

La Campagna L’Italia sono anch’io, promossa da 22 organizzazioni sociali e sindacali, ha depositato in Parlamento nel 2012 due proposte di legge di iniziativa popolare, una delle quali chiedeva con forza una riforma della legge di cittadinanza più giusta ed efficace. Dopo l’approvazione alla Camera del ddl e l’assegnazione al Senato avevamo sperato, come organizzazioni promotrici della campagna, in una accelerazione dell’iter che portasse velocemente all’approvazione del testo. Continuiamo a sostenere che, nonostante le carenze, si tratti comunque di un passo in avanti fondamentale, non più rinviabile, e reso sempre più necessario dal clima di crescente odio che si respira nel Paese e in Europa.

Un odio alimentato da partiti e movimenti politici xenofobi per attrarre consenso, senza curarsi dei colpi mortali inferti nelle nostre comunità alla pacifica convivenza. A fronte della diffusione di sentimenti di odio e intolleranza, le giovani generazioni di cittadini e cittadine di origine straniera potranno portare un contributo positivo, attivando dinamiche che producano coesione sociale, se la nostra società saprà dare riposte adeguate.

Il rinvio a settembre rischia di essere l’ennesima beffa per centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze e famiglie del mondo dell’immigrazione, anche alla luce degli argomenti delicati e determinanti per la tenuta del governo (la legge di bilancio e il referendum costituzionale) che la politica affronterà alla ripresa dei lavori, ottimi pretesti per un’ulteriore posticipazione a data da destinarsi o, nella peggiore delle ipotesi, a mai più se si prospettasse una fine anticipata della legislatura.

Ricordiamo che, tutti i sondaggi su questo tema dicono che gran parte dei cittadini sono favorevoli a introdurre lo ius soli, eliminando in questo modo una forma di discriminazione che ogni anno si abbatte in Italia su decine di migliaia di bambini e adolescenti che, fino al diciottesimo anni di età, non hanno completo accesso agli stessi diritti riconosciuti ai ragazzi e ragazze di cittadinanza italiana.

Anzichè rinviare a settembre la riforma della cittadinanza, bisognerebbe rimandare a settembre la nostra classe politica per manifesta incapacità di colmare una grave lacuna della nostra democrazia, ricordando loro che i diritti, soprattutto quelli che aspettano da anni di essere riconosciuti, non vanno in vacanza.

 Roma, 1 agosto 2016 – L’Italia sono anch’io

 

RETE G2 PROSEGUE LE SUE ATTIVITA’ SU FACEBOOK E TWITTER: CONTINUATE A SEGUIRCI!

Cari Amici di Rete G2,

come avrete visto negli ultimi mesi la nostra attività si è concentrata più che mai sul voto decisivo del Parlamento. Una nuova legge per l’acquisizione della cittadinanza italiana ha passato il voto della Camera e ora deve superare l’approvazione del Senato.

La discussione che una volta animava il nostro forum ha seguito i tempi che cambiano e si è spostata sulle nostre pagine Facebook. Il gruppo G2fb, aperto, che segue le orme del nostro Osservatorio Nazionale, dei primi gruppi Identità e di G2 Caffè: qui, tutti insieme in una comunità allargata e vivace, postiamo quotidianamente news da diverse fonti e forniamo noi stessi, commentandoli, gli ultimi aggiornamenti sulla Riforma della legge sull’acquisizione della cittadinanza italiana,  così come confrontiamo le dichiarazioni politiche dei parlamentari, a favore o contrari al riconoscimento di eguali diritti per noi figli dell’immigrazione. Inoltre non perdiamo di vista l’evoluzione della società italiana: seguiamo da vicino la Scuola pubblica italiana, la nostra Scuola dove “nessuno deve essere straniero”, e ci scambiamo opinioni sulle imprese culturali delle seconde generazioni che vogliono lasciare segni personali e collettivi nelle trame di questa nostra incredibile e complessa Italia.

G2 Parlamenta, invece, rimane pagina istituzionale in cui è il gruppo operativo di G2 ad aggiornare la Rete sui principali passi in avanti che vengono fatti in Parlamento e negli uffici pubblici più vicini.

G2 tiene aggiornati i suoi followers anche attraverso il profilo twitter @ReteG2.

Continuate a partecipare leggendo, cliccando like, condividendo e soprattutto commentando i post. Quello che non è cambiato è l’interesse ad ascoltare cosa hanno da dire i figli dell’immigrazione in Italia. E a trasformarlo in una richiesta formale alle istituzioni del nostro Paese.

Vi aspettiamo con le vostre voci e i vostri pareri, le vostre storie e le vostre aspirazioni.

Al prossimo aggiornamento!

Rete G2

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Legge cittadinanza in Italia

 

Come funziona la legge numero 91 del 1992 attualmente in vigore

 

La disciplina in materia di cittadinanza fa oggi capo alla legge 91/1992. Ai sensi di tale legge, acquistano di diritto alla nascita la cittadinanza italiana coloro i cui genitori (anche soltanto il padre o la madre) siano cittadini italiani (L. 91/1992, articolo 1, comma 1, lettera a): si tratta della cosiddetta modalità di acquisizione della cittadinanza tramite ius sanguinis.

 

Lo straniero che sia nato in Italia può divenire cittadino italiano a condizione che vi abbia risieduto legalmente e ininterrottamente fino al raggiungimento della maggiore età e dichiari, entro un anno dal compimento della maggiore età, di voler acquistare la cittadinanza italiana (art. 4, co. 2).

 

 

Cosa sarebbe cambiato con la riforma della cittadinanza  approvata alla Camera nell’ottobre del 2015 e rimasta bloccata all’esame del Senato!

 

La legge del 1992 muoveva dal prevalente intento di rispondere ad istanze giungenti dagli Italiani all’estero, posta negli anni Ottanta l’instabilità politica o economica dei Paesi latino-americani di maggior emigrazione. A finalità e contesto storico diversi risponde il disegno di legge n. 2092 all’esame del Senato, dopo essere stato approvato in prima lettura dalla Camera.

 

Con la riforma si prevede che acquisti la cittadinanza per nascita, chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri, dei quali almeno uno sia in possesso del diritto di soggiorno permanente o del permesso di soggiorno di lungo periodo. Dunque, si tratta di acquisto di diritto della cittadinanza. Decisivo suo requisito è il soggiorno per almeno cinque anni in Italia.

 

Il diritto di soggiorno permanente è riconosciuto infatti – ai sensi dell’articolo 14 del decreto legislativo n. 30 del 2007 – al cittadino dell’Unione europea e ai suoi familiari, che abbiano soggiornato legalmente e in via continuativa per cinque anni nel territorio nazionale.

Il permesso UE per soggiorno di lungo periodo è rilasciato – ai sensi dell’articolo dall’articolo 9 del decreto legislativo n. 286 del 1998 – allo straniero cittadino di Stati non appartenente all’Unione europea, in possesso dei seguenti requisiti:

  • titolarità, da almeno cinque anni, di un permesso di soggiorno in corso di validità; –
  • reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale; –
  • disponibilità di alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge; –
  • superamento di un test di conoscenza della lingua italiana.

Tale permesso per soggiorno di lungo periodo non può essere rilasciato agli stranieri pericolosi per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato. Esso è a tempo indeterminato (e deve essere rilasciato entro 90 giorni dalla richiesta).

 

Non è dunque corretto ciò che spesso si sente affermare riguardo questa riforma, cioè che concederebbe la cittadinanza italiana in modo indiscriminato a chiunque nasce in Italia. La cittadinanza, invece, viene concessa alla nascita solamente allo straniero figlio di genitori che abbiano determinati requisiti, tutt’altro che semplici da soddisfare, e che sono dimostrazione di integrazione nel nostro paese (è il caso, ad esempio, del superamento di un test di conoscenza della lingua italiana, richiesto per ottenere il Permesso Ue per soggiorno di lungo periodo)

 

 

Viene poi introdotta una fattispecie nuova di acquisto della cittadinanza italiana, a seguito di percorso formativo (ius culturae) Essa è oggetto dall’articolo 1, comma 1, lettera d) del disegno di legge. Beneficiario è il minore straniero, che sia nato in Italia o vi abbia fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno di età. Egli acquista di diritto la cittadinanza, qualora abbia frequentato regolarmente (ai sensi della normativa vigente) un percorso formativo per almeno cinque anni nel territorio nazionale. Tale formazione consiste in: uno o più cicli presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione; o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali, idonei al conseguimento di una qualifica professionale.

 

L’articolo 1, comma 1, lettera e) ha riguardo un’ultima fattispecie di concessione della cittadinanza (cd. naturalizzazione). Beneficiario è lo straniero che abbia fatto ingresso nel territorio nazionale prima del compimento della maggiore età, ivi legalmente residente da almeno sei anni. Egli può richiedere gli sia concessa la cittadinanza, a condizione che abbia frequentato regolarmente (ai sensi della normativa vigente) in Italia un ciclo scolastico, con il conseguimento del titolo conclusivo, presso gli istituti scolastici appartenenti al sistema nazionale di istruzione – ovvero un percorso di istruzione e formazione professionale, con il conseguimento di una qualifica professionale. Tale fattispecie riguarderà il minore straniero che abbia fatto ingresso nel territorio italiano tra il dodicesimo ed il diciottesimo anno di età. Rimane che qui si tratta di concessione della cittadinanza, con decreto del Presidente della Repubblica, sentito il Consiglio di Stato, su proposta del ministro dell’interno.

 

La norma transitoria per le seconde generazioni adulte

 

Le disposizioni del disegno di legge si applicano anche agli stranieri che abbiano maturato prima della sua entrata in vigore come legge i diritti previsti. E’ richiesta la residenza legale e ininterrotta nel territorio nazionale per cinque anni. Il limite per la presentazione della richiesta di cittadinanza è quello di dodici mesi dalla data di entrata in vigore del disegno di legge. L’ufficiale di stato civile che riceva siffatta richiesta, verifica i requisiti così prescritti; sospende l’iscrizione e annotazione nei registri dello stato civile; richiede al ministero dell’interno il nulla osta (che deve essere rilasciato nei successivi sei mesi) circa l’insussistenza di provvedimenti di diniego o di espulsione o di allontanamento, intervenuti per motivi di sicurezza.

L’infanzia e i diritti negati: in Italia 1 bambino su 7 nasce e cresce in povertà

Diffuso oggi l’8° Rapporto di monitoraggio del Gruppo CRC, che fa il punto sull’attuazione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia. Anche Rete G2 ha contribuito al Rapporto, occupandosi del tema della cittadinanza

Nel Belpaese, 1 bambino su 7 nasce e cresce in condizioni di povertà assoluta, 1 su 20 assiste a violenza domestica e 1 su 100 è vittima di maltrattamenti. 1 su 20 vive in aree inquinate e a rischio di mortalità. 1 su 50 soffre di una condizione che comporterà una disabilità significativa all’età dell’ingresso nella scuola primaria, 1 su 500 vive in strutture di accoglienza. Più di 8 bambini su 10 non possono usufruire di servizi socio-educativi nei primi tre anni di vita e 1 su 10 nell’età compresa tra i 3 e i 5 anni. Nel 2013 in Italia sono andati al nido solo 218.412 bambini, pari al 13,5% della popolazione sotto i tre anni. E la situazione nel Mezzogiorno è ancora più grave, se si considera che tutte le regioni del Sud si collocano sotto la media nazionale, come la Sicilia con appena il 5,6% dei bambini che ha avuto accesso al nido; la Puglia con il 4,4%; la Campania con il 2,7% e la Calabria con il 2,1%.

Questi i principali dati che emergono dal Rapporto di monitoraggio sull’attuazione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza nel nostro Paese, giunto alla sua ottava edizione, alla cui redazione hanno contribuito 124 operatori delle 90 associazioni del Gruppo CRC, e presentato stamane alla presenza del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti.

Il Rapporto, evidenzia che, a vent’anni esatti dal primo Rapporto sullo stato di attuazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (CRC), inviato dall’Italia al Comitato ONU per la CRC, “il sistema organico di politiche per l’infanzia” su cui il nostro paese si era impegnato con la ratifica della Convenzione non è stato realizzato. Le associazioni auspicano che l’adozione del nuovo Piano Infanzia, con priorità e azioni ben definite e supportate da un adeguato impegno economico, possa essere il primo passo per rimettere al centro dell’agenda politica le misure per la tutela per l’infanzia.

Ci sono bambini che fin dalla nascita soffrono di carenze che ne compromettono lo sviluppo fisico, mentale scolastico, relazionale – sottolinea Arianna Saulini, di Save the Children e coordinatrice del Gruppo CRC. “Tra questi eventi, indicati come fattori di rischio, figurano condizioni sfavorevoli durante la gravidanza, cure genitoriali inadeguate, violenza domestica ed esclusione sociale. Per questo chiediamo – aggiunge Saulini – che il prossimo Piano Nazionale Infanzia dedichi speciale attenzione ai primi anni di vita del bambino, che vengano realizzate politiche adeguate per superare il divario territoriale nell’offerta educativa e di costruire un qualificato sistema integrato per l’infanzia e l’adolescenza, impegnando adeguati e stabili investimenti finanziari e introducendo un meccanismo permanente di monitoraggio della spesa”.

A proposito di risorse dedicate all’infanzia e l’adolescenza, il Rapporto denuncia che a distanza di anni non esiste ancora un monitoraggio a livello istituzionale, manca una strategia nazionale e una visione di lungo periodo nell’allocazione delle risorse. Le carenze, tuttavia, non sono solo di tipo economico, ma anche di raccolta e coordinamento delle informazioni.

Così, ad esempio, se si considera il problema dei minori privi di un ambiente familiare, gli stessi dati forniti dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali presentano lacune e incongruenze. Sappiamo infatti che al 31 dicembre 2012 i minorenni affidati a parenti erano 6.750, quelli affidati a terzi 7.444, per un totale complessivo di 14.191 affidamenti familiari, e che i minori inseriti in comunità erano 14.255. Poco o nulla sappiamo però sulle cause dell’allontanamento dalla famiglia e sui motivi che hanno portato a scegliere l’accoglienza in comunità o l’affido, il tipo di struttura di accoglienza e i tempi di permanenza. Informazioni che mancano soprattutto per i minorenni tra 0 e 5 anni. A ciò si aggiunge che molte Regioni non forniscono i dati richiesti, come la Calabria che non ha aderito alla rilevazione, la Liguria e la Sardegna che hanno fornito dati discordanti rispetto ai criteri della rilevazione, l’Abruzzo che non ha inviato i dati sull’affidamento familiare. Ed è incomprensibile il divario tra i dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e quelli del Dipartimento per la Giustizia Minorile sugli affidamenti familiari consensuali o giudiziari. Sempre in merito al sistema di raccolta dati, la Banca Dati Nazionale dei minori adottabili e delle coppie disponibili all’adozione è operativa soltanto in 11 Tribunali per i Minorenni sui 29 esistenti e ciò rende difficile garantire a ogni bambino la scelta della miglior famiglia, quantificare e monitorare la situazione dei piccoli che non vengono adottati nonostante le tante famiglie disponibili.

Riguardo alle difficoltà economiche di molte famiglie con minori, pur riconoscendo l’impegno del Governo con la sperimentazione della nuova social card, Arianna Saulini ricorda che la povertà minorile in Italia è in continuo aumento – dal 2012 al 2013 i minori in condizioni di povertà assoluta sono passati da 1.058.000 (10,3%) a 1.434.000 (13,8%) – e ribadisce l’urgenza di un Piano nazionale di contrasto alla povertà, che tenga in debita considerazione le famiglie con figli minorenni e che sia in grado di mettere a sistema in maniera organica le varie e frammentate misure messe in campo in questi anni.

Il rapporto dedica poi un paragrafo ai minori stranieri non accompagnati (MSNA), tema di grande attualità considerati i numerosi sbarchi di questo periodo, rilevando la necessità di rendere subito operativo il nuovo sistema di accoglienza. Dal primo gennaio al 31 marzo 2015 sono sbarcati in Italia 10.165 migranti, di cui 902 minori (289 accompagnati e 613 non accompagnati), dato che a giugno è balzato a quasi 5.000 minori. Nel 2014, 26.122 minori hanno raggiunto le coste italiane e di questi 13.026 sono risultati essere non accompagnati, ovvero un numero pari a due volte e mezzo quello registrato nel 2013. Si tratta per la maggior parte di ragazzi tra i 15 ed i 17 anni, originari dell’Eritrea (3.394), dell’Egitto (2.007) e della Somalia (1.481). Va menzionato anche l’elevato flusso migratorio via mare dalla Siria: nel 2014 sono sbarcati 10.965 minori (10.020 accompagnati e 945 non accompagnati). Alla data di stesura del Rapporto erano oltre 500 i minori ancora in attesa del collocamento in comunità, che si trovano, da mesi, in strutture temporaneamente adibite alla loro accoglienza, attivate “in emergenza” a livello locale, in Sicilia, Puglia e Calabria.

E’ possibile scaricare l’8°Rapporto CRC completo dal sito: www.gruppocrc.net

Rete G2: “Grazie Presidente per averci ascoltato e aver chiesto la cittadinanza per noi”

La Rete G2 saluta il Presidente Napolitano, il primo ad aver lanciato pubblicamente le nostre istanze in materia di riforma della cittadinanza.

Era il 20 novembre 2007 quando, in occasione della Giornata Nazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, Rete G2 incontrò il  Presidente Giorgio Napolitano; incontro che si tradusse nel  primo appello pubblico del Presidente a favore di  una riforma della legge sulla cittadinanza. Seguirono negli anni altri incontri e altri appelli rilanciati dal Presidente Napolitano.

Oggi salutiamo il Presidente e auguriamo a lui un buon ritorno a casa.

Auspichiamo che il prossimo Presidente non dimentichi le seconde generazioni e continui a chiedere con forza una riforma della cittadinanza più favorevole agli oltre un milione di figli dell’immigrazione, di fatto già generazioni italiane.

Rete G2 – Seconde Generazioni

 

Appello per una manifestazione domani a Milano in Piazza del Duomo ore 15:30

La strage di Parigi ci ha lasciati addolorati, sgomenti, arrabbiati. Tutti sentiamo il bisogno di reagire. Ricordiamo quello che il premier norvegese Stoltenberg disse dopo la strage di Utoya del 2011: “Reagiremo con più democrazia, più apertura e più diritti”.
Non vogliamo cedere alla paura e all’odio. Rifiutiamo la logica di chi divide il mondo in base alla religione, al colore della pelle, alla nazionalità. Rifiutiamo la logica di chi specula sulla morte per i propri interessi, alimentando una spirale di odio e violenza.

E’ il momento di stare insieme, di far sentire la voce di tutti quelli, e sono tanti, che di fronte alla morte e alla violenza rispondono con il dialogo, la solidarietà e la pratica dei diritti. Tutti quelli che non fanno distinzione tra le vittime di Utoya e Peshawar, di Baghdad e Parigi, nel Mediterraneo e a New York. Tutti quelli che credono che diritti, democrazia e libertà siano l’unico antidoto alla guerra, alla violenza e al terrore. Dove l’odio divide, i diritti possono unire.
Vi aspettiamo, sabato 10 gennaio, alle 15,30 in piazza del Duomo

Acli, Arci, Altra Europa Milano, Caim, Camera del Lavoro Milano, Emergency, Fiom Milano, Giovani Musulmani d’Italia, Partito Democratico Milano, Partito della Rifondazione Comunista Milano, Rete G2 – Seconde Generazioni, Sinistra Ecologia e Libertà Milano

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Italiani 2.0 / G2 chiama Italia: Cittadinanza rispondi!

Ecco  il dossier Italiani 2.0 / G2 chiama Italia: Cittadinanza rispondi! Ideato dalla Rete G2 Seconde Generazioni con il contributo di esperti sul tema della cittadinanza, scuola, media e sport. Lo abbiamo presentato martedì 16 dicembre 2014 alla presenza di parlamentari, giornalisti ed esponenti della società civile. Abbiamo posto delle questioni e fatto delle domande che richiedono risposte da parte del parlamento!

 

Dossier G2 chiama Italia- CITTADINANZA RISPONDI!

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G2 chiama Italia:CITTADINANZA RISPONDI!Martedì 16 dicembre a Roma con ReteG2

Tutti a Roma martedì 16 dicembre alle ore 17.00  per partecipare all’evento CITTADINANZA RISPONDI!  Iniziativa organizzata dalla Rete G2 Seconde Generazioni per porre nuovamente al centro dell’attenzione il dibattito sui diritti di cittadinanza dei figli d’immigrati.

L’evento sarà l’occasione per discutere con i parlamentari presenti alcune proposte di legge sulla cittadinanza.

Saranno inoltre presentati il dossier Italiani 2.0 / G2 chiama Italia: Cittadinanza rispondi! e l’inedito video Nata e Non nato, dell’artista Paul Alex M. Samaniego. In programma testimonianze e storie di attivismo di figli d’immigrati in Italia e in Europa.

Invito in allegato. Si prega di confermare la propria partecipazione alla mail: g2comunicazione@secondegenerazioni.it

L’iniziativa è finanziata con il contributo di Open Society Foundations

Media Partner Frontiere News

Invito evento della Rete G2 per discutere di cittadinanza_Roma 16 dicembre

Cittadinanza: a Firenze appuntamenti solo da agosto 2015

A Firenze tornano le lunghe attese per ottenere un appuntamento in Prefettura e presentare domanda per  la cittadinanza italiana. Ne ha dato notizia l’ASGI in un comunicato stampa, in cui si chiede anche l’intervento del Ministero dell’Interno:

L’ASGI (Associazione per gli studi giuridici sull’Immigrazione), sezione Toscana, verificati i lunghissimi tempi di attesa necessari alla prenotazione di un appuntamento presso la Prefettura di Firenze, finalizzato alla presentazione delle domande di cittadinanza, evidenzia che tale situazione porta ad una grave compressione dei diritti dei cittadini stranieri interessati.

Ad oggi non risulta, di fatto, possibile prenotare un appuntamento, poiché dal calendario di prenotazione online non risultano esserci disponibilità, almeno fino ad agosto 2015.

Questo ritardo comporta non pochi problemi e nuovi costi per i cittadini stranieri.

I principali documenti che essi devono presentare per avviare la pratica di cittadinanza – certificato di nascita e certificato penale del Paese d’origine- hanno una scadenza di sei mesi dall’emanazione : inoltre essi devono arrivare dal Paese d’origine, venir tradotti e legalizzati dalla Autorità Consolare italiana attraverso una lunga e costosa trafila burocratica. Accade, percio’, che scadano prima dell’avvio della pratica, con ciò determinando anche un danno economico non indifferente per i richiedenti .

Inoltre vittime di questa burocrazia infinita risultano essere anche i bambini, figlie e figli dei cittadini stranieri che fanno la richiesta di diventare cittadini italiani e che rischiano di veder compromessi i loro diritti – in primis quello di acquistare a loro volta la cittadinanza italiana quando conviventi con il genitore divenuto italiano – e di continuare a vedersi identificati da un permesso di soggiorno che assegna loro piu’ ostacoli nella vita quotidiana come l’impossibilita’, a volte di poter viaggiare all’estero con i propri compagni di classe.

L’ASGI chiede che il Ministero dell’Interno e la Prefettura di Firenze, si attivino, concretamente, come è stato già fatto altre città italiane, per la soluzione positiva di questo evidente disservizio.

Di questa vicenda si era occupato  G2 Parlamenta lo scorso ottobre, a seguito di una nuova segnalazione dell’Asgi: