In memoria di Isabella Marincola, nata il 16/10/1925 Mahaddei Uen in Somalia, deceduta il 30/03/2010 a Bologna in Italia, seconda generazione tenace.
Ieri c’era un tempo terribile, la domus aurea è crollata e anche Isabella ha deciso di deporre le armi…
Sempre più convinti dell’auto rappresentazione, del potere del racconto, e del tramandare storie e ricordi di madre in figlia, di generazione in generazione, raccogliamo il suo testimone e continuiamo a camminare.
– Rete G2 – Seconde Generazioni
Venerdì 2/04 ci sarà l’ultimo saluto all’ Obitorio della Certosa a Bologna, ore 14.45
“Quale razza”. Intervista a Isabella Marincola
Reading RAZZA PARTIGIANA Storia di Giorgio Marincola, partigiano nero e italiano
Un racconto musicato sulla vita del partigiano italiano di origini somale Giorgio Marincola, raccontata dalla sorella Isabella Marincola e musicata da Egle Sommacal (Massimo Volume), Stefano Pilia, Paul Pieretto e Federico Oppi nel Kulanka bar a Firenze.
Nato a Mahaddei Uen (Somalia) il 23 settembre 1923, caduto a Stramentizzo, presso Castel di Fiemme (Trento) il 4 maggio 1945, studente, Medaglia d’oro al valor militare alla memoria.
Venerdì 26 marzo, ore 18.30, alla Libreria Popolare di via Tadino 18(Milano), presentiamo il libro del Professor Mauro Valeri “Black Italians, atleti neri in maglia azzurra”: venite a sentire le tante storie che ha da raccontarci, insieme alla ReteG2 – Seconde Generazioni.
Trovate tutto nel flyer in allegato
” Il termine Black Italians, oltre ad essere il nome di un gruppo musicale semisconosciuto, è stato per anni utilizzato in senso dispregiativo per indicare e discriminare gli emigranti italiani, negli Stati Uniti come in Australia. Il fatto di essere più scuri della media, era condiderato un segnale inconfutabile – perchè visibilmente evidente – di una similitudine tra gli italiani e le popolazioni dalla pelle nera, ritenute, proprio per il colore della pelle, irrimediabilmente “inferiori”.
Allo stesso tempo, ma anche paradossalmente, gli stessi italiani non hanno perso occasione per considerare, con altrettanto disprezzo, gli “italiani neri e meticci”, soprattutto quelli nati e cresciuti nelle colonie, non degni di essere pienamente italiani.”
Più che pensare se sarà femmina o maschio uno dei principali dilemmi quando un figlio o figlia di immigrati deve diventare a propria volta mamma o papà è la scelta del nome per il neonato. Quale significato attribuire a questo grande evento? Far valere le origini di un altro continente, dei propri genitori che vengono da lontano o del Paese, l’Italia, dove si è cresciuti? La mia bimba o bimbo deve sentirsi speciale, con un nome non comune e che richiami un mondo e altre radici, anche se di un continente altro che vedrà chissa quando, dove ci sono zii, cugini, bisnonni che ne reclamano e richiamano un pezzetto? Oppure il nome deve essere tutto il luogo del Paese dove i suoi genitori sono cresciuti, la città italiana dove sono diventati grandi e dove hanno deciso di far nascere, con un gran gesto di fiducia nonostante le avversità, un discendente dell’immigrazione (e siamo alla terza generazione )?
Per la mia briciola, cinque mesi alla fine di marzo e la prima nata a Roma, ho scelto (e il padre era d’accordo, anche se valeva più il mio di parere visto che porterà già, per legge italiana, solo il cognome del padre) un nome comune nel mio Paese di orgine ma che risultasse non impossibile in Italia: Isabel. E come secondo nome: Rebelde, sempre nella lingua di origine della sua mamma e per ricordare che per ottenere giustizia bisogna saper combattere ed essere determinati. Senza seguire la facile corrente. Un po’ come una seconda generazione che in molti ricordiamo e membro della Rete G2 e che non è più in questo mondo.
Insomma, insieme suonano bene e risulteranno facili da memorizzare in America Latina dove vivono i cugini di Isabelita Rebelde.
E voi altri, giduin@… che nome dareste ai vostri piccirill@? E in base a quale principio? O avete molti dubbi a riguardo?
“Sarà vero, dopo Miss Italia, avere un Papa nero, no me par vero,…” .
Ve la ricordate questa canzone? il Papa nero ci manca ancora, ma di partigiani, neri, sì ne abbiamo avuti!
Sì, sì, ho scritto PARTIGIANI NERI.
Venite a conoscerne uno venerdì 12 marzo alle ore 18:30 presso la Sala Boldrini di via Tadino 13, a Milano!
La Scuola Pisacane di Roma di cui abbiamo pubblicato l’appello dell’Associazione dei genitori porta la sua “battaglia” in tribunale contro la circolare che impone il tetto del 30% di bambini figli di cittadini stranieri, in questo seguendo la strada di un ricorso già presentato a Milano e che vedrà la prima udienza il 9 aprile e andrà a sentenza alcuni giorni dopo.
Roma e Milano contro il tetto «straniero» Anche su una delle più profonde novità in ambito scolastico volute dal governo – il «tetto» del 30% di alunni con cittadinanza non italiana nelle scuole – a quanto pare l’ultima parola spetta ai giudici. Sono partite in questi giorni, infatti, due azioni legali volte a sventare l’attacco alle scuole pubbliche che da anni fanno, senza scalpore, lavoro di integrazione. A Roma proprio ieri è stato notificato al ministero dell’Istruzione e all’ufficio scolastico regionale il ricorso che alcuni genitori della scuola Pisacane di Torpignattara, insieme all’associazione Progetto Diritti, hanno presentato al Tar. Stesso obiettivo, ma con diversa strategia a Milano: qui due donne, una rumena e una egiziana, hanno presentato un ricorso davanti al giudice ordinario per discriminazione nei confronti delle loro figlie, insieme all’associazione studi giuridici sull’Immigrazione e a Avvocati per niente. L’udienza è stata fissata per il 9 aprile, e pochi giorni dopo ci sarà la sentenza che probabilmente arriverà prima di quella di Roma. Il metodo si è dimostrato finora vincente: moltissime le delibere dei Comuni del nord sospese perché considerate discriminatorie. «In questo caso – spiega l’avvocato Alberto Guariso che ha curato il ricorso milanese – ci sembra che venga violata l’assoluta parità di condizioni e modalità di partecipazione alla scuola garantite dalla legge a italiani e stranieri».
Entrambe le cause, comunque vada, avranno una ricaduta nazionale impugnando una circolare ministeriale. Diversa però la situazione nelle due città.. Se a Milano sono 50 le scuole che hanno dovuto chiedere una deroga, a Roma tutto tace. Non si hanno notizie di scuole che non riusciranno a formare le prime classi. Ad eccezione della scuola Pisacane. La cosa è significativa: l’elementare di Tor Pignattara non è certo l’unica ad avere un’altissima concentrazione di bambini di origine straniera. I dati ovviamente rispecchiano un territorio ad altissima (e vecchissima) concentrazione di migranti, tra l’altro caratterizzata da una forte incidenza degli asiatici. Su 41 iscritti solo tre sono italiani. Dei 38 bambini con cittadinanza non italiana, però, ben 27 sono nati in Italia. Ma se per tutte le altre scuole di Roma chi non è nato in Italia verrà – con ogni probabilità – contato fuori dal tetto, questa strada pare sia preclusa alla Pisacane. Insomma sembra che nei confronti di questa scuola – caso politico cavalcato da anni dalla destra capitolina – ci sia un intento punitivo. «Il nostro ricorso si basa su diversi articoli di legge e convenzioni internazionali – spiega l’avvocato della causa romana, Arturo Salerni – e mira a fermare un atto amministrativo che rischia di creare un disagio assoluto alle famiglie e ai bambini, di far chiudere le scuole, intervenendo peraltro in modo indebito nell’autonomia scolastica». «Sostenere questo ricorso è doveroso – ha detto Cecilia Bartoli, che lavora per l’associazione Asinitas nella scuola dell’infanzia della Pisacane – per chiunque abbia un minimo senso pedagogico: si stanno trasformando in stranieri bambini che non sono e non si considerano tali. La verità è che la destra non sopporta che in questa scuola siano stati messi in atto progetti di condivisione».
Cinzia Gubbini – Il Manifesto – Roma
Queenia Pereira de Oliveira: “We live in a permanent state of uncertainty”
To be a second generation immigrant in Italy is a big challenge in deed. However much one feels to be Italian, before officially obtaining Italian citizenship, one is required to have the Permit of Stay in order to live legally in the country, says Ms. Queenia Pereira de Oliveira.
Queenia was born on 7th August 1986 in Rio de Janeiro, Brazil. Her mother is a Brazilian while her father is a Nigerian.
She has spent most of her life in Italy. Queenia is worried of the fact that the country’s citizenship law doesn’t guarantee the right to naturalization of immigrant children who have grown up in the country. These children who are Italians in all aspects, are forced to have the Permit of Stay in order live in the country, and are usually issued permits which are valid for short periods. This makes them live in a permanent state of uncertainty.
Queenia, who is a poet, has in fact written a poem titled “Awareness” dedicated to all the second generation immigrants in Italy. The poem is a true picture of the suffering of these children who consider themselves Italians but who unfortunately are considered foreigners by the Italian law.
Queenia has been living in Italy since she was five years old, but has not yet obtained Italian citizenship. Asked why she has not yet become Italian, she says: “It is only because of an unjust law, that is, the Law 91 of 1992 which doesn’t recognize the fact that the population of the second generation of immigrants either born or grown up in Italy, is growing rapidly in the country.”
She says that many second generation immigrants, herself included, are living this situation of precarious rights linked to the Permit of Stay.
Queenia is pursuing a Degree course in Political Science and International Relations at the University of Rome, La Sapienza.
Talking about her identity, Queenia says: “I feel I’m a combination of different identities. I think the work of indentifying a second generation immigrant is quite complex. I can now only tell you that I surely feel I’m Italian, but at the same time I’m also a Nigerian and a Brazilian. Let me say that nothing excludes the other.”
She says that her family and close relatives consider her Italian while others, misled by her foreign name and surname, and her look, initially think that she is not an Italian, but they soon believe it when they come into contact with her.
Having arrived in the country when she was a child, Queenia considers herself lucky to have been saved from undergoing the process of integration. She says it is much easier for children to integrate and be accepted in their areas.
Queenia is quite critical of the country’s immigration laws. “As far as immigration and immigrants are concerned, I think Italy has generally made very big steps backwards,” she says, hoping that the country would make very fast and big steps forward.
Queenia’s immediate objective is to fight for a new citizenship law which doesn’t deny citizenship to children of immigrants born in the country, as well as to those who have spent most of their lives here, just as herself. This is a fight they are determined to win together with the Rete G2-Seconde Generazioni, the organisation of second generation immigrants in Italy which she belongs to.
Asked what message she would like to convey to the President of Italy and to the Prime Minister, Queenia says: “I would tell them to start thinking concretely about the future of young people, and of the future of the second generation of immigrants who are growing up here in Italy without security.”
She says the idea of writing the poem “Awareness” came from a feeling of impossibility to fully enjoy one’s life, and the awareness of not being able to undergo many experiences which are very important for the young people, experiences such as travelling abroad, the right to vote, etc.
The poem “Awareness”, she says, represents “the desire to launch a message about my situation, and the situation of many others, and to tell Italy that we are existing, that the second generations are not only small children, but they are growing up and they want certain rights.”
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