Ok, ciao a tutti! questa e’ la prima volta che scrivo in “prime time” …e volevo condividere con voi, che siete la mia seconda famiglia, i pensieri avuti qualche sera fa quando sono stato all’allenamento di basket e il propietario della squadra, un settantenne simpatico e semplice, al mio turno, voleva sapere i miei dati anagrafici per tesserarmi alla societa’…
Appena mi siedo accanto a lui, subito mi saluta amichevolmente e privo di malizia mi chiede: “senti, tu con i documenti sei in regola?” me lo ha chiesto con un tono, come se volesse aiutarmi, mi ha fatto piacere ma grazie a Dio non ho bisogno… Quindi gli rispondo: “sono italiano io”, subito dopo mi replica :”quindi hai il permesso di soggiorno e il resto tutto a posto”…io dentro di me ho pensato…”mmmh sara’ dura farglielo capire e… probabilmente non avra’ nemmeno capito che…Abba era italiano, magari non gli avra’ nemmeno toccato piu’ di tanto la notizia, visto che e’ anni luce lontano da queste faccende”…vabbe’, allora rispondo dicendogli :”si si, mio padre solamente e’ egiziano, mia madre e’ bergamasca”, cosi dicendo pensavo di averlo convinto, ma dubitavo…infatti, dopo avermi chiesto nome e cognome, mi ha chiesto il luogo di nascita…e gli ho risposto: “bergamo”… dopo tre secondi di arresto mentale, questo si toglie gli occhiali mi guarda e mi dice… “ma allora sei proprio italiano tu!” e io :” eh certo, e’ da mo’ che te lo sto’ dicendo!”. Alla fine della compilazione necessaria mi ridirigo verso i miei compagni di squadra per riprendere l’allenamento… guardo i tre senegalesi della squadra… penso a loro che sono in italia da qualche anno, quasi sicuramente ignari anch’essi al problema delle seconde generazioni…e intanto rimuginavo, pure loro vedevano Abba solo come un africano e quindi vedono me solo come un arabo…e simultaneamente mi rimbombava in testa l’esito negativo della sentenza di Samira Mangoud (sorella la vita e’ lunga, le vittorie arriveranno! e con piu’ soddisfazione!), allo stesso tempo mi e’ venuto in mente Alphius con la bandiera tricolore in mano che durante la manifestazione antirazzista ha discusso con un anziano che continuava a dirgli: “voi venite qui, voi fate cosi, voi di qui, noi, voi…”, intelligentemente Alphius lo ha messo a tacere guadagnandosi l’applauso dei curiosi e un raggio di benessere in quel clima di tensione……Una domanda che mi ha fatto mio padre qualche ora piu’ tardi intromettendosi nella cronologia di quella giornata:”se un nero avesse ammazzato un bianco? cosa sarebbe successo?” non voglio nemmeno pensarci… ok, smetto un attimo di viaggiare e riprendo l’allenamento, guardo gli altri miei compagni, quelli bergamaschi da generazioni, alcuni mi conoscono fin da piccolo, altri invece sono dei perfetti sconosciuti, ecco, proprio questi, cosa penseranno di me? sapete, sinceramente non so quanto mi possa importare, ormai sono 28 anni che mi sto allenando ad essere una seconda generazione, e’ stata dura… ora sono tesserato…la mia squadra deve solo vincere per farsi notare…dopo…le attenzioni ottenute dalle vittorie risponderanno ai quesiti…o meglio, li cambieremo i quesiti. FORZA G2!
Manifestazione sabato 20 settembre
PER ABDUL! PERCHE’ NON SUCCEDA PIU’!
ore 14.30 Bastioni di Porta Venezia
Abdul è stato ucciso per niente o per futili motivi … come dice l’arido linguaggio della magistratura.
Chi ha preso la spranga non l’ha fatto per paura o per legittima difesa ha commesso un delitto a sfondo razzista, mosso da odio e rancore, considerandosi legittimato dal sentire intollerante, sciaguratamente diffuso.
Questa Milano non ci appartiene. Non ci appartengono la violenza e il razzismo che si manifestano sempre più apertamente , in un stillicidio di episodi quotidiani di intolleranza di cui sono vittime donne e uomini, quasi sempre inermi. La dilagante campagna razzista e la costruzione del nemico “altro” diventano funzionali a nascondere la questione politica della sicurezza sociale, della coesione e della giustizia sociale per tutti . L’altro e il diverso vengono additati quali cause del malessere sociale ed esistenziale. Il potere e lo sfruttamento si alimentano anche in questo modo.
Per questo, per ragioni etiche, culturali e politiche, gridiamo con forza che non ci appartiene l’ideologia sicuritaria, incentrata sulla repressione e sulla costruzione di alibi culturali che autorizzano le ronde e la violenza privata.
L’omicidio di Abdul è l’ultimo segnale di un’escalation xenofoba, che va arrestata:
La Milano democratica e antirazzista deve reagire. Milano deve reagire.
INVITIAMO TUTTI I CITTADINI sabato, 20 settembre 2008 alle ore 14.30, alla manifestazione che partirà dai Bastioni di Porta Venezia e si concluderà in Piazza Duomo.
Milano – Ucciso a sprangate per una scatola di biscotti, perchè visibilmente di origini straniere.
Abdul Guiebre, 19 anni, originario del Burkina Faso, un italiano come tanti, un italiano del presente. Forse ha rubato, una ragazzata perdonabile a 19 anni. Ma rubare dolci, se lo ha fatto davvero, e se ti considerano “straniero” non è più una bravata: in un lampo processato e condannato alla pena di morte da un commerciante e suo figlio.
La Rete G2, organizzazione di figli di immigrati, condanna fermamente questo grave atto di razzismo che è costato la vita di un giovanissimo ragazzo. Vittima anche dell’assenza di politiche che accompagnino la trasformazione della società italiana, rappresentata da sempre più ragazzi come Abdul. Sempre più seconde generazioni che sono il presente e il futuro di questo Paese.
“Invitiamo l’opinione pubblica e la società civile a sostenere Samira assieme a noi il 18 settembre presso il tribunale di via Lepanto in Roma alle ore 10″
Samira Mangoud è nata in Italia ma non ha la cittadinanza italiana perchè non sapeva di doverla richiedere al compimento dei 18 anni.
Nel 2004 Samira ha un contratto di collaborazione a progetto tramite un’ agenzia interinale presso lo sportello H del VI municipio di Roma. Scaduto l’appalto con l’agenzia interinale, il Comune di Roma decide di assumere gli impiegati dello sportello h direttamente, con un contratto a tempo determinato.
Nel 2006 scade il contratto con il Comune di Roma e,dopo lunghe trattative, il Comune di Roma rinnova il contratto a tutti gli impiegati tranne che a Samira, con la motivazione che “non è cittadina italiana”.
Eppure, Samira Mangoud lo aveva dichiarato e certificato sin dall’inizio.
Inizia l’odissea di una giovane, prima senza cittadinanza e poi anche senza lavoro.
Il 23 ottobre 2007 Samira ha la prima udienza dal giudice e il 18 settembre 2008 è prevista la sentenza definitiva.
La Rete G2 ha seguito il caso di Samira Mangoud sin dall’inizio e il 18 settembre sarà presente per sostenerla ancora una volta in questo iter che è l’esempio concreto di diverse difficoltà quotidiane che incontrano tanti figli d’immigrati. Persone che seppur nate o cresciute in Italia spesso si ritrovano ad affrontare le stesse difficoltà dei propri genitori immigrati.
La Rete G2 auspica una sentenza positiva nei confronti di Samira che dia anche un segnale forte sul piano politico di giustizia nei confronti di molti cittadini non italiani solo sulla carta.
Invitiamo l’opinione pubblica e la società civile a sostenere Samira assieme a noi il 18 settembre presso il tribunale di via Lepanto in Roma alle ore 10.
Per maggiori informazioni : www.secondegenerazioni.it
Strano ma vero ultimamente mi capitano queste uscite di gruppo con ragazzi cinesi, sempre seconde generazioni come me, e le sensazioni che provo sono conflittuali. Da una parte mi trovo rappacificato con il mio -io- sapendo che non dovrò preoccuparmi di probabili gaffes, battute infelici, picchi d’insensibilità e dolori vari che possono procurarmi i cari amici indigeni (ve vojo bene eh), d’altro canto avere gli occhi dei giovani romani puntati sulla schiena (quanti cinesi!) procura uno spiacevole brivido, come se il vostro cane vi stesse leccando la pianta dei piedi.
Da bravi capitolini impossibili da svezzare arriviamo a San Lorenzo piuttosto sul tardi, prossimi alla chiusura del recinto della nuova piazzetta, ci prendiamo una birra e andiamo al tavolo da ping pong trascinati dall’entusiasmo di due amici desiderosi della sfida. Con gran dispiacere il ragazzo che si occupa del tavolo ci dice che le prenotazioni sono chiuse, per cui rinunciamo.
Io, mr. X, Y, Z e W (che fantasia né?) ci sediamo in mezzo alla piazza sorseggiando birra e parlando del più e del meno, quando un ragazzo si avvicina e ci invita a sgomberare perché è tardi ed aggiungendo un “avete vinto tutto voi, le olimpiadi eh?”. Fitta al petto. “Si conquisteremo il mondo” risponde repentino mr. X alle mie spalle, ma il tipo se n’era già andato. Da li in poi per tutta la serata mi è roso il groppone.
Ovviamente sono contento di come siano andate le olimpiadi, mi sono divertito molto a guardare le gare, ma anche se la Cina ha vinto così tanto, la voglia di andare a sbandierarlo ai quattro venti non ce l’ho. Forse non ce l’ha nessuna seconda generazione cinese o forse si. Forse sin da piccolo per consuetudine mi sono abituato/ci siamo abituati a non alzare ancora di più il solito muro di divisione, per questo motivo sento molte seconde generazioni che non sanno chi tifare durante i mondiali o tifano due nazioni. O forse è sempre la vecchia questione del vuoi più bene a mamma o a papà? Fatto sta che le parole di quel ragazzo mi hanno fatto proprio rodere il culo. A voi capire il perché.
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