• In: Articoli — Tag:, , , , — ahimsa @ 3:21 pm

    La ricerca è uno delle cinque misure per crescere del governo Monti ed è indubbio che per far competere l’Italia con altri paesi europei bisogna investire di piu e meglio nella ricerca. Fa sorridere (per non dire piangere) dunque il bando del “Futuro in Ricerca” del MIUR.


    Il MIUR ha pubblicato il nuovo bando per il Programma “Futuro in Ricerca 2012″, per finanziare progetti rientranti in uno qualsiasi dei settori scientifici definiti dall’European Research Council e rivolti a:

    a) Linea d’intervento 1: a dottori di ricerca italiani o comunitari, non assunti a tempo indeterminato di età inferiore a 33 anni e che abbiano conseguito il dottorato di ricerca da almeno 2 anni, i quali dovranno presentare 5 pubblicazioni (dotate di ISBN o ISSN);

    b) Linea d’intervento 2: a dottori di ricerca italiani o comunitari, non assunti a tempo indeterminato di età inferiore a 36 anni e che abbiano conseguito il dottorato di ricerca da almeno 4 anni, i quali dovranno presentare 10 pubblicazioni;

    c) Linea d’intervento 3: a giovani docenti o ricercatori, già assunti a tempo indeterminato presso gli atenei italiani, statali o non statali, e gli enti pubblici di ricerca afferenti al MIUR, di età inferiore a 40 anni, i quali dovranno presentare 15 pubblicazioni.

    Piu che Futuro sembra Passato soprattutto se si guardano altri bandi europei o degli stati europei, come Marie Curie, Embo, Ramon y Cajal, CNRS, solo per citarne alcuni. Ecco un esempio lampante di come Italia escluda i figli di immigrati a meno che non siano giá stati assunti a tempo indeterminato e preclude a se stessa il reale avanzamento.
    Non può partecipare al bando, anche se ha altri requisiti, chi è nato qui o arrivato da piccolo, ha fatto tutte le scuole in Italia, magari si è anche laureato in Italia o dottorato. Ma non solo non può partecipare chi è italiano di fatto ma non riconosciuto, ma neanche altri cittadini extracomunitari che hanno conseguito il PhD in Italia, Europa, Svizzera o Stati Uniti. La loro nazionalitá fa valere quel titolo meno rispetto a un cittadino europeo. E io lo trovo scandaloso, soprattutto perchè si parla di ricerca.


    maganò

    No Comments
  • In: Articoli — Tag:, , — ahimsa @ 7:05 pm

    Faudel – Mon Pays

    Immagine anteprima YouTube

    Je n’connais pas ce soleil
    Qui brule les dunes sans fin
    Je n’connais pas d’autre terre
    Quelle celle qui m’a tendu la main
    Et si un jour, je pars d’ici
    Que je traverse le désert
    Pour aller voir d’où vient ma vie
    Dans quelles rues jouait mon père
    Moi qui suis né près de Paris
    Sous tout ce vent, toute cette pluie
    Je n’oublierai jamais mon pays

    Et si demain, comme aujourd’hui
    Je dois faire le tour de la terre
    Pour chanter au monde mes envies
    Voyager des années entières
    Moi qui suis né tout près d’ici
    Meme si je quitte mes amis
    Je n’oublierai jamais mon pays

    Trop de souvenirs gravés
    De cours d’écoles et d’étés
    Trop d’amour pour oublier
    Que c’est ici que je suis né
    Trop de temps abandonné
    Sur les bancs de ma cité
    Trop d’amis pour oublier
    Que c’est ici que je suis né

    Je n’connais pas ce parfum
    De menthe et de sable brulant
    Mais seul’ment les embruns
    Sous les rouleaux de l’océan
    Et toi qui me trouves un peu mat
    Pour ces rues bordées de prairies
    Un peu trop blanc, couleur d’Euphrate
    Pour ces poèmes que j’ai appris
    Tu es bien le seul que j’oublie
    Telle l’étoile, fidèle à la nuit
    Je n’oublierai jamais mon pays

    Trop de souvenirs gravés
    De cours d’écoles et d’étés
    Trop d’amour pour oublier
    Que c’est ici que je suis né
    Trop de temps abandonné
    Sur les bancs de ma cité
    Trop d’amis pour oublier
    Que c’est ici que je suis né

    Et comme toi j’attends la pluie
    Pour lui dire toutes mes peines
    Tout comme toi, je lui souris
    Quand elle tombe sur la plaine

    Trop de souvenirs gravés
    De cours d’écoles et d’étés
    Trop d’amour pour oublier
    Que c’est ici que je suis né
    Trop de temps abandonné
    Sur les bancs de ma cité
    Trop d’amis pour oublier
    Que c’est ici que je suis né

    No Comments
  • A pochi giorni dalla chiusura della campagna per una riforma della legge sulla cittadinanza, il Comitato milanese “L’Italia sono anch’io” organizza “Conversazioni sulla cittadinanza necessaria”.
    Il 2 febbraio abbiamo oranizzato un incontro in Feltrinelli, in cui si discuterà ancora ua volta di cittadinanza, insieme ad alcune personalità, Gad Lerner, Moni Ovadia, Papa Diaw, Anna Granata, Sumaya Abdel Qader e Manuel Ferreira.

    1.Venite 2.spargete la voce e portatevi gli amici 3.ascoltate 4.dite la vostra 5.lasciateci la firma (lo so che alcuni di voi non hanno ancora firmato) :-)

    2 feb Milano incontro "Conversazioni sulla cittadinanza necessaria"

    No Comments
  • In: Articoli — Tag:, , — ahimsa @ 2:39 am
    Immagine anteprima YouTube

    Quando e quanto vi sentite italiani?
    I ragazzi della Rete G2 hanno cercato di dare una risposta….sempre che esista una risposta a questa domanda!

    3 Comments
  • In: Articoli — Tag:, , , — ahimsa @ 9:04 pm
    Immagine anteprima YouTube

    Lookout ha incontrato nel centro di Roma Ezequiel Iurcovich, della Rete G2-Seconde Generazioni, per parlare dei prossimi appuntamenti della raccolta firme per la campagna “L’Italia sono anch’io”.

    Fonte: Canale di .

    1 Comment
  • Giornata nazionale di raccolta firme Sabato 21 Gennaio 2012

    L’elenco delle iniziative dove sarà possibile firmare il 21, e nelle giornate immediatamente precedenti o successivi:

     

     

    • Firenze

     

    Sabato 21 gennaio

    A partire dalle ore 19, “Exfila sono anch’io” proiezioni, suoni e danze per la cittadinanza e il diritto di voto delle persone di origine straniera

    Programma

    ore 19 – apericinema – proiezione di “18 Ius Soli” e incontro con il regista Fred Kuwornu

    interventi di alcuni rappresentanti della campagna ‘L’Italia sono anch’io’

    a seguire concerto di Tassouma Kono, suoni e danze dall’Africa Occidentale e Arnaux djset

    Nel corso dell’evento sarà possibile firmare a sostegno delle due proposte di legge di iniziativa popolare

    • Genova

    Sabato 21 gennaio

    Dale ore 9 alle 13, iniziativa di raccolta firme in via Tre Ponti, Genova Sampierdarena (Coop)

    Dalle ore 16 alle 19, iniziativa di raccolta firme in Piazza Montano, Genova Sampierdarena

    Dalle ore 10 alle 13, iniziativa di raccolta firme in via XX Settembre

    Inoltre è possibile firmare tutti i giorni da lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13 e lunedì, mercoledì, giovedì dalle 14.30 alle 16 presso l’URP, Provincia di Genova , in Salita Santa Caterina, 52 r

    • Guardia Sanframondi (BN)

    Domenica 22 gennaio

    dalle ore 10 alle 13 iniziativa di raccolta firme in via Municipio

    Mignanego (Ge)

    Presso la sede del Comune è possibile firmare tutti i giorni dal lunedì a sabato dalle ore 9 alle 12 e il giovedì dalle ore 16 alle 17

    • Monterotondo (RM)

    Mercoledì 25 gennaio

    Presso il Comune per l’intera giornata si raccoglieranno le firme a sostegno delle due proposte di legge di iniziativa popolare

    • Pinerolo (TO)

    Venerdì 20 gennaio

    ore 21, presso il Salone dei Cavalieri in viale Giolitti 7

    Iniziativa pubblica di presentazione della campagna con raccolta di firme

    • Reggio Emilia

    Sabato 21 gennaio

    Ore 21, Teatro Artigiano in via Beethoven, 90 Massenzatico – Reggio Emilia

    spettacolo Autoritratto con dedica di Franco Brambilla con Valeria Botazzi, Barbara Nicoli, Elisabetta Vezzani e Marjorie Nornoo. Nel corso dell’evento sarà possibile firmare a sostegno delle due proposte di legge di iniziativa popolare

    • Roma

    Sabato 21 gennaio

    Dalle ore 11 alle 16, iniziativa di raccolta firme a Largo di Torre Argentina

    • Telese Terme (BN)

    Domenica 22 gennaio

    dalle ore 15 alle 19, iniziativa di raccolta firme in viale Minieri ( davanti al Comune)

    • Vallecrosia (IM)

    Martedì 24 gennaio

    ore 21 – presso il Cinema/Teatro don Bosco, in via Col. Aprosio 433

    “Anche voi foste stranieri”

    Incontro con don Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, e presentazione del Dossier Immigrazione di Caritas Italiana. Nel corso dell’evento sarà possibile firmare a sostegno delle due proposte di legge di iniziativa popolare

    • Verona

    Mercoledì 25 gennaio

    dalle 17.20 alle 19.00, presso il Polo Giorgio Zanotto all’Università di Verona

    No Comments
  • In: Articoli — Tag:, , , , — j@strasmigrante @ 6:13 pm

    CS_noipiudieci_DEF.pdf-pagine

    No Comments
  • POLITICHE DI BUON SENSO SULL’IMMIGRAZIONE

    di Maurizio Ambrosini 16.12.2011

     

    L’immigrazione resta uno dei temi più incandescenti e più difficili da affrontare della politica italiana. Ma la semplificazione dei percorsi di cittadinanza è indispensabile per consentire una effettiva integrazione sociale. A partire dall’introduzione dello jus soli e del voto alle amministrative ai residenti stranieri. Anche perché i lavoratori stranieri in Italia pagano tasse e contributi alle casse dell’Inps. Il governo Monti ha già dato segnali di svolta rispetto al recente passato. Otterrà risultati adottando un approccio pragmatico.

    Tra le scelte qualificanti del governo Monti compare la delega sull’integrazione ad Andrea Riccardi. Qui certamente si coglie una svolta, di linguaggio e di approccio culturale, rispetto al governo precedente. Più volte, poi, il presidente Napolitano ha incitato governo e parlamento a riformare le norme sulla cittadinanza, in favore dei minori nati in Italia da genitori immigrati. Vorremmo quindi provare a suggerire qualche pista di lavoro al nuovo esecutivo, pur sapendo che il tema resta tra i più incandescenti e dunque difficili da maneggiare.

     

    SEGUIRE UN APPROCCIO PRAGMATICO

    Per questa ragione, il primo suggerimento è quello di adottare un approccio minimalista, pragmatico, scevro di quelle ambizioni di grande riforma che hanno condotto alla sconfitta il ministro Ferrero all’epoca del secondo governo Prodi. Più il nuovo governo riuscirà a depoliticizzare le questioni, a porle sul piano del buon senso, della soluzione di nodi pratici, maggiori saranno le possibilità di coagulare una maggioranza sufficiente nei delicati passaggi parlamentari.
    Partiamo allora dalla questione sollevata dal presidente Napolitano, che sarà prevedibilmente al centro del dibattito nei prossimi mesi. Il problema è serio: le norme italiane sono le più restrittive dell’Europa a 15, dopo che la Grecia ha riformato la propria legislazione. Pensare di formare dei buoni cittadini lasciandoli fuori dalla comunità non appare una politica sensata. Ma i minori nati qui sono quelli relativamente avvantaggiati, a patto che non si muovano dall’Italia per più di tre mesi: a 18 anni, fino al compimento dei 19, possono chiedere e ottenere la cittadinanza. I problemi maggiori riguardano i ragazzi ricongiunti, fosse pure all’età di un anno, e quelli che per un certo tempo si allontanano dal territorio nazionale, tipicamente per essere accuditi dai nonni: ricadono nella norma generale dei dieci anni di residenza, più i tempi di esame della pratica. Dunque, l’intervento di riforma dovrebbe puntare soprattutto a concedere la cittadinanza a coloro che hanno frequentato almeno cinque anni di scuola in Italia, eventualmente tra i 13 e i 18 anni.

    Continua a leggere l’articolo: http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002745.html


     

    CITTADINANZA E DIRITTO DI VOTO PER L’INTEGRAZIONE *

    di Andrea Stuppini 15.12.2011

    [...]

    I NUMERI DELLA CITTADINANZA

    Il numero dei cittadini stranieri che ottiene ogni anno la cittadinanza italiana è ancora molto limitato e lontano dalla media europea, seppure in crescita.
    Nell’ultimo decennio, confrontando il numero di acquisizioni di cittadinanza e il numero totale dei residenti stranieri, risulta che solo una persona straniera su 100 (per un totale di 260mila) ha acquisito la cittadinanza italiana.
    Il rapporto Eurostat relativo al 2009 (uscito in questi giorni), ha evidenziato come nell’Europa dei 27 l’acquisizione di cittadinanza sia in aumento: nel 2009 sono state 776mila le persone che hanno acquisito la cittadinanza negli stati membri, contro le 699mila del 2008.
    Confrontando il numero di cittadinanze assegnate con il numero dei residenti stranieri dei Paesi, le percentuali più alte sono state raggiunte in Portogallo (5,8 cittadinanze ogni cento stranieri), Svezia (5,3), Regno Unito (4,5). La media europea è del 2,4 e l’Italia è al di sotto, con l’1,5.
    Nel rapporto con la popolazione residente, le percentuali più alte sono state raggiunte in Lussemburgo (8,1 cittadinanze ogni mille abitanti), Cipro, Regno Unito e Svezia. La media europea è di 2,4 cittadinanze ogni mille abitanti: per l’Italia il rapporto è di uno a mille.
    Sulla situazione italiana possono essere utili tre osservazioni.
    La legge 91 del 1992 è una delle più rigide in Europa, in particolare per i minori nati in Italia, che sono oggi circa 600mila: potranno fare domanda solo dopo il compimento del diciottesimo anno di età (entro un anno dal compimento) e dimostrare la continuità del soggiorno regolare in Italia, sin dalla nascita.
    Con la legge 94/2009 (il “pacchetto sicurezza”) la richiesta di cittadinanza per matrimonio non è più possibile dopo sei mesi, ma dopo due anni dalle nozze; provvedimento giusto che tuttavia ha fatto sì che negli ultimi due anni per la prima volta le richieste per matrimonio fossero superate da quelle per cittadinanza, che prevedono dieci anni di residenza in Italia.

     

    Continua a leggere l’articolo: http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002735.html

    No Comments
  • In: Articoli — Sandokan @ 8:34 pm

    Roma 16 dicembre 2011

    COSTITUITA L’ASSOCIAZIONE “CARTA DI ROMA”, TIZIANA FERRARIO PRESIDENTE

    Si è costituita oggi l’associazione “Carta di Roma“ con lo scopo di dare attuazione all’omonimo protocollo deontologico della professione giornalistica concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti, sottoscritto dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana.
    Ne fanno parte: A buon diritto, Acli, Amnesty International, Arci, Archivio immigrazione, Asgi, Comunità di Capodarco, Centro Astalli, Cestim, Cnog, Cospe, Federazione delle Chiese evangeliche in Italia-Fcei, Fnsi, Istituto Paralleli, Lunaria, Rete G2 – Seconde generazioni, Unhcr (invitato permanente) e Unar (osservatore permanente).
    L’Associazione ha eletto presidente Tiziana Ferrario, giornalista del Tg1 e rappresentante dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti.
    Scopo dell’associazione è la promozione di iniziative per assicurare una responsabilità sociale dell’informazione sui temi dell’immigrazione e dell’asilo e, in generale, per garantire il rispetto delle minoranze, la correttezza dell’informazione e il superamento degli stereotipi.
    È un momento d’incontro tra le espressioni della società civile, le rappresentanze professionali giornalistiche e il mondo della ricerca: un segnale tanto più importante alla luce dei gravi episodi di Torino e Firenze, entrambi caratterizzati da violenza di stampo razzista e xenofobo.

    No Comments
  • Riportiamo qui l’intervento di una nostra amica, Sabrina, che ha condiviso sul Forum della Rete G2 i risultati del suo approfondito e appassionato studio sul tema a noi più caro: la Cittadinanza.
    Grazie per il tuo lavoro!

    <<Cara Italia, perché vuoi rinunciare ai tuoi cittadini?
    Nelle ultime settimane, leggendo i quotidiani nazionali, ho scoperto con grande sorpresa che il governo sta riflettendo su una modifica delle legge sulla concessione della cittadinanza.
    Conosco ormai la tempo la Rete G2, associazione che si occupa di difendere il diritto alla cittadinanza dei figli degli immigrati, le cosiddette seconde generazioni, cosí come è ormai da tempo che, per questioni personali, mi interesso a questo argomento. Di conseguenza ho deciso di scrivere questa lettera. Prima di iniziare ad esporre le mie idee a riguardo, vorrei sottolineare che il tutto è frutto di ricerche e studi in questo ambito e che quindi mi avvalgo degli insegnamenti della storia per supportare la mia tesi, giusta o sbagliata che sia (tanto per mettere le mani avanti).
    Per quanto mi riguarda, mi sembra paradossale che persone nate e/o cresciute in Italia non abbiano il diritto di esserne considerate dei cittadini. Analizzando la reazione di molti italiani a riguardo, mi sono resa conto che probabilmente il problema nasca dalla nostra definizione, alquanto inesatta, di “italianità“.
    Molti pensano infatti che dare la cittadinanza equivalga a dover concedere ad estranei un qualcosa di “nostro”, come dare via un oggetto di famiglia a qualcuno che a mala pena conosciamo e che non se lo merita. E questo qualcosa è non solo nostro, ma soprattutto soltanto nostro, e ci è sempre appartenuto da generazioni di generazioni, fino a risalire agli albori dell´umanità (a quanto pare infatti, era già un tema molto discusso durante la preistoria, nonostante l´uomo non avesse ancora sviluppato interamente l’uso della parola). L´italianità viene considerata quindi una specie di arcaico fenomeno immanente, che aleggia nell´area dei confini nazionali da sempre: un qualcosa di ineffabile che stabilisce chi siano coloro che possano godere dei diritti civili all´interno dell´Italia.
    Introducendo il termine “diritto” mi sembra opportuno fare un passo in avanti e ammettere che l´italianità, cosí come qualsiasi nazionalità, piú che una questione di sangue o di territorio, riguarda il diritto di essere considerato cittadino legittimo di un determinato stato costituito. Noi invece commettiamo l´errore, parlando di italianità, di collegare questo termine al concetto di nazione e nazionalità. Il concetto di nazione, almeno facendo riferimento a quello che mi è stato insegnato a scuola, viene interpretato ancora oggi in maniera romantica (non parlo di cioccolatini e lume di candela bensi di Herder): la nazione è l´anima di un paese, la sua cultura e la sua lingua, tutti elementi considerati praticamente i presupposti alla base di uno stato.
    A questo punto peró sarebbe il caso di ripassare velocemente un pochino di storia.
    Non vorrei risultare pedante e prolissa, ma purtoppo mi è necessario, per rendere il mio filo logico più comprensibile, fare un breve accenno ad alcuni passaggi storici nonchè alla testimonianza di personalità influenti vissute prima di noi moderni.

    Partendo dal presupposto, in realtà non proprio esatto, che il concetto di nazione sia da collegarsi all´idea di popolo, lingua e cultura, trovo interessante il pensiero di Schieder, uno degli storiografi più autorevoli della Germania del dopo guerra, conosciuto soprattutto per la sua ricerca sulla nascita dello stato moderno.
    Schieder nel libro “Der Nationalstaat in Europa als Historisches Phänomen” (1964) spiega come spesso si commetta l´errore di credere che lo stato nasca necessariamente da una nazione, concetto che in qualche modo eleverebbe la nazione ad un ruolo superiore, nonchè indiscutibilente necessario, di madre fondatrice dello stato. In molti casi però, lo stato si é formato prima della nazione, elemento quest’utimo creato soltanto in seguito e quasi artificialmente. Mi rendo conto che l’ultima frase possa sembrare un tantinello ingarbugliata e ho deciso così di venirvi in contro con un esempio: la Grecia moderna. Infatti, successivamente ai moti rivoluzionari dell´ottocento e all´ottenimento della propria indipendenza dall´impero ottomano, l´Europa decise di riconoscere, di legittimare e quindi di “creare” lo stato della Grecia, ponendone a capo “lo straniero” Otto Wittelsbach, alllora principe della Baviera. Nonostante per noi oggi la Grecia sia una Nazione con la “N” maiuscola, storicamente parlando, soprattutto in seguito alla dominazione straniera, i greci non erano più “greci” nel senso nazionale del termine. Erano guidati da un sovrano straniero e non avevano nemmeno una lingua nazionale! Ebbene si, uno dei presupposti fondamentali del concetto di nazione oggi tanto sbandierato, la lingua, fu creata in seguito alla nascito dello stato greco dallo scrittore Adamantios Korais. A questo punto mi sembra utile fare un parallelo con un’altra nazione (uso questo termine di proposito) che fino a 150 anni fà non esisteva: L´Italia.
    Non metto assolutamente in dubbio che in qualche modo fossimo legati da una intellighenzia “nazionale” che cercava di mantenere una certa unità lunguistica e culturale, tuttavia mi sembra abbastanza giusto affermare che 150 anni fà, e probabilmente anche oggi, un siciliano ed un piemontese non sarebbero del parere di appartenere ad una matrice culturale identica. A proposito, l´ora mi sembra propizia per commentare l´attegiamento dei nostri amici leghisti (che indubbiamente hanno un origine preistorica), che già ai tempi della pangea non potevano sopportare il fatto di essere stati sfortunatamente piazzati vicino al meridione… e questo nonostante il meridione ancora non esistesse!

    Continuo questo piccolo excursus storico citando un discorso tenuto da Ernst Renan alla Sorbona l’ 11 marzo del 1882 ed intitolato “Cos’è una nazione?”: «La terra, come la razza, non fa una nazione. La terra fornisce il sostrato, il campo della lotta e del lavoro; l’uomo fornisce l’anima. L’uomo è tutto nella formazione di quella cosa sacra che si chiama popolo. Tutto ciò che è materiale è insufficiente. Una nazione è un principio spirituale, prodotto dalle profonde complicazioni della storia, una famiglia spirituale, non un gruppo determinato dalla configurazione del suolo.
[...] La nazione è dunque una grande solidarietà, costituita dal sentimento dei sacrifici compiuti e da quelli che si è ancora disposti a compiere insieme. Presuppone un passato, ma si riassume nel presente attraverso un fatto tangibile: il consenso, il desiderio chiaramente espresso di continuare a vivere insieme. L’esistenza di una nazione è (mi si perdoni la metafora) un plebiscito di tutti i giorni».
    Razza, concetto che ormai molti (ma non ancora abbastanza) ritengono ampiamente superato, e geografia non hanno quindi nessun ruolo quando si tratta di determinare cosa sia una nazione. Ció che veramente importa è il contributo del singolo individuo e la sua scelta individuale di appartenere ad una nazione, intesa come società finalizzata al benessere comune: come direbbe appunto Renan, un plebiscito.
    Oltretutto nel discorso di Renan viene accennato il fatto che anche le nazioni moderne per eccellenza, come ad esempio la Francia, sono nate da un sincretismo di varie culture e popoli (Franchi, Normanni, Sassoni ecc.) che è stato poi, dopo qualche generazione, un paio di guere e soprattutto tanti matrimoni misti, “fortunatamente dimenticato”, facendo sì che individui “geneticamente” e culturalmente parlando assai diversi, si siano fusi al punto tale, che le differenze iniziali siano svanite, lasciando quindi soltanto un gruppo relativamente compatto ed unito: unito in uno stato.
    Dulcis in fundo mi sembra opportuno citare Thomas Hobbes, che nella sua opera “Leviatano” (1651), descrive i processi fondamentali alla base della formazione di uno stato. In breve: l´uomo è fondamentalmente malvagio, anzi, più che malvagio non è capace di vivere in pace, e per questo si ritrova in uno stato di “bellum omnia contra omnes”. A questo punto un certo gruppo di individui decide, tramite un Pactum Unionis (composto da un Pactum Societatis e un Pactum Subiectionis), di rinunciare ad una parte della propria libertà e di delegare il potere ad un singolo individuo o ente (ad esempio uno stato), incaricato di portare ordine, sicurezza e quindi giustizia.

    Piccola precisazione sulle fonti: Schieder all´inizio della sua carriera apparteneva al NSDAP (tanto per ribadire i soliti luoghi comuni sui tedeschi) mentre Renan è stato incolpato più volte di essere razzista: chissà, magari aveva stretto amicizia con Gobineau (se fosse vero, penso che Arthur abbia preso abbastanza male il cambiamento di rotta di Renan alla Sorbona…). Insomma tra gli autori citati, soltanto Hobbes gode una fama “inattacabile” (almeno credo) per quanto riguarda i diritti umani. Tuttavia penso che questi tre autori abbiano elaborato nell´evoluzione del loro pensiero, ed in seguito a notevoli elucubrazioni mentali, un concetto che, a mio avviso, è un qualcosa di estremamente prezioso per l´uomo moderno: la consapevolezza che la nascita e la ricchezza di uno stato derivino da una scelta consapevole dei suoi cittadini. Questi cittadini non sono un gruppo etnico preciso, bensí qualsiasi persona pronta ad inserirsi con rispetto e consapevolezza nella vita sociale di uno stato facendone quindi parte come colonna portante. Cosa sarebbe infatti uno stato sensa i suoi cittadini?
    Mi sembra quindi assurdo nel 2011 dover litigare sul pricipio di “italianità”, ponendolo tra l´altro su un gradino superiore al concetto di cittadinanza. Con questa lettera non intendo dire che bisogna dare la cittadinanza alle seconde generazioni “nonostante non siano italiani”, bensi ribadire che, nel momento in cui qualcuno nasce e/o cresce in un paese, è inevitabile che ne assorba l´essenza dei processi sociali, diventandone quindi cittadino a tutti gli effetti. È questo infatti il criterio fondamentale che dovrebbe essere adottato nel rilasciare la cittadinanza, e che in fondo viene ribadito dalla parola stessa. Forse sto esagerando il concetto, ma tutto il resto non conta: la politica dovrebbe servire a creare uno stato di diritto per le persone che vivono all´interno della sua giurisdizione. È vergognoso e ingiusto che i nostri politici si ergano a difensori di un´italianità intesa in modo sbagliato, ritenendo che l´escludere persone cresciute nell´ambito del proprio sistema sociale debbano essere considerate, piú che straniere (e sarebbe il caso di dirlo chiaramente), estranee alle nostre leggi e ai principi del nostro stato. Queste sono soltanto le conclusioni di una studentessa. Puó anche darsi che siano sbagliate: tuttavia per elaborarle ho fatto lo sforzo di ricercare informazioni sul tema in modo tale da crearmi, nel bene e nel male, solide basi sulle quali fondare le mie convinzioni. Mi domando se i politici del PDL e della Lega Nord, che si oppongono tenacemente ad una modifica sulla legge sulla cittadinanza, abbiano fatto la stessa cosa. Sanno cos’è stata l’immigrazione italiana? Hanno studiato la nascita della nazione moderna? E soprattutto: se non l’hanno fatto, con quale coraggio si permettono di pregiudicare così gravemente i diritti e quindi la vita di altre persone che dovrebbero invece difendere?
    E qui finisce (finalmente) la mia arringa. Un caloroso applauso a coloro che hanno avuto la pazienza di leggerla fino alla fine. Come ricompensa vi lascio un ultimo pensiero: le seconde generazioni sono qualcosa di speciale, sono un ponte, un passo avanti nella mentalità e nel pensiero dell´essere umano libero da confini nazionali e capace, tramite il rispetto del prossimo, di creare veramente un mondo migliore.>>


    17 Comments

Comm. Recenti Forum

Archivio