RETE G2 PROSEGUE LE SUE ATTIVITA’ SU FACEBOOK E TWITTER: CONTINUATE A SEGUIRCI!

Cari Amici di Rete G2,

come avrete visto negli ultimi mesi la nostra attività si è concentrata più che mai sul voto decisivo del Parlamento. Una nuova legge per l’acquisizione della cittadinanza italiana ha passato il voto della Camera e ora deve superare l’approvazione del Senato.

La discussione che una volta animava il nostro forum ha seguito i tempi che cambiano e si è spostata sulle nostre pagine Facebook. Il gruppo G2fb, aperto, che segue le orme del nostro Osservatorio Nazionale, dei primi gruppi Identità e di G2 Caffè: qui, tutti insieme in una comunità allargata e vivace, postiamo quotidianamente news da diverse fonti e forniamo noi stessi, commentandoli, gli ultimi aggiornamenti sulla Riforma della legge sull’acquisizione della cittadinanza italiana,  così come confrontiamo le dichiarazioni politiche dei parlamentari, a favore o contrari al riconoscimento di eguali diritti per noi figli dell’immigrazione. Inoltre non perdiamo di vista l’evoluzione della società italiana: seguiamo da vicino la Scuola pubblica italiana, la nostra Scuola dove “nessuno deve essere straniero”, e ci scambiamo opinioni sulle imprese culturali delle seconde generazioni che vogliono lasciare segni personali e collettivi nelle trame di questa nostra incredibile e complessa Italia.

G2 Parlamenta, invece, rimane pagina istituzionale in cui è il gruppo operativo di G2 ad aggiornare la Rete sui principali passi in avanti che vengono fatti in Parlamento e negli uffici pubblici più vicini.

G2 tiene aggiornati i suoi followers anche attraverso il profilo twitter @ReteG2.

Continuate a partecipare leggendo, cliccando like, condividendo e soprattutto commentando i post. Quello che non è cambiato è l’interesse ad ascoltare cosa hanno da dire i figli dell’immigrazione in Italia. E a trasformarlo in una richiesta formale alle istituzioni del nostro Paese.

Vi aspettiamo con le vostre voci e i vostri pareri, le vostre storie e le vostre aspirazioni.

Al prossimo aggiornamento!

Rete G2

Appello per una manifestazione domani a Milano in Piazza del Duomo ore 15:30

La strage di Parigi ci ha lasciati addolorati, sgomenti, arrabbiati. Tutti sentiamo il bisogno di reagire. Ricordiamo quello che il premier norvegese Stoltenberg disse dopo la strage di Utoya del 2011: “Reagiremo con più democrazia, più apertura e più diritti”.
Non vogliamo cedere alla paura e all’odio. Rifiutiamo la logica di chi divide il mondo in base alla religione, al colore della pelle, alla nazionalità. Rifiutiamo la logica di chi specula sulla morte per i propri interessi, alimentando una spirale di odio e violenza.

E’ il momento di stare insieme, di far sentire la voce di tutti quelli, e sono tanti, che di fronte alla morte e alla violenza rispondono con il dialogo, la solidarietà e la pratica dei diritti. Tutti quelli che non fanno distinzione tra le vittime di Utoya e Peshawar, di Baghdad e Parigi, nel Mediterraneo e a New York. Tutti quelli che credono che diritti, democrazia e libertà siano l’unico antidoto alla guerra, alla violenza e al terrore. Dove l’odio divide, i diritti possono unire.
Vi aspettiamo, sabato 10 gennaio, alle 15,30 in piazza del Duomo

Acli, Arci, Altra Europa Milano, Caim, Camera del Lavoro Milano, Emergency, Fiom Milano, Giovani Musulmani d’Italia, Partito Democratico Milano, Partito della Rifondazione Comunista Milano, Rete G2 – Seconde Generazioni, Sinistra Ecologia e Libertà Milano

Italiani 2.0 / G2 chiama Italia: Cittadinanza rispondi!

Ecco  il dossier Italiani 2.0 / G2 chiama Italia: Cittadinanza rispondi! Ideato dalla Rete G2 Seconde Generazioni con il contributo di esperti sul tema della cittadinanza, scuola, media e sport. Lo abbiamo presentato martedì 16 dicembre 2014 alla presenza di parlamentari, giornalisti ed esponenti della società civile. Abbiamo posto delle questioni e fatto delle domande che richiedono risposte da parte del parlamento!

 

Dossier G2 chiama Italia- CITTADINANZA RISPONDI!

G2 chiama Italia:CITTADINANZA RISPONDI!Martedì 16 dicembre a Roma con ReteG2

Tutti a Roma martedì 16 dicembre alle ore 17.00  per partecipare all’evento CITTADINANZA RISPONDI!  Iniziativa organizzata dalla Rete G2 Seconde Generazioni per porre nuovamente al centro dell’attenzione il dibattito sui diritti di cittadinanza dei figli d’immigrati.

L’evento sarà l’occasione per discutere con i parlamentari presenti alcune proposte di legge sulla cittadinanza.

Saranno inoltre presentati il dossier Italiani 2.0 / G2 chiama Italia: Cittadinanza rispondi! e l’inedito video Nata e Non nato, dell’artista Paul Alex M. Samaniego. In programma testimonianze e storie di attivismo di figli d’immigrati in Italia e in Europa.

Invito in allegato. Si prega di confermare la propria partecipazione alla mail: g2comunicazione@secondegenerazioni.it

L’iniziativa è finanziata con il contributo di Open Society Foundations

Media Partner Frontiere News

Invito evento della Rete G2 per discutere di cittadinanza_Roma 16 dicembre

SCUOLA, FARAONE A G2 PARLAMENTA: “SIA ANCHE LUOGO DI INTEGRAZIONE SOCIALE”

“Il tema dell’integrazione scolastica ha uno spazio centrale” afferma il responsabile Pd Scuola e Welfare. “Mettiamo insieme una necessaria riforma dello ius soli con la riforma della scuola” dice Davide Faraone a G2 Parlamenta

“La riforma della cittadinanza è un tema centrale e il fatto che venga legato al ciclo di studi fa comprendere quanto questo governo dia importanza alla formazione come elemento di costruzione della cittadinanza. L’idea che l’istruzione sia un elemento per la cittadinanza attiva riguarda tutti, anche i cittadini italiani, tanto è vero che mettiamo insieme questa necessaria riforma dello ius soli con la riforma della scuola”. Lo afferma il responsabile Pd Scuola e Welfare, Davide Faraone, in un’intervista a G2 Parlamenta, iniziativa della Rete G2, nata per raccontare il dibattito attorno alla cittadinanza. “Il tema dell’integrazione scolastica ha uno spazio centrale e riguarda anche i ragazzi disabili, noi faremo anche una riforma del sostegno”, continua Faraone a G2 Parlamenta, “e individuiamo nella scuola un posto in cui non si fa soltanto la formazione tradizionale, ma che può essere anche luogo di integrazione sociale. Questo è per noi un elemento indispensabile per la crescita della società”.

G2 Parlamenta – Rete G2 Seconde Generazioni

E’ possibile ascoltare l’intervista sulla pagina Facebook di G2 Parlamenta

https://www.facebook.com/ReteG2

E’ uscito il bando per aderire all’European Migration Forum, possono partecipare le associazioni che operano nel settore dell’immigrazione e dell’integrazione!

La Rete G2 – Seconde Generazioni partecipa dal 2013 ai lavori del European Integration Forum (http://ec.europa.eu/ewsi/en/policy/legal.cfm) una piattaforma per promuovere il dialogo strutturato in materia di integrazione tra European Commission, EESC – European Economic and Social Committee e le organizzazioni della società civile.

Nel dicembre 2013, Rete G2 è stata eletta nell’ufficio di coordinamento del Forum, come rappresentante delle organizzazioni della società civile attive a livello nazionale.

Abbiamo contribuito a delineare le caratteristiche del nuovo European Migration Forum (http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-is-new/news/news/2014/20141015_01_en.htm), che partirà nel 2015.

E’ appena uscito il bando per partecipare, rivolto alle Associazioni che operano nel settore dell’immigrazione e dell’integrazione.

C’è tempo sino al 10 Novembre 2014 per presentare la propria candidatura.

Application form: http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-is-new/news/news/docs/20141015_application_mig_forum_en.doc

 

Ministro Giannini a Rete G2: “Impegno per figli degli immigrati nella ‘Buona Scuola’ e mai più stranieri fuori dai concorsi pubblici”

MINISTRO GIANNINI A RETE G2: “IMPEGNO PER FIGLI DEGLI IMMIGRATI NELLA ‘BUONA SCUOLA’. E MAI PIU’ STRANIERI FUORI DAI CONCORSI PUBBLICI”       

In occasione dell’insediamento dell’Osservatorio nazionale per l’integrazione, sollecitato da Rete G2, l’Associazione composta dai figli degli immigrati nati e/o cresciuti in Italia, il Ministro dell’Istruzione risponde sull’assenza di un piano per le seconde generazioni nella proposta di riforma della scuola del Governo. Promesso anche un intervento sui concorsi pubblici negati agli stranieri. “E’ un buon inizio” afferma il portavoce di Rete G2 Mohamed Tailmoun

Si è tenuto lo scorso 17 ottobre al Ministero dell’Istruzione l’incontro di insediamento dell’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura, che è tornato a riunirsi dopo sette anni. Al termine delle osservazioni dei rappresentanti delle associazioni e dei Dirigenti Scolastici presenti, il Ministro Stefania Giannini ha concluso i lavori dichiarando la necessità di integrare il documento “La Buona Scuola” con un capitolo finale in cui includere il tema dell’integrazione scolastica degli alunni con cittadinanza non italiana e nello specifico delle seconde generazioni. A redigere il capitolo saranno, su decisione del Ministro, i membri dell’Osservatorio. In merito alla questione del reclutamento degli insegnanti e del personale amministrativo delle scuole italiane, la titolare dell’Istruzione ha dichiarato che in ottemperanza alla “Legge europea del 2013″ (la legge n.97 del 6 agosto 2013 in merito a “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza all’Unione europea”) il suo Ministero non chiederà più il criterio della cittadinanza italiana nei bandi di concorso. “Dando mandato ai membri dell’Osservatorio di redigere un capitolo della Buona Scuola, il Ministro Stefania Giannini riconosce quanto da noi sottolineato nella riunione di insediamento: nel piano che il Governo ha offerto a tutti i cittadini come proposta di riforma della scuola mancava ogni riferimento ai temi dell’inclusione dei figli dell’immigrazione” ha affermato Mohamed Tailmoun, portavoce nazionale di Rete G2. “Le decisioni prese dal Ministro – ha spiegato Tailmoun – rappresentano un buon inizio per i lavori dell’Osservatorio. Finalmente emerge in modo chiaro la volontà di riconoscere i diritti dei figli degli immigrati nel sistema scolastico italiano”. La Rete G2, assieme ad altri venticinque tra uffici ministeriali e associazioni, fa parte dell’Osservatorio che è stato istituito con il decreto del Ministro il 5 settembre 2014 e che rimarrà in carica per tre anni.

Rete G2 – Seconde Generazioni

 

Cittadinanza: a Firenze nove mesi di attesa solo per presentare l’istanza

La Prefettura del capoluogo toscano lamenta carenza di personale e un incremento delle domande: così per prendere un appuntamento bisogna aspettare almeno fino a giugno 2015. “L’attesa? E’ anche nell’interesse di chi presenta la richiesta” dice una dirigente. Il racconto a G2 Parlamenta di Maria Anna Abbondanza, legale di Pontedera (Pi)

Giugno 2015, nove mesi. Tanto, al momento, è l’attesa minima necessaria per presentare la domanda di concessione della cittadinanza italiana a Firenze, dove la situazione si conferma estremamente critica. Già alcuni mesi fa, infatti, un cittadino di origine indiana aveva denunciato, attraverso l’Aduc, gli incredibili tempi di attesa nella Prefettura del capoluogo toscano. Ora arriva una nuova conferma e riusciamo anche a capirne qualcosa in più, grazie al racconto della dottoressa Maria Anna Abbondanza, avvocata specializzata in tutela dei diritti fondamentali e socia Asgi, che delinea a G2 Parlamenta un quadro ben preciso della situazione: “Ho parlato con una dirigente della Prefettura, mi ha detto che c’è stato un forte incremento delle richieste e che le risorse umane sono poche. Dunque, in accordo con il Prefetto, hanno deciso di non prendere più appuntamenti fino a giugno 2015”, spiega l’avvocata. Parlando di nove mesi, in realtà, pecchiamo di ottimismo perché l’attesa rischia di essere molto più lunga: bisognerà, infatti, essere pronti e fortunati per riuscire ad avere “udienza” in Prefettura non appena verrà data nuovamente la possibilità di prendere un appuntamento. E non è tutto perché “la dirigente – racconta l’avv.ta Abbondanza – mi ha spiegato che i tempi di attesa sono dovuti soprattutto al meticoloso lavoro di esame delle istanze, che si compie anche nell’interesse di chi presenta la domanda di cittadinanza perché, laddove fosse inoltrata al Ministero dell’Interno incompleta in qualche sua parte, il Viminale potrebbe bocciare la richiesta”. Quindi, sostanzialmente, l’attesa di nove mesi, prima di provare ad ottenere un appuntamento, sarebbe anche nell’interesse di colui che richiede la cittadinanza, che invece, in questa vicenda, ha tutto da perdere: “I documenti, che vengono ottenuti dal proprio paese di origine con grande fatica di tempo e impiego di risorse economiche, durano sei mesi, dopodiché bisogna riprodurli nuovamente”, spiega l’avv.ta Abbondanza. E’ a questo punto, dunque, che la Prefettura “viene incontro” a chi presenta la domanda con una soluzione che lascia quanto meno perplessi: “La dirigente – rivela il legale – ha detto che, vista la situazione, ci sarà tolleranza verso chi ha presentato documenti che non sono scaduti da troppo tempo”. Questo rende tutto assolutamente soggettivo: di che tempi stiamo parlando, da cosa dipenderà questa “tolleranza”? La situazione è talmente incredibile che Maria Anna Abbondanza fatica anche a farsi credere dai suoi assistiti: “Devo andare su internet e far vedere loro la situazione, perché altrimenti sembra che siamo noi a non avere voglia di andare in Prefettura”. Potete, infatti, constatare anche voi quale sia la situazione sul sito della Prefettura di Firenze (http://www.prefettura.fi.it/appuntamenti/): da oggi fino a giugno 2015 è tutto un insieme di caselle rosse (appuntamenti non disponibili) e grigie (sportello chiuso). Di verde (che definirlo speranza in questo caso sarebbe quanto mai indicato), ovvero appuntamenti disponibili, neanche l’ombra. Perché poi è quella l’unica speranza: che qualcuno non solo abbia rinunciato, ma lo abbia anche comunicato per tempo alla Prefettura, in modo da liberare una casella magica. Un po’ come provare a prenotare una radiografia e trovare posto il giorno dopo, in un ospedale che si ritiene all’altezza o vicino casa: le possibilità rasentano lo zero. Cosa fare dunque? “Gli strumenti per opporsi sono dispendiosi – ammette la dottoressa Abbondanza – ci si può avvalere di un legale e valutare la strategia giudiziaria, ma si tratta di un costo difficilmente sopportabile per chi magari fa già molti sacrifici, soprattutto perché dovrebbe trattarsi di un diritto acquisito”.La tempistica della Prefettura di Firenze rappresenta dunque un caso, se non unico, comunque molto raro all’interno del panorama nazionale, tanto che la sezione locale dell’Asgi valuterà in tempi brevi quali azioni intraprendere per far fronte alla situazione. La scorsa settimana il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, intervenendo al question time alla Camera, sui ritardi nell’iter di concessione della cittadinanza, ha annunciato l’invio, a ottobre, di trenta persone destinate agli uffici centrali, proprio per velocizzare l’esame di questo tipo di istanze. Ci permettiamo di consigliare al titolare del Viminale di inviare personale anche a Firenze.

Isaac Tesfaye – G2 Parlamenta

https://www.facebook.com/ReteG2?ref=hl

Cittadinanza, Alfano al question time: “I tempi di rilascio stanno migliorando”. L’on. Sberna a G2 Parlamenta: “L’oste ha detto che il vino è buono”

Il ministro dell’Interno risponde alla Camera all’interrogazione di “Per l’Italia” sulla dilatazione dei tempi necessari per ottenere la cittadinanza. “Sembra quasi che vengano ritardati volontariamente” spiega a G2 Parlamenta, Mario Sberna, deputato del gruppo centrista. “Ius sanguinis retaggio barbaro, siamo per lo ius soli tout court” dice Sberna

ROMA – 25 settembre 2014 – “Il rilascio della cittadinanza italiana in questi anni è stato reso più agevole grazie ad una serie di provvedimenti e lo sarà ancora di più in futuro”. Così il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, parlando ieri al question time alla Camera e rispondendo all’interrogazione dei deputati di Per l’Italia Santerini, Marazziti, Gigli e Sberna. Il gruppo centrista ha chiesto chiarimenti al titolare del Viminale in merito all’eccessiva dilatazione dei tempi necessari per ottenere la cittadinanza italiana: dai 730 giorni previsti per legge si arriva infatti ad attese anche di cinque e sei anni. Per l’Italia ha chiesto al ministro quali iniziative intendesse prendere per velocizzare l’iter di ottenimento della cittadinanza. A difesa del suo ministero, Alfano ha parlato di “un esponenziale incremento delle istanze di naturalizzazione, raddoppiate nell’ultimo triennio”, delle difficoltà della pubblica amministrazione in tempo di crisi economica e, infine, di esigenze legate alla sicurezza, che impongono controlli molto articolati. Tra le iniziative prese per velocizzare l’iter, Alfano ha annunciato l’arrivo negli uffici centrali, da ottobre, di trenta unità, destinate ad occuparsi proprio delle istanze di concessione della cittadinanza. “Le criticità rimangono – ha ammesso Alfano –, ma attraverso ulteriori disposizioni legislative e l’innovazione anche tecnologica dei processi amministrativi si cercherà di rendere ancora più spedito il percorso di concessione della cittadinanza”. La risposta di Alfano ha lasciato qualche perplessità in Mario Sberna, uno dei deputati che ha presentato l’interrogazione: “In aula non ho voluto polemizzare perché non serve a nulla, ma in realtà abbiamo chiesto all’oste come era il vino e ci ha detto che il vino è buono” dice Sberna a G2 Parlamenta, iniziativa della Rete G2, nata per raccontare il dibattito attorno alla cittadinanza. “Capisco i problemi legati alla sicurezza, la mancanza di fondi – afferma Sberna -, ma stiamo parlando di numeri non esorbitanti e di controlli su persone che sono nate in Italia o comunque sono stabilmente nel nostro territorio. Si tratta di una lunghezza burocratica vergognosa, sembra quasi che si ritardi volontariamente la concessione della cittadinanza” attacca il deputato centrista, che ha le idee molto chiare anche sull’attuale riforma della legge sulla cittadinanza: “Io sono per lo ius soli tout court, è naturale così. Questo retaggio barbaro dello ius sanguinis ha fatto il suo tempo. Poi se dobbiamo fare mediazioni facciamole, ma chi nasce in questo paese è un mio conterraneo, è un mio fratello non solo in senso cristiano, ma proprio in senso sociale, fa parte della mia stessa famiglia”.

Isaac Tesfaye – G2 Parlamenta

https://www.facebook.com/ReteG2

 

Damiano Tommasi a G2 Parlamenta: “Chiederemo alla Federcalcio di introdurre lo ius soli sportivo”

“Chi è nato in Italia è italiano, in questo senso anche la Federazione deve fare un salto culturale in avanti. Ci proveremo, anche se sarà difficile” afferma il presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, che però a G2 Parlamenta ricorda l’equiparazione tra italiani e stranieri, decisa lo scorso anno, nell’ambito del vincolo sportivo: “Quando fa comodo il modo di parificare le situazioni si trova”. Poi bacchetta la Figc sulla lotta al razzismo: “Siamo ancora fermi a trovare un simbolo, uno slogan. Serve invece una volontà reale nel combattere le discriminazioni. Bisogna essere gelosi del proprio sport, ma qui sembra che si sia gelosi solo del business”

***

Roma – 19 settembre 2014 – “In attesa di novità dal Parlamento sul tema della riforma della legge sulla cittadinanza, chiederemo alla Federcalcio l’introduzione dello ius soli sportivo. E’ un discorso che va approfondito, ma penso che a livello di norme federali sia fattibile. Aiuterebbe l’integrazione, potrebbe essere un elemento in grado di far fare un salto di qualità al calcio italiano”. Così il presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, Damiano Tommasi, intervistato da G2 Parlamenta, l’iniziativa di Rete G2 nata per raccontare il dibattito sulla cittadinanza.

Lo ius soli sportivo (già introdotto da altre Federazioni, come la Fidal, la Federpugilato e la Federazione Hockey) permetterebbe ai giocatori nati in Italia da genitori di origine straniera di non essere più soggetti ad alcuna discriminazione né a livello burocratico (nella presentazione dei documenti, ad esempio) né tanto meno ai fini dell’impiego nei vari campionati. Non sarebbe ovviamente possibile la convocazione in Nazionale, tema su cui è invece necessario aspettare novità dal Parlamento. “Nell’ultimo Consiglio Federale – spiga Tommasi – abbiamo discusso di quali provvedimenti introdurre per incentivare l’utilizzo dei calciatori italiani nei settori giovanili in funzione della Nazionale. Credo che considerare sportivamente italiano chi è nato in Italia da genitori stranieri, e non ha ancora la cittadinanza, possa agevolare anche in questo senso. Significa motivare a fare sport un atleta, che poi sarà sicuramente incentivato a scegliere la nostra Nazionale, una volta che avrà acquisito il passaporto italiano. Questa idea – dice il presidente dell’Aic – deve essere vista nell’ottica di un salto culturale, chi è nato in Italia è italiano e la Federcalcio in questo senso deve fare un passo avanti”.

“Lo ius soli era nel programma dei due candidati alla presidenza federale, Tavecchio e Albertini – ricorda Tommasi –  ma non so a cosa ci si riferisse in particolare, se si aspetta solo una legge da parte del Parlamento oppure si vogliono portare avanti delle proprie iniziative. Il calcio, quando vuole, infatti i suoi provvedimenti li approva“. E in questo senso Tommasi ricorda il caso del vincolo sportivo in ambito dilettantistico: “Dai 14 ai 16 anni i giocatori firmano un tesseramento che può vincolare alla società fino all’età di 25 anni. Una cosa che combattiamo fortemente. Per i giocatori con cittadinanza non italiana vigeva invece un regolamento diverso, ovvero li si vincolava stagione per stagione. Lo scorso anno, invece, si è deciso di equiparare il tesseramento degli stranieri a quello degli italiani. Dunque, per ciò che si vuole, il modo di parificare le due situazioni si trova”.

“Noi proveremo a far passare lo ius soli sportivo, ma sarà difficile” è però il pensiero di Damiano Tommasi, che parla anche della lotta al razzismo e della nomina di Fiona May, scelta da Carlo Tavecchio come capo della Commissione antirazzismo della nuova Figc: “Ci sono gesti simbolici che devono essere accompagnati dalla concretezza. Siamo ancora fermi a trovare un simbolo, una campagna, a cercare uno slogan. Bisogna invece avere la volontà reale di combattere il razzismo. Il problema – afferma Tommasi a G2 Parlamenta – è quello che sta alla base delle proprie decisioni. La scelta è combattere il razzismo oppure si vogliono limitare i danni? Personalmente ritengo che dovremmo essere più gelosi delle nostre passioni e del nostro sport e difenderlo meglio. L’aria che tira è che si è gelosi del business più che del resto. Tutto viene visto nell’ottica nei ricavi. Non bisogna aderire ad una campagna di lotta alla discriminazione perché se non lo fai dai una pessima impressione, ma perché ci si crede veramente. Purtroppo, temo invece che sia proprio questa la ratio che spesso sta base di certe scelte”.

Isaac Tesfaye – G2 Parlamenta

Cittadinanza, Fabbri a G2 Parlamenta: “Obiettivo è testo in aula a dicembre”

Sono ripresi oggi i lavori della Commissione Affari costituzionali della Camera per la riforma della 91/92 con le audizioni delle associazioni: “Giornata molto soddisfacente”, dice a G2 Parlamenta la relatrice di maggioranza, che sta lavorando a un testo unico da presentare in aula entro fine anno

Roma – 11 settembre 2014 – “La speranza è quella di riuscire a portare in aula un testo unico entro la fine dell’anno”. E’ fiduciosa Marilena Fabbri alla ripresa dei lavori della Commissione Affari costituzionali della Camera, che dovrà dare al paese una nuova legge sulla cittadinanza. Oggi si sono tenute le audizioni dei rappresentanti dell’Anci e di organizzazioni e istituzioni che operano nel settore, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle modifiche alla legge 91/92. Era ovviamente presente anche la delegazione di Rete G2. “E ‘stata una giornata molto interessante, soddisfacente e costruttiva. Abbiamo ripreso la discussione su un tema all’attenzione della Camera da ormai molte legislature. C’è l’obiettivo di portarla a buon fine perché è un elemento di attesa nel paese: sono tanti i ragazzi che aspettano questa legge per sentirsi italiani” ha detto la Fabbri a G2 Parlamenta, l’iniziativa di Rete G2 nata per raccontare il dibattito sulla cittadinanza e dare voce alle seconde generazioni italiane. “Ci sono proposte che vedono tutte le associazioni d’accordo, come quella di introdurre la cittadinanza a favore dei nati in Italia da cittadini stranieri che si sono stabiliti da un certo periodo di tempo all’interno del nostro territorio – ha spiegato la deputata del Pd – così come c’è l’accordo per introdurre delle norme che vadano ad agevolare il riconoscimento della cittadinanza ai minori che arrivano giovanissimi in Italia e che poi si stabilizzano nel nostro paese assieme alla loro famiglia”. Si lavora dunque a un testo unico: “L’intenzione è quella di andare a condividere un testo unificato”, annuncia la Fabbri. “Oltre alla proposta di legge di iniziativa popolare – afferma – ci sono infatti più di venti proposte presentate dai colleghi deputati. Adesso l’elemento più difficile è quello di andare a comporre un testo che vada a cogliere i punti di contatto fra le diverse proposte, ma che abbia come spirito quello di agevolare e semplificare l’accesso alla cittadinanza, come riconoscimento di un diritto ai minori che nascono in Italia. L’obiettivo è quello di riuscire a realizzare questo lavoro entro fine anno: “La volontà della Commissione c’è – commenta la Fabbri – anche se nelle prossime settimane sarà oberata di lavoro perché arriverà anche il testo di riforma del Senato, tuttavia questo non è necessariamente un aspetto negativo perché sia io che la collega correlatrice, Annagrazia Calabria, utilizzeremo questo tempo per approfondire determinate questioni”.

G2 Parlamenta – Rete G2 Seconde Generazioni

https://www.facebook.com/ReteG2?fref=ts

Miss Italia apre allo Ius Soli, ma lo spot se ne dimentica: “Informeremo meglio il prossimo anno”

Da quest’anno possono partecipare a Miss Italia le ragazze nate nel nostro paese e che vi risiedono da 18 anni, anche se ancora prive di cittadinanza. Peccato che nello spot in onda su La7 Simona Ventura parli di “concorso aperto alle ragazze di tutto il mondo, ma con cittadinanza italiana”. L’Asgi chiede la rettifica, ma “ormai e troppo tardi” spiega a G2 Parlamenta il responsabile comunicazione di Miss Italia, Marcello Cambi, che assicura: “La strada ormai è tracciata e non si torna indietro, abbiamo introdotto una novità storica che comunicheremo meglio a partire dalla prossima edizione”

ROMA – 23 agosto 2014 – Aprire il concorso alle ragazze nate in Italia da genitori stranieri, anche se ancora prive di cittadinanza. Una Miss Italia, quest’anno, più avanti anche di un Parlamento che non riesce a dare al paese una nuova legge sulla cittadinanza. Forse troppo avanti. Almeno per chi ha curato lo spot in onda su La7 per lanciare le ultime selezioni in vista della finale di Jesolo del 14 settembre. Protagonista Simona Ventura, volto nuovo scelto per rilanciare la kermesse di Patrizia Mirigliani. “Quest’anno abbiamo tante novità – spiega nello spot la Ventura – innanzitutto abbiamo esteso il limite di età ai 30 anni e lo abbiamo allargato a quelle ragazze nate in tutte le parti del mondo, ma con cittadinanza italiana”. Un’affermazione, a voler essere buoni, fortemente incompleta. Non si cita, infatti, la grande novità annunciata in sede di presentazione dalla stessa Mirigliani e contenuta nell’articolo 8 del regolamento del concorso che, tra i requisiti per l’ammissione, indica “la nazionalità o la cittadinanza italiana”, oppure “essere nate in Italia anche se da genitori stranieri e risiedere in Italia da almeno 18 anni  consecutivi alla data di iscrizione”. Dunque si può partecipare e vincere Miss Italia anche senza cittadinanza italiana, “una novità storica, a cui abbiamo lavorato molto e a cui teniamo tantissimo”, racconta il responsabile comunicazione di Miss Italia, Marcello Cambi, parlando con G2 Parlamenta, l’iniziativa di Rete G2 nata per raccontare il dibattito sulla cittadinanza e dare voce alle seconde generazioni italiane. E’ dispiaciuto Cambi per il caso che si è creato e che ha portato l’Asgi, l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, a chiedere all’emittente di Urbano Cairo di modificare il messaggio comunicato da Simona Ventura: “Lo spot televisivo (che è senz’altro il principale canale di diffusione delle informazioni presso le aspiranti) diffonde un messaggio palesemente non conforme al regolamento del concorso stesso e avente contenuto discriminatorio”, si legge nella lettera inviata dall’Asgi  a La7, “il messaggio – sottolinea l’associazione –  veicola un’informazione falsa, che non solo è in contrasto con i principi generali di correttezza e buona fede, ma è idonea a scoraggiare dalla partecipazione le cittadine straniere che pure avrebbero diritto”. Il tempo per modificare il messaggio purtroppo non c’è: “Ormai è troppo tardi, le selezioni si stanno praticamente chiudendo – spiega Cambi a G2 Parlamenta – abbiamo lanciato una grande innovazione, ma il messaggio non è stato recepito come avremmo voluto”. Così, al momento, si segnala un solo caso di finalista senza cittadinanza ed è quello di Miss Roma, Aleksandra Banach, 24enne di Ostia, nata in Italia da genitori polacchi. Proprio la ragazza, commentando il nuovo regolamento, aveva parlato di “un grande passo in avanti” e di una “Miss Italia che rispecchia la situazione in cui versa il Paese, cioè di integrazione e di apertura verso il multiculturalismo”. Alle finali parteciperà anche Patricia Davalos Delgado, 22enne salernitana con papà italiano e mamma cubana. Segnali importanti, forse al di sotto delle aspettative degli organizzatori, ma Marcello Cambi assicura che “da questo punto di vista la strada è tracciata e non si torna indietro. La novità introdotta sarà valida anche in futuro e sarà comunicata meglio già a partire dalla prossima edizione”.

Isaac Tesfaye – G2 Parlamenta

Caso Tavecchio, Oshadogan a G2 Parlamenta: “Mostrato il lato peggiore dell’Italia”

“La prima reazione è stata di incredulità. Dispiace perché non si perde mai occasione per mostrare i lati peggiori dell’Italia, accadono cose che ci fanno sempre segnalare in modo negativo ”. Commenta così le frasi shock di Carlo Tavecchio, Joseph Dayo Oshadogan, raggiunto in Polonia da G2 Parlamenta, il progetto  realizzato su Facebook da Rete G2 con il sostegno di Open Society Foundations per raccontare il dibattito attorno alla cittadinanza e dare voce alle seconde generazioni italiane.  

Nato a Genova da padre nigeriano e madre italiana, Oshadogan è stato il primo giocatore nero a indossare la maglia della Nazionale Under 21, il 3 ottobre 1996 in Moldavia, e il terzo a esordire il Serie A nell’ottobre del 1999. “Dopo tanti anni vissuti in prima persona da calciatore, e poi anche in un altro ruolo, sembra sempre che le cose non cambino – racconta Oshadogan a G2 Parlamenta – si parla dell’importanza di educare i ragazzi, ma sono venti anni che ne sento parlare ed escono sempre situazioni del genere. Quello che non ti aspetti – continua – è che certe affermazioni vengano dalle istituzioni. E’ impensabile che una persona che mira alla presidenza della Federcalcio possa dire una cosa del genere, uno rimane basito e incredulo. Sicuramente il concetto che voleva esprimere Tavecchio era un altro – spiega l’ex calciatore  – voleva dire che in Inghilterra ai giocatori stranieri si richiedono determinati requisiti, ma se ne è uscito con una frase che va oltre il calcio. Se parli di banane nel 2014 significa che è un punto di vista insito nella persona”.

La frase di Tavecchio ha colpito anche le seconde generazioni italiane. “Ormai ci sono ragazzi etnicamente diversi che sono italiani a tutti gli effetti – dice Oshadogan – ragazzi che nei paesi di origine non ci sono mai stati. Noi dobbiamo guardare all’esempio che arriva da Olanda, Francia e Germania”.

Dopo la frase di Carlo Tavecchio solo pochi club hanno tolto l’appoggio al loro candidato: “Adesso si è creata una situazione per cui uno si deve schierare – afferma Oshadogan a G2 Parlamenta – noi in Italia abbiamo dirigenti come Albertini, personaggi come Baggio, Cannavaro e Del Piero, gente nuova, persone valide che si sono già distinte sul campo nella loro carriera. Una generazione che può cambiare il calcio in Italia è già pronta. Il tempo delle volontà è finito”.

 G2 Parlamenta – Rete G2 Seconde Generazioni

Campagna 18 anni in Comune….2.0

Tutte le novita’ normative sull’acquisizione della cittadinanza italiana, per le seconde generazioni, disponibili in un unico compendio e su tutti i siti internet di ANCI, Save the children e Rete G2: e’ l’aggiornamento della Guida ‘’18 anni… in COMUNE! – I tuoi passi verso la cittadinanza italiana’’, che corona un percorso di proficua collaborazione tra Rete G2 – Seconde Generazioni, Anci e Save the Children , iniziato nell’ottobre del 2011, per la promozione della Campagna ‘‘18 anni in Comune’‘. Le semplificazioni introdotte dalla legge di conversione del ‘’Decreto del fare’’ hanno istituzionalizzato gli obiettivi della Campagna. Tutte le novita’ normative sono state dunque inserite all’interno della nuova Guida che sara’ resa disponibile a tutti i Comuni e potra’ essere scaricata online dai siti di ANCI, Save the Children e Rete G2.

Guida 18 anni in Comune 2.0

CS 18 anni in comune

 

 

Cittadinanza. Fino alla riforma della legge, alla Camera le storie delle seconde generazioni

Le storie delle seconde generazioni tornano alla Camera.
Un gruppo di deputati di diversi schieramenti, con a capo l’On.Cècile Kyenge, ogni giorno parlerà di un ragazzo o una ragazza ancora senza cittadinanza, fino a che in Aula non si discuterà la nuova legge sulla cittadinanza.
La prima storia raccontata è quella della nostra Samira.

Cécile Kyenge Kashetu

Cittadinanza: abbiamo iniziato con la storia di Samira. Lei non c’è più, ma la sua storia ci deve far riflettere!
La storia di Samira è stata letta dalla deputata Fucsia Nissoli Fitzgerald eletta nella circoscrizione AMERICA SETTENTRIONALE E CENTRALE – Gruppo Per L’ Italia

Questa è la storia di Samira , attivista della Rete G2 Seconde Generazioni, nata a Roma nel 1980 da madre filippina e padre egiziano, al compimento dei 18 anni non fece richiesta della cittadinanza italiana. Non fece domanda, perché si sentiva italiana dalla nascita. Così Samira denunciava la sua situazione nel 2007: “Ho una laurea come assistente sociale e lavoro per uno sportello informativo sull’handicap del Comune di Roma. Dopo un contratto a tempo determinato me ne hanno fatto uno a progetto mentre tutte le mie colleghe hanno avuto un contratto a tempo determinato, più lungo e che da più tutele rispetto a me. E questo non per mie incapacità professionali ma perché non ho ottenuto il passaporto italiano e le leggi sono poco chiare. A 18 anni non avevo fatto domanda per diventare cittadina italiana. Nessuno me lo aveva detto. Così ora, nonostante la mia laurea, il Comune non mi assume perché sono una cittadina filippina. Io sono nata qui e sono sempre vissuta qui. Mi considero italiana eppure devo accontentarmi di meno soldi e garanzie e fare causa al Comune per discriminazione”.
Samira è morta il 20 febbraio del 2010 sempre a Roma a soli 29 anni, prima che il giudice decidesse sul suo caso. Il problema di Samira Mangoud, come di molte seconde generazioni, è quello di non sapere di dover richiedere la cittadinanza italiana tra i 18 e i 19 anni , come previsto dalla legge per l’acquisizione della cittadinanza italiana per i figli di immigrati extracomunitari. Di conseguenza, Samira è rimasta cittadina straniera in un paese a lei non affatto estraneo, visto che era l’unico dove avesse mai vissuto.

Samira

Comunicato della segreteria dell’On Kyenge:
“L’Italia conta circa un milione di giovani nati e/o cresciuti qui. Per la legge
restano stranieri, anche se non lo sono. Sono bambini e bambine, ragazzi e
ragazze che nascono e crescono nel nostro Paese o che arrivano qui da piccoli.
Considerano l’Italia la loro casa, la loro Nazione, ma questa Nazione non li
considera suoi cittadini. E loro non hanno un’altra patria. Pertanto, abbiamo
deciso di costituire un gruppo di deputati, aperto a tutti gli schieramenti, per
dare voce in Parlamento ai nuovi italiani. Questa voce verrà portata anche fuori dall’Aula grazie all’azione congiunta con la società civile (coinvolgeremo anche tutti gli organi, le Istituzioni, gli Enti che si occupano di minorenni e adolescenti, fra questi ricordo: il Garante per l’infanzia e l’adolescenza, l’Unicef, Save the children, la Rete G2 – Seconde Generazionie le associazioni dentro e fuori la campagna L’ITALIA SONO ANCH’IO).
Cari colleghi, finché in questa stessa aula non discuteremo lanuova legge sulla cittadinanza, i firmatari di questa iniziativa racconteranno ogni giorno la storia di un ragazzo o di una ragazza ancora senza cittadinanza: storie di speranze, dolori, peripezie burocratiche, disillusioni, storie di tutti i giorni, fatte anche di successi in salita ma successi, ancora più veri e specchio della loro voglia di essere italiani.
L’Aula della Camera è il cuore del Parlamento. Qui tutti noi cerchiamo di portare lavoce degli italiani. A volte in maniera alta, a volte meno. Ma è il motivo per cui noisiamo in Parlamento: per dare voce anche a chi non ha votato o non può votare, achi di voce ne ha di meno e non può farsi sentire.
Crediamo che a tutti sia capitato di sentire da fuori le voci di giovani che
giocano dentro una scuola. C’è qualcuno in grado di stabilire chi di loro è figlio di immigrati o di italiani? Quelle che sentiamo in realtà sono soltanto le voci dell’infanzia e dell’adolescenza.
Chi di noi può trovare delle differenze ascoltando le voci della speranza?
Sono giovani che alla fine pensano e sognano in italiano, fanno il tifo per le stesse squadre, parlano con lo stesso accento dei nostri figli. Dalle Alpi a Lampedusa hanno affetti, amici, interessi e istruzione. Si incontrano tutti a scuola e proprio dalla scuola inizia il loro percorso di crescita.
C’è qualcosa di surreale e di profondamente ingiusto in tutto questo. Ed è tempo di porvi rimedio con un accorto, quanto urgente, intervento legislativo. Molti italiani restano stupiti quando scoprono che i compagni di classe dei loro figli non sono “italiani”.
Anche in Parlamento si è ampliato il numero di parlamentari – di tutte le
provenienze politiche – che pensa che sia arrivato il momento di cambiare.
Il diritto di cittadinanza è un tema su cui si ragiona già da tempo ed esistono
ormai molti progetti di legge che possono aiutare l’Italia ad entrare in una nuova fase dell’integrazione. Ma il tempo per discutere la riforma della cittadinanza continua a slittare. Continua ad essere un’occasione perduta per il nostro Paese. La nuova legge sulla cittadinanzaè una necessità perché l’Italia è già cambiata, perché i nostri giovani hanno già compreso l’importanza e il valore dell’integrazione. ”

HANNO FINORA ADERITO ALL’INIZIATIVA:

On. CécileKashetu Kyenge – PARTITO DEMOCRATICO
On. Paolo Beni – PARTITO DEMOCRATICO
On. Mario Marazziti – PER L’ITALIA
On. Fucsia Fitzgerald Nissoli – PER L’ITALIA
On. Giulio Marcon – SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTÀ
On. Pia Elda Locatelli – MISTO
On. Adriana Galgano – SCELTA CIVICA PER L’ITALIA
On. Renata Polverini – FORZA ITALIA
On. Angelo Antonio D’agostino – SCELTA CIVICA PER L’ITALIA
On. Annalisa Pannarale – SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTÀ
On. Assunta Tartaglione- PARTITOT DEMOCRATICO
On Chiara Scuvera – PARTITO DEMOCRATICO
On. Davide Mattiello – PARTITO DEMOCRATICO
On. Diego Crivellari – PARTITO DEMOCRATICO
On. Ernesto Carbone- PARTITO DEMOCRATICO
On. Fabio Porta – PARTITO DEMOCRATICO
On. Franco Bruno – MISTO – MAIE – API
On. Giorgio Zanin – PARTITO DEMOCRATICO
On. Giuseppe Guerini – PARTITO DEMOCRATICO
On. Giuditta Pini – PARTITO DEMOCRATICO
On. Giuseppe Zappulla – PARTITO DEMOCRATICO
On. Liliana Ventricelli – PARTITO DEMOCRATICO
On. Massimo Bray – PARTITO DEMOCRATICO
On. Michele Nicoletti – PARTITO DEMOCRATICO
On. Milena Santerini – PER L’ITALIA
On. Nicola Fratoianni – SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTÀ
On. Roberto Rampi – PARTITO DEMOCRATICO
On. Sandra Zampa – PARTITO DEMOCRATICO
On. Serena Pellegrino – SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTÀ
On. Valentina Vezzali – SCELTA CIVICA PER L’ITALIA
On. Vanna Iori – PARTITO DEMOCRATICO
PER MAGGIORI INFORMAZIONI:
EMAIL:segreteria@cecilekyenge.it
Tel:06 67 60 8474
Cel: 347 03 96 399

Rete G2 partecipa allo European Integration Forum 3 Aprile 2014 a Bruxelles

La Rete G2 – Seconde generazioni partecipa allo European Integration Forum, che si tiene oggi 3 Aprile 2014 a Bruxelles, presso la sede del Comitato Economico e Sociale.

Il Forum Europeo per l’Integrazione ha come obiettivo favorire l’interscambio di esperienze tra le organizzazioni della società civile a livello europeo e la possibilità, per queste, di presentare il proprio punto di vista alle istituzioni Europee.

Per il biennio 2013-2015, la Rete G2 rappresenta le organizzazioni della società civile a livello nazionale nel Bureau del Forum, insieme alla Rete Europea ENAR (European Network Against Racism) e una rappresentanza della Commissione Europea – DG Giustizia e Affari Interni.

Il tema dell’edizione odierna del Forum è la riflessione sui Principi Comuni sull’Integrazione, adotatti dal Consiglio Europeo nel 2004, che costituiscono l’unica piattaforma comune tra gli Stati membri per quanto riguarda anche le politiche per l’acquisizione della cittadinanza.

La partecipazione della Rete G2 si inserisce alla vigilia del semestre italiano di presidenza del Consiglio Europeo (luglio – dicembre 2014).

L’auspicio è che proprio la Presidenza Italiana del Consiglio Europeo possa costituire la base per definire politiche comuni a livello europeo che facilitino l’acquisizione della cittadinanza da parte delle seconde generazioni, nate o arrivate da piccole negli Stati membri dell’UE.

Scarica qui il programma http://www.eesc.europa.eu/?i=portal.en.events-and-activities-european-integration-forum-11-programme.

La Rete G2 alla conferenza Nazionale sull’infanzia e sull’adolescenza

La Rete G2 – Seconde Generazioni organizzazione nazionale di figli/e d’immigrati sarà presente all’appuntamento che si terrà a Bari dal 27 al 28 marzo. Tema della due giorni “Investire sull’infanzia”

Roma, 26 marzo 2014 – La Rete G2 – Seconde Generazioni sarà presente alla Conferenza nazionale sull’infanzia e sull’adolescenza, prevista a Bari il 27 e 28 marzo. Tema della due giorni di dibattiti e incontri: “Investire sull’infanzia”. L’evento rappresenta un grande momento istituzionale di ascolto, elaborazione e partecipazione su temi che interessano non soltanto gli addetti ai lavori, ma anche bambini, ragazzi e famiglie. Si tratta di una occasione importante di incontro tra saperi e conoscenze professionali e responsabilità politico-istituzionali, esperienze associative e rappresentanze sociali, aperta alla partecipazione di tutti. Tra le presenze Istituzionali che saranno presenti: il Ministro Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti, la presidente della Commissione infanzia Michela Vittoria Brambilla e il Garante per l’infanzia Vincenzo Spadafora.
“La Conferenza di Bari – dichiara Mohamed Tailmoun, portavoce della Rete G2, che interverrà come Rapporteur nella sessione – sarà un importante momento per fare il punto sui diritti dei minori in Italia, quali: l’accesso alla scuola, ai servizi sociali e agli strumenti di sostegno al reddito dei bambini e degli adolescenti ; tematiche che riguardano direttamente il presente e il futuro degli oltre 1 milione di minori di origine straniera, che sono parte integrante della società italiana”.
L’auspicio – prosegue Tailmoun – è che proprio da Bari, anche in vista della definizione di un nuovo Piano nazionale per l’infanzia e l’adolescenza – ripartano nuove politiche capaci di incidere concretamente sulla vita di tutti i bambini e gli adolescenti che vivono nel territorio”.

Scarica qui il programma

“Cittadinanza, quando i diritti vanno in vacanza”: il comunicato di Italia sono anch’io

Quando i diritti vanno in vacanza

La beffa dell’ennesimo rinvio per la legge sulla cittadinanza

 

I palazzi della politica vanno in vacanza e ancora una volta siamo costretti ad assistere all’ennesimo rinvio dell’approvazione del testo di riforma della legge sulla cittadinanza.

Una riforma che, per non scontentare la componente moderata dell’attuale governo, ha tralasciato buon parte delle modifiche necessarie, concentrandosi soltanto sulle norme che riguardano i minorenni. E, nonostante i vuoti legislativi di questo provvedimento, la maggioranza continua a fuggire dalle proprie responsabilità, nascondendosi dietro a continui rinvii.

La Campagna L’Italia sono anch’io, promossa da 22 organizzazioni sociali e sindacali, ha depositato in Parlamento nel 2012 due proposte di legge di iniziativa popolare, una delle quali chiedeva con forza una riforma della legge di cittadinanza più giusta ed efficace. Dopo l’approvazione alla Camera del ddl e l’assegnazione al Senato avevamo sperato, come organizzazioni promotrici della campagna, in una accelerazione dell’iter che portasse velocemente all’approvazione del testo. Continuiamo a sostenere che, nonostante le carenze, si tratti comunque di un passo in avanti fondamentale, non più rinviabile, e reso sempre più necessario dal clima di crescente odio che si respira nel Paese e in Europa.

Un odio alimentato da partiti e movimenti politici xenofobi per attrarre consenso, senza curarsi dei colpi mortali inferti nelle nostre comunità alla pacifica convivenza. A fronte della diffusione di sentimenti di odio e intolleranza, le giovani generazioni di cittadini e cittadine di origine straniera potranno portare un contributo positivo, attivando dinamiche che producano coesione sociale, se la nostra società saprà dare riposte adeguate.

Il rinvio a settembre rischia di essere l’ennesima beffa per centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze e famiglie del mondo dell’immigrazione, anche alla luce degli argomenti delicati e determinanti per la tenuta del governo (la legge di bilancio e il referendum costituzionale) che la politica affronterà alla ripresa dei lavori, ottimi pretesti per un’ulteriore posticipazione a data da destinarsi o, nella peggiore delle ipotesi, a mai più se si prospettasse una fine anticipata della legislatura.

Ricordiamo che, tutti i sondaggi su questo tema dicono che gran parte dei cittadini sono favorevoli a introdurre lo ius soli, eliminando in questo modo una forma di discriminazione che ogni anno si abbatte in Italia su decine di migliaia di bambini e adolescenti che, fino al diciottesimo anni di età, non hanno completo accesso agli stessi diritti riconosciuti ai ragazzi e ragazze di cittadinanza italiana.

Anzichè rinviare a settembre la riforma della cittadinanza, bisognerebbe rimandare a settembre la nostra classe politica per manifesta incapacità di colmare una grave lacuna della nostra democrazia, ricordando loro che i diritti, soprattutto quelli che aspettano da anni di essere riconosciuti, non vanno in vacanza.

 Roma, 1 agosto 2016 – L’Italia sono anch’io

 

Una nuova legge per la cittadinanza ha superato il voto della Camera

Il 13 ottobre 2015 l’Aula della Camera ha votato la nuova legge per l’acquisizione della cittadinanza italiana. La novità più importante: un percorso specifico per i figli dell’immigrazione nati nei Paesi di origine ma cresciuti nella Scuola italiana. Ora il testo, approvato con 310 sì, 66 no e 83 astenuti, passa al Senato.

L’infanzia e i diritti negati: in Italia 1 bambino su 7 nasce e cresce in povertà

Diffuso oggi l’8° Rapporto di monitoraggio del Gruppo CRC, che fa il punto sull’attuazione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia. Anche Rete G2 ha contribuito al Rapporto, occupandosi del tema della cittadinanza

Nel Belpaese, 1 bambino su 7 nasce e cresce in condizioni di povertà assoluta, 1 su 20 assiste a violenza domestica e 1 su 100 è vittima di maltrattamenti. 1 su 20 vive in aree inquinate e a rischio di mortalità. 1 su 50 soffre di una condizione che comporterà una disabilità significativa all’età dell’ingresso nella scuola primaria, 1 su 500 vive in strutture di accoglienza. Più di 8 bambini su 10 non possono usufruire di servizi socio-educativi nei primi tre anni di vita e 1 su 10 nell’età compresa tra i 3 e i 5 anni. Nel 2013 in Italia sono andati al nido solo 218.412 bambini, pari al 13,5% della popolazione sotto i tre anni. E la situazione nel Mezzogiorno è ancora più grave, se si considera che tutte le regioni del Sud si collocano sotto la media nazionale, come la Sicilia con appena il 5,6% dei bambini che ha avuto accesso al nido; la Puglia con il 4,4%; la Campania con il 2,7% e la Calabria con il 2,1%.

Questi i principali dati che emergono dal Rapporto di monitoraggio sull’attuazione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza nel nostro Paese, giunto alla sua ottava edizione, alla cui redazione hanno contribuito 124 operatori delle 90 associazioni del Gruppo CRC, e presentato stamane alla presenza del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti.

Il Rapporto, evidenzia che, a vent’anni esatti dal primo Rapporto sullo stato di attuazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (CRC), inviato dall’Italia al Comitato ONU per la CRC, “il sistema organico di politiche per l’infanzia” su cui il nostro paese si era impegnato con la ratifica della Convenzione non è stato realizzato. Le associazioni auspicano che l’adozione del nuovo Piano Infanzia, con priorità e azioni ben definite e supportate da un adeguato impegno economico, possa essere il primo passo per rimettere al centro dell’agenda politica le misure per la tutela per l’infanzia.

Ci sono bambini che fin dalla nascita soffrono di carenze che ne compromettono lo sviluppo fisico, mentale scolastico, relazionale – sottolinea Arianna Saulini, di Save the Children e coordinatrice del Gruppo CRC. “Tra questi eventi, indicati come fattori di rischio, figurano condizioni sfavorevoli durante la gravidanza, cure genitoriali inadeguate, violenza domestica ed esclusione sociale. Per questo chiediamo – aggiunge Saulini – che il prossimo Piano Nazionale Infanzia dedichi speciale attenzione ai primi anni di vita del bambino, che vengano realizzate politiche adeguate per superare il divario territoriale nell’offerta educativa e di costruire un qualificato sistema integrato per l’infanzia e l’adolescenza, impegnando adeguati e stabili investimenti finanziari e introducendo un meccanismo permanente di monitoraggio della spesa”.

A proposito di risorse dedicate all’infanzia e l’adolescenza, il Rapporto denuncia che a distanza di anni non esiste ancora un monitoraggio a livello istituzionale, manca una strategia nazionale e una visione di lungo periodo nell’allocazione delle risorse. Le carenze, tuttavia, non sono solo di tipo economico, ma anche di raccolta e coordinamento delle informazioni.

Così, ad esempio, se si considera il problema dei minori privi di un ambiente familiare, gli stessi dati forniti dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali presentano lacune e incongruenze. Sappiamo infatti che al 31 dicembre 2012 i minorenni affidati a parenti erano 6.750, quelli affidati a terzi 7.444, per un totale complessivo di 14.191 affidamenti familiari, e che i minori inseriti in comunità erano 14.255. Poco o nulla sappiamo però sulle cause dell’allontanamento dalla famiglia e sui motivi che hanno portato a scegliere l’accoglienza in comunità o l’affido, il tipo di struttura di accoglienza e i tempi di permanenza. Informazioni che mancano soprattutto per i minorenni tra 0 e 5 anni. A ciò si aggiunge che molte Regioni non forniscono i dati richiesti, come la Calabria che non ha aderito alla rilevazione, la Liguria e la Sardegna che hanno fornito dati discordanti rispetto ai criteri della rilevazione, l’Abruzzo che non ha inviato i dati sull’affidamento familiare. Ed è incomprensibile il divario tra i dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e quelli del Dipartimento per la Giustizia Minorile sugli affidamenti familiari consensuali o giudiziari. Sempre in merito al sistema di raccolta dati, la Banca Dati Nazionale dei minori adottabili e delle coppie disponibili all’adozione è operativa soltanto in 11 Tribunali per i Minorenni sui 29 esistenti e ciò rende difficile garantire a ogni bambino la scelta della miglior famiglia, quantificare e monitorare la situazione dei piccoli che non vengono adottati nonostante le tante famiglie disponibili.

Riguardo alle difficoltà economiche di molte famiglie con minori, pur riconoscendo l’impegno del Governo con la sperimentazione della nuova social card, Arianna Saulini ricorda che la povertà minorile in Italia è in continuo aumento – dal 2012 al 2013 i minori in condizioni di povertà assoluta sono passati da 1.058.000 (10,3%) a 1.434.000 (13,8%) – e ribadisce l’urgenza di un Piano nazionale di contrasto alla povertà, che tenga in debita considerazione le famiglie con figli minorenni e che sia in grado di mettere a sistema in maniera organica le varie e frammentate misure messe in campo in questi anni.

Il rapporto dedica poi un paragrafo ai minori stranieri non accompagnati (MSNA), tema di grande attualità considerati i numerosi sbarchi di questo periodo, rilevando la necessità di rendere subito operativo il nuovo sistema di accoglienza. Dal primo gennaio al 31 marzo 2015 sono sbarcati in Italia 10.165 migranti, di cui 902 minori (289 accompagnati e 613 non accompagnati), dato che a giugno è balzato a quasi 5.000 minori. Nel 2014, 26.122 minori hanno raggiunto le coste italiane e di questi 13.026 sono risultati essere non accompagnati, ovvero un numero pari a due volte e mezzo quello registrato nel 2013. Si tratta per la maggior parte di ragazzi tra i 15 ed i 17 anni, originari dell’Eritrea (3.394), dell’Egitto (2.007) e della Somalia (1.481). Va menzionato anche l’elevato flusso migratorio via mare dalla Siria: nel 2014 sono sbarcati 10.965 minori (10.020 accompagnati e 945 non accompagnati). Alla data di stesura del Rapporto erano oltre 500 i minori ancora in attesa del collocamento in comunità, che si trovano, da mesi, in strutture temporaneamente adibite alla loro accoglienza, attivate “in emergenza” a livello locale, in Sicilia, Puglia e Calabria.

E’ possibile scaricare l’8°Rapporto CRC completo dal sito: www.gruppocrc.net

SENATO: GRASSO RICEVE I PROMOTORI DEL MANIFESTO DELLE SECONDE GENERAZIONI

“Idee e proposte in grado di creare valore e ricchezza per il paese” ha detto l’inquilino di Palazzo Madama. L’incontro si è chiuso con l’appello del portavoce di Rete G2, Mohamed Tailmoun, al Presidente del Senato: “Sostenga le nostre richieste sulla riforma della cittadinanza”

Roma – Oggi pomeriggio nello studio di Palazzo Madama, una delegazione della rete “Filo diretto con le seconde generazioni”, iniziativa di progettazione partecipata promossa dalla Direzione Generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha incontrato il Presidente del Senato, On. Pietro Grasso.

“É per me un grande piacere incontrarvi e ascoltare la presentazione del Manifesto, che ho già molto apprezzato in quanto processo partecipato che contiene indicazioni utili per noi istituzioni ma anche per l’Italia intera; l’Italia ha bisogno di affermare un nuovo modello di inclusione e il vostro Manifesto contiene modelli e pratiche che possono ispirare una strada di positivo cambiamento per tutti”, così ha aperto l’incontro il Presidente, dando immediatamente la parola ai ragazzi.

“Stiamo vivendo una seconda fase di unità nazionale: ma oggi dobbiamo fare un ulteriore passo per rilanciare la cultura italiana, l’italianità di cui noi ci sentiamo portatori”, dice Simohamed Kaabour. Oltre un milione di ragazzi di origine straniera, di cui più della metà nati in Italia, sono stati oggi rappresentati da una rete di oltre 30 associazioni accompagnata dal Direttore Generale Natale Forlani, e hanno presentato al Presidente del Senato le loro istanze sulla scuola, sul lavoro, sulla cultura e lo sport e sulla partecipazione e cittadinanza attiva.

“Nella scuola si forma l’identità di un individuo ed é la cartina di tornasole di ciò che accadrà nel nostro Paese”, ha sottolineato Mahta Woldezghi, presentando le proposte volte a riconoscere e a valorizzare le competenze dei giovani di seconda generazione nella scuola.

“Valorizzare le nostri naturali soft skills può aiutare il tessuto imprenditoriale italiano nei processi di internazionalizzazione: noi siamo un naturale ponte tra culture e linguaggi”, persegue Ali Tanveer riflettendo sul capitolo dedicato al lavoro.

“Mi piace vivere qui perché vengo riconosciuto: occorre lavorare affinché la diversità culturale sia un valore e non un ostacolo nelle relazioni sociali. Ecco cosa accade quando le istituzioni ci offrono spazi di partecipazione: grazie al Ministero del lavoro abbiamo potuto lavorare assieme per elaborare il Manifesto e ora siamo qui, possiamo con le nostre parole raccontare il nostro vissuto che diventa politica perché può prendere una voce collettiva e pubblica”, hanno detto Elvira Ricotta Adamo e Ming Chen che hanno parlato della cultura, dello sport e della partecipazione attiva alla società italiana.

L’incontro si é chiuso con un auspicio legato alla riforma della legge sulla cittadinanza, che Mohamed Abdalla Tailmoun pone sul tavolo ricordando che “noi figli di immigrati ci siamo impegnati molto, da anni, per portare alle istituzioni le nostre richieste e la nostra visione del Paese, in cui ci riconosciamo ma che non ci riconosce pienamente. Per questo le chiediamo di sostenerci nelle richieste di modifica della legge sulla cittadinanza, che é una legge del 1992, che non rappresenta più il Paese e siamo felici di sapere che lei la pensa come noi da questo punto di vista”.

Rete G2: “Grazie Presidente per averci ascoltato e aver chiesto la cittadinanza per noi”

La Rete G2 saluta il Presidente Napolitano, il primo ad aver lanciato pubblicamente le nostre istanze in materia di riforma della cittadinanza.

Era il 20 novembre 2007 quando, in occasione della Giornata Nazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, Rete G2 incontrò il  Presidente Giorgio Napolitano; incontro che si tradusse nel  primo appello pubblico del Presidente a favore di  una riforma della legge sulla cittadinanza. Seguirono negli anni altri incontri e altri appelli rilanciati dal Presidente Napolitano.

Oggi salutiamo il Presidente e auguriamo a lui un buon ritorno a casa.

Auspichiamo che il prossimo Presidente non dimentichi le seconde generazioni e continui a chiedere con forza una riforma della cittadinanza più favorevole agli oltre un milione di figli dell’immigrazione, di fatto già generazioni italiane.

Rete G2 – Seconde Generazioni

 

Infanzia, Rete G2: “Serve riforma della cittadinanza, 7 anni fa l’appello a Napolitano”

In occasione del 25° anniversario dell’approvazione della Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia, la Rete G2 richiama l’attenzione su un problema che resta ancora irrisolto: la riforma della legge 91/92. Il 20 novembre 2007 il primo appello pubblico al Presidente della Repubblica da G2

“Mi chiamo Ian, studente del liceo scientifico Newton di Roma. Sono figlio di immigrati, quello che chiamano una seconda generazione dell’immigrazione. Sono un ‘italiano’ con il permesso di soggiorno, sono nato e cresciuto a Roma, ma non ho la cittadinanza italiana. Questo non per mia scelta, ma perché l’attuale legge non me lo consente”. Era il 20 novembre 2007 quando, in occasione della Giornata Nazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, fu lanciato al presidente Giorgio Napolitano il primo appello pubblico per una riforma della legge sulla cittadinanza. In questi anni la percentuale di bambini di origine straniera nati in Italia è cresciuta in modo sempre più evidente: oggi sono oltre un milione i figli degli immigrati presenti sul nostro territorio, di cui 600.000 nati in Italia. In occasione del 25° anniversario dell’approvazione della Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia, la Rete G2 – Seconde Generazioni vuole richiamare l’attenzione su un problema che resta ancora irrisolto e che riguarda i figli dell’immigrazione: siamo convinti che sia fondamentale riformare la legge 91/92 affinché sia possibile parlare veramente di infanzia tutelata, con una normativa più aperta verso i bambini nati e/o cresciuti in Italia da genitori immigrati. Guardiamo con particolare favore anche all’istituzione dell’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura di cui Rete G2 fa parte. “Quest’anno è ripreso il dibattito in Parlamento e ci appelliamo a tutte le forze politiche coinvolte affinché si adoperino per dare finalmente al paese una nuova legge sulla cittadinanza”, afferma Ian Sali, oggi 23enne, presidente di Rete G2, “abbiamo origini straniere, ma siamo anche figli dell’Italia”.

Rete G2 – Seconde Generazioni