Forum della Rete G2 – Seconde Generazioni

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Autore Messaggio
MessaggioInviato: 07 feb 2008, 20:39 
G2 con doppia cittadinanza
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Iscritto il: 28 giu 2007, 22:16
Messaggi: 1848
Località: provincia di Perugia
posso riportare questo tuo intervento sul mio blog?
ovviamente citando fonte (il forum) e autore

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Essere umano in divenire


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MessaggioInviato: 08 feb 2008, 12:13 
Lavoratore a nero

Iscritto il: 10 lug 2007, 07:17
Messaggi: 130
Località: roma
certo ahimsa che lo puoi utilizzare; in piu' se ti servono altre informazioni simili, ti prego di farmelo sapere: sono a tua disposizione e di chiunque altro ne avesse bisogno.

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"nostra patria é il mondo intero, nostra legge la librtà" (Malatesta)


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MessaggioInviato: 07 mar 2008, 15:18 
Amministratore
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Iscritto il: 14 lug 2006, 20:30
Messaggi: 539
Care e cari
vista la caduta del Governo nazionale che stava valutando una riforma della legge sulla cittadinanza italiana più aperta verso le seconde generazioni non è stato più possibile organizzare l'evento pubblico di cui avevamo parlato al Workshop nazionale della rete G2, svoltosi nel novembre 2007. Nei mesi successivi al Workshop (dicembre-gennaio) avevamo lavorato a un rafforzamento interno della nostra rete attraverso incontri di formazione interna che rendessero più efficace un' eventuale iniziativa pubblica sulla cittadinanza che partisse anche da o includesse le altre due reti nazionali di figli di immigrati (Gmi e Associna) e anche altri giovani di origine straniera. Purtroppo le vicende politiche italiane non hanno permesso il proseguimento di questo percorso di iniziativa che si è bloccato nella seconda metà di gennaio 2008, appunto per la caduta del Governo.

Vi informiamo che la rete G2, nonostante il quadro di incertezza a livello nazionale, non ha intenzione di sospendere il proprio impegno nel perseguimento dei due principali obiettivi che hanno portato alla sua nascita: la riforma della legge sulla cittadinanza e la trasformazione culturale dell'Italia, perché sia più consapevole di noi figli dell'immigrazione. Si sta quindi valutando, come rete, in quali forme e contesti proseguire il lavoro iniziato e quali percorsi rilanciare e proporre anche ad altre realtà di figli dell'immigrazione.

Vi terremo informati sugli sviluppi.

Nel frattempo vi invitiamo ancora a frequentare i nostri modesti mezzi di informazione e comunicazione ai seguenti indirizzi sul web:
http://www.secondegenerazioni.it/
http://www.secondegenerazioni.it/forum

Saluti grandi a tutti/e

Rete G2 Seconde Generazioni


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MessaggioInviato: 02 apr 2008, 10:44 
Clandestino

Iscritto il: 02 apr 2008, 10:19
Messaggi: 2
Buongiorno a tutti/e.

Piccola ,doverosa premessa: sono italiano, nato in Italia da genitori italiani nati in Italia.
Ho qualche parente emigrato e qualche amico immigrato.

In riferimento alle proposte inserite nel primo messaggio della discussione, faccio alcune osservazioni.

1. Occorre definire una convergenza su cosa significa "essere cittadino": cisono diritti che esulano dall'essere "cittadini", e che debbono valere anche per lo "straniero residente".
Opinone personale, il vulnus sono il diritto politico attivo e passivo, la possibilità di assumere determinati incarichi.
Ma diritto alla salute, alla casa, alla pensione, alla tutela legale e altri dovrebbero essere legati alla condizione di "residenza" non di cittadinanza.

2. Siccome ritengo che il concetto di cittadinanza sia da associare ad un "senso di appartenza culturale", trovo lecita sia la applicazione dello isu sanguinis, che quella dello ius soli: si può ritenere che l'avere uno dei genitori di cittadinanza italiana porti ad assumere almeno parzialmente la cultura italiana.
Si può ritenere che una permanenza "attiva" in Italia dia una appartenza culturale come in effetti si rileva in molti figli di immigrati.

3. Proprio perché associo la cittadinanza ad una appartenza culturale più che genetica, geografica o anagrafica, sono perplesso sulla concessione della cittadinza ai nati in qualunque caso: per assurdo potrebberoaumentare icasi di persone che non conoscono nemmeno l'italiano ma che , per esempio nate in Italia da genitori stranieri ed emigrate dall'Italia entro i 2 anni e maipiù tornate, possano un dì rivendicare una cittadinza che nel senso di appartenenza culturale risulta nulla.

4. Ritengo quindi più equa una definizione di diritto di cittadinanza legata ad una permanenza sul territorio italiano, magarilegata ad un ciclo scolastico: per capirci, se hai frequentato le scuole elementari in Italia puoi essere italiano, se hai frequentato il liceo in Italia puoi essere italiano.

5. Per i motivi 3-4 sopra esposti , ritengo più corretto modificare la proposta sulla cittadinanza per permanenza portandola a 5 anni di residenza continuativa, esentando dal colloquio linguistico in presenza di titolo di studio fino al diploma conseguito in Italia : se hai preso il diploma in una scuola italiana, si suppone che lingua, storia e costituzione un minimo dovresti saperle, se ciò non è la colpa è nell'istituto scolastico.


Chioso mettendo in risalto l'amarezza provat anel leggere certe "uscite" di "italiani di etnico orgoglio " e di "immigrati G2 di caustica irreprensibilità".

Saluti a tutti


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MessaggioInviato: 02 apr 2008, 17:43 
G2 Integrato

Iscritto il: 07 ott 2006, 12:07
Messaggi: 590
Località: Toscana
”1. Occorre definire una convergenza su cosa significa "essere cittadino": cisono diritti che esulano dall'essere "cittadini", e che debbono valere anche per lo "straniero residente".
Opinone personale, il vulnus sono il diritto politico attivo e passivo, la possibilità di assumere determinati incarichi.
Ma diritto alla salute, alla casa, alla pensione, alla tutela legale e altri dovrebbero essere legati alla condizione di "residenza" [i]non di cittadinanza.”



Ci sono alcuni diritti dei quali tutti in Italia godono. In moltissimi casi il godimento di alcuni di essi e riservato esclusivamente a cittadini italiani oppure a cittadini stranieri in possesso del permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo. Quello della cittadinanza, inteso come poter diventare cittadini di passaporto di un paese nel quale ci sei cresciuto, è un problema che a catena ne crea tantissimi altri ancora. Se il figlio di un immigrato decidesse di studiare legge perché vuole fare l’avvocato, si ritroverà ad aver finito gli studi e non poter esercitare la professione in quanto per iscriversi all’ordine degli avvocati bisogna essere di nazionalità italiana.



”2. Siccome ritengo che il concetto di cittadinanza sia da associare ad un "senso di appartenza culturale", trovo lecita sia la applicazione dello isu sanguinis, che quella dello ius soli: si può ritenere che l'avere uno dei genitori di cittadinanza italiana porti ad assumere almeno parzialmente la cultura italiana.
Si può ritenere che una permanenza "attiva" in Italia dia una appartenza culturale come in effetti si rileva in molti figli di immigrati.”[/i]

Senza entrare nel merito della discussione se si possa affermare l’esistenza di una cultura italiana ben definita, si potrebbe dire che è alquanto logico che anche noi siamo per un criterio che non dia automaticamente la cittadinanza a chi in Italia nasce per caso, ma che nello stesso tempo si possa dare a tutti quelli che in Italia ci vivono da un congruo numero di anni.


”3. Proprio perché associo la cittadinanza ad una appartenza culturale più che genetica, geografica o anagrafica, sono perplesso sulla concessione della cittadinza ai nati in qualunque caso: per assurdo potrebbero aumentare i casi di persone che non conoscono nemmeno l'italiano ma che , per esempio nate in Italia da genitori stranieri ed emigrate dall'Italia entro i 2 anni e mai più tornate, possano un dì rivendicare una cittadinanza che nel senso di appartenenza culturale risulta nulla.”

Alcuni di noi sono nati in Italia, parlano perfettamente l’italiano, studiano in questo paese da anni e nonostante tutto non sono italiani. Il problema che tu ti poni esiste già ora con tutti i discendenti degli italiani in giro per il mondo, con una miriade di argentini, uruguayani e altri che senza mai essere stati in Italia diventano cittadini solo perché il loro bisnonno era italiano.


”4. Ritengo quindi più equa una definizione di diritto di cittadinanza legata ad una permanenza sul territorio italiano, magari legata ad un ciclo scolastico: per capirci, se hai frequentato le scuole elementari in Italia puoi essere italiano, se hai frequentato il liceo in Italia puoi essere italiano.”


Questo è ovvio in quanto in Italia esiste l’obbligo scolastico e tutti i figli degli immigrati frequentano le scuole italiane.


a presto :wink:


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MessaggioInviato: 10 apr 2008, 17:14 
Clandestino

Iscritto il: 02 apr 2008, 10:19
Messaggi: 2
1. Per quanto riguarda l'accesso alle professioni , per esempio, si potrebbe obiettare che per alcune non è necessario che esista la cittadinanza.

Per esempio, un ingegnere, se vede il suo curriculum cioè il titolo accademico riconosciuto, dovrebbe poter esercitare anche in assenza di cittadinanza, purché superi l'esame di abilitazione (titolo professionale).

Per latri mestiere la cosa è diversa: per esempio un magistrato, o in genere unpubblico ufficilae è normale che debba essere cittadino italiano.


2. Beh, sono propenso ad accettare l'ipotesi di una multiculturalità italiana, o quella di una cultura italiana da definire "non solo italiana", ma che le culture non siano tutte uguali, mipare che ci sia poco da discutere.

3. Ed esisterebbe se si accettasse la norma da voi proposta nel messaggio che apre la discussione.

Come ho scritto se unfiglio di stranieri , nasce inItalia e poi si sposta all'estero senza aver "maturato" una "cultura" italiana, ho difficoltà a definirlo italiano.
Lo stesso può accadere per il figlio di emigrati italiani, ma in tal caso può acnhe accadere che i legami con l'Italia rimangano.

4. Proprio per questolegherei la naturalizzabilità alla frequenza scolastica, che è appunto obbligatoria, e che (sia pure con i suoi difetti) conferisce una appartenenza culturale italiana secondo me innegabile.

A presto, "botolaccio" ;-)


P.S. Condizione imprescindibile per la concessione della regionalità, è che tu sappia perché ti chiamo così, e di dove sono se lo faccio. :-D


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MessaggioInviato: 31 mag 2008, 14:28 
G2 Integrato

Iscritto il: 27 mag 2008, 17:36
Messaggi: 544
Località: Roma
ciao, io ci penso da tantissimo a questo problemAa, ma no riesco a trovare una formula soddisfacente. Sono ancora in elaborazione!

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L'indifferenza è la peggior malattia dell'UOMO.


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MessaggioInviato: 06 mar 2009, 13:34 
Clandestino

Iscritto il: 25 feb 2009, 14:46
Messaggi: 12
Concordo con ciò che dice Paula, nel suo paese si dice "Si se puede" invece nel mondo si dice YES WE CAN!!! Noi tutti possiamo fare qualcosa riguardo a ciò basta crederci fino in fondo, ricordiamoci che la speranza è l'ultima a morire....io sono cittadino italiano di nascita ma i miei genitori sono stranieri però ovvio che io mi considero straniero perchè nel mio sangue scorre del sangue delle isole Mauritius, ragazzi noi tutti assieme possiamo farcela!!!


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MessaggioInviato: 10 dic 2010, 04:29 
Clandestino

Iscritto il: 10 dic 2010, 03:35
Messaggi: 1
Io sono venuta quando avevo 4 anni. Mi ci sono voluti 17 anni per ricevere la cittadinanza giusto un mese prima che diventassi 18enne. Ora ne ho 22. L'ho presa grazie a mio padre dopo 14 anni di pratiche gliel'hanno data, contando il fatto che sta in Italia da quando aveva 19 anni ora ne ha 45 e abbiamo la cittadinanza da 5 anni. Non e' possible che l'Italia sia l'unico paese europeo in cui l'immigrato debba aspettare 10 anni prima di fare domanda per la cittadinanza e poi sopravvivere all'iter. In Canada ti fanno aspettare 3 anni, dopo ti fanno fare un esame scritto. In cui non ti chiedono di sapere come coniugare i verbi, perche' neanche la maggioranza degli italini sanno coniugare i verbi , es. congiuntivo. Conoscere la Costituzione?? Perche' il governo conosce l'articolo 3?? No. Basta vedere l'intervista delle Iene ai parlamentari....cioe' noi andiamo a scuola perche' dobbiamo sapere l'italiano e la storia dell'Italia mentre i parlamentari non conoscono il loro paese?


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MessaggioInviato: 13 dic 2010, 17:25 
G2 Integrato
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Iscritto il: 30 nov 2009, 01:18
Messaggi: 746
Località: oscillo tra la provincia di Perugia e l'Universo
Cara MargheMaregHabtu, benvenuta sul forum.
Se ti va, potresti presentarti nella sezione del forum dedicata alle presentazione: viewforum.php?f=19

I tuoi interrogativi sono sacrosanti.
Ponendoci nel punto di vista dei figli d'immigrati, ciò che ci stupisce e ci sconvolge maggiormente non è tanto che vengano chiesti dei requisiti per acquisire la cittadinanza, ma che la sua acquisizione sia difficcilissima anche malgrado il possesso di quei requisiti!


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