• In: Articoli — Tag:, , — ahimsa @ 3:28 am

    La popolazione con cittadinanza straniera residente in Italia è passata dai 3,9 milioni del 2009 ai 4,2 milioni del 2010. Nello stesso periodo, le cittadinanze concesse ex art. 9 della legge 05/02/1992 n.91 sono passate dalle 23.874 del 2009 alle 22.796 del 2010. L’aumento assoluto dei procedimenti conclusi positivamente, attestatosi ad un misero + 0,34%, è interamente imputabile alle cittadinanze acquisite per matrimonio ex art. 5 della legge 05/02/1992 n.91, passate dalle 17.122 del 2009 alle 18.593 del 2010.

    A titolo di confronto si noti che i matrimoni con almeno un cittadino straniero sono stati 23.560 nel 2007, 24.548 nel 2008, 21.357 nel 2009.
    Con l’entrata in vigore dell’art. 1 comma 11 della Legge 15 luglio 2009, n. 94 “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”, l’art. 5 della legge 05/02/1992 n.91 è stato modificato portando il tempo richiesto per ottenere la cittadinanza per matrimonio da 6 mesi a due anni. Tuttavia gli effetti di questa modifica sui totali delle cittadinanze acquisite si potranno vedere soltanto con i dati sui procedimenti conclusi favorevolmente nel 2011, ed ancor più con quelli del 2012.

    Tornando ai dati di cui sopra (consultabili integralmente sul sito del Ministero dell’Interno), mentre le cittadinanze per residenza diminuiscono, i rifiuti delle istanze di concessione sono quasi raddoppiati, registrando una variazone pari a + 90,22%.
    Trattandosi di un “diritto soggettivo” il caso delle richieste ex art. 5, l’aumento dei procedimenti conclusi negativamente è quasi interamente imputabile alle richieste ex art. 9, per quali si tratta di “concessione”; la stessa sproporzione si registra per le cittadinanze in itinere: 112.490 quelle per residenza, 33.791 quelle per matrimonio.

    Volendo comparare il dato italiano con quello di altri paesi europei, risulta ad esempio che nel 2008 avvenivano 135.117 acquisizioni di cittadinanza francese, a fronte delle 40.902 in Italia; inoltre nel caso Francese si sono avute 25.639 “Acquisitions par déclaration anticipée”, ovvero le aquisizioni che i figli degli immigrati nati in Francia possono effettuare prima di compiere i 18 anni, a partire da quando hanno compiuto 13 anni.

    Le conclusioni non hanno nulla di originale. Viviamo una situazione di intollerabile ingiustizia. Noi figli di immigrati, in quanto parte/non parte/a parte di questa società, subiamo in pieno tutte le conseguenze di una politica di governo lassista, assente, manifestamente illiberale ed antidemocratica.
    La cittadinanza per residenza è l’unico spiraglio per i figli d’immigrati nati all’estero, e per il 42% di coloro che, pur essendo nati in Italia, per un motivo o l’altro non riescono a diventare cittadini italiani quando compiono 18 anni.
    Pertanto non possiamo che leggere con grande sconforto questi dati.

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  • Eccovi l’audio della puntata del programma radiofonico “Italia in controluce” di Radio 24 andata in onda venerdì 15 aprile 2011: http://www.radio24.ilsole24ore.com/player/player.php?filename=110415-italia-in-controluce.mp3

    Intervistati insegnanti milanesi che commentano l’applicazione dell’infelice “tetto” del 30% alla presenza di studenti “”"stranieri”"” (le molte virgolette sono messe a proposito).

    Riportiamo qui sotto di questa bellissima filastrocca della professoressa Arcangela Mastromarco (intervistata nella puntata), “maestra da sempre”, referente del Polo StarT 1 di Milano.
    Grazie prof. !!!!!!!!!!!!!!!


    Alla scuola di Via Paravia…
    (Dedicata a Labò Anita che ama questa scuola da una vita)


    Alla scuola di via Paravia

    i bimbi scompaiono per magia.

    Magia bianca… magia nera …

    … prepari il peggio ed ecco, si avvera.

    Bolle, bolle la pozione:

    cosa mettiamo nel calderone?

    Un pizzico di periferia,

    un po’ di razzismo e xenofobia,

    una tonnellata di politica della paura

    e tanti bei tagli alla cultura.

    Togli la scuola ai nostri Italiani

    e la regali a quei mussulmani

    che disgustano i veri Padani?

    Mesta e rimesta e poi, che stupore …

    … il filtro funziona e semina orrore!

    Fugge di corsa l’etnia dei nativi,

    arrivano solo i brutti e i cattivi:

    Ahmed, Carlos, Sumila e Li Li

    ma dovete venire proprio qui?

    Per colpa vostra è a rischio il Programma

    e l’autoctono se la smamma.

    Zaino in spalla e pronti, via, andare

    per cinque anni dovrete marciare.

    Un po’ di chilometri vi faranno bene,

    in fondo prima eravate in catene!

    Tornate alla giungla, tornate al deserto,

    se non gradite quanto profferto

    dall’Ufficio Scolastico Provinciale

    e dalla Moioli, star comunale.

    Che il cielo si allarghi,

    che il sole risplenda,

    che questo mondo diventi una tenda,

    grande, grandissima, come il mare,

    in cui insieme possiamo giocare

    a fare finta che i nostri diritti,

    il rispetto, l’incontro, la storia di tutti

    siano tappeti sui quali volare

    per arrivare vicino, nel cuore.

    Vi chiamano ancora extracomunitari

    anche se siete nati e cresciuti a Bari,

    ma è la paura che alza i confini

    perfino tra i banchi e tra i bambini.

    Piccoli extracomunitari

    siete scolari preziosi e cari

    a questa vostra vecchia insegnante

    che vi chiede scusa seduta stante.

    Milano 8 aprile 2011
    Arcangela Mastromarco, maestra da sempre

    Per maggiori informazioni sulla Scuola Paravia di Milano: http://stranieromavero.blogspot.com/2011/04/milano-rischio-chiusura-la-scuola.html

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  • Articolo tratto da Stranieri In Italia.

    Un permesso a punti per i leghisti
    Le camicie verdi hanno un problema di integrazione. Andrebbero rimpiazzate con dei veri italiani


    Roma – 29 marzo 2011 – I 150 anni dell’Italia stanno così a cuore ai leghisti che si fanno venire la tachicardia al pensiero che il Paese è unito dalle Alpi a Lampedusa. Non è che non festeggiano, però come Nanni Moretti si chiedono: “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?” e alla fine decidono di non partecipare.

    È successo anche stamattina, quando la riunione del consiglio regionale Lombardo si è aperta con l’inno di Mameli. Al Pirellone suonava “Fratelli d’Italia”, ma il Trota e gli altri consiglieri del Carroccio se ne sono rimasti al bar, a celebrare il made in Italy del cappuccino. Gli unici leghisti in Aula erano il presidente del consiglio Davide Boni, un po’ meno leghista per il suo ruolo istituzionale, e Giangiacomo Longoni, che forse ci sente poco e ha continuato, seduto, a leggere il giornale.

    Scherzi a parte, qui c’è un problema serio di integrazione. Cosa bisogna fare per far diventare un pochino italiani i leghisti? Forse è troppo chiedere loro di studiarsi il Risorgimento, storia di tanti settentrionali che fecero l’ Italia. E magari non hanno nemmeno voglia di leggersi la Costituzione, quella roba che promette asilo ai profughi o che descrive il tricolore che Bossi consigliava di gettare nel cesso.

    Ma almeno un segno di buon volontà dovrebbero darlo. Imparino a memoria e intonino la prima strofa dell’inno nazionale e guadagneranno un permesso di soggiorno a punti, lo stesso che Maroni vuole imporre agli immigrati: un punto per ogni verso imparato e il premio raddoppia se non stonano. Per chi non ce la fa, nessuna espulsione (dove li mandi?), ma ripetizioni obbligatorie: “Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta…”

    Intanto, conviene trovare subito dei nuovi, veri italiani, almeno per rimpiazzare i posti lasciati liberi dalle camicie verdi. La ricerca è semplice, sono già tutti qui, un milione di ragazzi nati e cresciuti in Italia, figli di immigrati che, di immigrato, hanno solo il permesso di soggiorno. Ragazzi e ragazze pazienti e dalle spalle larghe, tanto da sopportare finora l’accanimento con cui la legge sulla cittadinanza continua a definirli stranieri.

    Loro l’inno lo conoscono e lo cantano, tifano per l’Italia, sono intimamente italiani, ogni giorno vivono e parlano da milanesi, romani e napoletani. Oltre a patire gli affanni di tutti i loro giovani coetanei, devono però anche sentirsi sempre con una valigia in mano, considerati dal loro Paese come ospiti di passaggio, pronti a tornare in paesi che magari non hanno mai nemmeno visitato.

    In tempi che ormai sembrano lontani, non sembrava impossibile una riforma scritta da tutto il Parlamento per riconoscere la cittadinanza italiana alle seconde generazioni. Ma la Lega Nord si è messa sempre e caparbiamente di traverso, e si è portata dietro anche quella parte della maggioranza che teme di regalare voti al Carroccio se non fa sempre la voce grossa su tutto ciò che fa rima con la parola immigrazione.

    Mettiamoli però per una volta accanto, i leghisti e i figli degli immigrati. Cosa pensano, cosa dicono, cosa fanno? È davvero così difficile capire quali sono i veri italiani?


    Elvio Pasca

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  • <<In relazione alla partecipazione politica e alla cittadinanza, MIPEX III ha rilevato che, in tutti i Paesi coinvolti, le politiche in atto non incoraggiano appieno gli immigrati ad essere parte attiva della vita politica e ad ottenere piena cittadinanza, sebbene si possa notare una tendenza in essere in alcuni Paesi rispetto a diritto di voto, doppia cittadinanza e ius soli (ad esempio in Portogallo, Grecia e Lussemburgo). L’Italia in questo settore si colloca al 14° posto su 31 paesi. L’Italia, come altri paesi di recente immigrazione, offre ai soggiornanti non comunitari opportunità politiche più limitate rispetto ai paesi di immigrazione consolidati che raggiungono un punteggio più elevato.>>


    Il punteggio è perfino peggiore per le politiche verso le nuove generazioni e gli studenti figli d’immigrati.


    <<Un’altra area presa in esame da MIPEX III è l’istruzione. Le politiche in atto non rispondono, in generale, ai bisogni delle nuove generazioni di studenti stranieri; sono poche le scuole dei 31 paesi coinvolti che hanno programmi effettivamente destinati a sostenere studenti, docenti e famiglie con bisogni speciali. Alcuni paesi (Nord Europa, USA e Canada) ottengono però punteggi più elevati. L’Italia si colloca al 19° posto su 31 paesi (comunque leggermente al di sopra della media UE). Adattare i sistemi di istruzione alla diversità costituisce una sfida per l’Europa e soprattutto per i nuovi paesi di immigrazione come l’Italia. Gli immigrati sotto i 18 anni hanno diritto di frequentare le scuole ma le loro esigenze sono, in generale, viste come problemi. A parte alcuni progetti, il sistema di istruzione italiano non sostiene attivamente nuove opportunità e un’istruzione interculturale. >>

    La Cittadinanza in Italia: una legge vecchia?
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    Canale YouTube di LookoutTV

    Fonte: http://www.mipex.eu/sites/default/files/pressreleases/italia_mipexiii_comunicato_stampa.pdf

    Sito del Mipex

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  • La Rete G2 Seconde Generazioni ha seguito dall’inizio l’iter della riforma della Legge 91 del 1992 iniziato il 16 Dicembre 2008 in Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati. Durante la discussione sono stati presentate 15 proposte di modifica della legge da parte di tutti i gruppi parlamentari. Dal 20 Luglio 2010 i deputati hanno smesso di discutere della riforma di questa legge in attesa che il Ministro dell’Interno Roberto Maroni esponga in Commissione Affari Costituzionali i dati e le procedure di concessione della cittadinanza italiana. È la seconda legislatura consecutiva che vediamo tradite le legittime richieste di un milione di italiani e italiane che vivono, studiano e lavorano con un permesso di soggiorno.
    La Rete G2 Seconde Generazioni chiede a tutti i parlamentari e in primis al Ministro dell’Interno, maggiore responsabilità e rispetto nei confronti di chi non rinuncia a sentirsi italiano nonostante il permesso di soggiorno. È ora che il Parlamento italiano approvi una legge che riconosca lo Ius Soli per le seconde generazioni dell’immigrazione.


    Rete G2 Seconde Generazioni
    http://www.secondegenerazioni.it/
    https://twitter.com/ReteG2
    http://www.facebook.com/ReteG2
    http://www.youtube.com/user/G2SecondeGenerazioni
    http://www.myspace.com/reteg2secondegenerazioni


     La Rete G2 – Seconde Generazioni è un’organizzazione nazionale apartitica fondata da figli di immigrati e rifugiati nati e/o cresciuti in Italia. Chi fa parte della Rete G2 si autodefinisce come “figlio di immigrato” e non come “immigrato”: i nati in Italia non hanno compiuto alcuna migrazione, e chi è nato all’estero ma cresciuto in Italia non è emigrato volontariamente, ma è stato portato in Italia da genitori o altri parenti. “G2” quindi non sta “per seconde generazioni di immigrati” ma per “seconde generazioni dell’immigrazione”, intendendo l’immigrazione come un processo che trasforma l’Italia, di generazione in generazione.
    La Rete G2 è un network di “cittadini del mondo”, originari di Asia, Africa, Europa e America Latina, che lavorano insieme su due punti fondamentali: i diritti negati alle seconde generazioni senza cittadinanza italiana e l’identità come incontro di più culture. G2 nasce a Roma nel 2005 e oggi ne fanno parte anche seconde generazioni di altre città italiane (Milano, Prato, Genova, Mantova, Arezzo, Padova, Imola, Bologna, Bergamo e Ferrara) che partecipano ai Workshop nazionali organizzati ogni anno dalla Rete. Complessivamente la Rete nazionale oggi riunisce ragazzi/e dai 18 ai 35 anni, originari di diversi Paesi: Filippine, Etiopia, Eritrea, Perù, Cina, Cile, Marocco, Libia, Argentina, Bangladesh, Capoverde, Iran, Srilanka, Senegal, Albania, Egitto, Brasile, India, Somalia, Ecuador e altri.

    G2 si incontra anche virtualmente sul Blog G2 (www.secondegenerazioni.it), finora raggiunto da più di 140mila visitatori, di cui visitatori unici 75mila per un totale di circa 1 milione di pagine visualizzate e discute sul Forum G2 (www.secondegenerazioni.it/forum) dove sono registrati circa 800 utenti.
    Nel 2006 sono stati realizzati i Video G2. Il primo ha vinto il Premio nazionale Mostafà Souhir “per l’originalità dello spunto e per essere espressione riuscita del protagonismo nel mondo della comunicazione da parte delle giovani generazioni”. Mentre il Ministero della Solidarietà Sociale ha commissionato alla Rete G2 uno spot audiovisivo basato sul suo secondo video, “G2: Forte e Chiaro”, realizzato in collaborazione con l’artista Maria Rosa Jijòn. La Rete G2 ha partecipato, tra il 2006 e il 2007, su invito del Ministro dell’Interno e del Ministro della Solidarietà Sociale agli incontri convocati sulla riforma del Testo Unico sull’immigrazione (leggi n. 189 del 2002 e n. 286 del 1998) ed è stata ricevuta in commissione Affari costituzionali della Camera per esprimere un proprio parere sia sulla riforma della legge sulla cittadinanza (legge n. 91 del 1992) che sul Testo Unico.
    Sempre nel 2007 la Rete G2 è entrata a far parte della Consulta nazionale del ministero della Solidarietà sociale “per i problemi degli stranieri immigrati e delle loro famiglie” e della Consulta dell’ “Osservatorio per l’integrazione degli alunni stranieri e l’educazione interculturale” presso il ministero della Pubblica istruzione, ed ha collaborato con il centro interculturale della Provincia di Mantova e con l’assessorato alle Politiche educative e scolastiche del Comune di Roma.
    Nello stesso anno G2 ha ideato e realizzato un originale strumento di comunicazione: il Fotoromanzo G2, per promuovere una modifica della legge sulla cittadinanza italiana (legge n. 91 del 1992) che sia più aperta nei confronti dei figli di immigrati nati e/o scolarizzati in Italia. Nel novembre 2007 alcuni rappresentanti della Rete G2 hanno consegnato nelle mani del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano una copia del Fotoromanzo e una lettera. Il Presidente ha accolto con favore le parole e l’appello della Rete G2 dichiarando che “la legge è troppo restrittiva, bisogna aprire canali nuovi di accesso alla cittadinanza italiana per tanti ragazzi e tanti giovani, figli di immigrati”.
    Nel 2008 la Rete G2 ha ideato e curato la trasmissione radiofonica “OndeG2”, in onda dal 15 febbraio su Radio Popolare Milano e a livello nazionale su Popolare Network, e ha promosso la raccolta musicale “Straniero a chi? Tracce e parole dei figli dell’immigrazione” in collaborazione con il ministero della Solidarietà sociale e con la casa discografica Gridalo forte records.

    Nel 2010 la Rete G2 ha partecipato alle audizioni in Commissione Affari Costituzioanali per la riforma della L. 91 del 1992 e in Commissione Cultura della Camera dei Deputati sull’accoglienza degli alunni figli di immigrati nel sistema scolastico italiano.

     Gli obiettivi della Rete G2 – Mission:
     - Riforma della legge per la concessione della cittadinanza italiana perché sia più aperta nei confronti delle seconde generazioni. L’accesso alla cittadinanza è l’unica via che consente ai figli di immigrati di essere considerati realmente dei pari, degli eguali, nei diritti e nei doveri, rispetto ai loro coetanei, figli di italiani;
    - Trasformazione culturale della società italiana perché sia più consapevole e si riconosca in tutti i suoi figli, indipendentemente dalle loro origini.

    Il Metodo della Rete G2:
    G2 segue un metodo di partecipazione diretta, senza intermediari per un dialogo diretto con le istituzioni. Un lavoro che sia prevalentemente di analisi collettiva della realtà italiana più che di sola testimonianza di singoli percorsi dei figli dell’immigrazione. G2 ha un approccio trasversale alle forze politiche, è una Rete che usa gli strumenti della politica ma si definisce apartitica, ossia non dipende da nessun partito.

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  • Immagine anteprima YouTube

    Il corto ReteG2+MiAmi2010 nasce dalla storia di Emily Zhu, bassista dei Cosmetic, che questa estate non ha potuto partecipare ad una data del gruppo a Londra per colpa dell’ennesima discriminazione burocratica subita da una seconda generazione.

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  • In: Articoli — Tag:, , , — ahimsa @ 9:24 pm

    .

    Pubblichiamo con immenso piacere il testo che ci ha inviato una delle insegnanti che abbiamo incontrato al “Consiglio di Classe G2″ il mese scorso a Milano.

    Dar voce ai bambini con cognome straniero


    picture.

    Io non sono un immigrato, sono figlio di persone coraggiose che hanno deciso di lasciare il loro Paese in cerca di un futuro migliore.
    Io sono un bambino, non sono l’interprete della scuola, dell’ospedale, dell’ufficio vaccinazioni. Voglio giocare e non perdermi la ricreazione.

    Io sono stato istruito in un’altra scuola, non sono ignorante se non conosco la storia degli antichi romani e quanto è lungo il Po.

    Io sono amato, non sono stato abbandonato dai miei genitori che per alcuni anni non hanno potuto tenermi con loro e con molto dispiacere mi hanno affidato ai nonni.Io sono trilingue, parlo italiano, filippino e ilocano. Tu, quante lingue parli?

    Io non sono un cinesino, sono un bambino cinese.

    Io sono nato in Italia, sono italiano, non sono nato nel Paese dei miei genitori e non ci sono neanche mai andato perché costa troppo.

    Io non sono integralista, sono di religione musulmana.

    Io sono un cittadino non comunitario, come gli americani, gli svizzeri, i giapponesi, non sono un extracomunitario e neanche un extraterrestre.

    Io non sono né adattabile, né smemorato. Penso spesso ai miei cugini, ai miei amici e ai miei parenti e ho molta nostalgia di tutto quello che ho lasciato.

    Io sbaglio le doppie, non sono sbagliato.

    Io non sono nomade , sono nato e cresciuto al campo di via Triboniano. È brutto, ma è la mia casa.

    Io sono un lettore veloce, leggo 3000 caratteri, non sono un analfabeta da alfabetizzare.

    Io non sono clandestino, sono nel permesso di soggiorno scaduto di mio padre che lavora in nero e fa il panettiere di notte.

    Io sono un nuovo cittadino dell’Italia, ma la Padania dov’è?

    Io non sono figlio di coppia mista, sono figlio di mio padre e di mia madre.

    Io non ho la musica nel sangue, sono stonato e non sono veloce come una gazzella.

    Io sono un bambino che ama due cose, il cous cous e la cotoletta.


    Arcangela Mastromarco
    Docente Referente
    Polo StarT 1
    ICS Casa del Sole
    Via Giacosa, 46

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  • flyer apposto

    Milano, 30 ottobre 2010 – Il 7 novembre 2010 si svolgerà il Forum pubblico dedicato alle scuole organizzato da Rete G2 – Seconde Generazioni.
    L’organizzazione nazionale, composta da figli di immigrati nati e/o cresciuti in Italia, sente l’urgenza di rafforzare i rapporti con il mondo dell’istruzione partendo dai docenti, che vivono in prima persona le sfide culturali e strutturali della scuola.
    Le Seconde Generazioni rappresentano i termometri di un cambiamento sociale, manifestato e riscontrato anche nei delicati ambiti della formazione e dell’educazione. Si tratta di un percorso che la Rete G2 – Seconde Generazioni intende approfondire ulteriormente, partendo da coloro che ogni giorno osservano direttamente questo mutamento. Tra i temi trattati il decreto Gelmini e la percezione delle seconde generazioni a scuola da parte di dirigenti scolastici insegnanti delle scuole primarie e secondarie del territorio milanese. L’obiettivo è quello di stimolare un confronto con i partecipanti, in primo luogo le scuole, che arricchisca ciascun partecipante alla tavola rotonda e permetta una conoscenza reciproca, basata sullo scambio di esperienze, della situazione dei figli d’immigrati presenti nelle scuole milanesi.

    Per ulteriori informazioni:
    ReteG2 – Seconde Generazioni
    g2@secondegenerazioni.it
    oppure
    Kibra Sebhat
    kibrasebhat@gmail.com
    333 8262492

    Scarica il materiale informativo:

    comunicato

    G2
    flyer
    flyer apposto

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  • Come Rete G2, Seconde Generazioni, network di figli d’immigrati troviamo aberrante la dichiarazione dell’Assessore Laura Marsilio, relativa alla presenza degli alunni figli d’immigrati presenti nella scuola Pisacane.

    Vorremmo ricordare all’Assessore alla Scuola che gran parte di quei bambini, poiché nati in Italia, a 18 anni diventeranno italiani, in base all’attuale legge sulla cittadinanza.

    Sarebbe opportuno che almeno in chi dovrebbe orientare e amministrare le politiche scolastiche, ci fosse una ben più ampia visione verso questi bambini, oggi non italiani sulla carta ma domani certamente si.

    Sono anni che chiediamo una riforma della legge proprio per quei bambini nati e cresciuti in Italia, proprio per evitare loro questi disagi e queste delegittimazioni. Una legge vecchia e su base etnica non può più costituire un limite per un sereno e normale inserimento scolastico di bambini già di fatto italiani.

    Per questo motivo rinnoviamo con forza l’appello al Governo affinché vengano presi opportuni provvedimenti per permettere a noi figli d’immigrati di essere considerati una volta per tutte cittadini italiani fin da bambini.

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  • Tornino a scuola ad imparare il significato di “immigrati”.
    Tornino a scuola ad imparare il significato di “stranieri”.
    Tornino a scuola, nella speranza che comprendano il danno che stanno facendo con articoli come questo:

    Scuola, ecco la prima B, “In classe tutti immigrati”

    Come si fa a chiamare “immigrati” dei bambini e delle bambine in buona parte nati/e in Italia, e per il rimanente parte arrivati qui da piccoli? Per costoro l’italiano è la lingua madre allo stesso modo dei loro coetani “italiani-non-immigrati” o, volendo, “italiani-non-stranieri”.
    E allora perchè allarmismi? Perchè il sensazionalismo dei titoli di articoli come questi?

    Il tetto del 30% non è attuabile perchè – per lo meno nella sua versione originaria – contempla un limite “etnico” che non tiene conto del luogo di nascita (Italia o all’estero) dei giovani e della loro conoscenza dell’italiano. Che senso ha, d’altronde, fare un articolo con un titolo del genere (la parte più evidente, quella che ne riassume in contenuto e che avrà più risonanza) quando nello stesso si afferma il contrario:
    «e poi quelli che chiamano “stranieri” nei fatti sono italiani come lei: hanno fatto la stessa scuola materna, parlano la nostra lingua perfettamente e apprendono molto più in fretta».

    Noi della Rete G2 esprimiamo tutto il nostro rammarico e ai giornalisti chiediamo una maggiore sensibilità e un po’ più d’attenzione nelle parole che usano.

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