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  • POLITICHE DI BUON SENSO SULL’IMMIGRAZIONE

    di Maurizio Ambrosini 16.12.2011

     

    L’immigrazione resta uno dei temi più incandescenti e più difficili da affrontare della politica italiana. Ma la semplificazione dei percorsi di cittadinanza è indispensabile per consentire una effettiva integrazione sociale. A partire dall’introduzione dello jus soli e del voto alle amministrative ai residenti stranieri. Anche perché i lavoratori stranieri in Italia pagano tasse e contributi alle casse dell’Inps. Il governo Monti ha già dato segnali di svolta rispetto al recente passato. Otterrà risultati adottando un approccio pragmatico.

    Tra le scelte qualificanti del governo Monti compare la delega sull’integrazione ad Andrea Riccardi. Qui certamente si coglie una svolta, di linguaggio e di approccio culturale, rispetto al governo precedente. Più volte, poi, il presidente Napolitano ha incitato governo e parlamento a riformare le norme sulla cittadinanza, in favore dei minori nati in Italia da genitori immigrati. Vorremmo quindi provare a suggerire qualche pista di lavoro al nuovo esecutivo, pur sapendo che il tema resta tra i più incandescenti e dunque difficili da maneggiare.

     

    SEGUIRE UN APPROCCIO PRAGMATICO

    Per questa ragione, il primo suggerimento è quello di adottare un approccio minimalista, pragmatico, scevro di quelle ambizioni di grande riforma che hanno condotto alla sconfitta il ministro Ferrero all’epoca del secondo governo Prodi. Più il nuovo governo riuscirà a depoliticizzare le questioni, a porle sul piano del buon senso, della soluzione di nodi pratici, maggiori saranno le possibilità di coagulare una maggioranza sufficiente nei delicati passaggi parlamentari.
    Partiamo allora dalla questione sollevata dal presidente Napolitano, che sarà prevedibilmente al centro del dibattito nei prossimi mesi. Il problema è serio: le norme italiane sono le più restrittive dell’Europa a 15, dopo che la Grecia ha riformato la propria legislazione. Pensare di formare dei buoni cittadini lasciandoli fuori dalla comunità non appare una politica sensata. Ma i minori nati qui sono quelli relativamente avvantaggiati, a patto che non si muovano dall’Italia per più di tre mesi: a 18 anni, fino al compimento dei 19, possono chiedere e ottenere la cittadinanza. I problemi maggiori riguardano i ragazzi ricongiunti, fosse pure all’età di un anno, e quelli che per un certo tempo si allontanano dal territorio nazionale, tipicamente per essere accuditi dai nonni: ricadono nella norma generale dei dieci anni di residenza, più i tempi di esame della pratica. Dunque, l’intervento di riforma dovrebbe puntare soprattutto a concedere la cittadinanza a coloro che hanno frequentato almeno cinque anni di scuola in Italia, eventualmente tra i 13 e i 18 anni.

    Continua a leggere l’articolo: http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002745.html


     

    CITTADINANZA E DIRITTO DI VOTO PER L’INTEGRAZIONE *

    di Andrea Stuppini 15.12.2011

    [...]

    I NUMERI DELLA CITTADINANZA

    Il numero dei cittadini stranieri che ottiene ogni anno la cittadinanza italiana è ancora molto limitato e lontano dalla media europea, seppure in crescita.
    Nell’ultimo decennio, confrontando il numero di acquisizioni di cittadinanza e il numero totale dei residenti stranieri, risulta che solo una persona straniera su 100 (per un totale di 260mila) ha acquisito la cittadinanza italiana.
    Il rapporto Eurostat relativo al 2009 (uscito in questi giorni), ha evidenziato come nell’Europa dei 27 l’acquisizione di cittadinanza sia in aumento: nel 2009 sono state 776mila le persone che hanno acquisito la cittadinanza negli stati membri, contro le 699mila del 2008.
    Confrontando il numero di cittadinanze assegnate con il numero dei residenti stranieri dei Paesi, le percentuali più alte sono state raggiunte in Portogallo (5,8 cittadinanze ogni cento stranieri), Svezia (5,3), Regno Unito (4,5). La media europea è del 2,4 e l’Italia è al di sotto, con l’1,5.
    Nel rapporto con la popolazione residente, le percentuali più alte sono state raggiunte in Lussemburgo (8,1 cittadinanze ogni mille abitanti), Cipro, Regno Unito e Svezia. La media europea è di 2,4 cittadinanze ogni mille abitanti: per l’Italia il rapporto è di uno a mille.
    Sulla situazione italiana possono essere utili tre osservazioni.
    La legge 91 del 1992 è una delle più rigide in Europa, in particolare per i minori nati in Italia, che sono oggi circa 600mila: potranno fare domanda solo dopo il compimento del diciottesimo anno di età (entro un anno dal compimento) e dimostrare la continuità del soggiorno regolare in Italia, sin dalla nascita.
    Con la legge 94/2009 (il “pacchetto sicurezza”) la richiesta di cittadinanza per matrimonio non è più possibile dopo sei mesi, ma dopo due anni dalle nozze; provvedimento giusto che tuttavia ha fatto sì che negli ultimi due anni per la prima volta le richieste per matrimonio fossero superate da quelle per cittadinanza, che prevedono dieci anni di residenza in Italia.

     

    Continua a leggere l’articolo: http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002735.html

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    Oltre ad urlare FORTE E CHIARO che sta riforma della cittadinanza s’ha da fare SUBITO, vi riproponiamo – per chi si fosse perso qualche passaggio – una breve rassegna di ciò che si sta muovendo nelle ultime settimane e che, per la prima volta nella storia nostra e di questo paese, il grande passo di civilità fin troppo rimandato sembra possibile.


    <<“Caro presidente… con stima e affetto, Rete G2″
    Ecco il testo della lettera consegnata dai ragazzi dalla Rete G2- Seconde generazioni al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 15 novembre.>>

    Dal blog di Alessandra Coppola: http://nuovitaliani.corriere.it/

     

     

    <<“Napolitano tifa G2. I ragazzi della Rete: “Che emozione!”>>
    Dal blog di Alessandra Coppola: http://nuovitaliani.corriere.it/2011/11/se_qualcuno_sera_distratto_nap.html

     

     

    <<Intervento del Presidente Napolitano all’incontro dedicato ai “Nuovi Cittadini italiani”.
    All’interno dei vari progetti di riforma delle norme sulla cittadinanza, la principale questione aperta rimane oggi quella dei bambini e dei ragazzi. Molti di loro non possono considerarsi formalmente nostri concittadini perché la normativa italiana non lo consente, ma lo sono nella vita quotidiana, nei sentimenti, nella percezione della propria identità. I bambini nati in Italia, che fino ai 18 anni si trovano privi della cittadinanza di un Paese al quale ritengono di appartenere, se ne dispiacciono e se ne meravigliano, perché si sentono già italiani come i loro coetanei. Lo abbiamo ascoltato nell’intervista alla giovane della rete G2, che unisce le seconde generazioni. Lo stesso atteggiamento hanno quei ragazzi che in Italia sono arrivati da piccoli, ma qui sono cresciuti e hanno studiato: ritengono di avere diritto ad un trattamento che riconosca il loro percorso di vita ed educativo. E proprio sulla necessità di riflettere su una possibile riforma delle modalità e dei tempi per il riconoscimento della cittadinanza italiana ai minori si è registrata una sensibilità politica significativa e diffusa già nella discussione del gennaio 2010 alla Camera dei Deputati. Si osserva, inoltre, una ampia disponibilità nell’opinione pubblica italiana a riconoscere come cittadini i bambini nati in Italia da genitori stranieri. >>
    http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Discorso&key=2302

     

     

    <<Riccardi: “Riforma della cittadinanza è interesse di tutti”
    “I nati in Italia giuridicamente stranieri – aggiunge Riccardi – superano il mezzo milione. E i minori residenti sono quasi un milione. Insomma, parlano l’identica lingua, vedono i medesimi paesaggi, vivono la stessa storia, sono legati al nostro mondo. Senza di loro, l’Italia sarebbe piu’ vecchia e con minori capacita’ di sviluppo”.
    “Vedo convergere in questo progetto, come nelle grandi scelte della politica, – conclude Riccardi – l’identita’ nazionale con l’interesse nazionale. E anche con l’interesse dei soggetti in questione, cioe’ i bambini e le loro famiglie”.>>

    http://www.stranieriinitalia.it/attualita-riccardi_ripensare_la_legge_sulla_cittadinanza_14094.html

     

     

    <<“Italiani i bimbi nati in Italia. E che sia la volta buona”
    Questa deve essere a tutti i costi la volta buona, ma con una legge intelligente, lungimirante, a prova di critiche e ripensamenti. I figli degli immigrati, un milione in tutto, quasi il 60 per cento dei quali nati in Italia, non possono più aspettare. Bastano pochi articoli e la volontà politica per realizzarla. Dovrà essere contenta anche la Lega: in questo modo, come per magia, vi saranno meno stranieri nelle nostre scuole.>>.
    Dal blog di Corrado Giustiniani: http://www.ilmessaggero.it/home_blog.php?blg=P&idb=1259&idaut=11

     

     

    <<“Riforma cittadinanza. Fli riparte dalla “Sarubbi-Granata”"
    “Molti di questi bambini, quasi un milione, frequentano le nostre scuole, parlano la nostra lingua e i nostri dialetti, tifano per le nostre squadre. Amano l’Italia molto piu’ di italiani che invece la denigrano e la onorano piu’ di qualche nostro collega parlamentare”, ha detto Granata, promotoredel testo originario insieme al deputato del Partito Democratico Andrea Sarubbi
    >>.
    http://www.stranieriinitalia.it/attualita-riforma_cittadinanza._fli_riparte_dalla_sarubbi-granata_14097.html

     

    <<“Cittadinanza. Turco: “In Parlamento c’è maggioranza per unire vecchi e nuovi italiani”"
    Parlare oggi di cittadinanza per i figli degli immigrati, cambiare una legge così ostile, così disumana è un atto di umanità e di buon senso e a me pare che sia molto importante che proprio oggi la politica mostri ragionevolezza, senso di equità, competenza e, appunto, umanità…
    Credo che ci si possa intendere sullo ius soli temperato. Noi diciamo che deve essere italiano chi nasce in Italia da immigrati che dimostrano già un certo radicamento, e il parametro possono essere cinque anni di residenza regolare,  o i minori arrivati qui da piccoli che completano un ciclo scolastico. Convergiamo su questo, concentriamoci sul merito lasciando da parte le etichette politiche, e potremo riformare la legge….
    Riconoscere che chi nasce e cresce in Italia è italiano, cambiare un legge così severa da rappresentare un caso unico in Europa, significa anche rendere più forte l’Italia e il principio della coesione nazionale.
    >>
    http://www.stranieriinitalia.it/attualita-riforma_cittadinanza._turco_in_parlamento_c_e_maggioranza_per_unire_vecchi_e_nuovi_italiani_14106.html

     

     

    Rete G2 sul TG2: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-bf03c2bb-77ff-4c4e-8f4f-e200cc2d9b8d-tg2.html

     

     

    <<“Dare la cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori immigrati? Napolitano lo chiede. Sei d’accordo?”>>
    “Right is right, even if everyone is against it; and wrong is wrong, even if everyone is for it.” disse William Penn, filosofo inglese di religione Quacchera del XVII° secolo, da cui prende il nome lo Stato della Pennsylvania. Pertanto non saranno certo i risultati di un sondaggio a dirci cosa è giusto e cosa è sbagliato…ma se proprio vi piacciono i sondaggi andate a votare:
    http://www.corriere.it/appsSondaggi/votazioneDispatch.do?method=risultati&idSondaggio=9844

     

     

    <<“Seconde generazioni fondamentali, solo con noi l’Italia uscirà dalla crisi”.
    Giorgio Napolitano al Quirinale con i rappresentanti della Rete G2
    Tailmoun, portavoce della Rete G2: «Da Napolitano la scossa decisiva
    senza la Lega riforma più vicina»>>.

    http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/431159/

     

     

    <<“Italiani dimezzati e cittadinanza: storia di diritti negati, Tutto quello che i figli degli immigrati non possono fare”>>
    di Elisabetta Reguitti da Il Fatto Quotidiano: http://www.infonodo.org/node/30565

     

     

    Rete G2 su “24 Mattino” di Alessandro Milan, Radio 24
    <<Diritto di cittadinanza.
    Chi è nato qui, sia italiano. E’ il sunto di quanto pronunciato dal Presidente della Repubblica Napolitano in tema di immigrazione. In Italia non è previsto il cosiddetto “Ius soli” in base al quale si ottiene la cittadinanza per il semplice fatto di essere nati nel Belpaese ma diverse forze politiche e in primis FLi, il Pd e l’IDV non disdegnano l’idea di introdurre questa possibilità nel nostro ordinamento avviando una discussione sul tema in Parlamento. Un tentativo, però, subito stoppato da Pdl e Lega. Ne discutiamo con Mohamed Tailmoun, portavoce nazionale di Rete G2, immigrati di seconda generazione e con gli onorevoli Gianluca Pini della Lega Nord e Andrea Sarubbi del Pd.>>
    http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?articolo=cittadinanza-italiana-napolitano-immigrati-ius-soli-parlamento

     

     

    Rete G2 su “Area di servizio”, Radio 1 Rai (da 37′.45”  a 49′.25”)
    http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-19c05616-e1ad-4cd5-881f-b290ce512065-radio1.html#p=0

     

     

    Rete G2 ad Agorà, Rai 3, del 29/11/2011
    http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-e817a45f-c97c-4646-bb4a-4bd1cc3a5483.html#p=0

     

     

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  • RETE G2 : “GRAZIE PRESIDENTE, NOI ITALIANI CON PERMESSO DI SOGGIORNO”


    La Rete di figli e figlie d’immigrati plaude Il Presidente Napolitano che accoglie nuovamente le istanze di riforma della cittadinanza che Rete G2 porta avanti dal 2005


    Roma, 22 Novembre 2011 – La Rete G2 , ringrazia il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per essersi fatto ancora una volta portavoce della causa sulla cittadinanza italiana per i figli d’immigrati.

    Già lo scorso 15 novembre in occasione dell’incontro sui nuovi cittadini il Presidente aveva citato nel suo discorso il lavoro svolto in questi anni dalla Rete G2 , a favore di una riforma della legge sulla cittadinanza che riconosca i figli d’immigrati nati e ricongiunti con le loro famiglie da minorenni, cittadini italiani come gli  altri.

    “Grazie Presidente, perché della cittadinanza hanno bisogno le seconde generazioni per essere definite come già sentono di essere e ne ha bisogno il nostro Paese. Il nostro grande Paese sempre meno giovane e oggi sempre più in difficoltà, per il quale noi figli d’immigrati nutriamo un profondo sentimento di appartenenza, tanto da cercare costantemente, come Rete G2 di dare un contributo forte in termini di energie e sviluppo, in qualità di cittadini attivi; oggi più che mai a fronte di una crisi economico/sociale incalzante e destabilizzante come quella che stiamo attraversando”.

    “Ed è proprio la consapevolezza di tutte queste “energie italiane” senza diritti, disperse da una legge sulla cittadinanza italiana poco lungimirante, che ci ha sempre spinti a chiedere una riforma della cittadinanza per un’ Italia moderna e cosmopolita, fatta di volti non tipicamente italiani ma di spirito non diversamente italiani”


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  • Comunicato stampa
    15/11/2011

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    RETE G2 SU NUOVI CITTADINI: “OGGI L’ITALIA E’ IL NOSTRO PAESE”

    La Rete di figli e figlie d’immigrati plaude Il Presidente Napolitano che accoglie nuovamente le istanze di riforma della cittadinanza che dal 2005 Rete G2 propone al Parlamento.

    La Rete G2 , presente oggi all’incontro “I nuovi cittadini”, ringrazia il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per essersi fatto ancora una volta portavoce della causa sulla cittadinanza italiana per i figli d’immigrati.
    In occasione dell’incontro il
    Presidente ha citato nel suo discorso il lavoro svolto in questi anni dalla Rete G2 , a favore di una riforma della legge sulla cittadinanza che riconosca i figli d’immigrati nati e ricongiunti con le loro famiglie da minorenni, cittadini italiani come glia altri.


    Nel suo discorso il Presidente Napolitano ha infatti sottolineato che “i bambini nati in Italia, che fino ai 18 anni si trovano privi della cittadinanza di un Paese al quale ritengono di appartenere, se ne dispiacciono e se ne meravigliano, perché si sentono già italiani come i loro coetanei. Lo abbiamo ascoltato nell’intervista alla giovane della rete G2, che unisce le seconde generazioni”.


    Secondo la Rete G2, che in quell’occasione ha anche consegnato una lettera al Presidente Napolitano,“ nel non facilitare le acquisizioni di cittadinanza per i bambini di origine straniera nati in Italia e per i minori ricongiunti con le loro famiglie si manifesta una doppia discriminazione: una verso i figli dell’immigrazione e una verso una generazione di italiani e italiane, che tali si considerano nonostante la legge attuale, e che potrebbero contribuire allo sviluppo del nostro Paese”.


    Il nostro auspicio – ha dichiarato Mohamed Tailmoun, portavoce della Rete G2 – come rete di figli e figlie d’immigrati è quello che anche il Governo Monti accolga queste istanze e avvii un percorso per una riforma urgente della legge 91 del 92 e permettere quel ricambio generazionale, quelle energie sommerse, oggi più che mai necessarie per affrontare le sfide economico-sociali del Paese”. Del nostro Paese”.


    La Rete G2 – Seconde Generazioni è un’organizzazione nazionale apartitica fondata da figli di immigrati e rifugiati nati e/o cresciuti in Italia. Chi fa parte della Rete G2 si autodefinisce come “figlio di immigrato” e non come “immigrato”: i nati in Italia non hanno compiuto alcuna migrazione, e chi è nato all’estero ma cresciuto in Italia non è emigrato volontariamente, ma è stato portato in Italia da genitori o altri parenti. “G2” quindi non sta “per seconde generazioni di immigrati” ma per “seconde generazioni dell’immigrazione”, intendendo l’immigrazione come un processo che trasforma l’Italia, di generazione in generazione.

    La Rete G2 è un network di “cittadini del mondo”, originari di Asia, Africa, Europa e America Latina, che lavorano insieme su due punti fondamentali: i diritti negati alle seconde generazioni senza cittadinanza italiana e l’identità come incontro di più culture. G2 nasce a Roma nel 2005 e oggi ne fanno parte anche seconde generazioni di altre province italiane (Milano, Firenze, Prato, Genova, Mantova, Arezzo, Padova, Imola, Bologna, Bergamo e Ferrara) che partecipano ai workshop nazionali organizzati ogni anno dalla rete. Complessivamente la rete nazionale oggi riunisce ragazzi/e dai 18 ai 35 anni, originari di diversi Paesi: Filippine, Etiopia, Eritrea, Perù, Cina, Cile, Marocco, Libia, Argentina, Bangladesh, Capo Verde, Iran, Sri Lanka, Senegal, Albania, Egitto, Brasile, India, Somalia, Ecuador e altri. La Rete G2 si incontra anche virtualmente sul BlogG2 (www.secondegenerazioni.it) e discute sul ForumG2 (www.secondegenerazioni.it/forum).

    Per contatti:
    Mohamed Tailmoun
    Cell. 340 -5841815
    g2@secondegenerazioni.it
    www.secondegenerazioni.it

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  • CONFERENZA STAMPA COMITATO MILANO, GIOVEDI’ 29 SETTEMBRE,PALAZZO MARINO, MILANO


    Milano – 27 settembre 2011 – Col deposito in Cassazione dei testi delle due leggi di iniziativa popolare, sottoscritti dagli esponenti delle organizzazioni che hanno promosso la Campagna L’Italia sono anch’io, è cominciata la raccolta delle firme necessarie per la consegna delle leggi in Parlamento. Ci sono sei mesi di tempo per raggiungere l’obiettivo delle 50.000 firme in calce a ciascuna delle due proposte di legge.

    A Milano la raccolta di firme inizierà  giovedì 29 settembre.

    Il lancio della Campagna, le importanti adesioni e le iniziative milanesi saranno illustrate durante la CONFERENZA STAMPA che si terrà giovedì 29 settembre, alle ore 14.00, presso il Comune di Milano (Palazzo Marino, Sala Giunta).

    Saranno presenti il sindaco Giuliano Pisapia e il presidente del Consiglio comunale, Basilio Rizzo, oltre ai rappresentanti delle organizzazioni del comitato promotore, che sottoscriveranno  per primi le due proposte di legge di iniziativa popolare.


    Comitato promotore: ACLI Milano Monza e Brianza, Anolf Milano, ARCI Milano, Asgi, Avvocati per niente, Cgil Milano, Cisl Milano, Conapi, Coordinamento Milanese Pace in Comune, Libera Milano, Naga, Rete immigrati autorganizzati Milano, Rete G2, Rete Primo Marzo.


    in allegato il comunicato

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    www.litaliasonoanchio.it
    Italiasonoanchio.milano@gmail.com


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    Rete G2 –Seconde Generazioni su scuola via Paravia: “Ma quale ghetto sono i futuri cittadini italiani!”


    Roma, 5 settembre 2011


    La Rete G2 – Seconde Generazioni, rete nazionale di figli d’immigrati, esprime forte preoccupazione per la decisione del Ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini di chiudere la classe elementare di via Paravia a Milano.
    “Ricordiamo al Ministro Gelmini che gran parte dei bambini iscritti sono nati in Italia, hanno l’italiano come lingua madre e hanno frequentato asili italiani. Nei mesi scorsi oltretutto  il Ministro aveva precisato che il tetto non avrebbe riguardato i nati in Italia,  a seguito del dibatitto relativo alla legge sulla cittadinanza in vigore (N°91 del 1992) che non permette ai figli d’immigrati nati in Italia di ottenere la cittadinanza italiana da minorenni .

    Come lei sa, caro Ministro, si tratta della nuova popolazione italiana che conta oltre 500.000 seconde generazioni nate nel territorio, su quasi un milione di figli d’immigrati cresciuti qui. Se la scuola per prima non sarà capace di riconoscere questo ricambio generazionale e comunicare che non si sta parlando di stranieri ma di futuri cittadini italiani, chiameremo a sprosito ogni classe con bambini di diverse origini classi ghetto? Chi frequenterà più le classi italiane?

    Il mondo e l’Italia stanno cambiando e l’inevitabile corso della storia non solo è da accettare, ma soprattutto da vivere. Ci uniamo all’appello dei genitori per una rapida soluzione del caso, nel rispetto di questi bambini e del principio di non discriminazione.

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  • Riportiamo l’articolo di Stranieri in Italia sulla presentazione dell”Indagine conoscitiva  sulle problematiche connesse all’accoglienza di alunni con  cittadinanza non italiana nel sistema scolastico italiano.

    Seconde generazioni. Fini: “Serve lungimiranza su scuola e cittadinanza”

    “Sei alunni stranieri su dieci sono nati qui, sono gia’, a tutti gli effetti, veri e propri cittadini italiani”. “Criteri restrittivi spingono anche ad abbandonare gli studi”

    Roma – 28 giugno 2011 –L’articolo 34 della nostra Costituzione dice che ’scuola e’ aperta a tutti’. È da questo principio che, secondo Gianfranco Fini, bisogna partire per governare una scuola sempre più multietnica, “che contenga in se’ gli anticorpi per opporsi a qualsiasi irragionevole manifestazione di intolleranza e, peggio ancora, di discriminazione”.

    Il presidente della Camera è intervenuto oggi a Montecitorio alla presentazione dell”Indagine conoscitiva sulle problematiche connesse all’accoglienza di alunni con cittadinanza non italiana nel sistema scolastico italiano”, svolta dalla commissione Cultura della Camera. Da questa emerge che gli alunni figli di immigrati sono ormai 630mila, il 7% del totale, e oltre la metà di loro sono nati qui.

    “Si comprende in modo inequivocabile, dal momento che i numeri hanno un valore oggettivo, come la sfida delle moderne democrazie sia proprio quella di affrontare in modo nuovo rispetto al passato, il tema dell’integrazione e della cittadinanza” ha sottolineato Fini. “Naturalmente – ha aggiunto – le iniziative normative volte a disciplinare il settore non devono essere immaginate o interpretate come strumenti posti a protezione degli italiani dal rischio ’stranieri’, ma come, invece, strumenti di programmazione e di regolazione di un fenomeno nuovo e sempre piu’ destinato ad incidere all’interno della nostra societa’”.

    Secondo il presidente della Camera, ” la questione dell’integrazione scolastica degli alunni stranieri, che si interseca in modo profondo con quella relativa all’ottenimento della cittadinanza italiana, deve essere affrontata con lungimiranza. Anche perche’ il 60% dei minori stranieri che risiedono in Italia sono nati qui da noi ed e’ anche a loro che dobbiamo guardare, dal momento che, nei fatti, sono gia’, a tutti gli effetti, veri e propri cittadini italiani, anche se non hanno ancora avuto il riconoscimento giuridico e lo status”.

    “Rispetto al tema della cittadinanza, e’ emerso, infatti, che molti giovani nati in Italia vivono questa limitazione con estremo disagio e che tale condizione, com’e’ evidente, non favorisce l’integrazione in una societa’ che deve tendere ad essere sempre piu’ pluralista ed aperta. I criteri molto restrittivi per ottenere la cittadinanza italiana –ha ricordato Fini- divengono un ulteriore peso per molti giovani che ormai si sentono italiani” e “cio’ influisce spesso sulla scelta di abbandonare il percorso scolastico e d’istruzione dopo la scuola dell’obbligo”.

    “E questa non puo’ che essere la sfida che si consegna alla scuola del futuro chiamata ad assumere un fondamentale ruolo di traino dei nuovi processi di integrazione”.Qualcosa di simile, del resto, “e’ gia’ successo in passato per l’integrazione degli alunni provenienti dalle regioni del Sud d’Italia che si trasferivano al Nord con le famiglie”.

    “Gli studenti vivono gia’ con grande naturalezza una scuola caratterizzata da forti presenze di compagni di studio con formazione culturale profondamente diversa. Di questa rilevante evoluzione socio-culturale devono, quindi, ora acquisire una sempre maggiore consapevolezza le istituzioni centrali e territoriali, le forze politiche e sociali, l’intera opinione pubblica del Paese, al fine di superare diffidenze, svuotare sacche di ignoranza e presentare la realta’ per quello che veramente e’”.

    “Occorre rimuovere paure ingiustificate, ritardi culturali e psicologici, cedimenti ad ogni forma di ‘etnonazionalismo’, che ostacolano il governo delle grandi trasformazioni sociali. Per farlo -ha concluso presidente della Camera- bisogna superare la logica dell’emergenza e definire un progetto di societa’ piu’ aperta, piu’ evolutiva e piu’ libera”.


    Fonte: Stranieri in Italia

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  • Ouidad Bakkali, una seconda generazione al potere

    Doppio record per il nuovo assessore alla cultura e alla scuola di Ravenna: ha solo venticinque anni ed è figlia di immigrati. “Ma quanto è stato difficile diventare italiana anche per la legge…”

    Leggi l’articolo su Stranieri In Italia.

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  • In: Articoli — Tag:, , — ahimsa @ 3:28 am

    La popolazione con cittadinanza straniera residente in Italia è passata dai 3,9 milioni del 2009 ai 4,2 milioni del 2010. Nello stesso periodo, le cittadinanze concesse ex art. 9 della legge 05/02/1992 n.91 sono passate dalle 23.874 del 2009 alle 22.796 del 2010. L’aumento assoluto dei procedimenti conclusi positivamente, attestatosi ad un misero + 0,34%, è interamente imputabile alle cittadinanze acquisite per matrimonio ex art. 5 della legge 05/02/1992 n.91, passate dalle 17.122 del 2009 alle 18.593 del 2010.

    A titolo di confronto si noti che i matrimoni con almeno un cittadino straniero sono stati 23.560 nel 2007, 24.548 nel 2008, 21.357 nel 2009.
    Con l’entrata in vigore dell’art. 1 comma 11 della Legge 15 luglio 2009, n. 94 “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”, l’art. 5 della legge 05/02/1992 n.91 è stato modificato portando il tempo richiesto per ottenere la cittadinanza per matrimonio da 6 mesi a due anni. Tuttavia gli effetti di questa modifica sui totali delle cittadinanze acquisite si potranno vedere soltanto con i dati sui procedimenti conclusi favorevolmente nel 2011, ed ancor più con quelli del 2012.

    Tornando ai dati di cui sopra (consultabili integralmente sul sito del Ministero dell’Interno), mentre le cittadinanze per residenza diminuiscono, i rifiuti delle istanze di concessione sono quasi raddoppiati, registrando una variazone pari a + 90,22%.
    Trattandosi di un “diritto soggettivo” il caso delle richieste ex art. 5, l’aumento dei procedimenti conclusi negativamente è quasi interamente imputabile alle richieste ex art. 9, per quali si tratta di “concessione”; la stessa sproporzione si registra per le cittadinanze in itinere: 112.490 quelle per residenza, 33.791 quelle per matrimonio.

    Volendo comparare il dato italiano con quello di altri paesi europei, risulta ad esempio che nel 2008 avvenivano 135.117 acquisizioni di cittadinanza francese, a fronte delle 40.902 in Italia; inoltre nel caso Francese si sono avute 25.639 “Acquisitions par déclaration anticipée”, ovvero le aquisizioni che i figli degli immigrati nati in Francia possono effettuare prima di compiere i 18 anni, a partire da quando hanno compiuto 13 anni.

    Le conclusioni non hanno nulla di originale. Viviamo una situazione di intollerabile ingiustizia. Noi figli di immigrati, in quanto parte/non parte/a parte di questa società, subiamo in pieno tutte le conseguenze di una politica di governo lassista, assente, manifestamente illiberale ed antidemocratica.
    La cittadinanza per residenza è l’unico spiraglio per i figli d’immigrati nati all’estero, e per il 42% di coloro che, pur essendo nati in Italia, per un motivo o l’altro non riescono a diventare cittadini italiani quando compiono 18 anni.
    Pertanto non possiamo che leggere con grande sconforto questi dati.

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