Articoli marcati con tag ‘seconde generazioni’

Seconde generazioni senza libertà di movimento

domenica, 22 agosto 2010

Vacanze autartiche

Dona sogna una vacanza romantica, con il fidanzato. Sogna, perché anche se vive a Roma da quando aveva 11 anni resta in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno. Senza, non può viaggiare.

Quest’estate Dona Rose Della Cruz sogna una vacanza romantica, in compagnia del fidanzato. Sogna, perché anche se vive a Roma da quando aveva 11 anni, e ora ne ha 27, non ha ancora ottenuto la cittadinanza italiana, ma resta in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno (richiesto ad agosto 2009) o magari della sua trasformazione in carta di soggiorno: documenti utili per poter rientrare in Italia una volta usciti dai confini nazionali.

Meno diffusa del “permesso”, la carta di soggiorno può essere richiesta dopo 5 anni di permanenza regolare in Italia, dove la possiedono ormai 716mila immigrati non comunitari (Idos 2009). È a tempo indeterminato e quindi permette maggiore libertà di circolazione all’interno dell’area Schengen. La carta consente di rientrare in Italia “senza dannarsi”, visto che alcuni Stati Schengen non riconoscono come valida “la richiesta di rinnovo” del permesso di soggiorno.

In attesa del prezioso documento, Dona ha deciso quindi di mettere da parte “i progetti da sogno”: non ha alcuna intenzione di rivivere la bruciante frustrazione di una vacanza naufragata a causa del permesso scaduto. Come le era capitato alcuni mesi fa, quando è stata costretta a rinunciare a un viaggio premio a Lisbona, vinto come impiegata modello della banca in cui lavora: i biglietti trasformati in carta straccia e stanza d’albergo inutilmente pagata. “Sembra assurdo ma, in attesa di rinnovo, sarebbe più facile programmare un viaggio nelle Filippine, il mio Paese d’origine, e rientrare in Italia senza fare scalo in altri Stati europei, che organizzare un romantico week-end low cost in una capitale europea”, spiega Dona.

“Le difficoltà di viaggiare nel vecchio continente, quando si è in attesa di rinnovo, condizionano profondamente le nostre vite -commenta Ismail Ademi della rete G2, organizzazione nazionale di figli di immigrati-. Soprattutto per i giovani, il viaggio rappresenta un modo per fare gruppo e allargare gli orizzonti”. Non resta che sperare nelle rassicurazioni degli esperti: “Uno spiraglio c’è -dice Paolo Bonetti dell’Asgi, Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione-. Dall’aprile di quest’anno è entrato in vigore il Codice comunitario dei visti, un regolamento europeo che stabilisce regole più semplici”. Bisognerà solo capire in che modo verrà applicato.

tratto da: TERRE di MEZZO MAGAZINE

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ALISYA NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE

domenica, 4 luglio 2010
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Trailer del documentario di Simone Amendola – prodotto da Parsec e Filmalbatros – che racconta la realtà del quartiere Cinquina, alla periferia di Roma.

Ha vinto il Premio Ilaria Alpi e sarà trasmesso in autunno su Rai Tre.

http://www.parsec-consortium.it/

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Quando sarò grande…

venerdì, 25 giugno 2010

Mercoledì prossimo io e mia madre siamo convocati in questura a Perugia, per il «Colloquio inerente la richiesta di cittadinanza presentata presso la Prefettura – Ufficio Territoriale di Governo di Perugia ai sensi dell’art. 9 della Legge 91/92».
Non avendo, io, genitori o ascendenti in linea retta di secondo grado che sono cittadini italiani per nascita; non essendo io stato adottato da cittadini italiani; non avendo io prestato servizio, in Italia (dove tra l’altro sono impossibilitato per legge!) o all’estero, alle dipendenze dello Stato; non essendo io un cittadino di uno Stato membro delle Comunità Europee; non essendo io apolide; non avendo io «reso eminenti servizi all’Italia» (se non quelli di essere una persona onesta, che studia e se ne ha la possibilità lavora, che si dà da fare per cercare di migliorare il mondo che lo circonda) e dato che, a quanto pare, nel mio caso non sembra neanche ricorrere «un eccezionale interesse dello Stato», per me si può applicare soltanto la lettera f del primo comma dell’articolo 9 della sopracitata Legge n.91 del 1992, che prevede la concessione della cittadinanza italiana «con decreto del Presidente della Repubblica, sentito il Consiglio di Stato, su proposta del Ministro dell’interno…allo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica».

E poco importa se gli anni di residenza non sono più dieci ma 18. A questa età – non la mia, che di anni ne ho 25, ma a 18 anni – gli italiani diventano maggiorenni, e possono fare quasi tutte le cose che può fare una persona adulta: si acquisisce piena capacità giuridica di agire; si può votare nelle elezioni regionali e amministrative ed eleggere un deputato; si può essere eletti sindaco, presidente della provincia, consigliere comunale e provinciale, consigliere regionale e perfino presidente della giunta regionale; infine si può prendere la patente B.
Si noti che per poter essere privati del diritto all’elettorato attivo e passivo bisogna aver commesso gravi crimini; per accedere a questi “privilegi”, invece, basta nascere da genitori italiani; per gli immigrati e per i loro figli si potrebbe, in un certo senso, parlare di una colpa da espiare preventivamente…

Alla luce di tutto ciò io ho buone ragioni per sentirmi ancora un minore…o peggio, un criminale o potenziale tale!

Ma torniamo al mio appuntamento di mercoledì. All’atto di presentarmi in Questura devo riprodurre molta della documentazione che ho già consegnato a suo tempo – lo scorso novembre 2009 – quando ho presentato la mia richiesta. La pratica di mio fratello e mio padre è rimasta indietro perchè hanno dovuto rifare i documenti dall’India (certificati penali ed estratto dell’atto di nascita), i quali presentavano alcuni errori di trascrizione. Inoltre devo compilare un modulo – molto simile a quello già compilato – nel quale, oltre alle mie generalità, elenco degli indirizzi dove ho avuto residenza, viaggi effettuati all’estero con tanto di date e motivi del viaggio, mi si chiede anche: «Conoscenza della lingua italiana», «Conoscenza dei principi su cui si ispira l’ordinamento italiano», «Grado di assimilazione nel contesto nazionale», «Benemerenze ottenute dallo Stato Italiano», «Pubblicazioni effettuate» (vanno bene anche gli articoli di giornale?) e «Specificare dettagliatamente i motivi per cui chiede la cittadinanza italiana».

Con una quasi-laurea in Scienze Politiche (in una università italiana) problemi non ne dovrei avere. Qualche dubbio mi sovviene con l’ultimo punto. Quattro righe di spazio libero sono poche ed allo stesso tempo troppe per poter rispondere. Potrei tagliare corto scrivendo che “chiedo la cittadinanza italiana per poter partecipare pienamente alla vita politica, economica e sociale di questo paese”. Oppure, parafrasando ancora gli articoli 1, 2 e 3 della nostra Costituzione potrei dire che “chiedo la cittadinanza per poter partecipare all’esercizio della sovranità popolare; la chiedo per avere gli strumenti per poter adempiere pienamente ai doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale; per rendere possibile il pieno sviluppo della mia persona umana e per poter partecipare effettivamente all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”. Volendo, potrei anche continuare e citare l’articolo 4, motivando la mia richiesta con la volontà di concorrere “al progresso materiale e spirituale della società”.

Ci sarebbe molto altro da dire e da scrivere, ma credo che mai come in questo caso sia d’obbligo rimanere nel politically correct. Sul modulo di mia madre credo che scriverò qualcosa di simile a quanto scriverò per me, forse in una versione più semplificata, di modo che la possa capire agilmente e all’occorrenza ripetere. Mia madre non ha grossi problemi con l’italiano; non avendo studiato in Italia ha qualche difficoltà con la grammatica e con la punteggiatura, parla e capisce un lessico semplificato. Nei prossimi giorni le farò ripassare i nomi delle massime cariche dello Stato (sa chi sono Berlusconi, Fini, Maroni e Bossi – “quelli della Lega, – direbbe mamma – che parlano sempre male di noi, fanno sempre leggi contro di noi e ci vogliono mandare via…”), le spiegherò che l’Italia è una repubblica democratica a sistema parlamentare. Per il resto, lei sarebbe più brava di me a dire che uomini e donne sono uguali ed hanno gli stessi diritti e doveri; non potrebbero fregarla neanche chiedendole se preferisce i matrimoni combinati – abbastanza in disuso anche in India -: lei vuole un gran bene alla fidanzata italiana di mio fratello.

Ora vi saluto. Vado a far leggere a mia mamma i principi fondamentali della Costituzione Italiana, molto opportunamente tradotta in 5 lingue (anche in punjabi!) dalla Provincia di Mantova.
Quando, tra qualche anno, sarò “maggiorenne”, sarete tutti invitati alla mia cosìdetta naturalizzazione.


jaskarandeep singh
http://nonfarelindiano.blogspot.com/

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Diritti al punto

domenica, 7 febbraio 2010

“Diritti al punto”, cortrometraggio di 15′ realizzato dal Centro Interculturale in collaborazione con l’Associazione Nausicaa e firmato dai giovani Murat Cinar e Cinzia Lazzaro, presenta un’ampia serie di interviste a persone comuni, professori universitari e politici di ogni schieramento con l’obiettivo di dare voce ai diversi punti di vista dell’odierno dibattito su questo tema cruciale per la democrazia in Italia.

Diritti al punto – prima parte
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Diritti al punto – seconda parte
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Canale YouTube di CIConYOU.

Centro interculturale della Città di Torino – Diritti al punto.

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L’Italia e gli italiani visti dai piccoli nuovi italiani

venerdì, 5 febbraio 2010

«L’Italia e gli italiani visti dai bambini immigrati. Un’antologia divertente, ma anche tenera, spiazzante e dolorosa, di pensieri raccolti in vent’anni di insegnamento da un maestro elementare, Giuseppe Caliceti di Reggio Emilia. “Italiani, per esempio” è il titolo del suo libro (dal 10 febbraio per Feltrinelli, pp 240, euro 14) nel quale le frasi dei bambini sono accompagnate da storie, testimonianze e riflessioni dell’autore e dei suoi alunni.»

[Se il giornalista avesse riletto il suo articolo dopo averlo scritto sono sicuro che non avrebbe detto "bambini immigrati", n.d.r.]

Fonte: http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/03/news/mi_ha_offesa_ci_sono_abituata-2179094/

Eccone alcuni:


«In Italia sono diverso io, perché è naturale, in Italia quasi tutti i bambini sono italiani, ma se un bambino
italiano viene in vacanza in Marocco è diverso lui, perché là quasi tutti i bambini sono arabi, nelle scuole arabe non ci sono i bambini italiani, neanche svizzeri, neanche africani, allora io dico: “Noi siamo tutti uguali e diversi, dipende solo dove sei nato e dove vai a abitare!”.
(Omar, 9 anni, Marocco)»

«Se tu mi chiedi se io sto bene in Italia io non so rispondere perché non ho ancora capito se in Italia, i bambini italiani, dico, le donne, i signori, mi vogliono oppure no, perché delle volte mi sembra che mi vogliono e delle volte invece sento della gente che dice di andare via e mi guarda storto e allora se non mi vogliono io non posso stare molto bene. Se per caso tu vai in un altro posto e non sono contenti che sei anche tu in quel posto, tu dopo come stavi? Bene o male? Non lo sai.
(Manuel, 8 anni, Filippine)»

«Secondo me i bambini, se non sapevano che erano nati tutti in paesi diversi, era più facile andare d’accordo. Anche da grandi.
(Damian, 10 anni, Romania)»

«Certe volte io non capisco bene quella gente che dice tu sei albanese, tu sei indiano, tu sei italiano, tu sei rumeno. Cosa vuol dire? Io adesso sono qui, in Italia.
(Damian, 10 anni, Romania)»

«I bambini non sono migrati in Italia, sono portati, perché li portano i loro genitori. Se era per me, io qui non ci venivo.
(Sheela, 9 anni, Sri Lanka)»

«Io ho i miei genitori che sono nati in Tunisia e io sono nata però in Italia, allora quale è la mia patria? Sempre l’Italia oppure è la Tunisia anche per me? Oppure tutte e due? Oppure nessuna patria?
(Zahira, 11 anni, Tunisia)»

«Se tu sei nata in un paese e dopo vieni a abitare in un paese lontano, come me, ti senti un po’ strana, ti senti un po’  come se sei un neonato, perché tu sei già nato in Sri Lanka come sono nata io, però se vieni in Italia sai camminare, ma non sai parlare italiano, poi devi cambiare il modo di mangiare perché non trovi il nostro cibo.
(Sheela, 9 anni, Sri Lanka)»

«Io sono nata in Italia, a Montecchio, però mia mamma e mio papà sono albanesi e anche io allora sono albanese.
Io ho fatto l’asilo qui, la scuola qui. Io vorrei chiedere al maestro due cose. La prima cosa è questa: io sono italiana o albanese o tutti e due? La seconda: ma io sono immigrata o no?
(Vera, 11 anni, Albania)»

«Un mio amico italiano di questa scuola, che non dico il nome, lui dice sempre che lui non va mai ai ristoranti cinesi perché i cinesi mangiano i gatti. Io dico che non è vero e lui dice che a lui lo ha detto sua mamma, perché sua mamma aveva letto sopra un giornale italiano e sopra quel giornale c’era scritto così.
Io non so proprio che giornali ci sono in Italia!
(Tong, 10 anni, Cina)»

«Mio fratello mi aveva detto che se lui vuole andare in discoteca, lui qui in Italia non può andarci. Non perché è piccolo, ma perché è straniero. Perché a Reggio Emilia e a Parma nelle discoteche a ballare ci vogliono solo degli italiani. Però se sei una femmina, una ragazza, ci puoi andare anche se sei marocchina. Ma solo se sei bella.
(Omar, 11 anni, Marocco)»

«Per me se si amano fanno bene a sposarsi anche se lui è nero e lei è bianca, non vuol dire niente il colore, perché
anche chi viene dall’estero è una persona, non un animale. Però il marito e la moglie si devono mettere d’accordo molto bene sul mangiare, sulla religione e sulla educazione dei figli, perché magari avevano delle abitudini diverse e perciò per mettersi d’accordo devono parlare un po’ di più, altrimenti dopo ci sono dei casini e anche
dei litigi. Ma ci possono essere casini anche se la madre e il padre sono tutti e due italiani, infatti in Italia ci sono molti matrimoni non misti ma anche molti divorzi.
(Kumari, 10 anni, Pakistan)»

«Io ho capito che se tu impari a giocare e a sapere del calcio è più facile che i bambini in Italia sono miei amici perché in Italia tutti parlano sempre del calcio.
(Tong, 8 anni, Cina)»

«Io dico sempre a mia mamma e anche a mio padre di imparare un po’ meglio l’italiano per non farmi fare brutte
figure, ma loro lavorano sempre e non imparano mai a parlare bene, per questo io delle volte mi vergogno a andare in giro con loro.
(Vera, 10 anni, Albania)»

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Alcune recenti sentenze molto importanti per i figli di immigrati

domenica, 24 gennaio 2010

Tribunale di Milano: Anche i cittadini di paesi non appartenenti all’Unione Europea possono accedere al pubblico impiego

http://www.secondegenerazioni.it/forum/viewtopic.php?f=5&t=2784
Testo dell’ordinanza:

http://www.asgi.it/public/parser_download/save/tribunale_milano_ordinanza_11012010.pdf

Tribunale di Brescia: Discriminatoria e dunque illegittima l’ordinanza del Comune di Chiari (BS) che esclude i non cittadini dall’erogazione di borse di studio per studenti meritevoli

http://www.asgi.it/home_asgi.php?n=765&l=it
Testo dell’ordinanza:

http://www.asgi.it/public/parser_download/save/tribunale_brescia_ordinanza_19012010_4536.pdf

Licenziato perché marocchino. Il giudice: reintegrate quel professore

Un giudice del lavoro del Tribunale di Genova,  ha ordinato il reintegro  di un insegnante di origini marocchine – Simohamed Kaabour, 28 anni, cresciuto e laureato a Genova.

Simohamed: «…Ho continuato a chiedere giustizia per una questione di principio. E perché altri stranieri come me abbiano la possibilità di insegnare nelle scuole italiane, contribuendo alla crescita culturale di tutti….ero fiducioso, ho sempre creduto nella giustizia italiana. Sono contento di passare alla storia di questo Paese, che è anche il mio Paese. In un periodo che non è certo dei migliori..Io ho avuto la fortuna di essere ‘contaminato´ da due culture straordinarie – marocchina ed italiana -, e credo mi abbia permesso di essere una persona migliore. Conoscersi, comunicare: non c´è lezione migliore per qualsiasi studente, e di qualsiasi età».

http://genova.repubblica.it/dettaglio/licenziato-perche-marocchino-il-giudice:-reintegrate-quel-professore/1836681

http://www.secondegenerazioni.it/forum/viewtopic.php?f=5&t=2783

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La legge torna in Commissione…e noi aspettiamo

sabato, 16 gennaio 2010

Approfondiranno meglio, i nostri rappresentanti, quelli che tanti di noi non hanno contribuito ad eleggere. Ci penseranno, rifletteranno, e forse arriveranno ad un nuovo testo condiviso. Speriamo sia più ragionevole del testo Bertolini, un autentico schiaffo per noi e per chi auspicava un cambio di rotta rispetto alla legge n. 91/1992, considerata una delle più restrittive d’Europa: con la legge vigente l’Italia “concedeva”, nel 2005, 19.266 cittadinanze a fronte delle 117.241 della Germania, 154.827 della Francia e 48.860 della Spagna; di questo passo gli immigrati (e le seconde generazioni) residenti in Italia potrebbero sperare di diventare tutti cittadini soltanto tra più di un secolo…

Cosa dicono a proposito i politici che ci vorrebbero per sempre “immigrati” e “stranieri”?
Dicono che i nostri genitori e noi in fin dei conti non la vogliamo la cittadinanza, che siamo qui per lavorare, fare un po’ di soldi, studiare, apprendere le conoscenze tecniche per poi tornarcene nei nostri paesi. Le statistiche (non quelle “istantanee” che vanno tanto di moda su alcuni giornali e siti internet) tuttavia affermano il contrario e cioè che l’immigrazione in Italia è per lo più stanziale. Volendo limitare l’analisi alle seconde generazioni, lo Stato italiano ha investito o sta investendo su di noi, in primis con il suo sistema scolastico e universitario: che interesse avrebbe (ammesso che lo voglia davvero) a ricaccarci nei paesi d’origine dei nostri genitori? Ovviamente è un discorso che non regge all’evidenza, eppure molti politici usano questi argomenti per cercare di giustificare lo status quo o perfino ritorni indietro.

Dicono che ci vuole tempo per “integrarsi”, per apprendere la lingua, la cultura, la storia e le tradizioni del paese. Questo è vero per le prime generazioni, quasi sempre impossibilitate a frequentare corsi di lingua et similia. Anche se – in questo caso – non possiamo non guardare alla loro realtà dai punti di vista dell’equità, della giustizia e della democrazia (“no taxation without representation”…).
Per chi nasce qua invece non si può e non si dovrebbe parlare di integrazione, per diverse ragioni. Perché la lingua non è un problema, perché la storia, la cultura e le tradizioni verranno apprese nella scuola dell’obbligo e crescendo, come qualsiasi giovane autoctono. Lo stesso vale per chi arriva in Italia da piccolo. Chiedere a questi giovani «siete integrati?» equivale un po’ a chiedere ad un giovane italiano «sei italiano?», con tutte le sfumature sulla qualità/quantità dell’integrazione/italianità. Purtroppo queste domande (soltanto le prime) sono all’ordine del giorno, e pur rimanendo spesso senza risposte hanno l’effetto di produrre “stranieri” anche làddove non ci sono. Ciò si riflette anche su altre questioni, come quelle che hanno portato l’on. Gelmini ad elaborare un “tetto” e poi, messa alle strette, ad escluderne – atto di buonsenso – i figli di immigrati nati in Italia; ma non sappiamo cosa accadrà per quelli arrivati qui da piccoli, che ovviamente non hanno problemi linguistici, e restiamo sgomenti leggendo notizie che parlano di “tetti” anche all’asilo.

Dicono che la cittadinanza non è importante, che abbiamo già tutto, accesso al lavoro, alla scuola, alla sanità. Perché dovremmo pretendere un pezzo di carta così inutile? Soltanto per il gusto di dirci “italiani” – qualcosa che, secondo alcuni, non saremo mai, malgrado il pezzo di carta-?
Davvero abbiamo già tutto? A parte i permessi di soggiorno che rinnoviamo annualmente da studenti universitari o da lavoratori e che alcuni politici considerano l’unico nostro problema, al quale porre rimedio oliando la macchina burocratica, siamo istituzionalmente esclusi da carriere lavorative, da opportunità di studio e ricerca, dal poter muoverci liberamente. Ed il voto per noi non dovrebbe significare niente? Poter dire la nostra su ciò che interessa la nostra vita, il territorio in cui viviamo e l’intero paese, tutto ciò dovrebbe esserci (in)giustamente precluso?La democrazia e l’uguaglianza non fanno parte della cultura-storia-tradizioni italiane che dovremmo far nostre per poter dimostrare di essere ben integrati? (Perdonate il tono polemico della domanda). Eviterò qui di discutere l’aspetto non meno importante del riconoscimento identitario.

Dicono che la cittadinanza è un percorso, e che l’attuale legge va benissimo perché arrivati ai 18 anni i nati in Italia (o meglio, gli atterrati nel lettino dell’ospedale) potranno comunque diventare cittadini. Se per 18 anni si viene catalogati, enumerati, pensati, chiamati come “stranieri”…basterà un pezzo di carta per spazzare via quei lunghi anni di percezione diversa? Inoltre questo percorso è un terno al lotto: se sei informato sul come richiedere la cittadinanza, se lo fai entro i dodici mesi di tempo, se hai tutti i requisiti allora potresti diventare italiano a tutti gli effetti, altrimenti benvenuto nel mondo della precarietà dello status giuridico.

Dicono che se ci danno la cittadinanza poi non saremo più espellibili…
Insomma, grazie per la sincerità…
Dicono anche che potremmo diventare tutti terroristi e diventare un pericolo per il paese (riporto soltanto uno e due dei tanti casi di terrore dispensato quotidianamente, per non parlare del piccolo schermo)…ma qui sto già parlando di coloro che hanno abdicato all’intelligenza ed alla ragionevolezza. Eviterò qui di soffermarmi su cotesti mercanti della paura.

Quindi ne riparleremo dopo le regionali, elezioni per le quali molti di noi – come il sottoscritto – non potranno votare.
Finiti i giochi politici speriamo che si torni a discutere seriamente del futuro del paese, che passa necessariamente da leggi come quella sulla cittadinanza. Nel frattempo non dobbiamo restare a guardare: continuiamo ad informare, a discuterne, dai nostri comuni fino ai luoghi di lavoro, nelle università, nel mondo delle associazioni ed ovviamente su internet, leggendo e commentando, diffondendo e criticando.

P.S.: Per chi si fosse perso le ultime puntate, qui trovate il video del dibattito (interessantissimo!) sulla cittadinanza alla Camera dei Deputati del 22/12/09, mentre qui trovate articoli con gli ultimi sviluppi.

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Per il 2010…noi abbiamo un sogno

giovedì, 31 dicembre 2009

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Sognamo un’Italia che realizza per tutti le promesse di liberta’ ed uguaglianza contenute nell’articolo tre della sua Costituzione, riaffermate anche nel messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Sognamo un’Italia il cui Parlamento e’ di tutti i suoi cittadini, che e’ in grado di fare leggi giuste, per tutti, che guardano al domani con fiducia invece di cristallizzare la paura del presente.

Sognamo un’Italia che prende atto della realta’, apre i suoi orizzonti e guarda ai propri cittadini senza stupirsi per il colore della loro pelle.

Noi sognamo, ma non accetteremo di continuare a sognare perche’, come disse Martin Luther King: “…questo non è il momento in cui ci si possa permettere che le cose si raffreddino o che si trangugi il tranquillante del gradualismo. Questo è il momento di realizzare le promesse della democrazia”.

BUON 2010 A TUTTI!!!!

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Adottiva-on-line

martedì, 29 dicembre 2009

Anna Juana scrive sul Forum G2:

Adottiva-on-line

Come mi capita di dire spesso ad interni ed esterni della rete G2, le emozioni che mi hanno portato alla realtà di G2, sono state sensazioni fondamentali per una fase cognitiva di me stessa, fase che ormai stavo rimandando da troppo tempo.

L’inizio
Tutto è partito dai classici ‘buoni propositi’ di inizio anno, quando a tavolino tra me e me, decisi che era tempo di mettere ordine nella mia testa e di capire chi ero. In realtà non sapevo bene da dove partire, quello che sapevo è che avevo un buchetto, da qualche parte nel mio ordine mentale c’era qualcosa che non mi tornava.
Non mi sono mai mancati gli amici ma spesso avevo avuto la sensazione che non mi capissero, eppure con le mie amichette ho sempre fatto un sacco di discorsi profondi e scemi. Quindi in cosa non mi capivano?
L’unica cosa che mi venne in mente fu il mio status di adottiva. Nonostante conosca altre realtà di ragazzi adottati da vari paesi, non ebbi mai un confronto soddisfacente che potesse rispondere alle mie vere curiosità.

Percezione
Mi sentivo di percepire il mondo intorno a me in una maniera particolare, anche in modo ostile. Sentivo che nessuno dei miei amici, per quanto vicini, percepisse tali sensazioni e vedesse con il mio sguardo.
L’entusiasmo e la protezione della famiglia e degli amici, il clima di una città vecchia che non si accorge di diventare multietnica, il periodo di forte migrazione del paese, le politiche di partiti implicitamente razzisti, la gente di città, la gente di montagna, la gente … crearono e continuano a creare delle strane situazioni e paradossi.
Ho capito che in realtà, non sono io ad avere uno sguardo particolare del mondo ma è il mondo che mi vede in diversi modi, dipendentemente dagli ambienti e ambiti.
È buffo percepire la ‘percezione’ di me stessa da parte dell’edicolante razzista della metro piuttosto che di mio nonno che non riesce a capacitarsi del mio interesse a imparare lo spagnolo, piuttosto che della signora sudamericana che mi ferma per strada e incomincia a chiedermi delle cose in castigliano … Insomma, tanti scenari che chiariscono come io sia percepita da italiana o da straniera in Italia.
È questa esperienza con annesso ragionamento, che mi porta al desiderio di approfondire il mio essere nata all’estero e cresciuta in Italia. Chi, se non altri adottivi, avrebbe potuto capire il mio vissuto e maturato la stessa riflessione?
Così con la mia incapacità tecnologica, mi misi a smanettare sul web per cerare ‘adottivi-on-line’, siti, indirizzi e forum completamente insoddisfacenti se non inesistenti !

Evento inatteso
Del tutto inaspettato. Mi ritrovai a leggere dialoghi di un forum dai colori azzurrini e leggermente freddi … ma le parole che leggevo mi trasmettevano un forte calore per non dire che, più frasi, sembravano essere uscite dalla mia testa e passate direttamente sullo schermo del computer. Intanto continuavo a leggere pensieri, racconti, esperienze , domande e risposte di perfetti sconosciuti che magari avevano partecipato a quel forum anni prima e con i quali, forse, non avrei più potuto avere un confronto.
Erano perfetti estranei, che non mi avevano mai visto che non mi avevano mai parlato che non sapevano che io stessi leggendo le loro parole, eppure mi conoscevano nella mia intimità più dei miei migliori amici e più della mia famiglia. Vedevano il mondo come lo vedo io ed erano percepiti dal mondo come lo sono io. Estranei con nomignoli e nomi assurdi, dall’altra parte dello schermo chissà se qualcuno di quegli strani nick avrebbe risposto alla mia timida presentazione che comincia con “Sono Anna Juana ….”

La Rete G2
Il forum che stavo leggendo era quello della Rete G2 seconde generazioni , formato soprattutto da ragazzi originari di vari paesi, ma nati e cresciuti in Italia con genitori immigrati. Incredibili le analogie delle nostre storie e delle nostre esperienze. Estraneità, appartenenza, identità, leggere quel forum mi sembrava come parlare un po’ con il mio grillo parlante un po’ con la sfera di Gandalf (signore degli anelli) nei post mi riconoscevo e riscoprivo me stessa.
Leggere quel forum era come leggere nei pensieri che non avevo mai avuto il coraggio e la voglia di affrontare, erano tutte cose che in realtà sapevo ma su cui non avevo ragionato forse perché non avevo mai avuto qualcuno con cui confrontarmi.
Prima di approdare sul sito della Rete G2 vivevo nel mondo dei balocchi … un mondo a me caro ma che iniziava a puzzare di bruciato e non avevo mai avuto la prontezza di cercarne il fuoco.
Il mio coinvolgimento emotivo fu grandissimo, a quelle parole e alla presentazione della rete. Smanettando sul web avevo trovato quello che stavo cercando.
Questa scoperta ha decisamente aperto una fase della mia vita che probabilmente non si richiuderà, in quanto non smetterò mai di essere me stessa- cioè non smetterò mai di essere nata in Perù come non smetterò mai di essere cresciuta in Italia. I G2 mi hanno aiutato a capire me stessa e anche tutto il resto.
Ho capito che tutti quei contesti che mi ero disegnata mentalmente non sono che scenari attuali dell’Italia di oggi. Che stanno andando in una direzione che non porta a niente di buono. Si accentuano le superficialità della società in particolare quella italiana in cui viene messo in evidenza, in maniera malsana, il valore di un pedigree italico che determini l’italianità prima di qualsiasi altro modo.
Le riflessioni sulla madre-terra-natale e la madre-terra-adottiva, sulla madre-terra che mi ha partorito e la madre-terra che mi ha cresciuto, fanno dell’Italia, la terra che dopo vent’anni fatica a percepirmi come figlia. Mi sembra assurdo. È questa incredulità che condivido con i ragazzi G2, questo e molto altro.
Certo con l’adozione non persiste il problema della cittadinanza ma questo è solo metà dell’opera, oltre burocrazia rimane la società e anche questa è una bella impresa! … ora con la rete G2 mi rimbocco le maniche perché qualcosa, anche se poco, posso farlo per dare una scrollatina a quest’Italia che nasconde la testa sotto le acque del fiume Po e annega nei suoi vaneggiamenti celti e pagani.
È l’ora per l’Italia di aprire gli occhi e riconoscere i suoi figli come tali nonostante non abbiano origini di etruschi, celti, latini, greci e fenici. come si dice … Italiani si nasce e ci si diventa !

Il dibattito continua sul Forum G2!

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COMUNICATO G2 SU RIFORMA CITTADINANZA: “NON PEGGIORATE LA NOSTRA CONDIZIONE”

martedì, 22 dicembre 2009

G2 – SEC. GENERAZIONI SU RIFORMA CITTADINANZA: “NON PEGGIORATE LA NOSTRA CONDIZIONE”

Roma, 22 dicembre – “Oggi a oltre 800 mila figli d’immigrati non solo non viene riconosciuto un diritto, ma viene, nonostante le aperture promesse nei precedenti dibattiti politici, “chiusa una porta con il lucchetto”. La Rete G2 – Seconde generazioni, da anni impegnata per una riforma sulla cittadinanza, più aperta nei confronti dei figli d’immigrati, non comprende gli inasprimenti contenuti nel testo dell’on Bertolini, che di fatto peggiora la situazione delle seconde generazioni. Nel testo, in discussione oggi alla Camera, è previsto che i figli d’immigrati ottengano la cittadinanza italiana a compimento dei 18 anni e dopo aver conseguito le scuole dell’obbligo con profitto. Si tratta di una formula che peggiore persino la legge 91 del 92, già considerata da molti superata e inappropriata ai tempi. La cittadinanza, in base a questo testo, pare più un premio che un diritto per chi è nato nel territorio italiano ed è figlio di stranieri. Non si considerano poi le seconde generazioni non nate ma cresciute in Italia, per le quali erano previsti percorsi agevolati, contenuti in diversi disegni di legge presentati fino ad oggi. A fronte di tutto ciò la Rete G2 auspica che l’iter del testo preveda un’apertura agli emendamenti relativi alla nostra condizione. Dopo lo scorso 18 novembre, in cui la Rete G2 è stata protagonista dell’iniziativa sulla cittadinanza alla Camera, si ribadisce l’appello ai Parlamentari affinché le seconde generazioni abbiano pieno diritto di cittadinanza. Oggi ancora di più, di fronte a un testo che non ci dimentica ma addirittura ci vuole “premiare con la discriminazione più totale”.

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