• Riportiamo l’articolo di Stranieri in Italia sulla presentazione dell”Indagine conoscitiva  sulle problematiche connesse all’accoglienza di alunni con  cittadinanza non italiana nel sistema scolastico italiano.

    Seconde generazioni. Fini: “Serve lungimiranza su scuola e cittadinanza”

    “Sei alunni stranieri su dieci sono nati qui, sono gia’, a tutti gli effetti, veri e propri cittadini italiani”. “Criteri restrittivi spingono anche ad abbandonare gli studi”

    Roma – 28 giugno 2011 –L’articolo 34 della nostra Costituzione dice che ’scuola e’ aperta a tutti’. È da questo principio che, secondo Gianfranco Fini, bisogna partire per governare una scuola sempre più multietnica, “che contenga in se’ gli anticorpi per opporsi a qualsiasi irragionevole manifestazione di intolleranza e, peggio ancora, di discriminazione”.

    Il presidente della Camera è intervenuto oggi a Montecitorio alla presentazione dell”Indagine conoscitiva sulle problematiche connesse all’accoglienza di alunni con cittadinanza non italiana nel sistema scolastico italiano”, svolta dalla commissione Cultura della Camera. Da questa emerge che gli alunni figli di immigrati sono ormai 630mila, il 7% del totale, e oltre la metà di loro sono nati qui.

    “Si comprende in modo inequivocabile, dal momento che i numeri hanno un valore oggettivo, come la sfida delle moderne democrazie sia proprio quella di affrontare in modo nuovo rispetto al passato, il tema dell’integrazione e della cittadinanza” ha sottolineato Fini. “Naturalmente – ha aggiunto – le iniziative normative volte a disciplinare il settore non devono essere immaginate o interpretate come strumenti posti a protezione degli italiani dal rischio ’stranieri’, ma come, invece, strumenti di programmazione e di regolazione di un fenomeno nuovo e sempre piu’ destinato ad incidere all’interno della nostra societa’”.

    Secondo il presidente della Camera, ” la questione dell’integrazione scolastica degli alunni stranieri, che si interseca in modo profondo con quella relativa all’ottenimento della cittadinanza italiana, deve essere affrontata con lungimiranza. Anche perche’ il 60% dei minori stranieri che risiedono in Italia sono nati qui da noi ed e’ anche a loro che dobbiamo guardare, dal momento che, nei fatti, sono gia’, a tutti gli effetti, veri e propri cittadini italiani, anche se non hanno ancora avuto il riconoscimento giuridico e lo status”.

    “Rispetto al tema della cittadinanza, e’ emerso, infatti, che molti giovani nati in Italia vivono questa limitazione con estremo disagio e che tale condizione, com’e’ evidente, non favorisce l’integrazione in una societa’ che deve tendere ad essere sempre piu’ pluralista ed aperta. I criteri molto restrittivi per ottenere la cittadinanza italiana –ha ricordato Fini- divengono un ulteriore peso per molti giovani che ormai si sentono italiani” e “cio’ influisce spesso sulla scelta di abbandonare il percorso scolastico e d’istruzione dopo la scuola dell’obbligo”.

    “E questa non puo’ che essere la sfida che si consegna alla scuola del futuro chiamata ad assumere un fondamentale ruolo di traino dei nuovi processi di integrazione”.Qualcosa di simile, del resto, “e’ gia’ successo in passato per l’integrazione degli alunni provenienti dalle regioni del Sud d’Italia che si trasferivano al Nord con le famiglie”.

    “Gli studenti vivono gia’ con grande naturalezza una scuola caratterizzata da forti presenze di compagni di studio con formazione culturale profondamente diversa. Di questa rilevante evoluzione socio-culturale devono, quindi, ora acquisire una sempre maggiore consapevolezza le istituzioni centrali e territoriali, le forze politiche e sociali, l’intera opinione pubblica del Paese, al fine di superare diffidenze, svuotare sacche di ignoranza e presentare la realta’ per quello che veramente e’”.

    “Occorre rimuovere paure ingiustificate, ritardi culturali e psicologici, cedimenti ad ogni forma di ‘etnonazionalismo’, che ostacolano il governo delle grandi trasformazioni sociali. Per farlo -ha concluso presidente della Camera- bisogna superare la logica dell’emergenza e definire un progetto di societa’ piu’ aperta, piu’ evolutiva e piu’ libera”.


    Fonte: Stranieri in Italia

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  • Eccovi l’audio della puntata del programma radiofonico “Italia in controluce” di Radio 24 andata in onda venerdì 15 aprile 2011: http://www.radio24.ilsole24ore.com/player/player.php?filename=110415-italia-in-controluce.mp3

    Intervistati insegnanti milanesi che commentano l’applicazione dell’infelice “tetto” del 30% alla presenza di studenti “”"stranieri”"” (le molte virgolette sono messe a proposito).

    Riportiamo qui sotto di questa bellissima filastrocca della professoressa Arcangela Mastromarco (intervistata nella puntata), “maestra da sempre”, referente del Polo StarT 1 di Milano.
    Grazie prof. !!!!!!!!!!!!!!!


    Alla scuola di Via Paravia…
    (Dedicata a Labò Anita che ama questa scuola da una vita)


    Alla scuola di via Paravia

    i bimbi scompaiono per magia.

    Magia bianca… magia nera …

    … prepari il peggio ed ecco, si avvera.

    Bolle, bolle la pozione:

    cosa mettiamo nel calderone?

    Un pizzico di periferia,

    un po’ di razzismo e xenofobia,

    una tonnellata di politica della paura

    e tanti bei tagli alla cultura.

    Togli la scuola ai nostri Italiani

    e la regali a quei mussulmani

    che disgustano i veri Padani?

    Mesta e rimesta e poi, che stupore …

    … il filtro funziona e semina orrore!

    Fugge di corsa l’etnia dei nativi,

    arrivano solo i brutti e i cattivi:

    Ahmed, Carlos, Sumila e Li Li

    ma dovete venire proprio qui?

    Per colpa vostra è a rischio il Programma

    e l’autoctono se la smamma.

    Zaino in spalla e pronti, via, andare

    per cinque anni dovrete marciare.

    Un po’ di chilometri vi faranno bene,

    in fondo prima eravate in catene!

    Tornate alla giungla, tornate al deserto,

    se non gradite quanto profferto

    dall’Ufficio Scolastico Provinciale

    e dalla Moioli, star comunale.

    Che il cielo si allarghi,

    che il sole risplenda,

    che questo mondo diventi una tenda,

    grande, grandissima, come il mare,

    in cui insieme possiamo giocare

    a fare finta che i nostri diritti,

    il rispetto, l’incontro, la storia di tutti

    siano tappeti sui quali volare

    per arrivare vicino, nel cuore.

    Vi chiamano ancora extracomunitari

    anche se siete nati e cresciuti a Bari,

    ma è la paura che alza i confini

    perfino tra i banchi e tra i bambini.

    Piccoli extracomunitari

    siete scolari preziosi e cari

    a questa vostra vecchia insegnante

    che vi chiede scusa seduta stante.

    Milano 8 aprile 2011
    Arcangela Mastromarco, maestra da sempre

    Per maggiori informazioni sulla Scuola Paravia di Milano: http://stranieromavero.blogspot.com/2011/04/milano-rischio-chiusura-la-scuola.html

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  • 8 Novembre 2010 - L’incontro nazionale dell’organizzazione ReteG2 – Seconde Generazioni, che si è svolto il 6 e 7 novembre presso l’Istituto Scolastico Casa del Sole, al Parco Trotter di Milano, è stato ricco di novità e conferme.

    L’appuntamento annuale, arrivato alla quinta edizione, è stato l’occasione per il gruppo operativo della Rete di fare le somme dell’anno che si sta concludendo e di buttare le basi per quello che sta per iniziare: la grande novità per il 2011 sarà la collaborazione con l’UNAR, insieme ad ASGI e Save the Children, per la realizzazione di uno sportello legale on line per le seconde generazioni. Da dicembre 2010 e per tutto il 2011 infatti, sarà possibile frequentare il sito www.secondegenerazioni.it non solo per condividere esperienze e informazioni del mondo dei figli di immigrati in Italia, ma anche per ricevere delle risposte concrete dal punto di vista legale da parte di esperti e giuristi, nei casi di difficoltà o di vere e proprie discriminazioni; il servizio andrà ad affiancare i consigli che si sono sempre scambiati i frequentatori del forum del sito, all’interno de “L’Osservatorio Nazionale” e che continueranno a rappresentare un punto di riferimento per le segnalazioni provenienti dai frequentatori del sito.

    Inoltre, già da qualche giorno è possibile apprezzare il nuovo layout del nostro sito, realizzato dal “giduino” Jegor Levkovskiy.

     Una grande conferma invece è quella che ci arriva dal mondo delle scuole: a loro abbiamo dedicato una mattinata perchè sentivamo il bisogno di confrontarci, ancora, con questa realtà, ascoltando la parola degli insegnanti; ne siamo usciti ancora più convinti che sia il terreno su cui investire maggiormente, soprattutto riscoprendoci non soli, ma con degli alleati sensibili e disponibili. Per questo dobbiamo ringraziare davvero i docenti che hanno deciso di venire e che invitiamo con sentimento a partecipare, se non lo fanno già, al progetto del PoloStart1 presente all’interno della Casa del Sole di Milano, che con la sua responsabile Arcangela Mastromarco rappresenta un faro nella difficile situazione milanese, per non sentirsi soli a loro volta e poter concentrare le forze e gli stimoli.
     
    Infine, siamo contenti di aver accolto nuovi membri operativi, con cui non vediamo l’ora di iniziare a lavorare insieme.
     
    Grazie a tutti quelli che hanno partecipato, e buon anno nuovo (del calendario G2)!
     


    Rete G2 – Seconde Generazioni

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  • flyer apposto

    Milano, 30 ottobre 2010 – Il 7 novembre 2010 si svolgerà il Forum pubblico dedicato alle scuole organizzato da Rete G2 – Seconde Generazioni.
    L’organizzazione nazionale, composta da figli di immigrati nati e/o cresciuti in Italia, sente l’urgenza di rafforzare i rapporti con il mondo dell’istruzione partendo dai docenti, che vivono in prima persona le sfide culturali e strutturali della scuola.
    Le Seconde Generazioni rappresentano i termometri di un cambiamento sociale, manifestato e riscontrato anche nei delicati ambiti della formazione e dell’educazione. Si tratta di un percorso che la Rete G2 – Seconde Generazioni intende approfondire ulteriormente, partendo da coloro che ogni giorno osservano direttamente questo mutamento. Tra i temi trattati il decreto Gelmini e la percezione delle seconde generazioni a scuola da parte di dirigenti scolastici insegnanti delle scuole primarie e secondarie del territorio milanese. L’obiettivo è quello di stimolare un confronto con i partecipanti, in primo luogo le scuole, che arricchisca ciascun partecipante alla tavola rotonda e permetta una conoscenza reciproca, basata sullo scambio di esperienze, della situazione dei figli d’immigrati presenti nelle scuole milanesi.

    Per ulteriori informazioni:
    ReteG2 – Seconde Generazioni
    g2@secondegenerazioni.it
    oppure
    Kibra Sebhat
    kibrasebhat@gmail.com
    333 8262492

    Scarica il materiale informativo:

    comunicato

    G2
    flyer
    flyer apposto

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  • Tornino a scuola ad imparare il significato di “immigrati”.
    Tornino a scuola ad imparare il significato di “stranieri”.
    Tornino a scuola, nella speranza che comprendano il danno che stanno facendo con articoli come questo:

    Scuola, ecco la prima B, “In classe tutti immigrati”

    Come si fa a chiamare “immigrati” dei bambini e delle bambine in buona parte nati/e in Italia, e per il rimanente parte arrivati qui da piccoli? Per costoro l’italiano è la lingua madre allo stesso modo dei loro coetani “italiani-non-immigrati” o, volendo, “italiani-non-stranieri”.
    E allora perchè allarmismi? Perchè il sensazionalismo dei titoli di articoli come questi?

    Il tetto del 30% non è attuabile perchè – per lo meno nella sua versione originaria – contempla un limite “etnico” che non tiene conto del luogo di nascita (Italia o all’estero) dei giovani e della loro conoscenza dell’italiano. Che senso ha, d’altronde, fare un articolo con un titolo del genere (la parte più evidente, quella che ne riassume in contenuto e che avrà più risonanza) quando nello stesso si afferma il contrario:
    «e poi quelli che chiamano “stranieri” nei fatti sono italiani come lei: hanno fatto la stessa scuola materna, parlano la nostra lingua perfettamente e apprendono molto più in fretta».

    Noi della Rete G2 esprimiamo tutto il nostro rammarico e ai giornalisti chiediamo una maggiore sensibilità e un po’ più d’attenzione nelle parole che usano.

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  • In: Articoli — Tag:, , — ahimsa @ 11:51 am

    «L’Italia e gli italiani visti dai bambini immigrati. Un’antologia divertente, ma anche tenera, spiazzante e dolorosa, di pensieri raccolti in vent’anni di insegnamento da un maestro elementare, Giuseppe Caliceti di Reggio Emilia. “Italiani, per esempio” è il titolo del suo libro (dal 10 febbraio per Feltrinelli, pp 240, euro 14) nel quale le frasi dei bambini sono accompagnate da storie, testimonianze e riflessioni dell’autore e dei suoi alunni.»

    [Se il giornalista avesse riletto il suo articolo dopo averlo scritto sono sicuro che non avrebbe detto "bambini immigrati", n.d.r.]

    Fonte: http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/03/news/mi_ha_offesa_ci_sono_abituata-2179094/

    Eccone alcuni:


    «In Italia sono diverso io, perché è naturale, in Italia quasi tutti i bambini sono italiani, ma se un bambino
    italiano viene in vacanza in Marocco è diverso lui, perché là quasi tutti i bambini sono arabi, nelle scuole arabe non ci sono i bambini italiani, neanche svizzeri, neanche africani, allora io dico: “Noi siamo tutti uguali e diversi, dipende solo dove sei nato e dove vai a abitare!”.
    (Omar, 9 anni, Marocco)»

    «Se tu mi chiedi se io sto bene in Italia io non so rispondere perché non ho ancora capito se in Italia, i bambini italiani, dico, le donne, i signori, mi vogliono oppure no, perché delle volte mi sembra che mi vogliono e delle volte invece sento della gente che dice di andare via e mi guarda storto e allora se non mi vogliono io non posso stare molto bene. Se per caso tu vai in un altro posto e non sono contenti che sei anche tu in quel posto, tu dopo come stavi? Bene o male? Non lo sai.
    (Manuel, 8 anni, Filippine)»

    «Secondo me i bambini, se non sapevano che erano nati tutti in paesi diversi, era più facile andare d’accordo. Anche da grandi.
    (Damian, 10 anni, Romania)»

    «Certe volte io non capisco bene quella gente che dice tu sei albanese, tu sei indiano, tu sei italiano, tu sei rumeno. Cosa vuol dire? Io adesso sono qui, in Italia.
    (Damian, 10 anni, Romania)»

    «I bambini non sono migrati in Italia, sono portati, perché li portano i loro genitori. Se era per me, io qui non ci venivo.
    (Sheela, 9 anni, Sri Lanka)»

    «Io ho i miei genitori che sono nati in Tunisia e io sono nata però in Italia, allora quale è la mia patria? Sempre l’Italia oppure è la Tunisia anche per me? Oppure tutte e due? Oppure nessuna patria?
    (Zahira, 11 anni, Tunisia)»

    «Se tu sei nata in un paese e dopo vieni a abitare in un paese lontano, come me, ti senti un po’ strana, ti senti un po’  come se sei un neonato, perché tu sei già nato in Sri Lanka come sono nata io, però se vieni in Italia sai camminare, ma non sai parlare italiano, poi devi cambiare il modo di mangiare perché non trovi il nostro cibo.
    (Sheela, 9 anni, Sri Lanka)»

    «Io sono nata in Italia, a Montecchio, però mia mamma e mio papà sono albanesi e anche io allora sono albanese.
    Io ho fatto l’asilo qui, la scuola qui. Io vorrei chiedere al maestro due cose. La prima cosa è questa: io sono italiana o albanese o tutti e due? La seconda: ma io sono immigrata o no?
    (Vera, 11 anni, Albania)»

    «Un mio amico italiano di questa scuola, che non dico il nome, lui dice sempre che lui non va mai ai ristoranti cinesi perché i cinesi mangiano i gatti. Io dico che non è vero e lui dice che a lui lo ha detto sua mamma, perché sua mamma aveva letto sopra un giornale italiano e sopra quel giornale c’era scritto così.
    Io non so proprio che giornali ci sono in Italia!
    (Tong, 10 anni, Cina)»

    «Mio fratello mi aveva detto che se lui vuole andare in discoteca, lui qui in Italia non può andarci. Non perché è piccolo, ma perché è straniero. Perché a Reggio Emilia e a Parma nelle discoteche a ballare ci vogliono solo degli italiani. Però se sei una femmina, una ragazza, ci puoi andare anche se sei marocchina. Ma solo se sei bella.
    (Omar, 11 anni, Marocco)»

    «Per me se si amano fanno bene a sposarsi anche se lui è nero e lei è bianca, non vuol dire niente il colore, perché
    anche chi viene dall’estero è una persona, non un animale. Però il marito e la moglie si devono mettere d’accordo molto bene sul mangiare, sulla religione e sulla educazione dei figli, perché magari avevano delle abitudini diverse e perciò per mettersi d’accordo devono parlare un po’ di più, altrimenti dopo ci sono dei casini e anche
    dei litigi. Ma ci possono essere casini anche se la madre e il padre sono tutti e due italiani, infatti in Italia ci sono molti matrimoni non misti ma anche molti divorzi.
    (Kumari, 10 anni, Pakistan)»

    «Io ho capito che se tu impari a giocare e a sapere del calcio è più facile che i bambini in Italia sono miei amici perché in Italia tutti parlano sempre del calcio.
    (Tong, 8 anni, Cina)»

    «Io dico sempre a mia mamma e anche a mio padre di imparare un po’ meglio l’italiano per non farmi fare brutte
    figure, ma loro lavorano sempre e non imparano mai a parlare bene, per questo io delle volte mi vergogno a andare in giro con loro.
    (Vera, 10 anni, Albania)»

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  • Approfondiranno meglio, i nostri rappresentanti, quelli che tanti di noi non hanno contribuito ad eleggere. Ci penseranno, rifletteranno, e forse arriveranno ad un nuovo testo condiviso. Speriamo sia più ragionevole del testo Bertolini, un autentico schiaffo per noi e per chi auspicava un cambio di rotta rispetto alla legge n. 91/1992, considerata una delle più restrittive d’Europa: con la legge vigente l’Italia “concedeva”, nel 2005, 19.266 cittadinanze a fronte delle 117.241 della Germania, 154.827 della Francia e 48.860 della Spagna; di questo passo gli immigrati (e le seconde generazioni) residenti in Italia potrebbero sperare di diventare tutti cittadini soltanto tra più di un secolo…

    Cosa dicono a proposito i politici che ci vorrebbero per sempre “immigrati” e “stranieri”?
    Dicono che i nostri genitori e noi in fin dei conti non la vogliamo la cittadinanza, che siamo qui per lavorare, fare un po’ di soldi, studiare, apprendere le conoscenze tecniche per poi tornarcene nei nostri paesi. Le statistiche (non quelle “istantanee” che vanno tanto di moda su alcuni giornali e siti internet) tuttavia affermano il contrario e cioè che l’immigrazione in Italia è per lo più stanziale. Volendo limitare l’analisi alle seconde generazioni, lo Stato italiano ha investito o sta investendo su di noi, in primis con il suo sistema scolastico e universitario: che interesse avrebbe (ammesso che lo voglia davvero) a ricaccarci nei paesi d’origine dei nostri genitori? Ovviamente è un discorso che non regge all’evidenza, eppure molti politici usano questi argomenti per cercare di giustificare lo status quo o perfino ritorni indietro.

    Dicono che ci vuole tempo per “integrarsi”, per apprendere la lingua, la cultura, la storia e le tradizioni del paese. Questo è vero per le prime generazioni, quasi sempre impossibilitate a frequentare corsi di lingua et similia. Anche se – in questo caso – non possiamo non guardare alla loro realtà dai punti di vista dell’equità, della giustizia e della democrazia (“no taxation without representation”…).
    Per chi nasce qua invece non si può e non si dovrebbe parlare di integrazione, per diverse ragioni. Perché la lingua non è un problema, perché la storia, la cultura e le tradizioni verranno apprese nella scuola dell’obbligo e crescendo, come qualsiasi giovane autoctono. Lo stesso vale per chi arriva in Italia da piccolo. Chiedere a questi giovani «siete integrati?» equivale un po’ a chiedere ad un giovane italiano «sei italiano?», con tutte le sfumature sulla qualità/quantità dell’integrazione/italianità. Purtroppo queste domande (soltanto le prime) sono all’ordine del giorno, e pur rimanendo spesso senza risposte hanno l’effetto di produrre “stranieri” anche làddove non ci sono. Ciò si riflette anche su altre questioni, come quelle che hanno portato l’on. Gelmini ad elaborare un “tetto” e poi, messa alle strette, ad escluderne – atto di buonsenso – i figli di immigrati nati in Italia; ma non sappiamo cosa accadrà per quelli arrivati qui da piccoli, che ovviamente non hanno problemi linguistici, e restiamo sgomenti leggendo notizie che parlano di “tetti” anche all’asilo.

    Dicono che la cittadinanza non è importante, che abbiamo già tutto, accesso al lavoro, alla scuola, alla sanità. Perché dovremmo pretendere un pezzo di carta così inutile? Soltanto per il gusto di dirci “italiani” – qualcosa che, secondo alcuni, non saremo mai, malgrado il pezzo di carta-?
    Davvero abbiamo già tutto? A parte i permessi di soggiorno che rinnoviamo annualmente da studenti universitari o da lavoratori e che alcuni politici considerano l’unico nostro problema, al quale porre rimedio oliando la macchina burocratica, siamo istituzionalmente esclusi da carriere lavorative, da opportunità di studio e ricerca, dal poter muoverci liberamente. Ed il voto per noi non dovrebbe significare niente? Poter dire la nostra su ciò che interessa la nostra vita, il territorio in cui viviamo e l’intero paese, tutto ciò dovrebbe esserci (in)giustamente precluso?La democrazia e l’uguaglianza non fanno parte della cultura-storia-tradizioni italiane che dovremmo far nostre per poter dimostrare di essere ben integrati? (Perdonate il tono polemico della domanda). Eviterò qui di discutere l’aspetto non meno importante del riconoscimento identitario.

    Dicono che la cittadinanza è un percorso, e che l’attuale legge va benissimo perché arrivati ai 18 anni i nati in Italia (o meglio, gli atterrati nel lettino dell’ospedale) potranno comunque diventare cittadini. Se per 18 anni si viene catalogati, enumerati, pensati, chiamati come “stranieri”…basterà un pezzo di carta per spazzare via quei lunghi anni di percezione diversa? Inoltre questo percorso è un terno al lotto: se sei informato sul come richiedere la cittadinanza, se lo fai entro i dodici mesi di tempo, se hai tutti i requisiti allora potresti diventare italiano a tutti gli effetti, altrimenti benvenuto nel mondo della precarietà dello status giuridico.

    Dicono che se ci danno la cittadinanza poi non saremo più espellibili…
    Insomma, grazie per la sincerità…
    Dicono anche che potremmo diventare tutti terroristi e diventare un pericolo per il paese (riporto soltanto uno e due dei tanti casi di terrore dispensato quotidianamente, per non parlare del piccolo schermo)…ma qui sto già parlando di coloro che hanno abdicato all’intelligenza ed alla ragionevolezza. Eviterò qui di soffermarmi su cotesti mercanti della paura.

    Quindi ne riparleremo dopo le regionali, elezioni per le quali molti di noi – come il sottoscritto – non potranno votare.
    Finiti i giochi politici speriamo che si torni a discutere seriamente del futuro del paese, che passa necessariamente da leggi come quella sulla cittadinanza. Nel frattempo non dobbiamo restare a guardare: continuiamo ad informare, a discuterne, dai nostri comuni fino ai luoghi di lavoro, nelle università, nel mondo delle associazioni ed ovviamente su internet, leggendo e commentando, diffondendo e criticando.

    P.S.: Per chi si fosse perso le ultime puntate, qui trovate il video del dibattito (interessantissimo!) sulla cittadinanza alla Camera dei Deputati del 22/12/09, mentre qui trovate articoli con gli ultimi sviluppi.

    3 Comments
  • In: Articoli — Tag:, , — ahimsa @ 5:24 pm

    Locandina Seminario 24 Ottobre
    Programma

    09:30 Saluti delle autorità

    Relazione introduttiva – Enzo Colombo (sociologo)

    Presentazione dei risultati del progetto.

    Video – presentato da Mariana Ferrato della RETE G2

    RETE G2 – presentata da Mohamed Abdalla Tailmoun

    Testimonianze

    Le politiche

    Relazioni di

    Alessandro Lombardi – Dirigente della Divisione I della Direzione Generale Immigrazione del Ministero del lavoro.

    Aurora Rossi – Assessora alle politiche per l’integrazione del comune di Arezzo.

    Coordina Lorenzo Luatti – Centro di Documentazione di Arezzo.

    Ore 13:00 RINFRESCO

    Alcune Immagini dell’evento, visualizzabili da questo link

    Evento finale Arezzo CitTy

    Immagini evento finale Arezzo CitTy

    Immagini evento finale Arezzo CitTy

    Evento e partecipanti su Facebook

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  • In: Articoli — Tag:, — @ 9:12 pm

    Alle elementari, anni ‘90, la mia maestra diceva sempre: -" mi piacerebbe avere un’aula di soli cinesini! Così non fanno chiasso, son bravi a scuola, son ubbidienti."

    Quelli erano anni di primo contatto tra il bambino cinese e la maestra italiana. E quest’ultima rimaneva affascinata dal bravo bambino "diverso": più tranquillo, meno chiassoso e più incline allo studio. Rimaneva entusiasta quando vedeva che sapeva contare a due e a due, a differenza di tutti gli altri. E che migliorava di giono in giorno, nell’analisi grammaticale, sino a diventare migliore del bambino italiano.
    La mia maestra, che per tanti anni ha insegnato alla Fausto Cecconi, periferia di Roma, e residente a via Ricasoli, centro, piazza Vittorio, non poteva immaginare che i suoi sogni si sarebbero realizzati…Non poteva sognarsi che un giorno, piazza Vittorio, luogo della sua residenza, si sarebbe trasformato in una Chinatown, colmo di cinesi e cinesini.

    Non so se è questo ciò che intendeva con quel "mi piacerebbe avere una classe di soli cinesini", ma spero che la stima che ha dei cinesini sia rimasta intatta. Anche perché c’è un cinese che le è molto grato ed ha intatta la stima che ha per lei: io.

    14 Comments
  • In: Articoli — Tag: — Pipit @ 12:27 pm

    Ultimamente mi sono capitati tra le mani diversi studi sul rendimento scolastico delle seconde generazioni più giovani. Secondo alcuni di questi i "piccoli immigrati" (non posso fare a meno d’immiginarmi un piccolo bambino che trascina un valigione enorme e solo soletto se ne parte per un paese lontano…) a scuola vanno male. Tuttavia, negli stessi studi si parla spesso delle nostre enormi potenzialità e voglia d’imparare. Forse sarà anche vero che siamo gli ultimi della classe, soprattutto chi ha problemi con la lingua, però molta è la responsabilità della politica scolastica del paese cosiddetto ospitante (come dice questo articolo qui). Per adesso nelle scuole, nel migliore dei casi, ci sono solo dei mediatori culturali. Non ho esperienze dirette a proposito, però l’idea di "un’insegnante di sostegno" per i piccoli immigrati mi lascia un po’ perplessa. Anche se in realtà , nonostante gli studi in materia si moltiplichino a vista d’occhio, non riesco a farmi un’idea chiara di quello che realmente si fa nelle scuole italiane per le seconde generazioni che hanno bisogno di sostegno…

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