Riportiamo qui l’intervento di una nostra amica, Sabrina, che ha condiviso sul Forum della Rete G2 i risultati del suo approfondito e appassionato studio sul tema a noi più caro: la Cittadinanza.
Grazie per il tuo lavoro!
<<Cara Italia, perché vuoi rinunciare ai tuoi cittadini? Nelle ultime settimane, leggendo i quotidiani nazionali, ho scoperto con grande sorpresa che il governo sta riflettendo su una modifica delle legge sulla concessione della cittadinanza.
Conosco ormai la tempo la Rete G2, associazione che si occupa di difendere il diritto alla cittadinanza dei figli degli immigrati, le cosiddette seconde generazioni, cosí come è ormai da tempo che, per questioni personali, mi interesso a questo argomento. Di conseguenza ho deciso di scrivere questa lettera. Prima di iniziare ad esporre le mie idee a riguardo, vorrei sottolineare che il tutto è frutto di ricerche e studi in questo ambito e che quindi mi avvalgo degli insegnamenti della storia per supportare la mia tesi, giusta o sbagliata che sia (tanto per mettere le mani avanti).
Per quanto mi riguarda, mi sembra paradossale che persone nate e/o cresciute in Italia non abbiano il diritto di esserne considerate dei cittadini. Analizzando la reazione di molti italiani a riguardo, mi sono resa conto che probabilmente il problema nasca dalla nostra definizione, alquanto inesatta, di “italianità“.
Molti pensano infatti che dare la cittadinanza equivalga a dover concedere ad estranei un qualcosa di “nostro”, come dare via un oggetto di famiglia a qualcuno che a mala pena conosciamo e che non se lo merita. E questo qualcosa è non solo nostro, ma soprattutto soltanto nostro, e ci è sempre appartenuto da generazioni di generazioni, fino a risalire agli albori dell´umanità (a quanto pare infatti, era già un tema molto discusso durante la preistoria, nonostante l´uomo non avesse ancora sviluppato interamente l’uso della parola). L´italianità viene considerata quindi una specie di arcaico fenomeno immanente, che aleggia nell´area dei confini nazionali da sempre: un qualcosa di ineffabile che stabilisce chi siano coloro che possano godere dei diritti civili all´interno dell´Italia.
Introducendo il termine “diritto” mi sembra opportuno fare un passo in avanti e ammettere che l´italianità, cosí come qualsiasi nazionalità, piú che una questione di sangue o di territorio, riguarda il diritto di essere considerato cittadino legittimo di un determinato stato costituito. Noi invece commettiamo l´errore, parlando di italianità, di collegare questo termine al concetto di nazione e nazionalità. Il concetto di nazione, almeno facendo riferimento a quello che mi è stato insegnato a scuola, viene interpretato ancora oggi in maniera romantica (non parlo di cioccolatini e lume di candela bensi di Herder): la nazione è l´anima di un paese, la sua cultura e la sua lingua, tutti elementi considerati praticamente i presupposti alla base di uno stato.
A questo punto peró sarebbe il caso di ripassare velocemente un pochino di storia.
Non vorrei risultare pedante e prolissa, ma purtoppo mi è necessario, per rendere il mio filo logico più comprensibile, fare un breve accenno ad alcuni passaggi storici nonchè alla testimonianza di personalità influenti vissute prima di noi moderni.
Partendo dal presupposto, in realtà non proprio esatto, che il concetto di nazione sia da collegarsi all´idea di popolo, lingua e cultura, trovo interessante il pensiero di Schieder, uno degli storiografi più autorevoli della Germania del dopo guerra, conosciuto soprattutto per la sua ricerca sulla nascita dello stato moderno.
Schieder nel libro “Der Nationalstaat in Europa als Historisches Phänomen” (1964) spiega come spesso si commetta l´errore di credere che lo stato nasca necessariamente da una nazione, concetto che in qualche modo eleverebbe la nazione ad un ruolo superiore, nonchè indiscutibilente necessario, di madre fondatrice dello stato. In molti casi però, lo stato si é formato prima della nazione, elemento quest’utimo creato soltanto in seguito e quasi artificialmente. Mi rendo conto che l’ultima frase possa sembrare un tantinello ingarbugliata e ho deciso così di venirvi in contro con un esempio: la Grecia moderna. Infatti, successivamente ai moti rivoluzionari dell´ottocento e all´ottenimento della propria indipendenza dall´impero ottomano, l´Europa decise di riconoscere, di legittimare e quindi di “creare” lo stato della Grecia, ponendone a capo “lo straniero” Otto Wittelsbach, alllora principe della Baviera. Nonostante per noi oggi la Grecia sia una Nazione con la “N” maiuscola, storicamente parlando, soprattutto in seguito alla dominazione straniera, i greci non erano più “greci” nel senso nazionale del termine. Erano guidati da un sovrano straniero e non avevano nemmeno una lingua nazionale! Ebbene si, uno dei presupposti fondamentali del concetto di nazione oggi tanto sbandierato, la lingua, fu creata in seguito alla nascito dello stato greco dallo scrittore Adamantios Korais. A questo punto mi sembra utile fare un parallelo con un’altra nazione (uso questo termine di proposito) che fino a 150 anni fà non esisteva: L´Italia.
Non metto assolutamente in dubbio che in qualche modo fossimo legati da una intellighenzia “nazionale” che cercava di mantenere una certa unità lunguistica e culturale, tuttavia mi sembra abbastanza giusto affermare che 150 anni fà, e probabilmente anche oggi, un siciliano ed un piemontese non sarebbero del parere di appartenere ad una matrice culturale identica. A proposito, l´ora mi sembra propizia per commentare l´attegiamento dei nostri amici leghisti (che indubbiamente hanno un origine preistorica), che già ai tempi della pangea non potevano sopportare il fatto di essere stati sfortunatamente piazzati vicino al meridione… e questo nonostante il meridione ancora non esistesse!
Continuo questo piccolo excursus storico citando un discorso tenuto da Ernst Renan alla Sorbona l’ 11 marzo del 1882 ed intitolato “Cos’è una nazione?”: «La terra, come la razza, non fa una nazione. La terra fornisce il sostrato, il campo della lotta e del lavoro; l’uomo fornisce l’anima. L’uomo è tutto nella formazione di quella cosa sacra che si chiama popolo. Tutto ciò che è materiale è insufficiente. Una nazione è un principio spirituale, prodotto dalle profonde complicazioni della storia, una famiglia spirituale, non un gruppo determinato dalla configurazione del suolo. [...] La nazione è dunque una grande solidarietà, costituita dal sentimento dei sacrifici compiuti e da quelli che si è ancora disposti a compiere insieme. Presuppone un passato, ma si riassume nel presente attraverso un fatto tangibile: il consenso, il desiderio chiaramente espresso di continuare a vivere insieme. L’esistenza di una nazione è (mi si perdoni la metafora) un plebiscito di tutti i giorni».
Razza, concetto che ormai molti (ma non ancora abbastanza) ritengono ampiamente superato, e geografia non hanno quindi nessun ruolo quando si tratta di determinare cosa sia una nazione. Ció che veramente importa è il contributo del singolo individuo e la sua scelta individuale di appartenere ad una nazione, intesa come società finalizzata al benessere comune: come direbbe appunto Renan, un plebiscito.
Oltretutto nel discorso di Renan viene accennato il fatto che anche le nazioni moderne per eccellenza, come ad esempio la Francia, sono nate da un sincretismo di varie culture e popoli (Franchi, Normanni, Sassoni ecc.) che è stato poi, dopo qualche generazione, un paio di guere e soprattutto tanti matrimoni misti, “fortunatamente dimenticato”, facendo sì che individui “geneticamente” e culturalmente parlando assai diversi, si siano fusi al punto tale, che le differenze iniziali siano svanite, lasciando quindi soltanto un gruppo relativamente compatto ed unito: unito in uno stato.
Dulcis in fundo mi sembra opportuno citare Thomas Hobbes, che nella sua opera “Leviatano” (1651), descrive i processi fondamentali alla base della formazione di uno stato. In breve: l´uomo è fondamentalmente malvagio, anzi, più che malvagio non è capace di vivere in pace, e per questo si ritrova in uno stato di “bellum omnia contra omnes”. A questo punto un certo gruppo di individui decide, tramite un Pactum Unionis (composto da un Pactum Societatis e un Pactum Subiectionis), di rinunciare ad una parte della propria libertà e di delegare il potere ad un singolo individuo o ente (ad esempio uno stato), incaricato di portare ordine, sicurezza e quindi giustizia.
Piccola precisazione sulle fonti: Schieder all´inizio della sua carriera apparteneva al NSDAP (tanto per ribadire i soliti luoghi comuni sui tedeschi) mentre Renan è stato incolpato più volte di essere razzista: chissà, magari aveva stretto amicizia con Gobineau (se fosse vero, penso che Arthur abbia preso abbastanza male il cambiamento di rotta di Renan alla Sorbona…). Insomma tra gli autori citati, soltanto Hobbes gode una fama “inattacabile” (almeno credo) per quanto riguarda i diritti umani. Tuttavia penso che questi tre autori abbiano elaborato nell´evoluzione del loro pensiero, ed in seguito a notevoli elucubrazioni mentali, un concetto che, a mio avviso, è un qualcosa di estremamente prezioso per l´uomo moderno: la consapevolezza che la nascita e la ricchezza di uno stato derivino da una scelta consapevole dei suoi cittadini. Questi cittadini non sono un gruppo etnico preciso, bensí qualsiasi persona pronta ad inserirsi con rispetto e consapevolezza nella vita sociale di uno stato facendone quindi parte come colonna portante. Cosa sarebbe infatti uno stato sensa i suoi cittadini?
Mi sembra quindi assurdo nel 2011 dover litigare sul pricipio di “italianità”, ponendolo tra l´altro su un gradino superiore al concetto di cittadinanza. Con questa lettera non intendo dire che bisogna dare la cittadinanza alle seconde generazioni “nonostante non siano italiani”, bensi ribadire che, nel momento in cui qualcuno nasce e/o cresce in un paese, è inevitabile che ne assorba l´essenza dei processi sociali, diventandone quindi cittadino a tutti gli effetti. È questo infatti il criterio fondamentale che dovrebbe essere adottato nel rilasciare la cittadinanza, e che in fondo viene ribadito dalla parola stessa. Forse sto esagerando il concetto, ma tutto il resto non conta: la politica dovrebbe servire a creare uno stato di diritto per le persone che vivono all´interno della sua giurisdizione. È vergognoso e ingiusto che i nostri politici si ergano a difensori di un´italianità intesa in modo sbagliato, ritenendo che l´escludere persone cresciute nell´ambito del proprio sistema sociale debbano essere considerate, piú che straniere (e sarebbe il caso di dirlo chiaramente), estranee alle nostre leggi e ai principi del nostro stato. Queste sono soltanto le conclusioni di una studentessa. Puó anche darsi che siano sbagliate: tuttavia per elaborarle ho fatto lo sforzo di ricercare informazioni sul tema in modo tale da crearmi, nel bene e nel male, solide basi sulle quali fondare le mie convinzioni. Mi domando se i politici del PDL e della Lega Nord, che si oppongono tenacemente ad una modifica sulla legge sulla cittadinanza, abbiano fatto la stessa cosa. Sanno cos’è stata l’immigrazione italiana? Hanno studiato la nascita della nazione moderna? E soprattutto: se non l’hanno fatto, con quale coraggio si permettono di pregiudicare così gravemente i diritti e quindi la vita di altre persone che dovrebbero invece difendere?
E qui finisce (finalmente) la mia arringa. Un caloroso applauso a coloro che hanno avuto la pazienza di leggerla fino alla fine. Come ricompensa vi lascio un ultimo pensiero: le seconde generazioni sono qualcosa di speciale, sono un ponte, un passo avanti nella mentalità e nel pensiero dell´essere umano libero da confini nazionali e capace, tramite il rispetto del prossimo, di creare veramente un mondo migliore.>>
Oltre ad urlare FORTE E CHIARO che sta riforma della cittadinanza s’ha da fare SUBITO, vi riproponiamo – per chi si fosse perso qualche passaggio – una breve rassegna di ciò che si sta muovendo nelle ultime settimane e che, per la prima volta nella storia nostra e di questo paese, il grande passo di civilità fin troppo rimandato sembra possibile.
<<“Caro presidente… con stima e affetto, Rete G2″ Ecco il testo della lettera consegnata dai ragazzi dalla Rete G2- Seconde generazioni al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 15 novembre.>> Dal blog di Alessandra Coppola: http://nuovitaliani.corriere.it/
<<Intervento del Presidente Napolitano all’incontro dedicato ai “Nuovi Cittadini italiani”. All’interno dei vari progetti di riforma delle norme sulla cittadinanza, la principale questione aperta rimane oggi quella dei bambini e dei ragazzi. Molti di loro non possono considerarsi formalmente nostri concittadini perché la normativa italiana non lo consente, ma lo sono nella vita quotidiana, nei sentimenti, nella percezione della propria identità. I bambini nati in Italia, che fino ai 18 anni si trovano privi della cittadinanza di un Paese al quale ritengono di appartenere, se ne dispiacciono e se ne meravigliano, perché si sentono già italiani come i loro coetanei. Lo abbiamo ascoltato nell’intervista alla giovane della rete G2, che unisce le seconde generazioni. Lo stesso atteggiamento hanno quei ragazzi che in Italia sono arrivati da piccoli, ma qui sono cresciuti e hanno studiato: ritengono di avere diritto ad un trattamento che riconosca il loro percorso di vita ed educativo. E proprio sulla necessità di riflettere su una possibile riforma delle modalità e dei tempi per il riconoscimento della cittadinanza italiana ai minori si è registrata una sensibilità politica significativa e diffusa già nella discussione del gennaio 2010 alla Camera dei Deputati. Si osserva, inoltre, una ampia disponibilità nell’opinione pubblica italiana a riconoscere come cittadini i bambini nati in Italia da genitori stranieri. >>http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Discorso&key=2302
<<Riccardi: “Riforma della cittadinanza è interesse di tutti” “I nati in Italia giuridicamente stranieri – aggiunge Riccardi – superano il mezzo milione. E i minori residenti sono quasi un milione. Insomma, parlano l’identica lingua, vedono i medesimi paesaggi, vivono la stessa storia, sono legati al nostro mondo. Senza di loro, l’Italia sarebbe piu’ vecchia e con minori capacita’ di sviluppo”. “Vedo convergere in questo progetto, come nelle grandi scelte della politica, – conclude Riccardi – l’identita’ nazionale con l’interesse nazionale. E anche con l’interesse dei soggetti in questione, cioe’ i bambini e le loro famiglie”.>> http://www.stranieriinitalia.it/attualita-riccardi_ripensare_la_legge_sulla_cittadinanza_14094.html
<<“Italiani i bimbi nati in Italia. E che sia la volta buona” Questa deve essere a tutti i costi la volta buona, ma con una legge intelligente, lungimirante, a prova di critiche e ripensamenti. I figli degli immigrati, un milione in tutto, quasi il 60 per cento dei quali nati in Italia, non possono più aspettare. Bastano pochi articoli e la volontà politica per realizzarla. Dovrà essere contenta anche la Lega: in questo modo, come per magia, vi saranno meno stranieri nelle nostre scuole.>>. Dal blog di Corrado Giustiniani: http://www.ilmessaggero.it/home_blog.php?blg=P&idb=1259&idaut=11
<<“Riforma cittadinanza. Fli riparte dalla “Sarubbi-Granata”" “Molti di questi bambini, quasi un milione, frequentano le nostre scuole, parlano la nostra lingua e i nostri dialetti, tifano per le nostre squadre. Amano l’Italia molto piu’ di italiani che invece la denigrano e la onorano piu’ di qualche nostro collega parlamentare”, ha detto Granata, promotoredel testo originario insieme al deputato del Partito Democratico Andrea Sarubbi>>. http://www.stranieriinitalia.it/attualita-riforma_cittadinanza._fli_riparte_dalla_sarubbi-granata_14097.html
<<“Cittadinanza. Turco: “In Parlamento c’è maggioranza per unire vecchi e nuovi italiani”" Parlare oggi di cittadinanza per i figli degli immigrati, cambiare una legge così ostile, così disumana è un atto di umanità e di buon senso e a me pare che sia molto importante che proprio oggi la politica mostri ragionevolezza, senso di equità, competenza e, appunto, umanità… Credo che ci si possa intendere sullo ius soli temperato. Noi diciamo che deve essere italiano chi nasce in Italia da immigrati che dimostrano già un certo radicamento, e il parametro possono essere cinque anni di residenza regolare, o i minori arrivati qui da piccoli che completano un ciclo scolastico. Convergiamo su questo, concentriamoci sul merito lasciando da parte le etichette politiche, e potremo riformare la legge…. Riconoscere che chi nasce e cresce in Italia è italiano, cambiare un legge così severa da rappresentare un caso unico in Europa, significa anche rendere più forte l’Italia e il principio della coesione nazionale.>> http://www.stranieriinitalia.it/attualita-riforma_cittadinanza._turco_in_parlamento_c_e_maggioranza_per_unire_vecchi_e_nuovi_italiani_14106.html
<<“Dare la cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori immigrati? Napolitano lo chiede. Sei d’accordo?”>> “Right is right, even if everyone is against it; and wrong is wrong, even if everyone is for it.” disse William Penn, filosofo inglese di religione Quacchera del XVII° secolo, da cui prende il nome lo Stato della Pennsylvania. Pertanto non saranno certo i risultati di un sondaggio a dirci cosa è giusto e cosa è sbagliato…ma se proprio vi piacciono i sondaggi andate a votare: http://www.corriere.it/appsSondaggi/votazioneDispatch.do?method=risultati&idSondaggio=9844
<<“Seconde generazioni fondamentali, solo con noi l’Italia uscirà dalla crisi”. Giorgio Napolitano al Quirinale con i rappresentanti della Rete G2 Tailmoun, portavoce della Rete G2: «Da Napolitano la scossa decisiva senza la Lega riforma più vicina»>>. http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/431159/
<<“Italiani dimezzati e cittadinanza: storia di diritti negati, Tutto quello che i figli degli immigrati non possono fare”>> di Elisabetta Reguitti da Il Fatto Quotidiano: http://www.infonodo.org/node/30565
Rete G2 su “24 Mattino” di Alessandro Milan, Radio 24 <<Diritto di cittadinanza. Chi è nato qui, sia italiano. E’ il sunto di quanto pronunciato dal Presidente della Repubblica Napolitano in tema di immigrazione. In Italia non è previsto il cosiddetto “Ius soli” in base al quale si ottiene la cittadinanza per il semplice fatto di essere nati nel Belpaese ma diverse forze politiche e in primis FLi, il Pd e l’IDV non disdegnano l’idea di introdurre questa possibilità nel nostro ordinamento avviando una discussione sul tema in Parlamento. Un tentativo, però, subito stoppato da Pdl e Lega. Ne discutiamo con Mohamed Tailmoun, portavoce nazionale di Rete G2, immigrati di seconda generazione e con gli onorevoli Gianluca Pini della Lega Nord e Andrea Sarubbi del Pd.>> http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?articolo=cittadinanza-italiana-napolitano-immigrati-ius-soli-parlamento
RETE G2 : “GRAZIE PRESIDENTE, NOI ITALIANI CON PERMESSO DI SOGGIORNO”
La Rete di figli e figlie d’immigrati plaude Il Presidente Napolitano che accoglie nuovamente le istanze di riforma della cittadinanza che Rete G2 porta avanti dal 2005
Roma, 22 Novembre 2011 – La Rete G2 , ringrazia il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per essersi fatto ancora una volta portavoce della causa sulla cittadinanza italiana per i figli d’immigrati.
Già lo scorso 15 novembre in occasione dell’incontro sui nuovi cittadini il Presidente aveva citatonel suo discorsoil lavoro svolto in questi anni dalla Rete G2 , a favore di una riforma della legge sulla cittadinanza che riconosca i figli d’immigrati nati e ricongiunti con le loro famiglie da minorenni, cittadini italiani come gli altri.
“Grazie Presidente, perché della cittadinanza hanno bisogno le seconde generazioni per essere definite come già sentono di essere e ne ha bisogno il nostro Paese. Il nostro grande Paese sempre meno giovane e oggi sempre più in difficoltà, per il quale noi figli d’immigrati nutriamo un profondo sentimento di appartenenza, tanto da cercare costantemente, come Rete G2 di dare un contributo forte in termini di energie e sviluppo, in qualità di cittadini attivi; oggi più che mai a fronte di una crisi economico/sociale incalzante e destabilizzante come quella che stiamo attraversando”.
“Ed è proprio la consapevolezza di tutte queste “energie italiane” senza diritti, disperse da una legge sulla cittadinanza italiana poco lungimirante, che ci ha sempre spinti a chiedere una riforma della cittadinanza per un’ Italia moderna e cosmopolita, fatta di volti non tipicamente italiani ma di spirito non diversamente italiani”
RETE G2 SU NUOVI CITTADINI: “OGGI L’ITALIA E’ IL NOSTRO PAESE”
La Rete di figli e figlie d’immigrati plaude Il Presidente Napolitano che accoglie nuovamente le istanze di riforma della cittadinanza che dal 2005 Rete G2 propone al Parlamento.
La Rete G2 , presente oggi all’incontro “I nuovi cittadini”, ringrazia il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per essersi fatto ancora una volta portavoce della causa sulla cittadinanza italiana per i figli d’immigrati.
In occasione dell’incontro il Presidente ha citato nel suo discorso il lavoro svolto in questi anni dalla Rete G2 , a favore di una riforma della legge sulla cittadinanza che riconosca i figli d’immigrati nati e ricongiunti con le loro famiglie da minorenni, cittadini italiani come glia altri.
Nel suo discorso il Presidente Napolitano ha infatti sottolineato che “i bambini nati in Italia, che fino ai 18 anni si trovano privi della cittadinanza di un Paese al quale ritengono di appartenere, se ne dispiacciono e se ne meravigliano, perché si sentono già italiani come i loro coetanei. Lo abbiamo ascoltato nell’intervista alla giovane della rete G2, che unisce le seconde generazioni”.
Secondo la Rete G2, che in quell’occasione ha anche consegnato una lettera al Presidente Napolitano,“ nel non facilitare le acquisizioni di cittadinanza per i bambini di origine straniera nati in Italia e per i minori ricongiunti con le loro famiglie si manifesta una doppia discriminazione: una verso i figli dell’immigrazione e una verso una generazione di italiani e italiane, che tali si considerano nonostante la legge attuale, e che potrebbero contribuire allo sviluppo del nostro Paese”.
“Il nostro auspicio – ha dichiarato Mohamed Tailmoun, portavoce della Rete G2 – come rete di figli e figlie d’immigrati è quello che anche il Governo Monti accolga queste istanze e avvii un percorso per una riforma urgente della legge 91 del 92 e permettere quel ricambio generazionale, quelle energie sommerse, oggi più che mai necessarie per affrontare le sfide economico-sociali del Paese”. Del nostro Paese”.
La Rete G2 – Seconde Generazioni è un’organizzazione nazionale apartitica fondata da figli di immigrati e rifugiati nati e/o cresciuti in Italia. Chi fa parte della Rete G2 si autodefinisce come “figlio di immigrato” e non come “immigrato”: i nati in Italia non hanno compiuto alcuna migrazione, e chi è nato all’estero ma cresciuto in Italia non è emigrato volontariamente, ma è stato portato in Italia da genitori o altri parenti. “G2” quindi non sta “per seconde generazioni di immigrati” ma per “seconde generazioni dell’immigrazione”, intendendo l’immigrazione come un processo che trasforma l’Italia, di generazione in generazione.
La Rete G2 è un network di “cittadini del mondo”, originari di Asia, Africa, Europa e America Latina, che lavorano insieme su due punti fondamentali: i diritti negati alle seconde generazioni senza cittadinanza italiana e l’identità come incontro di più culture. G2 nasce a Roma nel 2005 e oggi ne fanno parte anche seconde generazioni di altre province italiane (Milano, Firenze, Prato, Genova, Mantova, Arezzo, Padova, Imola, Bologna, Bergamo e Ferrara) che partecipano ai workshop nazionali organizzati ogni anno dalla rete. Complessivamente la rete nazionale oggi riunisce ragazzi/e dai 18 ai 35 anni, originari di diversi Paesi: Filippine, Etiopia, Eritrea, Perù, Cina, Cile, Marocco, Libia, Argentina, Bangladesh, Capo Verde, Iran, Sri Lanka, Senegal, Albania, Egitto, Brasile, India, Somalia, Ecuador e altri. La Rete G2 si incontra anche virtualmente sul BlogG2 (www.secondegenerazioni.it) e discute sul ForumG2 (www.secondegenerazioni.it/forum).
Per contatti:
Mohamed Tailmoun
Cell. 340 -5841815
g2@secondegenerazioni.it
www.secondegenerazioni.it
Oggi pomeriggio alle 17:00, Mohamed Tailmoun parteciperà e interverrà a nome della Rete G2 – Seconde Generazione alla Conferenza dal titolo “DEMOCRACITY. CITTADINANZA ITALIANA ED EUROPEA. PROPOSTE ED IPOTESI PER AVVIARE UN NUOVO DIBATTITO”, organizzata dall’A.N.F.E. (Organizzazione Nazionale Famiglie Emigrati) con il contributo dell’Assessorato del Lavoro, della Famiglie e delle Politiche Sociali della Regione Siciliana – in seno al programma “Next Citizenship – Prossima Cittadinanza” – e con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.
.PROGRAMMA DEGLI INTERVENTI:
Parlamento Europeo di Bruxelles
Sala JAN 4Q2 – Jozsef Antall Building
9 Novembre 2011
.17.00 - SALUTI
on. Gianni Pittella
Vice presidente del Parlamento Europeo
on. Emma Bonino
Membro del Gruppo di eminenti personalità del Consiglio d’Europa (videointervista)
on. Raffaele Lombardo
Presidente Regione Sicilia
dr. Andrea Piraino
Assessore della Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro della Regione Sicilia
dr. Paolo Genco
Presidente Nazionale A.N.F.E. – Associazione Nazionale Famiglie Emigrati
INTERVENTI
17.30 On. Fausto Bertinotti, già Presidente della Camera dei Deputati
“Il rapporto tra la cittadinanza italiana e la Costituzione italiana”
17.45 On. Fabio Granata, Deputato FLI
“Evoluzione della legge italiana e prospettive del disegno di legge Sarubbi-Granata”
18.00 On. Patrizia Toia, Vicepresidente del Gruppo dell’Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento europeo
“Il diritto di cittadinanza in Italia e in Europa”
18.15 Sig.ra Matilda Raffa Cuomo, Mentoring U.S.A.
“L’importanza dell’acquisizione dei diritti civili: l’esperienza di un’immigrata italiana in U.S.A.”
18.30 Mons. Giambattista Bettoni, Fondazione Caritas Migrantes
“Il ruolo del mondo cattolico nei nuovi processi di cittadinanza”
18.45 Dr. Mohamed Tailmoun, Portavoce nazionale Italia Rete G2 – Seconde Generazioni
“La seconda generazione di italiani”
19.00 Prof. Fulvio Vassallo Paleologo, Università degli Studi di Palermo
“Pro e contro dell’avere o meno la cittadinanza italiana, a livello giuridico, per i giovani di seconda generazione”
19.15
Conclusioni
L’incontro sarà moderato dal Prof. Giusto Catania, già parlamentare europeo
Al termine del convegno sarà presentato il portalewww.prossimacittadinanza.it e trasmessi i videomessaggi sul tema del Diritto di cittadinanza.
‘’SECONDE GENERAZIONI IN COMUNE’’
Giovedì 13 ottobre 2011 – ore 12,00
Sala Presidenza ANCI – II° piano
Via dei Prefetti, 46 – Roma
Sulla scia della positiva esperienza già avviata da alcuni Comuni italiani, l’ANCI, Save the Children e Rete G2 – Seconde Generazioni presenteranno giovedì 13 ottobrea Roma, alle ore 12, presso la sede ANCI di Via dei Prefetti 46, la Campagna ‘’18 anni…in Comune!’’.
L’iniziativa, che coinvolgera’ i Comuni italiani e migliaia di ragazzi e ragazze di origine straniera nati in Italia verra’ presentata nel corso di una conferenza stampa a cui interverranno Graziano Delrio, Presidente ANCI e Sindaco di Reggio Emilia, Flavio Zanonato, Vicepresidente ANCI con delega all’immigrazione e Sindaco di Padova, Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia - Europa di Save the Children Italia e Mohamed Tailmoun, Portavoce Rete G2 – Seconde Generazioni.
Tra le iniziative, sara’ presentata la Guida online sulla cittadinanza ‘’18 anni …in Comune!’’, realizzata da ANCI, Save the Children e Rete G2 – Seconde Generazioni per indicare alle seconde generazioni neo maggiorenni l’iter per l’acquisizione della cittadinanza italiana.
Durante la conferenza stampa sono inoltre previste le testimonianze della Rete G2 e della giornalista Paula Baudet Vivanco dell’Associazione Nazionale Stampa Interculturale, sulle difficoltà concrete delle seconde generazioni senza diritti.
CONFERENZA STAMPA COMITATO MILANO, GIOVEDI’ 29 SETTEMBRE,PALAZZO MARINO, MILANO
Milano – 27 settembre 2011 – Col deposito in Cassazione dei testi delle due leggi di iniziativa popolare, sottoscritti dagli esponenti delle organizzazioni che hanno promosso la Campagna L’Italia sono anch’io, è cominciata la raccolta delle firme necessarie per la consegna delle leggi in Parlamento. Ci sono sei mesi di tempo per raggiungere l’obiettivo delle 50.000 firme in calce a ciascuna delle due proposte di legge.
A Milano la raccolta di firme inizierà giovedì 29 settembre.
Il lancio della Campagna, le importanti adesioni e le iniziative milanesi saranno illustrate durante la CONFERENZA STAMPA che si terrà giovedì 29 settembre, alle ore 14.00, presso il Comune di Milano (Palazzo Marino, Sala Giunta).
Saranno presenti il sindaco Giuliano Pisapia e il presidente del Consiglio comunale, Basilio Rizzo, oltre ai rappresentanti delle organizzazioni del comitato promotore, che sottoscriveranno per primi le due proposte di legge di iniziativa popolare.
Comitato promotore: ACLI Milano Monza e Brianza, Anolf Milano, ARCI Milano, Asgi, Avvocati per niente, Cgil Milano, Cisl Milano, Conapi, Coordinamento Milanese Pace in Comune, Libera Milano, Naga, Rete immigrati autorganizzati Milano, Rete G2, Rete Primo Marzo.
Due proposte di legge di iniziativa popolare per cambiare la normativa sulla cittadinanza e introdurre il diritto di voto per le persone di origine straniera
Pierluigi Bersani, Fausto Bertinotti, Ascanio Celestini, Graziano Delrio, Claudio Piersanti, Gianni Rivera, Andrea Segre tra coloro che verranno a firmare giovedì 22 settembre
al banchetto allestito a Roma, a piazza del Pantheon dalle 11.30 alle 15.30
Col deposito in Cassazione dei testi delle due leggi di iniziativa popolare sottoscritti dagli esponenti delle organizzazioni che hanno promosso la campagna l’Italia sono anch’io, è cominciata la raccolta delle firme necessarie per la consegna delle leggi in Parlamento. Ci sono sei mesi di tempo per raggiungere l’obiettivo delle 50.000 firme in calce a ciascuna delle due proposte di legge, e i promotori stanno organizzando iniziative in tutta Italia.
A Roma, il prossimo giovedì 22 settembre è previsto un appuntamento a Piazza del Pantheon dalle 11.30 alle 15.30. Qui sarà allestito un banchetto dove già hanno annunciato la loro presenza esponenti del mondo della cultura, dello spettacolo e della politica che condividono i contenuti della campagna. Ci saranno, fra gli altri, Pierluigi Bersani, segretario nazionale del Pd, Fausto Bertinotti, presidente Fondazione Camera dei Deputati, l’autore e attore Ascanio Celestini, il sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio, lo scrittore e sceneggiatore Claudio Piersanti, il presidente del settore giovanile Federcalcio, Gianni Rivera, il regista Andrea Segre.
Saranno inoltre presenti esponenti delle organizzazioni promotrici, tra cui: Oliviero Alotto, presidente Terra del Fuoco, Massimo Aquilante, presidente Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Paolo Beni, presidente Arci, Kurosh Danesh, coordinatore Comitato Migranti Cgil, Franco Dotolo, Fondazione Migrantes, Gabriella Guido, Rete Primo Marzo, Ezequiel Iurcovich, portavoce Rete G2-Seconde Generazioni, Padre Giovanni La Manna, presidente Centro Astalli, Isabella Massafra, segreteria nazionale Emmaus Italia, Grazia Naletto, presidente Lunaria, Andrea Olivero, presidente Acli.
L’Italia sono anch’io è la Campagna nazionale per i diritti di cittadinanza promossa, nel 150° anniversario dell’unità d’Italia, da 19 organizzazioni della società civile (Acli, Arci, Asgi-Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, Comitato 1° Marzo, Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani, Emmaus Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il Razzismo Brutta Storia, Rete G2 – Seconde Generazioni, Sei Ugl, Tavola della Pace, Terra del Fuoco) e dall’editore Carlo Feltrinelli. Presidente del Comitato promotore è il Sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio.
Scopo della campagna è promuovere, anche attraverso lo strumento delle leggi di iniziativa popolare, l’uguaglianza di diritti tra italiani e stranieri che vivono, studiano e lavorano in Italia, così come sancito dall’articolo 3 della nostra Costituzione.
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