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	<title>Rete G2 - Seconde Generazioni &#187; racconto</title>
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		<title>Un giorno cruciale</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2007 21:18:33 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[racconto]]></category>

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		<description><![CDATA[La paura di molti  esponenti e sostenitori del Partito dei Nazionalisti si concretizz&#242; alle 13.14 minuti del 3 marzo, quando un bambino italiano di origini straniere nacque.
I giorni antecedenti al fatto, in televisione non trasmisero altro che programmi nei quali invitavano analisti ed esperti del settore socio-politico-economico per discutere delle conseguenze di tale evento. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img align="left" alt="voto" style="width: 116px; height: 81px;" src="http://www.secondegenerazioni.it/wp-content/uploads/2007/05/images.miniatura.jpg" />La paura di molti  esponenti e sostenitori del Partito dei Nazionalisti si concretizz&ograve; alle 13.14 minuti del 3 marzo, quando un bambino italiano di origini straniere nacque.<br />
I giorni antecedenti al fatto, in televisione non trasmisero altro che programmi nei quali invitavano analisti ed esperti del settore socio-politico-economico per discutere delle conseguenze di tale evento. Non pochi si chiedevano se quel fatto avrebbe segnato il tramonto del Partito dei Nazionalisti che per anni stava governando, seppur con il minimo scarto, il Paese. Non pochi nazionalisti si chiedevano addirittura se ci&ograve; avrebbe segnato la fine immediata del loro partito. Dall&#8217;altra parte il Partito Internazionale, brindava e programmava il &quot;Passo decisivo&quot;. Finalmente la percentuale di cittadini di origine straniera si apprestava a superare quella dei cittadini indigeni.<br />
<span id="more-196"></span><br />
Tanti anni erano passati da  quando l&#8217;Italia concesse agli immigrati il diritto di cittadinanza per nascita. La conversione alla jus soli inizialmente fu criticata aspramente da tutta la coalizione di opposizione e da molti esponenti della coalizione di governo, mentre stranamente il mondo socio-economico e soprattutto previdenziale l&#8217;applaudeva pubblicamente, sostenendo che ci&ograve; avrebbe giovato al Paese sia in termini di contributi pensionistici che in termine di competitivit&agrave;  giovanile. Il Paese, infatti, aveva arrancato a lungo nelle acque della popolazione mediamente vecchia, sopra i 60 anni. E nessuno sapeva se e come sarebbero state pagate le pensioni. Tutto questo finch&eacute; la litigiosa coalizione al potere riusc&igrave; in qualche modo a votare la legge. Che pass&ograve; con uno scarto esiguo.<br />
Gli effetti di tale legge non si videro subito. Gli immigrati, in gran numero vincolati a un permesso di soggiorno, da precari cominciarono pian piano a diventare cittadini a tutti gli effetti, godendo degli stessi diritti e dei stessi doveri. Doveri che, stando a un sondaggio dell&#8217;epoca, venivano sentiti di pi&ugrave; e quindi adempiuti con maggiore senso di responsabilit&agrave;  da parte dei neo-cittadini.<br />
La popolazione degli immigrati che ottenevano la cittadinanza crebbe, cos&igrave; come il consenso ad un partito che predicava la chiusura delle frontiere e che faceva speculazione sulle paure del diverso: il Partito dei Nazionalisti.<br />
Eppure la maggioranza della popolazione si dichiarava contraria a questo partito, e nessuno diceva di votarlo. Si ipotizz&ograve; che la maggioranza dei sostenitori al partito, fossero addirittura molti degli stessi neo-cittadini. A testimonianza di ci&ograve;, in ambito di un&#8217;indagine sociologica condotta anonimamente dell&#8217;epoca, il 60% dei cittadini di origine straniera intervistati dichiar&ograve; che avendo fatti cos&igrave; tanti sacrifici, in prima persona o dei genitori, per ottenere la cittadinanza, si dovebbero inasprire le leggi concernenti all&#8217;immigrazione.<br />
In contrapposizione al Partito dei Nazionalisti, si vide ad una naturale ascesa del Partito Internazionale, sostenuta da giovani (neo-cittadini e indigeni), che credevano in un ideale di societ&agrave;  multietnica, senza discriminazioni e all&#8217;insegna della reciproca tolleranza.<br />
Nel Partito Internazionale, matur&ograve; ben presto l&#8217;idea di una societ&agrave;  aperta, senza distinzione tra stranieri, immigrati o cittadini. Tutti all&#8217;interno dei confini potevano essere considerati cittadini. Con gli stessi doveri e diritti.<br />
Da molti considerata scandalosa, l&#8217;idea ben presto trov&ograve; un percorso di concretizzazione, in quanto appoggiato dai moltissimi giovani di origine straniera e non, in un referendum.<br />
Il Partito Internazionale trov&ograve; propizia la nascita di quel bambino e di l&igrave; a poco lanci&ograve; il referendum che chiedeva ai cittadini aventi diritto al voto di decidere se aprire le frontiere oppure no, regolarizzando di fatto chiunque ne avesse fatto richiesta.<br />
Con le dovute polemiche e colpi di mano da parte del Partito dei Nazionalisti, finalmente il giorno cruciale venne. E dopo le febbrili votazioni, si attese con impazienza il risultato. Che per molti suon&ograve; scandaloso: 20% per l&#8217;apertura delle frontiere, 80% i contrari. E quest&#8217;ultimi voti venivano proprio dalle regioni con pi&ugrave; alta densit&agrave;  di cittadini di origine straniera.<br />
In televisione ci furono interminabili dibattiti, volti a trovare una spiegazione al baratro in cui si trov&ograve; il Partito Internazionale. Alla fine un sociologo-antropologo concluse le giornate del dibattito con una solenne riflessione: una volta conquistati i privilegi, &egrave; pi&ugrave; facile non condividerli con gli altri, che condividerli.</p>
<div style='display:none' id="post-refEl-196"></div>]]></content:encoded>
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		<title>Caccia alle rane</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Mar 2007 23:28:12 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>

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		<description><![CDATA[A Sisi

 S&#8217;era appena fatto buio a Youzhu. Il fiume aveva seguito il sole fino al culmine della sua ascesa sui monti da dove era poi lentamente scomparso, lasciando sull&#8217;acqua una scia di punti luminosi. Una brezza serale aveva poi cominciato a spirare per le strade e viuzze del paese, dando sollievo ad un gruppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>A Sisi</em></strong>
</p>
<div align="justify"> <img width="116" height="79" align="left" id="image164" alt="images.jpg" src="http://www.secondegenerazioni.it/wp-content/uploads/2007/03/images.jpg" />S&#8217;era appena fatto buio a Youzhu. Il fiume aveva seguito il sole fino al culmine della sua ascesa sui monti da dove era poi lentamente scomparso, lasciando sull&#8217;acqua una scia di punti luminosi. Una brezza serale aveva poi cominciato a spirare per le strade e viuzze del paese, dando sollievo ad un gruppo di anziani placidamente seduti su sdrai di bamb&ugrave;. Intorno, nel cortile, si erano riuniti numerosi e parlavano del caldo atipico di quelle giornate e del lavoro quotidiano nei campi. I pi&ugrave; giovani, invece, si erano appostati in un angolo vicino all&#8217;ingresso e si organizzavano per andare in giro pi&ugrave; tardi. Come al solito avrebbero fatto una passeggiata nel buio del villaggio o sarebbero andati vicino al fiume sedendosi sui ciottoli di pietra, a schiamazzare nel silenzio della notte e rientrare col favore del chiaro lunare.<br />
<span id="more-166"></span><br />
Uno spicchio di luna fece capolino nel cielo, mentre il cortile si godeva ancora il fresco della brezza. Un bambino cadde e si rialz&ograve; subito: segno quasi divino per dire che era l&#8217;ora di rientrare.<br />
-S&#8217;&egrave; fatto tardi, rientro a casa.- qualcuno esclam&ograve;.<br />
E quella era la causa scatenante di quello che sarebbe accaduto dopo: quel qualcuno avrebbe piegato il suo sdraio di bamb&ugrave; per portarselo via; poi gli altri lo avrebbero seguito, per rientrare ognuno a casa propria, in un ordinato susseguirsi di azioni.<br />
La legge seguita dal villaggio &egrave; quella stabilita dal sole: andare a letto al suo calare e svegliarsi al primo canto del gallo. E queste regole ferree, sono l&#8217;unico orologio di Youzhou.<br />
Lontano, forse sulla soglia di una porta, vi fu un bagliore. Si pot&egrave; appena percepire un qualcosa come:- Su andiamo, &egrave; ora.<br />
Sbuc&ograve; un uomo, ed a seguirlo un bambino. L&#8217;uomo teneva in mano una torcia elettrica e un bastone di bamb&ugrave;, il bambino teneva in mano una giara di bamb&ugrave; intrecciato ed era visibilmente eccitato dall&#8217;idea di uscire al buio.<br />
L&#8217;uomo, probabilmente suo padre, lo chiam&ograve; e lo esort&ograve; ad accelerare i passi.<br />
Sul ciglio della strada gli immancabili grilli frinivano incessantemente. E nei campi il gracidare delle rane faceva loro da accompagnamento. La torcia tenuta in mano dall&#8217;uomo veniva proiettata gi&ugrave; sui campi alla ricerca di qualcosa, mentre sulla strada principale cementata vi erano lampi di luce dal movimento repentino. In certi tratti, quando grilli e rane si concedevano una breve pausa, il bambino poteva avvertire il rumore dell&#8217;acqua che scorreva nei canali adiacenti alla strada: un lieve sciabordare.<br />
I due deviarono per una strada secondaria e poi scesero per i campi, camminando sui bordi di terra creati dai contadini per delimitare le loro propriet&agrave;. Con quasi un sussurro l&#8217;uomo disse di non far rumore e il bambino fece un cenno con la testa, in un misto di ossequit&agrave;  e cieca obbedienza. Lo sguardo del bambino si pos&ograve; su un improvviso movimento dell&#8217;acqua, che i raggi lunari resero pi&ugrave; evidente. Lo rifer&igrave; sottovoce all&#8217;uomo che rispose: &quot;E&#8217; soltanto un serpente&quot;.<br />
-Pap&agrave; , non c&#8217;&egrave; pericolo che ci morda?- chiese il bambino.<br />
-Non era velenoso, fai attenzione comunque.- si sent&igrave; rispondere.<br />
L&#8217;uomo punt&ograve; la torcia su una rana, che all&#8217;improvvisa luce si gett&ograve; nel fango. Il bambino osserv&ograve; la scena da una certa distanza, curioso delle azioni dell&#8217;uomo.<br />
Prima di avvicinarsi al punto di interesse, l&#8217;uomo profer&igrave;:- La rana pensa che stare sotto il fango sia al sicuro e non ha idea che sto andando verso di lei.<br />
Nel dire ci&ograve; si avvicin&ograve; con cautela e puntata la torcia sul terreno fangoso, cal&ograve; col bastone di bamb&ugrave; un colpo secco sull&#8217;animale, il quale non fece in tempo a fuggire. Il bambino raccolse la preda con un sorriso sulle labbra e lo mise nel contenitore. Passato il momentaneo stato confusionale, la rana cominci&ograve; ad agitarsi e il bambino sent&igrave; i suoi tentativi di salto nel buio dentro il contenitore, alla ricerca della libert&agrave;  perduta.<br />
Arrivata alla nona rana catturata, l&#8217;uomo chiese:- Pesa?.<br />
Il bambino scosse il capo.<br />
-Catturiamone un altro e ce ne torniamo a casa.<br />
Il bambino, evidentemente eccitato, disse:- Sono buone le rane da mangiare pap&agrave; ?<br />
-Poi le assaggeremo insieme a tua madre, sono deliziose!- e gli sorrise.<br />
L&#8217;ultima rana fu individuata ai bordi di un canale d&#8217;acqua, ai confini del villaggio, nei possedimenti dei Cheng.</div>
<div align="justify"> </div>
<p align="justify">Strane storie si raccontavano sul loro conto, ma una su tutte era la pazzia della vecchia signora Cheng che era risaputa nel villaggio. Si dice che racattasse bambini orfani o abbandonati e che li portasse con s&egrave;, condividendo con loro il cibo della tavola del suo secondo figlio, mangiando seduta per terra, in un angolo. Una volta, quando era giovane e suo marito era ancora vivo, lei era conosciuta nel villaggio come la pi&ugrave; gioiosa di tutte le donne, tant&#8217;&egrave; che non rifiutava un sorriso a nessuno.<br />
Poi un giorno suo marito venne trovato morto sullo squarcio di una strada, con la bava alla bocca e gli occhi ancora socchiusi mentre lei venne trovata a girovagare per le strade senza scarpe, tenendo in mano un contenitore di veleno per topi, farneticando parole senza senso.<br />
Il figlio pi&ugrave; grande dei Cheng, invece, non era pazzo, ma un po&#8217; strambo. Dall&#8217;et&agrave;  di diciasette anni non si lavava n&eacute; si tagliava i capelli; diceva che agiva in questo modo per diventare un Buddha vivente e che i suoi capelli eran il modo per raggiungere lo scopo. &quot;Perch&eacute; i capelli sono fonte di immenso potere&quot;- per queste sue parole era diventato lo zimbello del villaggio. Fatto sta che la gente lo evitava, perch&eacute; si racconta che avesse il vizio di portare con s&eacute; una forbicina e con questa tagliasse di nascosto i capelli altrui, per poi farne un intruglio che beveva di tanto in tanto, durante l&#8217;arco di una giornata.</p>
<div align="justify"> </div>
<p align="justify">Riconoscendo di essersi inoltrato troppo in l&agrave; , o forse semplicemente un po&#8217; a disagio nei possedimenti dei Cheng, l&#8217;uomo disse:-Torniamo a casa.<br />
Ma proprio in quel mentre, ci fu uno tonfo, appena percepibile. Il bambino prontamente indic&ograve; col dito il punto esatto del movimento della rana e si ripet&egrave; il rituale che consisteva nel puntamento della torcia e il colpo col bastone di bamb&ugrave;. E cosa non meno importante il sentire i salti della nuova preda da parte del bambino.<br />
- Lo porto io, che &egrave; pesante. &#8211; E gli prese il contenitore di bamb&ugrave;.<br />
A malincuore il bambino non protest&ograve;.<br />
Sulla via del ritorno videro da lontano una signora dai capelli, che nell&#8217;oscurit&agrave; , sembrarono ancora pi&ugrave; bianchi. Portava un fagottino sulle spalle e incedeva lentamente e con una certa fatica.<br />
Il bambino istintivamente si nascose dietro all&#8217;uomo e aggrappandosi ai suoi pantaloni, disse:- E&#8217; la signora Cheng!.<br />
La figura si ritrov&ograve; proprio a pochi metri di distanza, sempre col suo incedere lento. Il bambino sempre pi&ugrave; spaventato aggrappandosi sempre pi&ugrave; forte all&#8217;uomo, disse:- Pap&agrave; , torniamo a casa subito?Ho paura!.<br />
L&#8217;uomo rest&ograve; fermo e non si mosse, guardando la signora con fare distaccato.<br />
-Avete fatto buona caccia? Non avete catturato le rane buone che mangiano gli insetti cattivi vero? Vi colpir&agrave;  un fulmine se li catturate!- cos&igrave; sentenziando, si allontan&ograve; lentamente, cos&igrave; come era venuta.<br />
Il bambino vide che portava un fagotto sulle spalle e, quando appena una nuvola scoperse la luna, pot&egrave; notare con stupore e un pizzico di orrore che spunt&ograve; la testolina di un neonato.<br />
Accortosi del disagio del bambino, l&#8217;uomo lo tir&ograve; per il braccio:- Su, torniamo a casa.<br />
Si rimisero in cammino per il ritorno a casa, ripercorrendo a ritroso la strada cementata deserta. Il bambino gi&ugrave;  dimentic&ograve; dell&#8217;incontro, nell&#8217;incedere dirigeva la torcia in ogni direzione, in una sorta di gioco. In lontananza, sui monti, vicino alle tombe, vide un fluttuare di bianco, che col buio fu ancora pi&ugrave; nitido. Il bambino ebbe paura e si aggrapp&ograve; di nuovo alla gamba del padre, il quale istintivamente lo guard&ograve; in viso poi volse lo sguardo verso i monti.<br />
-Sar&agrave;  qualcuno che si &egrave; dimenticato una busta di plastica, non avere paura.- lo rassicur&ograve; l&#8217;uomo.<br />
-Pap&agrave; potrebbe essere un fantasma? Zio Yang mi ha raccontato che quando &egrave; andato a prendere la legna ha incontrato un fantasma proprio in quella montagna l&agrave; ed &egrave; scappato a gambe levate. Mi ha detto che era uno spirito di volpe.<br />
-Non avere paura, torniamo a casa da tua madre.-<br />
Ripresero il cammino verso casa, dove li attendeva carne di rana e il ricordo di quella serata.</p>
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		<title>Il bar cinese</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jun 2006 21:30:00 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;erano i mondiali di calcio, ma a Tang non era mai piaciuto il calcio. A lui interessava solo il lavoro, la famiglia e la salute.
Tang il cinese, cos&#236; come molti altri della sua nazionalit&#224; , teneva un bar e lo gestiva discretamente bene. E anche gli affari andavano discretamente bene, tanto che si poteva permettere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">C&#8217;erano i mondiali di calcio, ma a Tang non era mai piaciuto il calcio. A lui interessava solo il lavoro, la famiglia e la salute.<br />
Tang il cinese, cos&igrave; come molti altri della sua nazionalit&agrave; , teneva un bar e lo gestiva discretamente bene. E anche gli affari andavano discretamente bene, tanto che si poteva permettere un tenore di vita medio-alto.<br />
Ogni tanto al suo bar capitavano persone piuttosto minute di cervello o con la mentalit&agrave;  ristretta o semplicemente razziste e nella maggior parte delle volte si ritrovava a litigare con loro, pretendendo un po&#8217; di sacrosanto rispetto che gli veniva rifiutato, per il solo fatto di esser straniero.<br />
Diceva nel suo italiano con accento romano, per giustificare il suo comportamento, che <em>&quot;bisogna esse&#8217; pi&ugrave; aggressivi de loro, perch&eacute; se no te mettono i piedi in testa&quot;</em>. E lui, caratterialmente parlando, non si era mai fatto mettere i piedi in testa da nessuno.<br />
Questi litigi erano a volte abbastanza accesi, altre soltanto delle scaramucce, ma erano all&#8217;ordine del giorno, nella cronaca di un giorno qualsiasi di lavoro. Altri episodi degni di nota accadevano raramente&#8230;<br />
Quel giorno Tang apprese da Piero, suo fervido cliente, che la finale della coppa del mondo di calcio sarebbe stata Cina-Italia. Tang rimase un attimo fermo a guardare Piero e gli disse freddamente  &quot;<em>nun me interessa il calcio&quot;</em>.<br />
Tornando a casa dal lavoro il figlio tredicenne gli rifer&igrave; nuovamente che <em>&quot;la finale &egrave; Cina-Italia, tra due giorni!&quot;.</em><br />
Suo figlio di quattro anni gli corse incontro e gli disse la stessa cosa: <em>&quot;pap&agrave;  pap&agrave;, che bello, se segna l&#8217;Italia esulto, se segna la Cina esulto! Mettiamo due bandiere al bar?</em>&quot;.<br />
Alla richiesta del suo figlio prediletto, a Tang si ammorbid&igrave; il cuore, ma disse tuttavia: <em>&quot;Vedremo.&quot;</em>.<br />
L&#8217;indomani al bar di Tang spuntarono miracolosamente due mini bandiere, una rossa con cinque stelle e un&#8217;altra tricolore, all&#8217;angolo, vicino alla porta di vetro, in bella mostra.<br />
Tanti suoi clienti abituali quel giorno gli sorrisero con evidente segno di compiacimento, e stranamente non ebbe a litigare con nessuno; insomma sembrava che lo spirito calcistico avesse fatto superare a tutti la barriera culturale.<br />
Il giorno della finale arriv&ograve; finalmente, e Tang in una strana euforia, install&ograve; una piccola radiolina, per avere notizie della partita. (Se avesse portato la televisione evidentemente avrebbe dichiarato che a lui piaceva il calcio&#8230;quindi non lo fece per una specie di pudore).<br />
Quando la partita inizi&ograve; nel pomeriggio, per strada non v&#8217;era anima viva e gli unici rumori che si potevano sentire erano le parole della telecronaca provenienti dall&#8217;audio a palla dei televisori ed ogni tanto qualche <em>&quot;daje</em>&quot; condito da brusii e gridolini dalle tante finestre aperte.<br />
Quando la Cina segn&ograve;, Tang si fece prendere e dalla gioia esult&ograve; come un ossesso, mentre fuori c&#8217;era un silenzio di tomba.<br />
Quando l&#8217;Italia pareggi&ograve;, Tang esult&ograve; di nuovo vividamente, ma nessuno pot&egrave; sentire le sue grida, tranne i suoi due dipendenti cinesi i quali erano accorsi poi in strada per vedere cosa era quel finimondo: trombe e urla, risate e addirittura canti.<br />
La partita fin&igrave; ai rigori e tra un batticuore e un altro vinse l&#8217;Italia cinque a quattro.<br />
Poi si scaten&ograve; il putiferio.<br />
Macchine che suonavano clason all&#8217;impazzata, con qualche conducente che con una mano reggeva il tricolore e l&#8217;altra il volante. Gente che si buttava nelle fontane e saliva sui monumenti per gridare e urlare, dirigere la tromba ai quattro venti e issare bandiere. Ovunque si poteva sentire nell&#8217;aria l&#8217;eccitazione data dalla vittoria dell&#8217;Italia.<br />
A Tang era piaciuta la partita e pens&ograve; che forse il calcio non era poi cos&igrave; tanto male.<br />
Ricevette una telefonata dal suo figlio minore: <em>&quot;pap&agrave;  pap&agrave; , ha vinto l&#8217;Italia, hai visto?sono contento!&quot;</em>.<br />
La curiosit&agrave;  port&ograve; Tang all&#8217;esterno, appena fuori dal suo bar. Vide in lontananza un gruppo di giovani armati di bandiere e trombe che stavano percorrendo la strada. Ad ogni passante che incrociavano, per lo pi&ugrave; turisti, i ragazzi urlavano all&#8217;unisono <em>&quot;Forza Azzurri!&quot;</em>. Nessuno sfuggiva a questo loro eccitamento.<br />
Tang li osserv&ograve; avvicinarsi al suo bar e sorrideva in una sorta di benedizione ai ragazzi.<br />
Qualcuno entr&ograve;, forse un po&#8217; assetato.<br />
<em> &quot;Ehi capo quanto pago?&quot;</em> chiese qualcuno.<br />
<em> &quot;Due euro.&quot;</em> rispose Tang.<br />
<em> &quot;Ma scherzi? Due euro per una bibita??Al supermercato costa 40 centesimi!&quot;<br />
&quot;Vai al supermercato allora.&quot;</em> disse Tang in tono pacato.<em><br />
&quot;Fanculo muso giallo, tieniti la bibita.&quot;<br />
&quot;Fanculo a chi? Vacci te affanculo, fuori dal mio bar!&quot;</em><br />
La situazione peggior&ograve; di colpo poich&eacute; qualcuno not&ograve; le due bandiere e si avvicin&ograve; a Tang urlandogli: <em>&quot;Perdenti! Abbiamo vinto noi!&quot;. &quot;Non valete un **** voi musi gialli cinesi!&quot;</em>.<br />
Tang venne spintonato e, cercando di reagire, venne battuto a terra dolorante, dove pi&ugrave; piedi salirono su di lui.<br />
Il suo bar venne barbaramente svaligiato e a cui vennero fracassati i mobili e i frigoriferi e le vetrate&#8230;<br />
In uno stato di semi-coscienza Tang riusc&igrave; a pensare: <em>&quot;no voi non siete italiani!&quot;</em>.<br />
Nel preciso istante in cui perse coscienza sent&igrave; le urla <em>&quot;Italia!Italia!&quot;</em> che si allontanavano, sempre pi&ugrave;&#8230;</p>
<div style='display:none' id="post-refEl-50"></div>]]></content:encoded>
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