• Questa breve era sulle pagine della cronaca di Repubblica di ieri:

    «TORINO – Giovanissimi, figli di immigrati, perfettamente integrati nella comunità: sono stati arrestati per aver rubato il cellulare a un ragazzo poco più grande di loro, nella zona dei Murazzi, a Torino. Di età compresa tra i 15 e i 17 anni, sono quattro marocchini, un turco e un algerino. Gli investigatori non escludono che i sei possano agire come una vera e propria ‘baby gang’, che entra in azione il sabato sera nella zona dei locali. Per loro si sono aperte le porte della struttra di prima accoglienza del carcere minorile Ferrante Aporti, prima di essere portasti via sono stati invitati a chiamare a casa ma temendo la reazione dei genitori non hanno accettato.»

    Ci penso da ieri. Ho presente le critiche da fare in genere alle brevi di cronaca che criminalizzano i soggetti senza avere lo spazio per parlare delle cause, del contesto e di una sacco di altre cose che invece vorrei proprio sapere anche se capisco che non si tratta di un romanzo. Però devo proprio dire che mi piacerebbe prendere un treno fino a Torino e impicciarmi un po’. Anche parlare con i sei ragazzi. Con questo non scuso quello che hanno fatto ma noi dovremmo interessarci alle cause, perché alla legge ci pensano i tribunali.

    In: Articoli — Tag:, , — nuez @ 3:50 pm
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  • La vittima: 29 anni, donna, cinese. 

    Gli aguzzini: 18-21 anni, ragazzi, cinesi.
    Luogo del delitto: Roma, Esquilino.
    Il giornale "Metro", edizione romana, che di solito dedica alle notizie più importanti non più di mezza pagina, ha lasciato posto alla notizia addirittura una intera facciata, con tanto di intervista a una donna cinese, dell’associazione A.M.I.C.I..
    Tanto per confermare che ora come ora parlare del "Cinese" va di moda, non importa se bene o male, l’importante è parlarne, a volte sapendone ben poco o nulla, che "tanto sono tutti uguali!". Sì, ‘sti cinesi sono talmente silenziosi che non avrebbero mai il coraggio(?), la voglia(?) di reagire a maledicenze! E poi non distinguono neppure la "r" dalla "l", figuriamoci se sarebbero capaci di scrivere una lettera indirizzata a un mezzo mediatico!
    La spiegazione più plausibile che si potrebbe dare all’omicidio è che questi giovani sono atterrati in Italia probabilmente quando già eran grandicelli. Nei paesini dello Zhejiang (provincia dove sono nati e luogo di emigrazione) i giovincelli vivevano agiatamente, magari sulle spalle di un genitore all’estero. Non avendo niente da fare, si organizzavano in bande per farsi la guerra, con tanto di malmenamenti e zuffe dove ogni tanto qualcuno restava accoltellato.
    Poi un giorno i genitori avevano deciso che i loro figli dovevan venire da loro. Ed erano venuti.
    Purtroppo l’Estero non è la Cina, per campare bisogna sacrificarsi e lavorare e per loro deve essre stato un trauma. E i giovani forse non l’han mai capito che bisognava sgobbare, o l’avevan capito ma si erano strasfregati.
    Poi la storia va da sè, con l’invidia per i compaesani che fan soldi a palate, la crescente consapevolezza di non avere niente e soprattutto la voglia di non fare niente. Perché non eran abituati. Al lavoro.
    In: Articoli — Tag: — @ 10:13 pm
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  • Luoghi comuni: cinese sgobbatore, cinese ristoratore, cinese chiuso, cinese che usa la concorrenza sleale e…cinese immortale. A quanto sembra, cito Federica Angeli, del quotidiano "la Repubblica", in un articolo sulla sezione "cronache di Roma", i cinesi non muoiono mai. Ella ha scoperto, dopo le sue lunghe e travagliate ricerche (eh sì, si vede che sta molto simpatica ai suoi sicuramente tanti amici cinesi, che sicuramente l’avranno aiutata a far luce su un mistero così fitto ), che nel comune di Roma, "l’unico cinese morto è un uomo cremato tre anni fa".
    Povera signora Angeli, i suoi sicuramente tanti amici cinesi (e dopo questo articolo ne avrà ancora di più), forse non le hanno detto che i cinesi non appena hanno problemi di salute, tornano immediatamente in Cina, dove:
    1)si possono far capire.
    2)si possono fidare( anche se devono pagare a peso d’oro).
    Anche a costo di contrarre debiti, tornano nella madre patria, dove la medicina tradizionale non ha nulla da invidiare alla medicina dell’occidente. E poi se il male è veramente incurabile, amen e pace all’anima sua. Ma almeno si muore nella propria terra natia.
    Poi come potrebbe (non) morire un cinese? Allora vediamo…morte violenta, vecchiaia, incidenti…
    Per il primo e il terzo quesito si è già risposta da sola smentendo la tesi dell’immortalità dei cinesi, ma poi, dulcis in fundo, ha tirato fuori dal cilindro una affermazione da incorniciare che recita più o meno così: un cinese che torni nel suo paese per morire è pura leggenda! Ma lei, non sa che i cinesi, nella loro infinità (e riconosciuta) saggezza hanno un proverbio che dice: "luo ye gui gen". Che in due parole vuol dire: ogni foglia che cade torna alla radice. Si ricrederà?
    Nella speranza che ella riesca veramente a farsi qualche amico cinese, sempre che ci tenga, un complimento particolare alla redazione romana de "la Repubblica" che ha definito "la provincia dello Zhejang una delle zone più povere del paese, feudo della mafia locale". Come a sputare sulla faccia del 90% dei cinesi d’Italia. Ah dimenticavo, Zhejiang si scrive così.
    In: Articoli — Tag:, , , — @ 9:53 pm
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