• Comune e ANCI per l’estensione di cittadinanza alle seconde generazioni. La cittadinanza italiana può essere chiesta da chi è nato e vissuto qui

    Anche Certaldo ha aderito alla campagna “18 anni… in comune!” promossa da Associazione Nazionale Comuni Italiani, Save the Children Italia e Rete G2 – Seconde Generazioni, per promuovere la possibilità per i giovani stranieri nati e cresciuti in Italia di acquisire facilmente la cittadinanza una volta compiuti i diciotto anni.

    La legge sulla cittadinanza (legge 5 febbraio del 1992 n 91) attualmente in vigore segue il principio di trasmissione per ius sanguinis, ossia da genitori a figli, pertanto i giovani che sono nati e cresciuti in Italia e che hanno entrambi i genitori stranieri, anche se non hanno il diritto alla cittadinanza per nascita, possono ugualmente ottenerla. L’articolo 4 della legge stabilisce infatti che gli stranieri nati in Italia, che vi abbiano risieduto legalmente senza interruzioni fino alla maggiore età, possono diventare cittadini italiani con semplice dichiarazione di volontà da rendere ufficiale di stato civile entro un anno dal compimento della maggiore età.

    “Il comune di Certaldo ha aderito a questa iniziativa invitando i giovani di nazionalità straniera nati e vissuti a Certaldo ad un’iniziativa alla quale oggi sono presenti alcuni giovani e diversi genitori – ha spiegato l’Assessore Francesco Dei – a loro abbiamo dato del materiale informativo in merito, perché la maggior parte di loro non è informata sulla possibilità di ottenere la cittadinanza italiana e sull’impatto che questa può significare in termini lavorativi e di diritti civili. Diventare cittadini italiani significa godere di alcuni importanti diritti: tra questi essere iscritto alle liste elettorali e votare, muoversi liberamente all’interno dei Paesi della Comunità europea, accedere ai concorsi pubblici e agli ordini professionali”.

    Il progetto “18 anni… in comune!” riguarda tutti gli stranieri nati in Italia che compiono 18 anni nel 2012 e nel 2013. Per fare domanda di cittadinanza è necessario rivolgersi presso l’Ufficio di Stato Civile del Comune con un documento d’identità valido, atto di nascita, certificato di residenza, qualsiasi documentazione ufficiale (certificati di frequenza scolastica, certificati du vaccinazione ecc.) utile a dimostrare la permanenza in Italia senza interruzioni di residenza legale. Una volta accertata l’idoneità si dovrà versare un contributo di 200 euro sul c.c 809020 intestato al Ministero dell’Interno per la conclusione delle pratiche.

    Fonte: http://met.provincia.fi.it/news.aspx?n=119559

    Scarica la guida per richiedere la cittadinanza realizzata da Anci, Save the Children e Rete G2: http://www.secondegenerazioni.it/pdf/Guida_18enni.pdf

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  • Esultiamo per il rilascio dei due giovani italiani, nati a Sassuolo, assurdamente rinchiusi per un mese in un CIE. E speriamo che storie del genere non abbiano più a ripetersi, e anche per questo c’è sempre più urgente bisogno di rimettere mano alla Legge n.91 del 1992 in materia di cittadinanza. Andrea e Senad sono italiani per nascita e per cultura; questo e soltanto questo fa di loro degli italiani.
    La nostra stima va al giudice che ha sancito questo importante precedente e all’avvocato che ha seguito il caso.

    Chi nasce in Italia
    non deve vivere nei CIE

    Escono dal Centro di Identificazione ed Espulsione di Modena i due fratelli, Andrea e Senad, con genitori bosniaci, ma nati in italia, finiti nel luogo destinato agli immigrati perché i genitori, avendo perso il lavoro, si sono trovati senza permesso di soggiorno. Non potevano essere esplulsi in Bosnia, perché lì ignorano la loro esistenza

    di VLADIMIRO POLCHI

    Leggi l’articolo: http://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2012/03/22/news/chi_nasce_in_italia_non_deve_vivere_nei_cie-32016396/

    In: Articoli — Tag:, , , — ahimsa @ 4:05 pm
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  • Modenesi rinchiusi al Cie

    Due fratelli alla Corte di Strasburgo: aiutateci. Italiani di fatto ma figli di stranieri

    di Carlo Gregori

    Dal 10 febbraio sono “ospiti” del Cie: pur essendo nati e cresciuti a Sassuolo, pur avendo studiato lì e pur tifando neroverde, per lo Stato sono due clandestini di vaghe origini balcaniche. Sono meno di due apolidi: non hanno una patria, non sono registrati su nessun passaporto e quindi le autorità italiane, anche se volessero espellerli, non avrebbero un Paese estero al quale consegnarli. È come se non esistessero. E il loro assurdo status giuridico che li priva di qualsiasi elementare diritto civile .- che non si nega neppure all’ultimo dei reietti – è dovuto al mancato riconoscimento del cosiddetto “ius soli”. Una discriminazione per gli immigrati di seconda generazione contro la quale è in corso una campagna nazionale che solo a Modena ha totalizzato più di seimila firme. Così i due fratelli ora si rivolgono alla Corte Europea per i diritti dell’uomo e si appellano al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nella lettera di denuncia, scritta con il loro avvocato, Luca Lugari, Andrea e Senad S., di 23 e 24 anni, raccontano la loro vicenda kafkiana esplosa dopo un controllo di documenti. Alla polizia risulta infatti che il permesso di soggiorno dei genitori è scaduto perché hanno perso il lavoro: sono due ambulanti senza più bancarella. E così i due figli vengono rinchiusi nel Cie di Modena dopo un provvedimento di espulsione notificato dal questore. Eppure loro sono sempre vissuti a Sassuolo. Ma i genitori non li hanno mai segnalati all’ambasciata bosniaca e non hanno fatto domanda per naturalizzarli bosniaci entro i 18 anni. Scrivono nella loro lettera alla Corte di Starsburgo e al Quirinale: «Siamo nati e sempre vissuti in Italia, sebbene i nostri genitori non abbiamo ottenuto il rinnovo del permesso di soggiorno perché attualmente disoccupati. Ci sentiamo profondamente italiani: abbiamo frequentato le scuole dell’obbligo in Italia, conosciamo usi e costumi italiani e tifiamo il Sassuolo Calcio. In questa specie di carcere ci chiamano “ospiti”, ma noi non siamo né ospiti né intrusi. L’assurdità della nostra vicenda è che non possiamo essere espulsi dall’Italia poiché il Paese dei nostri genitori, la Bosnia Erzegovina, non ci ha mai censiti né sa chi siamo. Così rimaniamo qua, al Cie, a spese del contribuente italiano in attesa di un provvedimento che non potrà mai essere eseguito».

    L’avvocato Lugari ha già presentato ricorso al Giudice di pace di Modena contro la reclusione al Cie. La prima udienza è fissata per il 12 marzo, ma è difficile prevedere una sentenza. Intanto i due fratelli resteranno tra le mura del Centro identificazione ed espulsione come due fantasmi della burocrazia.

     

    Fonte: http://gazzettadimodena.gelocal.it/cronaca/2012/03/07/news/modenesi-rinchiusi-al-cie-1.3262974

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  • italia_sono_anch_io-460x250_1

    Obiettivo raggiunto!

    In occasione della consegna alla Camera delle firme raccolte

    Conferenza stampa

    Martedì 6 marzo, ore 12.30

    presso la libreria Feltrinelli in Galleria Alberto Sordi


    I numeri della Campagna L’Italia sono anch’io

    Una valanga di firme! L’obiettivo delle 50.000 firme necessarie per presentare le due proposte di legge di iniziativa popolare promosse dalla Campagna L’Italia sono anch’io è stato raggiunto e largamente superato. Lo annunciano le organizzazioni promotrici che il 6 marzo alle 11.30 consegneranno le firme alla Camera dei Deputati e alle 12.30 terranno  una conferenza stampa.

    Decine di migliaia di cittadine e cittadini hanno voluto, con la loro  firma, condividere le ragioni della Campagna: una riforma della legge che attualmente regolamenta l’accesso alla cittadinanza per le persone di origine straniera e l’introduzione del diritto di voto alle elezioni amministrative per gli stranieri residenti.

    Un successo straordinario, possibile solo grazie ai tanti comitati locali che si sono costituiti in tutta la penisola per sostenere la Campagna. Centinaia di volontari hanno organizzato in questi sei mesi una miriade di  iniziative di informazione e  confronto, avvicinando migliaia di cittadini che spesso hanno dimostrato una grande sensibilità alle tematiche proposte.

    Ma la consegna delle firme rappresenta solo la prima tappa di un percorso che sarà ancora lungo e impegnativo. Si tratterà, dal 6 in poi, di fare in modo che il Parlamento calendarizzi la discussione sulle due proposte di legge per arrivare in tempi rapidi alla loro – speriamo – approvazione.

    I promotori de L’Italia sono anch’io  hanno deciso quindi di non fermarsi qui.

    Nel corso della conferenza stampa, oltre a fornire tutti i numeri della Campagna (totale delle firme raccolte, suddivisione per località, numero dei comitati locali e dei volontari impegnati…), verrà presentata una nuova campagna di comunicazione, che partirà immediatamente, per tener viva l’attenzione dell’opinione pubblica sui temi sollevati e premere sui parlamentari perché si avvii la discussione sulle proposte di legge.

    All’incontro saranno presenti il presidente del comitato promotore de L’Italia sono anch’io Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia e presidente dell’Anci, esponenti delle organizzazioni promotrici e alcuni dei testimonial che, per la nuova campagna di comunicazione, hanno accettato di ‘metterci la faccia’.  Fra questi il giocatore dell’Ascoli Piceno di origine senegalese Papa Waigo e l’attrice di origine rom Dijana Pavlovic.

     

    Ricordiamo che L’Italia sono anch’io è stata promossa, nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia, da 19 organizzazioni della società civile (Acli, Arci, Asgi-Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza,  Comitato 1° Marzo, Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani, Emmaus Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il Razzismo Brutta Storia, Rete G2 – Seconde Generazioni, Sei Ugl, Tavola della Pace, Terra del Fuoco) e dall’editore Carlo  Feltrinelli. Presidente del comitato promotore è il sindaco Graziano Delrio.

    Sul sito della campagna (www.litaliasonoanchio.it) sono pubblicati i testi integrali delle due proposte di legge di iniziativa popolare e altri materiali di approfondimento.

    Roma, 1 marzo 2012

     


    www.litaliasonoanchio.it
    Uffici stampa:
    Andreina Albano 3483419402
    Luisa Gabbi 3346628572
    Alessandro Iapino 3356197480

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  • “Free at last! Free at last!”.
    Sono le ultime parole del famoso e commovente discorso di Martin Luther King “I have a dream” e sono le prime parole che mi piacerebbe pronunciare nell’attimo della mia rinascita “alla libertà”, la mia Festa dell’Indipendenza dal dominio coloniale dei Permessi di soggiorno, la giornata della Liberazione dalla precarietà dello status giuridico. Tra pochi giorni giurerò per divenire un libero cittadino di questa Res Publica, che mi ha aperto le sue porte ventuno anni fa mantenendomi però nell’anticamera dei diritti sino ad oggi.
    Vorrei raccontarvi questo lungo cammino nelle sue tappe fondamentali.

    1991, Settembre – sbarco in Italia a seguito del ricongiungimento con mio padre, frontiera di Fiumicino. Ho 7 anni. Vengo iscritto al primo anno della scuola elementare.

     

     

    1999 – Inizio a frequentare il liceo scientifico tecnologico.

     

     

    2001 – Io e la mia famiglia maturiamo il requisito di 10 anni di residenza, richiesto dall’art. 9 lettera f della Legge n. 91 del 1992 in materia di Cittadinanza. Però i miei genitori non hanno ancora pensato di richiederla. In compenso hanno già richiesto ed ottenuto – soltanto per sè – la “Carta di soggiorno”.

     

     

    2002 – Compio 18 anni. Cominciano i primi rinnovi dei permessi di soggiorno per “motivi di studio”, con annesse file davanti al commissariato di polizia fin dall’alba per prendere il “numero” per poi fare la fila. Ogni volta mi viene chiesto di stipulare una polizza sanitaria privata (valida soltanto per ricoveri urgenti) della durata annuale, come se fossi entro in Italia per motivi di studio. Non ho più il medico di famiglia. Mi sento umiliato le prime volte che mi vengono prese le impronte digitali. Mi sento uno straniero e un “sorvegliato speciale” per lo Stato.

     

     

    2004 – Non riesco a partecipare alla gita a Praga con la mia classe per via del mio Permesso di soggiorno. La Repubblica Ceca non fa ancora parte dell’Unione Europea e, a differenza dei compagni di classe autoctoni, io necessito di un visto per andarci.

     

     

    2006-2007 – Capisco che la mancanza della cittadinanza è foriera di molteplici limiti. Non posso ancora presentare richiesta di concessione perché la Legge richiede il possesso di un reddito “proprio”, che io non ho essendo studente. Comincio ad interessarmi della legislazione in materia di immigrazione e cittadinanza. Inizio a scrivere per “Metropoli, il giornale dell’Italia multietnica”. Vengo a conoscenza della Rete G2 – Seconde Generazioni ed entro a farne parte, partecipando ad attività di pressione politica verso le istituzioni per la modifica della normativa sulla cittadinanza e di sensibilizzazione della società civile.

     

     

    2006-2010 – Non riesco a partecipare al programma di mobilità europea Erasmus per studenti universitari, a causa del mio Permesso di soggiorno.

     

     

    2007 – Pur essendo a carico dei genitori mi si chiede di pagare €150 per l’iscrizione “volontaria” al Servizio Sanitario Nazionale: ho bisogno di fare visite mediche e vaccini per partecipare ad un viaggio nella Repubblica Democratica del Congo. Così ho di nuovo il medico di famiglia, però la tessera sanitaria porta la stessa scadenza del mio permesso di soggiorno…che scade 4 mesi dopo.

     

     

    2008 – Attraverso uno scambio d’informazioni con altri amici della Rete G2 vengo a conoscenza della Circolare del Ministero dell’Interno del 5 gennaio 2007 che introduce la possibilità di presentare richiesta di concessione anche con il possesso di un reddito del nucleo familiare. Allerto i miei genitori e chiedo loro di muoversi per ottenere dall’India il certificato di nascita e il certificato penale richiesti.

     

     

    2009, Novembre – Arrivano i documenti dall’India. Io, mio fratello e i miei genitori presentiamo richiesta, pagando €200 ciascuno, più le innumerevoli marche da bollo da €14,62. La mia richiesta e quella di mia madre vengono accolte dalla Prefettura, mentre i certificati indiani di mio padre e mio fratello presentano delle incongruenze: dovranno rifarli ex novo.

     

     

    2010, Giugno – Vengo convocato in Questura per il colloquio per la cittadinanza. In questa sede viene verificata: «Conoscenza della lingua italiana», «Conoscenza dei principi su cui si ispira l’ordinamento italiano», «Grado di assimilazione nel contesto nazionale», «Benemerenze ottenute dallo Stato Italiano», «Pubblicazioni effettuate» e mi si chiede di «Specificare dettagliatamente i motivi per cui chiede la cittadinanza italiana».

     

     

    2010 – Ottengo la Laurea in Scienze Politiche-Relazioni Internazionali. Inizio a lavorare con una Onlus che si occupa prettamente di immigrazione. Richiedo la conversione del Permesso di soggiorno da motivi di studio a motivi di lavoro.

     

     

    2011 – Mi viene rifiutato il rilascio del “Permesso di Soggiorno per Soggiornante di Lungo Periodo” perché il mio reddito da lavoro non è ancora sufficiente e il reddito familiare non viene preso in considerazione. Il mio Permesso viene rinnovato soltanto di un altro anno.

     

     

    2011, Febbraio – Alla Prefettura di Perugia richiedo il “Codice K10” assegnato alla mia pratica e comincio a verificarne lo stato attraverso il sito internet: https://cittadinanza.interno.it/sicitt/index2.jsp. Stato della pratica: “L’istruttoria è stata avviata. Si è in attesa dei pareri necessari alla definizione della pratica”.

     

     

    2011, Ottobre – Mando la mail alla Prefettura di Perugia attraverso la Posta Elettronica Certificata, richiedendo l’accesso agli atti della pratica. Alcuni giorni dopo lo stato della pratica cambia in: “L’istruttoria è completa; la domanda è in fase di valutazione”.

     

     

    2011, Novembre – E’ trascorso il termine di settecentotrenta giorni per la definizione del procedimento, previsto dal DPR n.362 del 18/04/1994. Prendo appuntamento telefonico e mi reco alla Prefettura di Perugia per l’accesso agli atti.

     

     

    2011, 1 Dicembre – Lo stato della pratica cambia in: “Sono stati acquisiti i pareri – la pratica è in fase di valutazione finale“.

     

     

    2011, 22 Dicembre – Lo stato della pratica cambia in: “Sono stati acquisiti i pareri necessari. Il decreto di concessione è agli organi competenti per la firma”.

     

     

    2012, 17 Gennaio – Il decreto di concessione viene firmato.

     

     

    2012, 19 Gennaio – Lo stato della pratica cambia in: “L’istruttoria si è conclusa favorevolmente; è in corso di trasmissione il provvedimento di concessione alla Prefettura che ne curerà la notifica. Se risiede all’estero, il decreto sarà inviato all’Autorità Consolare”.

     

     

    2012, 26 Gennaio – Lo stato della pratica cambia in: “Il decreto di concessione è stato firmato; sarà contattato dalla Prefettura per la notifica del provvedimento e dopo la notifica dovrà recarsi presso il Comune di residenza per il giuramento. Se risiede all’estero sarà contattato dall’Autorità consolare competente”.

     

     

    2012, 16 Febbraio – Ricevo una lettera con l’invito a presentarmi presso la Prefettura di Perugia per il ritiro del decreto di concessione, munito di un certificato storico di residenza (in bollo).

     

     

    2012, 24 Febbraio – Mi presento in Prefettura per il ritiro del decreto.

     

     

    2012, 25 Febbraio – Mi presento al mio Comune di Residenza, per prendere l’appuntamento per effettuare il giuramento.

     

     

    2012, 3 Marzo – Andrò presso il Comune di Città di Castello per giurare “di essere fedele alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi dello Stato”. (Chiunque volesse venire ad assistere è il benvenuto!).

     

     

    [2012, 23 Marzo - E' la scadenza (sic!) del mio attuale Permesso di soggiorno].

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  • POLITICHE DI BUON SENSO SULL’IMMIGRAZIONE

    di Maurizio Ambrosini 16.12.2011

     

    L’immigrazione resta uno dei temi più incandescenti e più difficili da affrontare della politica italiana. Ma la semplificazione dei percorsi di cittadinanza è indispensabile per consentire una effettiva integrazione sociale. A partire dall’introduzione dello jus soli e del voto alle amministrative ai residenti stranieri. Anche perché i lavoratori stranieri in Italia pagano tasse e contributi alle casse dell’Inps. Il governo Monti ha già dato segnali di svolta rispetto al recente passato. Otterrà risultati adottando un approccio pragmatico.

    Tra le scelte qualificanti del governo Monti compare la delega sull’integrazione ad Andrea Riccardi. Qui certamente si coglie una svolta, di linguaggio e di approccio culturale, rispetto al governo precedente. Più volte, poi, il presidente Napolitano ha incitato governo e parlamento a riformare le norme sulla cittadinanza, in favore dei minori nati in Italia da genitori immigrati. Vorremmo quindi provare a suggerire qualche pista di lavoro al nuovo esecutivo, pur sapendo che il tema resta tra i più incandescenti e dunque difficili da maneggiare.

     

    SEGUIRE UN APPROCCIO PRAGMATICO

    Per questa ragione, il primo suggerimento è quello di adottare un approccio minimalista, pragmatico, scevro di quelle ambizioni di grande riforma che hanno condotto alla sconfitta il ministro Ferrero all’epoca del secondo governo Prodi. Più il nuovo governo riuscirà a depoliticizzare le questioni, a porle sul piano del buon senso, della soluzione di nodi pratici, maggiori saranno le possibilità di coagulare una maggioranza sufficiente nei delicati passaggi parlamentari.
    Partiamo allora dalla questione sollevata dal presidente Napolitano, che sarà prevedibilmente al centro del dibattito nei prossimi mesi. Il problema è serio: le norme italiane sono le più restrittive dell’Europa a 15, dopo che la Grecia ha riformato la propria legislazione. Pensare di formare dei buoni cittadini lasciandoli fuori dalla comunità non appare una politica sensata. Ma i minori nati qui sono quelli relativamente avvantaggiati, a patto che non si muovano dall’Italia per più di tre mesi: a 18 anni, fino al compimento dei 19, possono chiedere e ottenere la cittadinanza. I problemi maggiori riguardano i ragazzi ricongiunti, fosse pure all’età di un anno, e quelli che per un certo tempo si allontanano dal territorio nazionale, tipicamente per essere accuditi dai nonni: ricadono nella norma generale dei dieci anni di residenza, più i tempi di esame della pratica. Dunque, l’intervento di riforma dovrebbe puntare soprattutto a concedere la cittadinanza a coloro che hanno frequentato almeno cinque anni di scuola in Italia, eventualmente tra i 13 e i 18 anni.

    Continua a leggere l’articolo: http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002745.html


     

    CITTADINANZA E DIRITTO DI VOTO PER L’INTEGRAZIONE *

    di Andrea Stuppini 15.12.2011

    [...]

    I NUMERI DELLA CITTADINANZA

    Il numero dei cittadini stranieri che ottiene ogni anno la cittadinanza italiana è ancora molto limitato e lontano dalla media europea, seppure in crescita.
    Nell’ultimo decennio, confrontando il numero di acquisizioni di cittadinanza e il numero totale dei residenti stranieri, risulta che solo una persona straniera su 100 (per un totale di 260mila) ha acquisito la cittadinanza italiana.
    Il rapporto Eurostat relativo al 2009 (uscito in questi giorni), ha evidenziato come nell’Europa dei 27 l’acquisizione di cittadinanza sia in aumento: nel 2009 sono state 776mila le persone che hanno acquisito la cittadinanza negli stati membri, contro le 699mila del 2008.
    Confrontando il numero di cittadinanze assegnate con il numero dei residenti stranieri dei Paesi, le percentuali più alte sono state raggiunte in Portogallo (5,8 cittadinanze ogni cento stranieri), Svezia (5,3), Regno Unito (4,5). La media europea è del 2,4 e l’Italia è al di sotto, con l’1,5.
    Nel rapporto con la popolazione residente, le percentuali più alte sono state raggiunte in Lussemburgo (8,1 cittadinanze ogni mille abitanti), Cipro, Regno Unito e Svezia. La media europea è di 2,4 cittadinanze ogni mille abitanti: per l’Italia il rapporto è di uno a mille.
    Sulla situazione italiana possono essere utili tre osservazioni.
    La legge 91 del 1992 è una delle più rigide in Europa, in particolare per i minori nati in Italia, che sono oggi circa 600mila: potranno fare domanda solo dopo il compimento del diciottesimo anno di età (entro un anno dal compimento) e dimostrare la continuità del soggiorno regolare in Italia, sin dalla nascita.
    Con la legge 94/2009 (il “pacchetto sicurezza”) la richiesta di cittadinanza per matrimonio non è più possibile dopo sei mesi, ma dopo due anni dalle nozze; provvedimento giusto che tuttavia ha fatto sì che negli ultimi due anni per la prima volta le richieste per matrimonio fossero superate da quelle per cittadinanza, che prevedono dieci anni di residenza in Italia.

     

    Continua a leggere l’articolo: http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002735.html

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  • I Governi si susseguono, la politica porta avanti la sua recita, il suo teatrino non chiude mai il sipario.
    E noi, gli italiani, possiamo soltanto restare a guardare. Cerchiamo di far sentire la nostra voce, e la nostra voce viene certamente ascoltata, ma le risposte che aspettiamo non arrivano.

    Evidentemente non siamo ancora tra le priorità, come ha affermato la deputata Bertolini durante le sedute della Commissione Affari Costituzionali del 23 giugno scorso.

    La relatrice Bertolini «ritiene che in questa fase i cittadini italiani abbiano altre emergenze pur essendo indubbia l’importanza dell’argomento in discussione».

    Noi, il popolo, chiamato ad esercitare la sovranità. Noi, il popolo, la base dello Stato. Noi, il popolo, dal quale derivano la loro legittimazione le istituzioni, le leggi, i provvedimenti dello Stato.
    La definizione di questo “popolo” non è tra le priorità dei cittadini italiani?
    Quali sono, allora, queste priorità?

    La Grecia – leggi qui e qui -  con tutti i suoi immensi problemi di stabilità economica e politica, ha dato priorità alla definizione di chi è greco e di come lo si diventa, passando dalla normativa più restrittiva in materia di cittadinanza ad un regime in linea con quelli vigenti nei paesi del Nord Europa, introducendo elementi di jus soli accanto allo jus sanguinis.
    Dopo la Grecia ci siamo soltanto noi. L’Italia ormai è il paese giuridicamente più escludente d’Europa.

    In Italia, i nostri politici-commedianti, continuano a usare il fenomento dell’immigrazione “irregolare” per mantenere in ostaggio i destini, il presente e il futuro dei migranti “regolari” e dei loro figli.

    Così il deputato Luciano Dussin, durante la medesima seduta in Commissione Affarci Costituzionali, può permettersi di esprimersi in questo modo senza sentirsi in colpa: «Evidenzia come l’attribuzione della cittadinanza con maggiore facilità ai minori o a chi nasce nel territorio italiano equivale ad attribuire la cittadinanza anche ai genitori. In tale caso, infatti, non sarebbe possibile l’espulsione in caso di reato. Sottolinea, pertanto, come con argomentazioni di carattere emotivo si sta cercando di coinvolgere i cittadini su un tema che necessita di grande attenzione ed approfondimento».

    A questo parlamentare, che dimostra una concezione alquanto medievale del diritto, ricordiamo che esiste un sistema giurisdizionale di difesa del rispetto delle norme che, se può valere per gli italiani “purosangue”, può valere anche per gli altri esemplari della fauna umana.  Ci sentiamo offesi da questa attitudine a vedere i migranti (i nostri genitori) come potenziali criminali.

    Che ne sarà di noi in questo paese? Che ne sarà di noi in un paese dove sulla nostra pelle  si combattono le schermaglie politiche e dove non c’è consenso neanche sui principi fondamentali di una repubblica democratica e liberale? Che ne sarà di noi in un paese dove è normale manternerci in una condizione di subordinazione giuridica? Che ne sarà di noi dopo l’università? Che ne sarà di noi alla scadenza del prossimo permesso di soggiorno? Che ne sarà di noi dopo l’estate? Che ne sarà di noi con l’evolversi della sorte di questo Governo? Che ne sarà di noi con il prossimo Governo? E quello dopo ancora?
    Che ne sarà di noi in un paese dove siamo costretti a porci ancora queste domande, quando avremmo migliaia di altri interessi, sogni, progetti per i quali impegnarci e sui quali  profondere i nostri sforzi?

    Buone vacanze popolo italiano.
    Ci risentiamo dopo l’estate…o quando avremo trovato qualche risposta…

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  • di Graziella Bertocchi e Chiara Strozzi 03.08.2009

    Approvato definitivamente dal Senato, il pacchetto sulla sicurezza inasprisce le condizioni per l’acquisizione della cittadinanza italiana. Si tratta di misure ostili all’inclusione degli immigrati che potrebbero istigare un’ulteriore radicalizzazione verso l’esclusione. In altri paesi d’Europa, invece, il tradizionale criterio dello “jus sanguinis” (chi discende da cittadini di un certo paese è cittadino) è stato contemperato con quello (vigente negli Stati Uniti) dello “jus soli”, secondo cui chi nasce sul territorio nazionale di un certo paese è cittadino.

    Leggi l’articolo completo su LaVoce.info

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