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RETE G2 INAUGURA G.LAB

 

 

 

G.Lab è il nome del progetto pilota che verrà lanciato mercoledi 13 marzo 2013 nella sede dell’Informagiovani di Via Dogana 2.

Grazie al contributo da parte del Ministero del Lavoro, e dalla collaborazione tra Assessorato delle Politiche Sociali e Servizio Giovani del Comune di Milano con l’associazione Rete G2 – Seconde Generazioni, nasce il laboratorio di cittadinanza urbana G.Lab.

G. Lab si propone di fornire informazioni di primo livello sul tema della cittadinanza, del lavoro e dello studio, attraverso un nuovo desk composto da giovani di origini italiane e straniere.

Saranno inoltre organizzati incontri mensili culturali come seminari e dibattiti, ma anche proiezioni di film, djset, mostre artistiche, installazioni ecc.

In fase sperimentale, G.Lab sarà aperto al pubblico tutti i mercoledi, giovedi e venerdi dalle 14 alle 18 fino al 30 settembre 2013.

Siete tutti invitati all’inaugurazione!

 

 

invito inaugurazione G.Lab1

 

 

 

 

 

 

 

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G2 al Quirinale l’8 marzo

 

 

Rete G2- seconde generazioni oggi è al Quirinale. L’intervento della nostra Lucia, riportato qui di seguito, è stato fortemente applaudito.

 

 

 

Signor Presidente, gentili ospiti,

 

mi chiamo Lucia Ghebreghiorges, ho 33 anni, sono di origine etiope e sono
un’attivista della Rete G2 – Seconde Generazioni. Da anni G2 chiede una
riforma della legge sulla cittadinanza che sia più favorevole ai figli d’immigrati
nati in Italia o venuti da piccoli nel territorio.

 

Sono una giovane italiana e tale mi sono sempre sentita, tuttavia, pur essendo
nata in Italia, sono diventata cittadina solo all’età di 16 anni, quando mia
madre acquisì la cittadinanza italiana e me la trasmise. Eppure sono una delle
più fortunate della mia associazione.

 

Intorno ai 20 anni ho cominciato a interrogarmi sul mio essere figlia
d’immigrati e in quegli anni pubblicai l’articolo che si chiamava Né carne né
pesce, probabilmente uovo, nel quale sintetizzavo metaforicamente la condizione
di figlia d’immigrati. Ci consideravano né carne né pesce ma, dal mio punto di
vista eravamo invece uova: un nuovo inizio.

 

Gran parte dei membri della nostra Rete è costituita da donne: studentesse,
giovani madri, lavoratrici. Molte di loro non sono ancora cittadine italiane.
Quando ci incontriamo penso all’ingiustizia che sentivo da bambina e a loro,
che la vivono ancora da adulte.

 

Nel 1946 le donne italiane hanno conquistato il diritto di voto, nel 2013 molte
mie compagne di viaggio questo diritto non l’hanno ancora. Eppure questo è
il loro Paese. Ci dicono che ci sono sempre questioni più urgenti da affrontare,
come se non fosse urgente impedire che oltre un milione di figli di immigrati
siano trattati come estranei a casa propria.

 

Come se non fosse un dovere morale per un Paese che ama i suoi figli,
impedire che una Nadia e una Miriam corrano il rischio di non venire
accettate in una classe perché un tetto del 30% ricorda loro che sono straniere,
anche se sono nate in Italia; non permettere a Nura di accedere ad un
concorso pubblico perché non è italiana, ma è cresciuta e ha frequentato tutte
le scuole in Italia; non lasciare un Paese senza nuove energie e quindi senza
futuro.

 

Vorrei concludere ringraziando Lei, Signor Presidente, a nome di tutta la Rete
G2 per l’attenzione che ha sempre mostrato sul tema della cittadinanza.

 

Rete G2-Seconde generazioni sostiene la petizione di Cristian

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No a Italiani con il permesso di soggiorno.

Vi invitiamo a firmare la petizione, per Cristian e per tutti coloro che come lui si vedono doppiamente negato un diritto:

 

http://www.change.org/petitions/cittadinanza-per-cristian-discriminato-in-quanto-disabile?utm_campaign=friend_inviter_chat&utm_medium=facebook&utm_source=share_petition&utm_term=permissions_dialog_false#share

 

 

ANCI, Save the Children e Rete G2 a un anno dal lancio della Campagna “18 anni… in Comune”

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A un anno dal lancio della Campagna ‘18 anni… in Comune’ ANCI, Save the Children e Rete G2-Seconde Generazioni rilanciano l’iniziativa che proseguira’ finche’ il Parlamento non approvera’ una legge di modifica della cittadinanza, in direzione dello ius soli.
La Campagna e’ stata lanciata a ottobre 2011 da ANCI, Save the Children e Rete G2-Seconde Generazioni, per sollecitare i Sindaci italiani ad informare i ragazzi nati in Italia da genitori stranieri del diritto di presentare la richiesta di cittadinanza entro il compimento dei 19 anni.

Ad oggi i risultati riguardano poco piu’ della meta’ dei Comuni che hanno aderito alla Campagna “18 anni… in Comune” e indicano che circa 638 ragazzi nati in Italia da genitori stranieri e residenti nei Comuni che hanno aderito alla Campagna hanno ottenuto la cittadinanza italiana nel corso dell’ultimo anno. E’ un numero destinato a raddoppiare una volta ricevuti i dati definitivi. I Comuni che ad oggi hanno aderito sono 358, distribuiti su tutte le Regioni italiane, 31 di questi sono capoluoghi di Provincia.

Tutto il materiale relativo alla Campagna ’18 anni… in Comune’ e’ reperibile sul sito dell’ANCI

‘’E’ importante che sempre più sindaci assumano questa buona pratica, nata sulla scia delle positive esperienze gia’ avviate da vari Comuni, e di cui finora nessuno, in primis lo Stato, si era fatto carico – dichiara Graziano Delrio, Presidente dell’ANCI –  I sindaci aderenti inviano una lettera  a tutti i ragazzi e le ragazze 18enni nati in Italia da genitori stranieri per informarli della finestra di un solo  anno, prevista dalla attuale legge, entro la quale richiedere la cittadinanza come diritto amministrativo. In attesa di una riforma della legge sulla cittadinanza, continueremo come ANCI e come associazioni a promuovere questa iniziativa, volta anche ad aumentare nelle nostre comunità la consapevolezza sui diritti delle giovani generazioni di italiani, nostri concittadini nella sostanza ma non nella forma. E’ infatti nelle realta’ territoriali che si avverte in modo diretto il paradosso che vivono i ragazzi di seconda generazione, divisi tra un sentimento e un vissuto di appartenenza al nostro Paese a fronte di una esclusione formale dai diritti derivanti dal riconoscimento della cittadinanza’’.

Per diffondere le informazioni sul diritto di richiedere la cittadinanza ogni Sindaco  ha scelto la strategia piu’ adatta alla propria realta’ territoriale. Molti di loro hanno inviato una lettera ai ragazzi per informarli del diritto di richiedere la cittadinanza, mentre per altri, in realta’ piu’ piccole, l’invio della lettera non e’ stato necessario, sostituito dalla comunicazione diretta e dal passaparola.

‘’L’importante e’ far conoscere a tutti i ragazzi interessati la possibilita’ di esercitare un diritto fondamentale per il loro futuro e il tempo ridotto entro il quale devono attivarsi. Abbiamo la responsabilita’ come amministratori comunali – afferma Flavio Zanonato, Delegato ANCI all’Immigrazione – di lavorare per l’integrazione e per tenere unite le nuove generazioni, senza permettere che chi e’ nato in Italia, ha studiato nelle nostre scuole, parla non solo la nostra lingua ma anche il nostro dialetto, si senta un apolide, con meno diritti e meno possibilita’ dei suoi coetanei. I nuovi italiani, oltretutto, saranno decisivi per far tornare a crescere il nostro Paese, per dotarlo dell’entusiasmo e delle energie necessarie a risalire la china’’.

Per far fronte a questa grave carenza di diritto sono molti i Comuni che hanno avviato iniziative a favore della cittadinanza dei ragazzi cosiddetti di seconda generazione, attivita’ che hanno coinvolto le scuole in varie modalita’, a partire dalla concessione della cittadinanza onoraria fino alla distribuzione del testo della Costituzione italiana.

‘’Non e’ la prima volta che il Comune si trova a dover supplire con iniziative proprie alla lentezza con la quale il Parlamento reagisce ai tumultuosi cambiamenti sociali che i fenomeni migratori portano sempre con se’. Era gia’ accaduto in materia di diritto di voto alle elezioni amministrative e accade oggi con il tema della cittadinanza. Mentre il dibattito politico nazionale si avvita su se’ stesso – conclude il Presidente Delrio – sui territori la realta’ non aspetta’’.

“Questa campagna rappresenta un primo passo, significativo, per accogliere il desiderio di cittadinanza di tanti ragazzi che nascono e crescono nel nostro Paese’’. E’ quanto afferma Raffaella Milano, Direttore Programma Italia – Europa di Save the Children Italia. ‘’I Comuni sono l’istituzione a loro piu’ vicina ed e’ per questo motivo particolarmente importante l’impegno dell’ANCI in questa iniziativa volta ad agevolare il percorso di acquisizione della cittadinanza italiana per i neo maggiorenni.  Save the Children auspica che al piu’ presto si modifichi la legge nazionale, completamente superata, e che l’Italia sappia riconoscere piena cittadinanza ai tanti bambini e adolescenti che crescono nel nostro Paese e che sono stranieri ormai solo per l’anagrafe’’.

‘’Sono piu’ di 358 le amministrazioni locali che hanno deciso di aderire alla campagna ‘18 in Comune’, e’ una straordinaria partecipazione da parte delle amministrazioni locali che dice quanto sia necessario e urgente riformare la legge 91/92, la nostra antiquata legge per la concessione della cittadinanza’’. Ad affermarlo e’ Mohamed Tailmoun, Portavoce della Rete G2-Seconde Generazioni.

Roma, 16 novembre 2012

Le difficoltà delle seconde generazioni in Italia…

Dato che siete sempre in molti a chiederci di riassumere le difficoltà maggiori delle seconde generazioni, qui trovate un breve riepilogo. Se pensate che manchi qualcosa, segnalatelo voi stessi nel nostro Forum, nello spazio dell’Osservatorio Nazionale

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Senza cittadinanza, i figli degli immigrati scelgono gli istituti tecnici per trovare lavoro

Giovedì, 28 giugno 2012 – 11:32:00

Non avere la cittadinanza italiana anche se si è nati in Italia influenza in modo determinante le scelte di vita dei figli degli immigrati, che si iscrivono in massa negli istituti professionali e non accedono all’istruzione universitaria. È quanto emerge dalla Ricerca “Le seconde generazioni tra mondo della formazione e mondo del lavoro” promossa da Rete G2 Seconde Generazioni in collaborazione con ASGI, Save The Children con il contributo dell’Unar, nell’ambito del progetto R.E.T.E. (Rows Emergencies and Teen Empowerment).

 

 

immigrati

“L’alto numero di figli di immigrati iscritti agli istituti tecnici è dovuto in parte alla loro condizione di italiani con il permesso di soggiorno – si legge nelle conclusioni – Tale condizione, infatti, determina la scelta di percorsi di formazione che accelerino la ricerca del lavoroal termine degli studi superiori (nonostante non ci sia una correlazione diretta tra lo studiare in un Istituto Tecnico o in un Istituto Professionale e il trovare facilmente lavoro)”. Pur avendo ottenuto ottimi voti alla fine delle scuole medie, a parità di risultati con i ragazzi italiani, mentre questi ultimi si iscrivono ai licei con la prospettiva di andare all’università ed entrare a fare parte della classe dirigente del Paese, i giovani delle seconde generazioni fanno scelte di segno diverso.

 

 

Dalla  ricerca emerge che in questa decisione è fondamentale il ruolo degli insegnanti delle scuole medie  inferiori nel consigliare e indirizzare la scelta dei genitori. Nella maggior parte dei casi, gli alunni di seconda generazione sono stati indirizzati verso la scelta d’iscriversi a Istituti tecnici e ai corsi professionali proprio dai loro insegnanti delle scuole medie. La ricerca è stata condotta negli istituti tecnici e professionali, dove studia una grossa fetta delle seconde generazioni iscritte alle scuole superiori, su sei città del centro – nord che hanno una maggiore presenza di figli di immigrati: Roma, Firenze, Milano, Torino, Padova, Vicenza. Il campione intervistato è di 100 ragazzi e 55 ragazze con entrambi i genitori stranieri o appartenenti a famiglie miste. La maggior parte non sente di avere problemi con la lingua. “Questa è l’ennesima dimostrazione che non è la conoscenza della lingua italiana a creare problemi di successo scolastico” sottolinea il rapporto. Gli alunni con cittadinanza non italiana nelle scuole superiori sono passati dai 130.012 dell’anno scolastico 2008-2009 ai 143.224 dell’anno seguente, salendo complessivamente dal 4,8 al 5,3%. Di questi, oltre centomila studiano nelle scuole professionali e tecniche, dove la percentuale è doppia, intorno al 10%.

 

 

Solo un terzo del campione si è iscritto in tempo alle scuole secondarie, entro i 14 anni, 1l 69% è over 14 anni con punte di 21 anni. Poche le famiglie miste: la maggior parte sono famiglie composte da genitori entrambi stranieri e entrambi dello stesso paese. La maggior parte degli intervistati dichiara di avere una cittadinanza straniera (120 su 155). Una parte di quelli che dichiarano di essere cittadini stranieri sono nati in Italia. In media i genitori degli intervistati sono arrivati da almeno venti anni in Italia. Si tratta a tutti gli effetti di un’immigrazione stabile. Prevale tra gli intervistati la provenienza dei genitori dall’Europa dell’Est, seguono Sud America, Asia e Nord Africa. Le professioni prevalenti sono quelle legate al manifatturiero o ai servizi. Tra le madri c’è un 11% che dichiara di svolgere un lavoro impiegatizio; sono interpreti e traduttrici che lavorano a chiamata per tribunali e servizi vari. I titoli di studio dei genitori nella maggioranza dei casi sono alti rispetto al lavoro che svolgono effettivamente.

 

 

La maggior parte degli intervistati vive con la famiglia in affitto. Simile alle famiglia italiane è la tendenza ad investire nella casa appena se ne ha la possibilità. Le famiglie sono in media più numerose di quelle italiane. L’87% degli intervistati appartiene ad una famiglia composta da almeno un fratello o una sorella oltre ai genitori. Per questo, una parte del tempo libero venga dedicato a dare una mano a casa. Tutti dichiarano di dedicare almeno un’ora alla famiglia.

 

 

Un altro risultato significativo della ricerca è che una parte dei ragazzi  che non sono mai stati bocciati alle superiori sono quelli che non hanno lavorato durante il periodo di studio. Per cui è determinate nel successo scolastico di questi ragazzi la possibilità di studiare il pomeriggio. Infatti, i loro giudizi alle scuole elementari e medie sono superiori rispetto alla media dei giudizi dei loro compagni italiani. Un motivo d’insoddisfazione nella scelta formativa è il giudizio negativo sulle competenze apprese che non darebbero una reale possibilità d’impiego. Alla domanda ti sei mai sentito discriminato a scuola? La risposta della maggior parte degli intervistati è no al 74%.

 

Fonte: http://affaritaliani.libero.it/sociale/figli-immigrati-scelgono-gli-istituti-tecnici-per-trovare-lavoro280612.html

Andrea e Senad liberi!

Esultiamo per il rilascio dei due giovani italiani, nati a Sassuolo, assurdamente rinchiusi per un mese in un CIE. E speriamo che storie del genere non abbiano più a ripetersi, e anche per questo c’è sempre più urgente bisogno di rimettere mano alla Legge n.91 del 1992 in materia di cittadinanza. Andrea e Senad sono italiani per nascita e per cultura; questo e soltanto questo fa di loro degli italiani.
La nostra stima va al giudice che ha sancito questo importante precedente e all’avvocato che ha seguito il caso.

Chi nasce in Italia
non deve vivere nei CIE

Escono dal Centro di Identificazione ed Espulsione di Modena i due fratelli, Andrea e Senad, con genitori bosniaci, ma nati in italia, finiti nel luogo destinato agli immigrati perché i genitori, avendo perso il lavoro, si sono trovati senza permesso di soggiorno. Non potevano essere esplulsi in Bosnia, perché lì ignorano la loro esistenza

di VLADIMIRO POLCHI

Leggi l’articolo: http://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2012/03/22/news/chi_nasce_in_italia_non_deve_vivere_nei_cie-32016396/

Non è un paese per seconde generazioni! Due fratelli rinchiusi in un Cie pur essendo nati e cresciuti in Italia!

Modenesi rinchiusi al Cie

Due fratelli alla Corte di Strasburgo: aiutateci. Italiani di fatto ma figli di stranieri

di Carlo Gregori

Dal 10 febbraio sono “ospiti” del Cie: pur essendo nati e cresciuti a Sassuolo, pur avendo studiato lì e pur tifando neroverde, per lo Stato sono due clandestini di vaghe origini balcaniche. Sono meno di due apolidi: non hanno una patria, non sono registrati su nessun passaporto e quindi le autorità italiane, anche se volessero espellerli, non avrebbero un Paese estero al quale consegnarli. È come se non esistessero. E il loro assurdo status giuridico che li priva di qualsiasi elementare diritto civile .- che non si nega neppure all’ultimo dei reietti – è dovuto al mancato riconoscimento del cosiddetto “ius soli”. Una discriminazione per gli immigrati di seconda generazione contro la quale è in corso una campagna nazionale che solo a Modena ha totalizzato più di seimila firme. Così i due fratelli ora si rivolgono alla Corte Europea per i diritti dell’uomo e si appellano al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nella lettera di denuncia, scritta con il loro avvocato, Luca Lugari, Andrea e Senad S., di 23 e 24 anni, raccontano la loro vicenda kafkiana esplosa dopo un controllo di documenti. Alla polizia risulta infatti che il permesso di soggiorno dei genitori è scaduto perché hanno perso il lavoro: sono due ambulanti senza più bancarella. E così i due figli vengono rinchiusi nel Cie di Modena dopo un provvedimento di espulsione notificato dal questore. Eppure loro sono sempre vissuti a Sassuolo. Ma i genitori non li hanno mai segnalati all’ambasciata bosniaca e non hanno fatto domanda per naturalizzarli bosniaci entro i 18 anni. Scrivono nella loro lettera alla Corte di Starsburgo e al Quirinale: «Siamo nati e sempre vissuti in Italia, sebbene i nostri genitori non abbiamo ottenuto il rinnovo del permesso di soggiorno perché attualmente disoccupati. Ci sentiamo profondamente italiani: abbiamo frequentato le scuole dell’obbligo in Italia, conosciamo usi e costumi italiani e tifiamo il Sassuolo Calcio. In questa specie di carcere ci chiamano “ospiti”, ma noi non siamo né ospiti né intrusi. L’assurdità della nostra vicenda è che non possiamo essere espulsi dall’Italia poiché il Paese dei nostri genitori, la Bosnia Erzegovina, non ci ha mai censiti né sa chi siamo. Così rimaniamo qua, al Cie, a spese del contribuente italiano in attesa di un provvedimento che non potrà mai essere eseguito».

L’avvocato Lugari ha già presentato ricorso al Giudice di pace di Modena contro la reclusione al Cie. La prima udienza è fissata per il 12 marzo, ma è difficile prevedere una sentenza. Intanto i due fratelli resteranno tra le mura del Centro identificazione ed espulsione come due fantasmi della burocrazia.

 

Fonte: http://gazzettadimodena.gelocal.it/cronaca/2012/03/07/news/modenesi-rinchiusi-al-cie-1.3262974

Cittadinanza italiana: un cammino lungo ventuno anni

“Free at last! Free at last!”.
Sono le ultime parole del famoso e commovente discorso di Martin Luther King “I have a dream” e sono le prime parole che mi piacerebbe pronunciare nell’attimo della mia rinascita “alla libertà”, la mia Festa dell’Indipendenza dal dominio coloniale dei Permessi di soggiorno, la giornata della Liberazione dalla precarietà dello status giuridico. Tra pochi giorni giurerò per divenire un libero cittadino di questa Res Publica, che mi ha aperto le sue porte ventuno anni fa mantenendomi però nell’anticamera dei diritti sino ad oggi.
Vorrei raccontarvi questo lungo cammino nelle sue tappe fondamentali.

1991, Settembre – sbarco in Italia a seguito del ricongiungimento con mio padre, frontiera di Fiumicino. Ho 7 anni. Vengo iscritto al primo anno della scuola elementare.

 

 

1999 – Inizio a frequentare il liceo scientifico tecnologico.

 

 

2001 – Io e la mia famiglia maturiamo il requisito di 10 anni di residenza, richiesto dall’art. 9 lettera f della Legge n. 91 del 1992 in materia di Cittadinanza. Però i miei genitori non hanno ancora pensato di richiederla. In compenso hanno già richiesto ed ottenuto – soltanto per sè – la “Carta di soggiorno”.

 

 

2002 – Compio 18 anni. Cominciano i primi rinnovi dei permessi di soggiorno per “motivi di studio”, con annesse file davanti al commissariato di polizia fin dall’alba per prendere il “numero” per poi fare la fila. Ogni volta mi viene chiesto di stipulare una polizza sanitaria privata (valida soltanto per ricoveri urgenti) della durata annuale, come se fossi entro in Italia per motivi di studio. Non ho più il medico di famiglia. Mi sento umiliato le prime volte che mi vengono prese le impronte digitali. Mi sento uno straniero e un “sorvegliato speciale” per lo Stato.

 

 

2004 – Non riesco a partecipare alla gita a Praga con la mia classe per via del mio Permesso di soggiorno. La Repubblica Ceca non fa ancora parte dell’Unione Europea e, a differenza dei compagni di classe autoctoni, io necessito di un visto per andarci.

 

 

2006-2007 – Capisco che la mancanza della cittadinanza è foriera di molteplici limiti. Non posso ancora presentare richiesta di concessione perché la Legge richiede il possesso di un reddito “proprio”, che io non ho essendo studente. Comincio ad interessarmi della legislazione in materia di immigrazione e cittadinanza. Inizio a scrivere per “Metropoli, il giornale dell’Italia multietnica”. Vengo a conoscenza della Rete G2 – Seconde Generazioni ed entro a farne parte, partecipando ad attività di pressione politica verso le istituzioni per la modifica della normativa sulla cittadinanza e di sensibilizzazione della società civile.

 

 

2006-2010 – Non riesco a partecipare al programma di mobilità europea Erasmus per studenti universitari, a causa del mio Permesso di soggiorno.

 

 

2007 – Pur essendo a carico dei genitori mi si chiede di pagare €150 per l’iscrizione “volontaria” al Servizio Sanitario Nazionale: ho bisogno di fare visite mediche e vaccini per partecipare ad un viaggio nella Repubblica Democratica del Congo. Così ho di nuovo il medico di famiglia, però la tessera sanitaria porta la stessa scadenza del mio permesso di soggiorno…che scade 4 mesi dopo.

 

 

2008 – Attraverso uno scambio d’informazioni con altri amici della Rete G2 vengo a conoscenza della Circolare del Ministero dell’Interno del 5 gennaio 2007 che introduce la possibilità di presentare richiesta di concessione anche con il possesso di un reddito del nucleo familiare. Allerto i miei genitori e chiedo loro di muoversi per ottenere dall’India il certificato di nascita e il certificato penale richiesti.

 

 

2009, Novembre – Arrivano i documenti dall’India. Io, mio fratello e i miei genitori presentiamo richiesta, pagando €200 ciascuno, più le innumerevoli marche da bollo da €14,62. La mia richiesta e quella di mia madre vengono accolte dalla Prefettura, mentre i certificati indiani di mio padre e mio fratello presentano delle incongruenze: dovranno rifarli ex novo.

 

 

2010, Giugno – Vengo convocato in Questura per il colloquio per la cittadinanza. In questa sede viene verificata: «Conoscenza della lingua italiana», «Conoscenza dei principi su cui si ispira l’ordinamento italiano», «Grado di assimilazione nel contesto nazionale», «Benemerenze ottenute dallo Stato Italiano», «Pubblicazioni effettuate» e mi si chiede di «Specificare dettagliatamente i motivi per cui chiede la cittadinanza italiana».

 

 

2010 – Ottengo la Laurea in Scienze Politiche-Relazioni Internazionali. Inizio a lavorare con una Onlus che si occupa prettamente di immigrazione. Richiedo la conversione del Permesso di soggiorno da motivi di studio a motivi di lavoro.

 

 

2011 – Mi viene rifiutato il rilascio del “Permesso di Soggiorno per Soggiornante di Lungo Periodo” perché il mio reddito da lavoro non è ancora sufficiente e il reddito familiare non viene preso in considerazione. Il mio Permesso viene rinnovato soltanto di un altro anno.

 

 

2011, Febbraio – Alla Prefettura di Perugia richiedo il “Codice K10” assegnato alla mia pratica e comincio a verificarne lo stato attraverso il sito internet: https://cittadinanza.interno.it/sicitt/index2.jsp. Stato della pratica: “L’istruttoria è stata avviata. Si è in attesa dei pareri necessari alla definizione della pratica”.

 

 

2011, Ottobre – Mando la mail alla Prefettura di Perugia attraverso la Posta Elettronica Certificata, richiedendo l’accesso agli atti della pratica. Alcuni giorni dopo lo stato della pratica cambia in: “L’istruttoria è completa; la domanda è in fase di valutazione”.

 

 

2011, Novembre – E’ trascorso il termine di settecentotrenta giorni per la definizione del procedimento, previsto dal DPR n.362 del 18/04/1994. Prendo appuntamento telefonico e mi reco alla Prefettura di Perugia per l’accesso agli atti.

 

 

2011, 1 Dicembre – Lo stato della pratica cambia in: “Sono stati acquisiti i pareri – la pratica è in fase di valutazione finale“.

 

 

2011, 22 Dicembre – Lo stato della pratica cambia in: “Sono stati acquisiti i pareri necessari. Il decreto di concessione è agli organi competenti per la firma”.

 

 

2012, 17 Gennaio – Il decreto di concessione viene firmato.

 

 

2012, 19 Gennaio – Lo stato della pratica cambia in: “L’istruttoria si è conclusa favorevolmente; è in corso di trasmissione il provvedimento di concessione alla Prefettura che ne curerà la notifica. Se risiede all’estero, il decreto sarà inviato all’Autorità Consolare”.

 

 

2012, 26 Gennaio – Lo stato della pratica cambia in: “Il decreto di concessione è stato firmato; sarà contattato dalla Prefettura per la notifica del provvedimento e dopo la notifica dovrà recarsi presso il Comune di residenza per il giuramento. Se risiede all’estero sarà contattato dall’Autorità consolare competente”.

 

 

2012, 16 Febbraio – Ricevo una lettera con l’invito a presentarmi presso la Prefettura di Perugia per il ritiro del decreto di concessione, munito di un certificato storico di residenza (in bollo).

 

 

2012, 24 Febbraio – Mi presento in Prefettura per il ritiro del decreto.

 

 

2012, 25 Febbraio – Mi presento al mio Comune di Residenza, per prendere l’appuntamento per effettuare il giuramento.

 

 

2012, 3 Marzo – Andrò presso il Comune di Città di Castello per giurare “di essere fedele alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi dello Stato”. (Chiunque volesse venire ad assistere è il benvenuto!).

 

 

[2012, 23 Marzo – E’ la scadenza (sic!) del mio attuale Permesso di soggiorno].