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    Alle elementari, anni ‘90, la mia maestra diceva sempre: -" mi piacerebbe avere un’aula di soli cinesini! Così non fanno chiasso, son bravi a scuola, son ubbidienti."

    Quelli erano anni di primo contatto tra il bambino cinese e la maestra italiana. E quest’ultima rimaneva affascinata dal bravo bambino "diverso": più tranquillo, meno chiassoso e più incline allo studio. Rimaneva entusiasta quando vedeva che sapeva contare a due e a due, a differenza di tutti gli altri. E che migliorava di giono in giorno, nell’analisi grammaticale, sino a diventare migliore del bambino italiano.
    La mia maestra, che per tanti anni ha insegnato alla Fausto Cecconi, periferia di Roma, e residente a via Ricasoli, centro, piazza Vittorio, non poteva immaginare che i suoi sogni si sarebbero realizzati…Non poteva sognarsi che un giorno, piazza Vittorio, luogo della sua residenza, si sarebbe trasformato in una Chinatown, colmo di cinesi e cinesini.

    Non so se è questo ciò che intendeva con quel "mi piacerebbe avere una classe di soli cinesini", ma spero che la stima che ha dei cinesini sia rimasta intatta. Anche perché c’è un cinese che le è molto grato ed ha intatta la stima che ha per lei: io.

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