• In: Articoli — Tag:, — nuez @ 9:35 am

    Un libro pubblicato recentemente è dedicato alle G2, sono interventi di esperti, rappresentanti delle istituzioni, operatori del settore. Se ne parla su Migra News :

    «I giovani della seconda generazione "hanno bisogno di essere riconosciuti per quelli che sono e considerati come agenti positivi di cultura e civiltà". Lo pensa Beniamino Rossi, mente creativa del Mim (Meeting internazionale migrazioni), appuntamento che si svolge ogni anno a Loreto, fin dal 1997, e che si interroga sui cambiamenti della società italiana dovuti all’immigrazione. Al centro dell’interesse del Meeting, organizzato dai missionari e laici Scalabriniani, anche le nuove generazioni in un’ottica continentale. Figli di stranieri o figli di nessuno? Minori immigrati protagonisti dell’Europa di oggi e di domani: titolo dell’ottavo e ultimo incontro di Loreto (luglio 2005) ed ora diventato anche titolo degli Atti del Mim, pubblicati recentemente. [...] Ma resta aperta una domanda: i diretti interessati, a cominciare dalle seconde generazioni "italiane", si ritroveranno nelle analisi, rappresentazioni e proposte del Mim?»

     Innazitutto più che figli di stranieri o figli di nessuno direi: dobbiamo considerarci figli di tutti. Facciamo parte della società, siamo il risultato di una società composta da tutti. Non dobbiamo pensarci come un mondo a parte perché sennò rischiamo che continuino a considerarci sempre e solamente a parte, a cominciare dai diritti. Siamo tutti responsabili di quello che avviene ai bambini, poi adolescenti, che vivono in Italia. Il discorso non deve cambiare se si tratta di seconde generazioni. Siamo il presente e futuro dell’intera società , non solo delle nostre famiglie naturali.

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  • In: Articoli — Tag:, — Pipit @ 1:56 pm

    L’altro giorno, nell’angolo più puzzolente della stazione, ho visto un bel gruppo di adolescenti filippini. Birra in mano e spinello già perso negli occhi un po’ ebeti. Più o meno come sarei potuta apparire io qualche anno fa. Se ne vedono tanti dei loro coetanei italiani che barcollano nelle strade della capitale con i pantaloni a paracadute e il cappellino da baseball un po’ da rapper e un po’ da pierino e il lupo. Quindi perché soffermarcisi a pensare? In fondo che differenza c’è fra questi e loro? Eppure il triste quadretto mi ha spinto a fare un po’ di considerazioni.

    1. Strano che fosse un gruppo di ragazzi solamente filippini… (è come vedere un gruppo di ragazzi solo biondi e vestiti tutti uguali)
    2. Strano che queste seconde generazioni non si parlassero in italiano… (o forse è giusto così?)
    3. E se fossero arrivati in Italia giàda grandicelli (non so, metti a 13-14 anni) che fatica dovranno fare per integrarsi?!
    4. Forse bisognerebbe cominciare dai genitori, che siano loro la chiave di volta?
    5. Che differenza c’è fra una nuova generazione e una seconda generazione? (questa mi rendo conto che è un po’ criptica…)
    6. Possibile che il pensiero "ma che penserà la gente?" mi abbia trapassato subdolamente il cervello?

    Quanto vorrei che a questo post rispondessero proprio loro…

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