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    G.Lab è il nome del progetto pilota che verrà lanciato mercoledi 13 marzo 2013 nella sede dell’Informagiovani di Via Dogana 2.

    Grazie al contributo da parte del Ministero del Lavoro, e dalla collaborazione tra Assessorato delle Politiche Sociali e Servizio Giovani del Comune di Milano con l’associazione Rete G2 – Seconde Generazioni, nasce il laboratorio di cittadinanza urbana G.Lab.

    G. Lab si propone di fornire informazioni di primo livello sul tema della cittadinanza, del lavoro e dello studio, attraverso un nuovo desk composto da giovani di origini italiane e straniere.

    Saranno inoltre organizzati incontri mensili culturali come seminari e dibattiti, ma anche proiezioni di film, djset, mostre artistiche, installazioni ecc.

    In fase sperimentale, G.Lab sarà aperto al pubblico tutti i mercoledi, giovedi e venerdi dalle 14 alle 18 fino al 30 settembre 2013.

    Siete tutti invitati all’inaugurazione!

     

     

    invito inaugurazione G.Lab1

     

     

     

     

     

     

     

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    Rete G2- seconde generazioni oggi è al Quirinale. L’intervento della nostra Lucia, riportato qui di seguito, è stato fortemente applaudito.

     

     

     

    Signor Presidente, gentili ospiti,

     

    mi chiamo Lucia Ghebreghiorges, ho 33 anni, sono di origine etiope e sono
    un’attivista della Rete G2 – Seconde Generazioni. Da anni G2 chiede una
    riforma della legge sulla cittadinanza che sia più favorevole ai figli d’immigrati
    nati in Italia o venuti da piccoli nel territorio.

     

    Sono una giovane italiana e tale mi sono sempre sentita, tuttavia, pur essendo
    nata in Italia, sono diventata cittadina solo all’età di 16 anni, quando mia
    madre acquisì la cittadinanza italiana e me la trasmise. Eppure sono una delle
    più fortunate della mia associazione.

     

    Intorno ai 20 anni ho cominciato a interrogarmi sul mio essere figlia
    d’immigrati e in quegli anni pubblicai l’articolo che si chiamava Né carne né
    pesce, probabilmente uovo, nel quale sintetizzavo metaforicamente la condizione
    di figlia d’immigrati. Ci consideravano né carne né pesce ma, dal mio punto di
    vista eravamo invece uova: un nuovo inizio.

     

    Gran parte dei membri della nostra Rete è costituita da donne: studentesse,
    giovani madri, lavoratrici. Molte di loro non sono ancora cittadine italiane.
    Quando ci incontriamo penso all’ingiustizia che sentivo da bambina e a loro,
    che la vivono ancora da adulte.

     

    Nel 1946 le donne italiane hanno conquistato il diritto di voto, nel 2013 molte
    mie compagne di viaggio questo diritto non l’hanno ancora. Eppure questo è
    il loro Paese. Ci dicono che ci sono sempre questioni più urgenti da affrontare,
    come se non fosse urgente impedire che oltre un milione di figli di immigrati
    siano trattati come estranei a casa propria.

     

    Come se non fosse un dovere morale per un Paese che ama i suoi figli,
    impedire che una Nadia e una Miriam corrano il rischio di non venire
    accettate in una classe perché un tetto del 30% ricorda loro che sono straniere,
    anche se sono nate in Italia; non permettere a Nura di accedere ad un
    concorso pubblico perché non è italiana, ma è cresciuta e ha frequentato tutte
    le scuole in Italia; non lasciare un Paese senza nuove energie e quindi senza
    futuro.

     

    Vorrei concludere ringraziando Lei, Signor Presidente, a nome di tutta la Rete
    G2 per l’attenzione che ha sempre mostrato sul tema della cittadinanza.

     

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  • Per chi si fosse perso  l’incontro organizzato dalla Rete G2 lo scorso mese alla Libreria Popolare di Milano, eccovi un’altra occasione per conoscere la storia di Giorgio Marincola, un partigiano nero medaglia d’oro al valor militare.

    copj132«Quando, catturato a Biella, i fascisti gli chiesero perché un italo-somalo combattesse a fianco degli alleati, Giorgio rispose: “Sento la patria come una cultura e un sentimento di libertà, non come un colore qualsiasi su una carta geografica…La patria non è identificabile con dittature simili a quella fascista. Patria significa libertà e giustizia per i Popoli del Mondo. Per questo combatto gli oppressori…”
    Che cos’è un italiano dunque? Cosa fa di una persona un italiano? L’appartenenza a una razza? Forse qualche risposta potremmo trovarla in Razza Partigiana.»


    Saranno presenti:
    Carlo Costa (autore del libro)
    Antar Marincola (nipote di Giorgio)
    Nino Farxaan Raddi
    Angela Abbonizio

    Intervento musicale di Carla Colombo

    Data: martedì 27 Aprile 2010
    Ora: 18:30-21:30
    Sede: Libreria Azalai, Via G.G. Mora 15, Milano

    In collaborazione con Associazione Karamogò
    ANCIS Associazione Nazionale Comunità Italo Somali

    L’evento su Facebook: http://tiny.cc/ps9np
    Flyer: http://tiny.cc/lshhx
    http://www.razzapartigiana.it


    Podcast della puntata di Radio Popolare del 22 Aprile sulla storia di Alessandro Sinigaglia, un altro partigiano nero: http://tiny.cc/7dtfn


    Inoltre Domenica 25 Aprile la ReteG2 sarà alla festa di PARTIGIANI IN OGNI QUARTIERE a Milano, per celebrare anche loro:
    L’evento su Facebook:
    http://tiny.cc/80fsg

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  • G2 – SEC. GENERAZIONI SU RIFORMA CITTADINANZA: “NON PEGGIORATE LA NOSTRA CONDIZIONE”

    Roma, 22 dicembre – “Oggi a oltre 800 mila figli d’immigrati non solo non viene riconosciuto un diritto, ma viene, nonostante le aperture promesse nei precedenti dibattiti politici, “chiusa una porta con il lucchetto”. La Rete G2 – Seconde generazioni, da anni impegnata per una riforma sulla cittadinanza, più aperta nei confronti dei figli d’immigrati, non comprende gli inasprimenti contenuti nel testo dell’on Bertolini, che di fatto peggiora la situazione delle seconde generazioni. Nel testo, in discussione oggi alla Camera, è previsto che i figli d’immigrati ottengano la cittadinanza italiana a compimento dei 18 anni e dopo aver conseguito le scuole dell’obbligo con profitto. Si tratta di una formula che peggiore persino la legge 91 del 92, già considerata da molti superata e inappropriata ai tempi. La cittadinanza, in base a questo testo, pare più un premio che un diritto per chi è nato nel territorio italiano ed è figlio di stranieri. Non si considerano poi le seconde generazioni non nate ma cresciute in Italia, per le quali erano previsti percorsi agevolati, contenuti in diversi disegni di legge presentati fino ad oggi. A fronte di tutto ciò la Rete G2 auspica che l’iter del testo preveda un’apertura agli emendamenti relativi alla nostra condizione. Dopo lo scorso 18 novembre, in cui la Rete G2 è stata protagonista dell’iniziativa sulla cittadinanza alla Camera, si ribadisce l’appello ai Parlamentari affinché le seconde generazioni abbiano pieno diritto di cittadinanza. Oggi ancora di più, di fronte a un testo che non ci dimentica ma addirittura ci vuole “premiare con la discriminazione più totale”.

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  • La lettera a seguire è stata pensata dopo l’invito da parte del Quirinale alla Rete G2 per l’evento del 13 novembre 2008 “Nuovi cittadini”. La Rete G2 ha preso parte all’iniziativa, onorata dell’invito, ed ha elaborato una lettera rivolta al Presidente Giorgio Napolitano che riguarda un problema centrale per i figli dell’immigrazione cresciuti in Italia: la riforma della legge sulla cittadinaza italiana perché sia più aperta nei confronti delle seconde generazioni. Si tratta di una prima stesura sulla quale la Rete G2 si impegna a lavorare attingendo ai diversi territori dove è presente, per questo ne da informazione tramite il proprio blog, con l’obiettivo finale di consegnarla direttamente nelle mani del Presidente, fondamentale garante dei valori della Costituzione italiana. Anche per dare seguito ad un’analoga iniziativa della Rete G2 realizzata un anno fa, durante la Giornata nazionale per i diritti dell’infanzia.

    <<Caro Presidente, La ringraziamo dell’invito per l’evento “Nuovi cittadini” al quale abbiamo partecipato la mattina del 13 novembre e che ci ha ricordato un altro evento al quale eravamo stati invitati e che per noi aveva rappresentato un’occasione di grande importanza. Era il 20 novembre dell’anno scorso quando,  in occasione della Giornata Nazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza,  ci siamo incontrati per la prima volta.  In quel giorno Lei ha colto quel messaggio che ad alta voce cercavamo e cerchiamo di ribadire ogni giorno, in ogni attimo della nostra vita: il diritto ad essere riconosciuti cittadini del nostro Paese. Da quel dì poco e niente è cambiato, anzi, o il silenzio ricomincia a calare o altre questioni ne strumentalizzano l’attenzione.
    Molti dei nostri fratelli di origine straniera sarebbero italiani se la legge per l’acquisizione della cittadinanza italiana li riconoscesse, e non  lo sarebbero per concessione Presidente, ma per diritto, perchè nati o cresciuti in Italia sin da bambini. Perchè noi siamo qui da sempre Presidente, e non può essere la regola del sangue come vuole la legge che qualcuno nel 1992 scelse per noi (legge n. 91/92) a definirci.  Ci chiediamo continuamente: chi meglio del suolo, del vissuto, può essere criterio per fare di un uomo o di una donna un cittadino? Eppure certe domande non trovano ancora risposta.
    Siamo nati qui e vissuti qui eppure veniamo percepiti come stranieri. Vale per oggi ma la per il domani, quando ci dimostrano che la nostra condizione vuole essere perpetuata e rafforzata anche domani, cercando di dividerci in classi separate dai nostri coetanei per garantirci il banco degli stranieri per sempre o quando costruiscono su di noi scenari di malesseri sociali riconducibili  ad altri Paesi.
    Con questo ennesimo appello, in occasione della celebrazione della Giornata dedicata ai nuovi cittadini italiani, auspichiamo una maggiore attenzione alla questione dei figli d’immigrati; oggi ancor più a quelli che si ritrovano senza cittadinanza dopo i 18 anni perchè non nati in Italia, seppur cresciuti,  perchè per loro non c’è alcun percorso ad hoc. Come Lei sa, la nostra Rete tenta di unire e organizzare figli d’immigrati nati in italia ma anche cresciuti sin da minorenni. Oggi siamo tornati al suo cospetto per chiedere e pretendere quella libertà  di  essere italiani a tutti gli effetti anche se abbiamo volti diversi dagli altri.>>

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