“Per una critica della cittadinanza: movimenti sociali e pratiche di riappropriazione. università RomaTRE – Master in Politiche dell’Incontro e Mediazione Culturale. 8 marzo 2008″
Fonte: YouTube
User: LucaBellino
“Per una critica della cittadinanza: movimenti sociali e pratiche di riappropriazione. università RomaTRE – Master in Politiche dell’Incontro e Mediazione Culturale. 8 marzo 2008″
Fonte: YouTube
User: LucaBellino
di maganò
sono arrabbiata, sono inca**ata e scusatemi se scrivo di getto, senza rileggere. Il sogno si allontana. Il sogno di essere uguale agli altri nei doveri e nei diritti si allontana dall’orizzonte. La prospettiva, no, non credo di averla più.
Dopo vent’anni, dico venti in questo paese (e non trovo aggettivi per definirlo), avendo fatto le medie, il liceo, l’universitá, il dottorato, l’assegno di ricerca, dopo aver lavorato per l’Universitá Italiana, dopo aver sostituito il professore alle lezioni all’Universitá, dopo anni a non poter partire per i congressi a presentare il lavoro del gruppo di ricerca, dopo essere andata tante volte al Ministero degli Interni a cercare di capire se c’era un modo per avere un permesso di soggiorno piu duraturo di una anno, dopo che al Ministero degli Interni mi hanno riso in faccia e mi dicevano che l’unico modo per avere la possibilitá di rimanere in questo paese era sposarmi (mentalitá maschilista italiana!), dopo che ho incontrato una persona che mi è sempre stata accanto, dopo che siamo stati insieme sette anni, dopo che ci siamo sposati, dopo che le nostre scelte sono state e sono tutt’ora limitate per poter soddisfare i criteri per avere la cittadinanza, dopo che è passato un anno e mezzo dal matrimonio, dopo che è passato un anno dalla presentazione della domanda, mi chiama mia sorella (si è sposata 6 mesi prima) e mi dice che gli è arrivata la lettera nella quale gli dicono che la domanda per la cittadinanza non è valida in base alla legge del 15 luglio 2009 (!!!!!!) devono trascorrere due anni legali di residenza dal matrimonio per presentare la domanda.
Dunque la lettera arriverá anche a me.
Dunque quello che avevo letto un po’ di tempo fa su metropolis era vero, anche se non si sapeva ancora se lasciavano le domande presentate in attesa del compimiento dei requisiti oppure no (visto che comunque ci mettono 4 anni di media a darti la cittadinanza, a posto dei due anni legali, ma si sa in Italia legale è un concetto soggettivo).
Ciò che rifiuto di più è che sulla domanda presentata c’è il certificato storico di residenza e si legge nero su bianco quanti anni la persona sta in Italia, si legge (su altri documenti) il titolo di studio (2+2=4) e si discrimina consapevolmente chi si è chiaramente integrato.
Ma anche questo si sa, la soggettivitá delle leggi si applica solo quando fa comodo.
Fra l’altro facendo il lavoro ceh faccio (che in Italia non è considerato un lavoro) se non fossi sposata starei ancora con il pds per studio, dove l’assegno di ricerca è borsa di studio e non viene riconosciuto per chiedere la cittadinanza italiana.
Non ho altro da aggiungere. Sono profondamente delusa e non so se voglio far parte di questo paese.
Topic sul Forum
NDR: Altri frammenti della nostra maganò, cervello in fuga, o sarebbe meglio dire prestata al mondo finchè l’Italia non ne sarà degna: “Ho la laurea in chimica, me ne vado in Spagna”
Gli articoli a seguire sono stati pubblicati in anteprima su “Secondi a Nesssuno” (numero agosto 2009) rubrica mensile curata dalla Rete G2 ( www.secondegenerazioni.it) sulla rivista giovanile Topgirl. Sono i figli degli immigrati. La cosiddetta seconda generazione. Un milione di ragazzi nati o cresciuti in Italia, ma originari di Asia, Africa, Europa, America. A Topgirl raccontano frammenti di una quotidianietà non troppo ordinaria. “Secondi a nessuno” terrà compagnia alle lettrici e lettori di Topgirl per tutta l’estate fino a settembre (numero “ottobre 2009″), mese di riapertura delle scuole.
Jean, voti per me, vero?
Mi chiamo Jean e in questi giorni una domanda mi è stata rivolta da molti: “Per chi hai votato alle elezioni di giugno?” È vero che ho speso ore su internet a leggere programmi elettorali, guardare interviste a leader politici, sentire opinioni e microfoni aperti, ma dovrei spiegare un “piccolo dettaglio”: vivo in Lombardia da quando avevo 6 anni, ora ne ho 23, ma sono di nazionalità peruviana e quindi niente voto, anche perché ottenere la cittadinanza italiana non è per niente facile, un po’ una lotteria. Cosa che ho ricordato molte volte anche agli amici che mi hanno contattato in biblioteca o su Facebook, come Luca o Valentina, dicendomi: “Jean, tu voti per noi, vero?” Gente con cui ho fatto le superiori e che magari mi conosce da anni. In questi casi sembra che il mio aspetto non conti, il fatto di essere scuro di pelle e avere tratti del viso non europei. O almeno questi particolari non contano per chi è cresciuto con me, mentre tutti gli altri si fermano solo al mio aspetto. Non posso scordare, infatti, che a giugno, all’uscitadella metropolitana, i militanti di alcuni partiti distribuivano volantini a tutti, tranne che me. E in quei casi, per provocazione, mi mobilitavo io per farmeli dare, cosa che avveniva con una certa diffidenza dall’altra parte, come se ci fosse qualcosa di sbagliato. E allora avevo voglia di dire: “Anch’io so leggere in italiano, sai?”
Tu mettere cibo nei piatti
Eccomi, io sono Priscilla Boakye di rigini ghanesi. Vivo in Italia praticamente da sempre, cioè da quando avevo 4 anni, e per gli studi universitari mi sono trasferita da Brescia a Roma. La mia particolarità? Una pelle super “abbronzata” tutto l’anno senza l’aiuto delle lampade. Sono un’italiana nera, cosa di cui alcuni si stupiscono ancora e ne nascono situazioni esilaranti. Per mantenermi agli studi faccio dei lavoretti. Poco tempo fa, i miei amici mi hanno portata come aiutante a un catering per un matrimonio. Arrivo e una signora si rivolge ai miei compagni di lavoro chiedendo (a loro, non a me): “Ma capisce l’italiano?” E i miei amici: “Certo”, senza specificare troppo. Seguo la signora e lei con gesti ampi e lenti mima cosa devo fare. Mi dice scandendo le parole in maniera elementare: “Piatti non qui, piatti andare là: tu mettere cibo”. Io sto al gioco, corrugando la fronte con sguardo interrogativo. La signora continua a ripetere ogni frase più volte, pazientemente. Per poi chiedere infine: “Tu capito tutto?” Poi rivolgendosi di nuovo ai miei amici: “Avrà capito?” A quel punto non riesco più a trattenermi dalle risate e in bresciano e rispondo: “Me so buna a parlà italiano, neh!”. Potrei raccontare tanti episodi simili, quanto cambia per esempio l’atteggiamento di chi mi ha prima parlato al telefono, poi mi incontra di persona. Il “lei” diventa immediatamente un “tu”…
di maganò
Quando mi chiedono di dove sei, non ho dubbi, nè problemi. Rispondo: “di Roma”. Anche se a Roma non sono nata, su questo i dubbi non ci sono. Sono di Roma.
Il problema nasce quando mi chiedono: “Sei italiana?”
Rimango lì imbabolata, sembro una deficiente di fronte alla domanda semplice, semplice e generalmente borbotto qualcosa come “è complicato”.
Ovviamente bisogna vedere il contesto. Di solito me lo chiedono qui a Barcellona o gli italiani, che preferiscono parlare in italiano o altri (spagnoli e piu generalmente stranieri) perchè sentono un accento italiano sia in inglese che in spagnolo. Hahaha! Eh si, l’accento.
Ma dire si, sono italiana non è un problema perchè non mi sento tale o perchè sono anche croata e tutta la storia dell’identitá. Dire si, sono italiana vuol dire trascurare ció che maggiormente mi influenza nel quotidiano, tutti i problemi del permesso di soggiorno, della mobilitá, delle scelte pesantemente condizionate, le restrizioni.
Ma poi, neanche potrei dire si, lo sono, se poi effettivamente non ho la cittadinanza, non voto e non ho responsabilitá nella scelta dell’attuale governo.
Mi avete capito? E voi come rispondete?
Topic sul Forum
di Graziella Bertocchi e Chiara Strozzi 03.08.2009
Approvato definitivamente dal Senato, il pacchetto sulla sicurezza inasprisce le condizioni per l’acquisizione della cittadinanza italiana. Si tratta di misure ostili all’inclusione degli immigrati che potrebbero istigare un’ulteriore radicalizzazione verso l’esclusione. In altri paesi d’Europa, invece, il tradizionale criterio dello “jus sanguinis” (chi discende da cittadini di un certo paese è cittadino) è stato contemperato con quello (vigente negli Stati Uniti) dello “jus soli”, secondo cui chi nasce sul territorio nazionale di un certo paese è cittadino.
Leggi l’articolo completo su LaVoce.info
Per molti aspetti vivono le stesse difficoltà dei figli di immigrati qui in Italia, per altri aspetti la loro condizione è perfino peggiore…
Greece: the price of integration

“EUROPE: The EU’s new immigration pact is supposed to promote integration. But there is little sign of progress. Each country follows its own rules. In Greece, second-generation immigrants don’t have any more rights than those born elsewhere.”
Fonte: YouTube
User: france24english
Greece’s immigrant children fight for citizenship

“Europe has long been a destination for immigrants searching for a better life. For the children of those who moved to Greece, a European lifestyle is all they’ve ever known. But it’s not enough to grant them citizenship, as Nicole Itano reports.”
Fonte: YouTube
User: AlJazeeraEnglish
Second Generation trailer

“This film is about the second-generation immigrants in Greece. Though born in Greece or having immigrated with their family at an early age, attended the Greek school and have been raised like every other Greek child, this social group is severely discriminated by the law. They are actually ghost Greek citizens not legally registered, and without the right to vote. After reaching the age of eighteen years old, the state asks obliges them to apply for a residence permit. By not submitting the required papers they are automatically considered illegal and logically are expected to move in their country of origin, a country that in most of the cases, they have never visited.
The given situation is almost unknown to the largest part of the Greek society while the second generation immigrants are daily struggling for their right to belong somewhere and live normally lead a normal life in the country.”
Fonte: YouTube
User: GUERRILLACP
Lettera della Rete G2 al Presidente della Repubblica
“Per noi è importante una riforma della legge sulla cittadinanza e vogliamo incontrarLa, Presidente, per parlarne con Lei”
L’occasione è la celebrazione della Dichiarazione dei Diritti umani
10 Dicembre 2008 – Oggi, in occasione della Giornata di celebrazione della Dichiarazione universale dei Diritti umani, la Rete G2 – Secondege Generazioni ha inviato una lettera al Presidente dell aRepubblcia Giorgio Napolitano. “Caro Preseidente noi figli di immigrati siamo cresiuti, molti di noi è anche nati in Italia, eppure veniamo percepiti come stranieri e incontriamo molti ostacoli perchè ci vengano riconosciuti gli stessi diritti dei nostri coetani, amici e fratelli di origine italiana, compagni di una vita. Vale anche quando si cerca di dividerci in classi integralmente separate dai nostri coetani per garantirci il banco degli stranieri per sempre o quando costruiscono su di noi scenari di malesseri sociali riconducibili ad altri Paesi”.
La Rete G2 si concentra in particolare sulla legge riguardante la cittadinanza italiana (l.91/92) e chiede che “venga modificata e resa più aperta nei confronti dei figli di immigrati cresciuti in Italia, che sono parte di questo paese” dice Mohamed Tailmoun, portavoce della Rete G2. “Cerchiamo di ribadire ogni giorno, in ogni attimo della nostra vita il diritto ad essere riconosciuti cittadini e non degli italiani col permesso di soggiorno” si legge ancora nella lettera della Rete G2. Le chiediamo inoltre di poterLa incontrare nuovamente per presentarLe il lavoro realizzato fin qui, a cominciare dai casi più significativi di ostacoli incontrati da figli di immigrati segnalati nel nostro Osservatorio G2. E’ il nostro modo di chiedere e pretendere quella libertà di essere italiani a tutti gli effetti, nei diritti e nei doveri, anche se abbiamo volti e origini diversi dagli altri. Con stima e affetto, le ragazze e i ragazzi della Rete G2 – Seconde Generazioni” conclude la lettera.
Per leggere integralmente la lettera inviata al Presidente Napolitano
La lettera a seguire è stata pensata dopo l’invito da parte del Quirinale alla Rete G2 per l’evento del 13 novembre 2008 “Nuovi cittadini”. La Rete G2 ha preso parte all’iniziativa, onorata dell’invito, ed ha elaborato una lettera rivolta al Presidente Giorgio Napolitano che riguarda un problema centrale per i figli dell’immigrazione cresciuti in Italia: la riforma della legge sulla cittadinaza italiana perché sia più aperta nei confronti delle seconde generazioni. Si tratta di una prima stesura sulla quale la Rete G2 si impegna a lavorare attingendo ai diversi territori dove è presente, per questo ne da informazione tramite il proprio blog, con l’obiettivo finale di consegnarla direttamente nelle mani del Presidente, fondamentale garante dei valori della Costituzione italiana. Anche per dare seguito ad un’analoga iniziativa della Rete G2 realizzata un anno fa, durante la Giornata nazionale per i diritti dell’infanzia.
<<Caro Presidente, La ringraziamo dell’invito per l’evento “Nuovi cittadini” al quale abbiamo partecipato la mattina del 13 novembre e che ci ha ricordato un altro evento al quale eravamo stati invitati e che per noi aveva rappresentato un’occasione di grande importanza. Era il 20 novembre dell’anno scorso quando, in occasione della Giornata Nazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ci siamo incontrati per la prima volta. In quel giorno Lei ha colto quel messaggio che ad alta voce cercavamo e cerchiamo di ribadire ogni giorno, in ogni attimo della nostra vita: il diritto ad essere riconosciuti cittadini del nostro Paese. Da quel dì poco e niente è cambiato, anzi, o il silenzio ricomincia a calare o altre questioni ne strumentalizzano l’attenzione.
Molti dei nostri fratelli di origine straniera sarebbero italiani se la legge per l’acquisizione della cittadinanza italiana li riconoscesse, e non lo sarebbero per concessione Presidente, ma per diritto, perchè nati o cresciuti in Italia sin da bambini. Perchè noi siamo qui da sempre Presidente, e non può essere la regola del sangue come vuole la legge che qualcuno nel 1992 scelse per noi (legge n. 91/92) a definirci. Ci chiediamo continuamente: chi meglio del suolo, del vissuto, può essere criterio per fare di un uomo o di una donna un cittadino? Eppure certe domande non trovano ancora risposta.
Siamo nati qui e vissuti qui eppure veniamo percepiti come stranieri. Vale per oggi ma la per il domani, quando ci dimostrano che la nostra condizione vuole essere perpetuata e rafforzata anche domani, cercando di dividerci in classi separate dai nostri coetanei per garantirci il banco degli stranieri per sempre o quando costruiscono su di noi scenari di malesseri sociali riconducibili ad altri Paesi.
Con questo ennesimo appello, in occasione della celebrazione della Giornata dedicata ai nuovi cittadini italiani, auspichiamo una maggiore attenzione alla questione dei figli d’immigrati; oggi ancor più a quelli che si ritrovano senza cittadinanza dopo i 18 anni perchè non nati in Italia, seppur cresciuti, perchè per loro non c’è alcun percorso ad hoc. Come Lei sa, la nostra Rete tenta di unire e organizzare figli d’immigrati nati in italia ma anche cresciuti sin da minorenni. Oggi siamo tornati al suo cospetto per chiedere e pretendere quella libertà di essere italiani a tutti gli effetti anche se abbiamo volti diversi dagli altri.>>
La "Rete G2" ha ottenuto una prima vittoria per la campagna di accesso alla cittadinanza italiana da parte delle seconde generazioni. Si tratta di una prima vittoria significativa ma ora dovremo rompere molto perché questa parte di testo sulle seconde generazioni così modificato venga approvato e diventi la NUOVA LEGGE SULLA CITTADINANZA.
Per quanto riguarda le seconde generazioni maggiorenni non abbiamo avuto modo di parlarne direttamente con la Commissione Affari Costituzionali perché si sono affrettati, le audizioni non ci saranno e il testo arriverà alla Camera i primi di marzo. Abbiamo comunque chiesto un incontro, con quello che sarà il relatore di questo testo alla Camera, che potrebbe tenersi martedì pomeriggio prossimo. Dovremo cercare di capire se si può fare ancora qualcosa per le seconde generazioni che sono ormai maggiorenni perché non debbano presentare un reddito quando richiedono la cittadinanza – visto che non hanno potuto usufruire della riforma della legge da minorenni. Che dite, un primo brindisi ce lo siamo meritato?
Guarda anche il Forum G2
Disegno legge, modifiche alla Legge n.91 del 1992
All’articolo 1, comma I. della legge 5 febbraio 1992, n. 91, sono aggiunte, in fine, le seguenti:
b-bis) – chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri di cui ameno uno sia residente legalmente in Italia senza interruzioni da almeno 5 anni, al momento della nascita ed in possesso del requisito reddituale per il rilascio del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo;
b-ter) – chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri di cui almeno uno, legalmente residente, sia nato in Italia ed in possesso del requisito reddituale per il rilascio del permesso di soggiorno CE- per soggiornanti di lungo periodo.
2. Dopo il comma 1 dell’articolo 1 della legge 5 febbraio 1992, in. 91, è inserito il seguente:
1-bis Nei casi di cui alle lettere b-bis) e b-ter) del comma 1 entro un anno dal compimento della maggiore età il soggetto può rinunciare, se in possesso di altra cittadinanza, alla cittadinanza italiana.
Art. 2 (Minori)
1. 1.1 comma 2 dell’articolo 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 9J., è sostituito dai seguenti:
2. Il minore figli o di genitori stranieri, di cui almeno uno residente legalmente in Italia senza interruzioni da almeno cinque anni ed in possesso del requisito reddituale per il rilascio del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, che, anch’esso legalmente residente in Italia senza interruzioni per un periodo non inferiore a cinque anni, vi abbia frequentato un ciclo scolastico o un corso di formazione professionale o vi abbia svolto regolare attività lavorativa per almeno un anno diviene cittadino italiano su istanza dei genitori o del genitore esercente la potestà genitoriale secondo l’ordinamento del paese di origine. Entro un anno dal compimento della maggiore età il soggetto può rinunciare, se in possesso di ultra cittadinanza, alla cittadinanza italiana.
2-bis, Alle medesime condizioni di cui al comma 2, qualora alla maggiore età lo straniero risieda legalmente nel territorio da almeno cinque anni, diviene cittadino italiano ove dichiari entro un anno dalla suddetta data di voler acquistare la cittadinanza italiana