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Cittadinanza: a Firenze nove mesi di attesa solo per presentare l’istanza

La Prefettura del capoluogo toscano lamenta carenza di personale e un incremento delle domande: così per prendere un appuntamento bisogna aspettare almeno fino a giugno 2015. “L’attesa? E’ anche nell’interesse di chi presenta la richiesta” dice una dirigente. Il racconto a G2 Parlamenta di Maria Anna Abbondanza, legale di Pontedera (Pi)

Giugno 2015, nove mesi. Tanto, al momento, è l’attesa minima necessaria per presentare la domanda di concessione della cittadinanza italiana a Firenze, dove la situazione si conferma estremamente critica. Già alcuni mesi fa, infatti, un cittadino di origine indiana aveva denunciato, attraverso l’Aduc, gli incredibili tempi di attesa nella Prefettura del capoluogo toscano. Ora arriva una nuova conferma e riusciamo anche a capirne qualcosa in più, grazie al racconto della dottoressa Maria Anna Abbondanza, avvocata specializzata in tutela dei diritti fondamentali e socia Asgi, che delinea a G2 Parlamenta un quadro ben preciso della situazione: “Ho parlato con una dirigente della Prefettura, mi ha detto che c’è stato un forte incremento delle richieste e che le risorse umane sono poche. Dunque, in accordo con il Prefetto, hanno deciso di non prendere più appuntamenti fino a giugno 2015”, spiega l’avvocata. Parlando di nove mesi, in realtà, pecchiamo di ottimismo perché l’attesa rischia di essere molto più lunga: bisognerà, infatti, essere pronti e fortunati per riuscire ad avere “udienza” in Prefettura non appena verrà data nuovamente la possibilità di prendere un appuntamento. E non è tutto perché “la dirigente – racconta l’avv.ta Abbondanza – mi ha spiegato che i tempi di attesa sono dovuti soprattutto al meticoloso lavoro di esame delle istanze, che si compie anche nell’interesse di chi presenta la domanda di cittadinanza perché, laddove fosse inoltrata al Ministero dell’Interno incompleta in qualche sua parte, il Viminale potrebbe bocciare la richiesta”. Quindi, sostanzialmente, l’attesa di nove mesi, prima di provare ad ottenere un appuntamento, sarebbe anche nell’interesse di colui che richiede la cittadinanza, che invece, in questa vicenda, ha tutto da perdere: “I documenti, che vengono ottenuti dal proprio paese di origine con grande fatica di tempo e impiego di risorse economiche, durano sei mesi, dopodiché bisogna riprodurli nuovamente”, spiega l’avv.ta Abbondanza. E’ a questo punto, dunque, che la Prefettura “viene incontro” a chi presenta la domanda con una soluzione che lascia quanto meno perplessi: “La dirigente – rivela il legale – ha detto che, vista la situazione, ci sarà tolleranza verso chi ha presentato documenti che non sono scaduti da troppo tempo”. Questo rende tutto assolutamente soggettivo: di che tempi stiamo parlando, da cosa dipenderà questa “tolleranza”? La situazione è talmente incredibile che Maria Anna Abbondanza fatica anche a farsi credere dai suoi assistiti: “Devo andare su internet e far vedere loro la situazione, perché altrimenti sembra che siamo noi a non avere voglia di andare in Prefettura”. Potete, infatti, constatare anche voi quale sia la situazione sul sito della Prefettura di Firenze (http://www.prefettura.fi.it/appuntamenti/): da oggi fino a giugno 2015 è tutto un insieme di caselle rosse (appuntamenti non disponibili) e grigie (sportello chiuso). Di verde (che definirlo speranza in questo caso sarebbe quanto mai indicato), ovvero appuntamenti disponibili, neanche l’ombra. Perché poi è quella l’unica speranza: che qualcuno non solo abbia rinunciato, ma lo abbia anche comunicato per tempo alla Prefettura, in modo da liberare una casella magica. Un po’ come provare a prenotare una radiografia e trovare posto il giorno dopo, in un ospedale che si ritiene all’altezza o vicino casa: le possibilità rasentano lo zero. Cosa fare dunque? “Gli strumenti per opporsi sono dispendiosi – ammette la dottoressa Abbondanza – ci si può avvalere di un legale e valutare la strategia giudiziaria, ma si tratta di un costo difficilmente sopportabile per chi magari fa già molti sacrifici, soprattutto perché dovrebbe trattarsi di un diritto acquisito”.La tempistica della Prefettura di Firenze rappresenta dunque un caso, se non unico, comunque molto raro all’interno del panorama nazionale, tanto che la sezione locale dell’Asgi valuterà in tempi brevi quali azioni intraprendere per far fronte alla situazione. La scorsa settimana il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, intervenendo al question time alla Camera, sui ritardi nell’iter di concessione della cittadinanza, ha annunciato l’invio, a ottobre, di trenta persone destinate agli uffici centrali, proprio per velocizzare l’esame di questo tipo di istanze. Ci permettiamo di consigliare al titolare del Viminale di inviare personale anche a Firenze.

Isaac Tesfaye – G2 Parlamenta

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Cittadinanza, Alfano al question time: “I tempi di rilascio stanno migliorando”. L’on. Sberna a G2 Parlamenta: “L’oste ha detto che il vino è buono”

Il ministro dell’Interno risponde alla Camera all’interrogazione di “Per l’Italia” sulla dilatazione dei tempi necessari per ottenere la cittadinanza. “Sembra quasi che vengano ritardati volontariamente” spiega a G2 Parlamenta, Mario Sberna, deputato del gruppo centrista. “Ius sanguinis retaggio barbaro, siamo per lo ius soli tout court” dice Sberna

ROMA – 25 settembre 2014 – “Il rilascio della cittadinanza italiana in questi anni è stato reso più agevole grazie ad una serie di provvedimenti e lo sarà ancora di più in futuro”. Così il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, parlando ieri al question time alla Camera e rispondendo all’interrogazione dei deputati di Per l’Italia Santerini, Marazziti, Gigli e Sberna. Il gruppo centrista ha chiesto chiarimenti al titolare del Viminale in merito all’eccessiva dilatazione dei tempi necessari per ottenere la cittadinanza italiana: dai 730 giorni previsti per legge si arriva infatti ad attese anche di cinque e sei anni. Per l’Italia ha chiesto al ministro quali iniziative intendesse prendere per velocizzare l’iter di ottenimento della cittadinanza. A difesa del suo ministero, Alfano ha parlato di “un esponenziale incremento delle istanze di naturalizzazione, raddoppiate nell’ultimo triennio”, delle difficoltà della pubblica amministrazione in tempo di crisi economica e, infine, di esigenze legate alla sicurezza, che impongono controlli molto articolati. Tra le iniziative prese per velocizzare l’iter, Alfano ha annunciato l’arrivo negli uffici centrali, da ottobre, di trenta unità, destinate ad occuparsi proprio delle istanze di concessione della cittadinanza. “Le criticità rimangono – ha ammesso Alfano –, ma attraverso ulteriori disposizioni legislative e l’innovazione anche tecnologica dei processi amministrativi si cercherà di rendere ancora più spedito il percorso di concessione della cittadinanza”. La risposta di Alfano ha lasciato qualche perplessità in Mario Sberna, uno dei deputati che ha presentato l’interrogazione: “In aula non ho voluto polemizzare perché non serve a nulla, ma in realtà abbiamo chiesto all’oste come era il vino e ci ha detto che il vino è buono” dice Sberna a G2 Parlamenta, iniziativa della Rete G2, nata per raccontare il dibattito attorno alla cittadinanza. “Capisco i problemi legati alla sicurezza, la mancanza di fondi – afferma Sberna -, ma stiamo parlando di numeri non esorbitanti e di controlli su persone che sono nate in Italia o comunque sono stabilmente nel nostro territorio. Si tratta di una lunghezza burocratica vergognosa, sembra quasi che si ritardi volontariamente la concessione della cittadinanza” attacca il deputato centrista, che ha le idee molto chiare anche sull’attuale riforma della legge sulla cittadinanza: “Io sono per lo ius soli tout court, è naturale così. Questo retaggio barbaro dello ius sanguinis ha fatto il suo tempo. Poi se dobbiamo fare mediazioni facciamole, ma chi nasce in questo paese è un mio conterraneo, è un mio fratello non solo in senso cristiano, ma proprio in senso sociale, fa parte della mia stessa famiglia”.

Isaac Tesfaye – G2 Parlamenta

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Miss Italia apre allo Ius Soli, ma lo spot se ne dimentica: “Informeremo meglio il prossimo anno”

Da quest’anno possono partecipare a Miss Italia le ragazze nate nel nostro paese e che vi risiedono da 18 anni, anche se ancora prive di cittadinanza. Peccato che nello spot in onda su La7 Simona Ventura parli di “concorso aperto alle ragazze di tutto il mondo, ma con cittadinanza italiana”. L’Asgi chiede la rettifica, ma “ormai e troppo tardi” spiega a G2 Parlamenta il responsabile comunicazione di Miss Italia, Marcello Cambi, che assicura: “La strada ormai è tracciata e non si torna indietro, abbiamo introdotto una novità storica che comunicheremo meglio a partire dalla prossima edizione”

ROMA – 23 agosto 2014 – Aprire il concorso alle ragazze nate in Italia da genitori stranieri, anche se ancora prive di cittadinanza. Una Miss Italia, quest’anno, più avanti anche di un Parlamento che non riesce a dare al paese una nuova legge sulla cittadinanza. Forse troppo avanti. Almeno per chi ha curato lo spot in onda su La7 per lanciare le ultime selezioni in vista della finale di Jesolo del 14 settembre. Protagonista Simona Ventura, volto nuovo scelto per rilanciare la kermesse di Patrizia Mirigliani. “Quest’anno abbiamo tante novità – spiega nello spot la Ventura – innanzitutto abbiamo esteso il limite di età ai 30 anni e lo abbiamo allargato a quelle ragazze nate in tutte le parti del mondo, ma con cittadinanza italiana”. Un’affermazione, a voler essere buoni, fortemente incompleta. Non si cita, infatti, la grande novità annunciata in sede di presentazione dalla stessa Mirigliani e contenuta nell’articolo 8 del regolamento del concorso che, tra i requisiti per l’ammissione, indica “la nazionalità o la cittadinanza italiana”, oppure “essere nate in Italia anche se da genitori stranieri e risiedere in Italia da almeno 18 anni  consecutivi alla data di iscrizione”. Dunque si può partecipare e vincere Miss Italia anche senza cittadinanza italiana, “una novità storica, a cui abbiamo lavorato molto e a cui teniamo tantissimo”, racconta il responsabile comunicazione di Miss Italia, Marcello Cambi, parlando con G2 Parlamenta, l’iniziativa di Rete G2 nata per raccontare il dibattito sulla cittadinanza e dare voce alle seconde generazioni italiane. E’ dispiaciuto Cambi per il caso che si è creato e che ha portato l’Asgi, l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, a chiedere all’emittente di Urbano Cairo di modificare il messaggio comunicato da Simona Ventura: “Lo spot televisivo (che è senz’altro il principale canale di diffusione delle informazioni presso le aspiranti) diffonde un messaggio palesemente non conforme al regolamento del concorso stesso e avente contenuto discriminatorio”, si legge nella lettera inviata dall’Asgi  a La7, “il messaggio – sottolinea l’associazione –  veicola un’informazione falsa, che non solo è in contrasto con i principi generali di correttezza e buona fede, ma è idonea a scoraggiare dalla partecipazione le cittadine straniere che pure avrebbero diritto”. Il tempo per modificare il messaggio purtroppo non c’è: “Ormai è troppo tardi, le selezioni si stanno praticamente chiudendo – spiega Cambi a G2 Parlamenta – abbiamo lanciato una grande innovazione, ma il messaggio non è stato recepito come avremmo voluto”. Così, al momento, si segnala un solo caso di finalista senza cittadinanza ed è quello di Miss Roma, Aleksandra Banach, 24enne di Ostia, nata in Italia da genitori polacchi. Proprio la ragazza, commentando il nuovo regolamento, aveva parlato di “un grande passo in avanti” e di una “Miss Italia che rispecchia la situazione in cui versa il Paese, cioè di integrazione e di apertura verso il multiculturalismo”. Alle finali parteciperà anche Patricia Davalos Delgado, 22enne salernitana con papà italiano e mamma cubana. Segnali importanti, forse al di sotto delle aspettative degli organizzatori, ma Marcello Cambi assicura che “da questo punto di vista la strada è tracciata e non si torna indietro. La novità introdotta sarà valida anche in futuro e sarà comunicata meglio già a partire dalla prossima edizione”.

Isaac Tesfaye – G2 Parlamenta

Cittadinanza, Chaouki a G2 Parlamenta: “I lavori della Commissione riprenderanno a settembre”

Il deputato del Pd: “Stiamo spingendo tutti i giorni per una riforma veloce. Non è solo l’impegno del Parlamento, ma anche del Presidente del Consiglio”. Poi un apprezzamento per l’iniziativa G2 Parlamenta: “Bene mantenere il fiato sul collo sui lavori parlamentari

Subito dopo l’estate riprenderanno le audizioni per la riforma della legge sulla cittadinanza in Commissione Affari Costituzionali alla Camera. Lo ha anticipato il deputato del Pd Khalid Chaouki parlando a G2 Parlamenta, iniziativa di Rete G2 nata con il sostegno di Open Society Foundations per raccontare il dibattito attorno alla cittadinanza e dare voce alle seconde generazioni italiane. “Noi tutti i giorni stiamo spingendo per una riforma veloce – afferma Chaouki – e l’impegno che ha preso il presidente della I Commissione è che immediatamente dopo l’estate, i primi di settembre, faremo finamente le audizioni con le associazioni che si sono occupate di questo tema a partire dalla Rete G2 – Seconde Generazioni, per poi procedere immediatamente al varo di una riforma il piu possibile condivisa. Questo – ha aggiunto Chaouki a G2 Parlamenta – è l’impegno non solo del Parlamento, ma anche del Presidente del Consiglio, che su questo tema è stato molto esplicito. Lo dobbiamo a noi stessi e all’Italia, per rendere questo paese al passo con i tempi“. Infine Chaouki ha espresso apprezzamento per la realizzazione di G2 Parlamenta: “E’ un’ottima iniziativa che da una parte aggiorna chi questo tema lo vive da vicino, ma soprattutto mantiene il fiato sul collo sui lavori del Parlamento“.

G2 Parlamenta – Rete G2 Seconde Generazioni

Rete G2 incontra l’on. Fabbri: riforma della legge per la concessione della cittadinanza al più presto!

La scorsa settimana in Parlamento una delegazione dell’organizzazione Rete G2 – Seconde Generazioni ha incontrato l’on. Marilena Fabbri, relatrice di maggioranza della riforma della legge sulla cittadinanza n. 91 del 1992. Il nostro portavoce nazionale Mohamed Tailmoun ha consegnato all’on. Fabbri le proposte della Rete G2. Abbiamo anche chiesto che i lavori della Commissione Affari Costituzionali riprendano il prima possibile. Seguiteci su www.secondegenerazioni.it e www.facebook.com/ReteG2.

Cittadinanza. Fino alla riforma della legge, alla Camera le storie delle seconde generazioni

Le storie delle seconde generazioni tornano alla Camera.
Un gruppo di deputati di diversi schieramenti, con a capo l’On.Cècile Kyenge, ogni giorno parlerà di un ragazzo o una ragazza ancora senza cittadinanza, fino a che in Aula non si discuterà la nuova legge sulla cittadinanza.
La prima storia raccontata è quella della nostra Samira.

Cécile Kyenge Kashetu

Cittadinanza: abbiamo iniziato con la storia di Samira. Lei non c’è più, ma la sua storia ci deve far riflettere!
La storia di Samira è stata letta dalla deputata Fucsia Nissoli Fitzgerald eletta nella circoscrizione AMERICA SETTENTRIONALE E CENTRALE – Gruppo Per L’ Italia

Questa è la storia di Samira , attivista della Rete G2 Seconde Generazioni, nata a Roma nel 1980 da madre filippina e padre egiziano, al compimento dei 18 anni non fece richiesta della cittadinanza italiana. Non fece domanda, perché si sentiva italiana dalla nascita. Così Samira denunciava la sua situazione nel 2007: “Ho una laurea come assistente sociale e lavoro per uno sportello informativo sull’handicap del Comune di Roma. Dopo un contratto a tempo determinato me ne hanno fatto uno a progetto mentre tutte le mie colleghe hanno avuto un contratto a tempo determinato, più lungo e che da più tutele rispetto a me. E questo non per mie incapacità professionali ma perché non ho ottenuto il passaporto italiano e le leggi sono poco chiare. A 18 anni non avevo fatto domanda per diventare cittadina italiana. Nessuno me lo aveva detto. Così ora, nonostante la mia laurea, il Comune non mi assume perché sono una cittadina filippina. Io sono nata qui e sono sempre vissuta qui. Mi considero italiana eppure devo accontentarmi di meno soldi e garanzie e fare causa al Comune per discriminazione”.
Samira è morta il 20 febbraio del 2010 sempre a Roma a soli 29 anni, prima che il giudice decidesse sul suo caso. Il problema di Samira Mangoud, come di molte seconde generazioni, è quello di non sapere di dover richiedere la cittadinanza italiana tra i 18 e i 19 anni , come previsto dalla legge per l’acquisizione della cittadinanza italiana per i figli di immigrati extracomunitari. Di conseguenza, Samira è rimasta cittadina straniera in un paese a lei non affatto estraneo, visto che era l’unico dove avesse mai vissuto.

Samira

Comunicato della segreteria dell’On Kyenge:
“L’Italia conta circa un milione di giovani nati e/o cresciuti qui. Per la legge
restano stranieri, anche se non lo sono. Sono bambini e bambine, ragazzi e
ragazze che nascono e crescono nel nostro Paese o che arrivano qui da piccoli.
Considerano l’Italia la loro casa, la loro Nazione, ma questa Nazione non li
considera suoi cittadini. E loro non hanno un’altra patria. Pertanto, abbiamo
deciso di costituire un gruppo di deputati, aperto a tutti gli schieramenti, per
dare voce in Parlamento ai nuovi italiani. Questa voce verrà portata anche fuori dall’Aula grazie all’azione congiunta con la società civile (coinvolgeremo anche tutti gli organi, le Istituzioni, gli Enti che si occupano di minorenni e adolescenti, fra questi ricordo: il Garante per l’infanzia e l’adolescenza, l’Unicef, Save the children, la Rete G2 – Seconde Generazionie le associazioni dentro e fuori la campagna L’ITALIA SONO ANCH’IO).
Cari colleghi, finché in questa stessa aula non discuteremo lanuova legge sulla cittadinanza, i firmatari di questa iniziativa racconteranno ogni giorno la storia di un ragazzo o di una ragazza ancora senza cittadinanza: storie di speranze, dolori, peripezie burocratiche, disillusioni, storie di tutti i giorni, fatte anche di successi in salita ma successi, ancora più veri e specchio della loro voglia di essere italiani.
L’Aula della Camera è il cuore del Parlamento. Qui tutti noi cerchiamo di portare lavoce degli italiani. A volte in maniera alta, a volte meno. Ma è il motivo per cui noisiamo in Parlamento: per dare voce anche a chi non ha votato o non può votare, achi di voce ne ha di meno e non può farsi sentire.
Crediamo che a tutti sia capitato di sentire da fuori le voci di giovani che
giocano dentro una scuola. C’è qualcuno in grado di stabilire chi di loro è figlio di immigrati o di italiani? Quelle che sentiamo in realtà sono soltanto le voci dell’infanzia e dell’adolescenza.
Chi di noi può trovare delle differenze ascoltando le voci della speranza?
Sono giovani che alla fine pensano e sognano in italiano, fanno il tifo per le stesse squadre, parlano con lo stesso accento dei nostri figli. Dalle Alpi a Lampedusa hanno affetti, amici, interessi e istruzione. Si incontrano tutti a scuola e proprio dalla scuola inizia il loro percorso di crescita.
C’è qualcosa di surreale e di profondamente ingiusto in tutto questo. Ed è tempo di porvi rimedio con un accorto, quanto urgente, intervento legislativo. Molti italiani restano stupiti quando scoprono che i compagni di classe dei loro figli non sono “italiani”.
Anche in Parlamento si è ampliato il numero di parlamentari – di tutte le
provenienze politiche – che pensa che sia arrivato il momento di cambiare.
Il diritto di cittadinanza è un tema su cui si ragiona già da tempo ed esistono
ormai molti progetti di legge che possono aiutare l’Italia ad entrare in una nuova fase dell’integrazione. Ma il tempo per discutere la riforma della cittadinanza continua a slittare. Continua ad essere un’occasione perduta per il nostro Paese. La nuova legge sulla cittadinanzaè una necessità perché l’Italia è già cambiata, perché i nostri giovani hanno già compreso l’importanza e il valore dell’integrazione. ”

HANNO FINORA ADERITO ALL’INIZIATIVA:

On. CécileKashetu Kyenge – PARTITO DEMOCRATICO
On. Paolo Beni – PARTITO DEMOCRATICO
On. Mario Marazziti – PER L’ITALIA
On. Fucsia Fitzgerald Nissoli – PER L’ITALIA
On. Giulio Marcon – SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTÀ
On. Pia Elda Locatelli – MISTO
On. Adriana Galgano – SCELTA CIVICA PER L’ITALIA
On. Renata Polverini – FORZA ITALIA
On. Angelo Antonio D’agostino – SCELTA CIVICA PER L’ITALIA
On. Annalisa Pannarale – SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTÀ
On. Assunta Tartaglione- PARTITOT DEMOCRATICO
On Chiara Scuvera – PARTITO DEMOCRATICO
On. Davide Mattiello – PARTITO DEMOCRATICO
On. Diego Crivellari – PARTITO DEMOCRATICO
On. Ernesto Carbone- PARTITO DEMOCRATICO
On. Fabio Porta – PARTITO DEMOCRATICO
On. Franco Bruno – MISTO – MAIE – API
On. Giorgio Zanin – PARTITO DEMOCRATICO
On. Giuseppe Guerini – PARTITO DEMOCRATICO
On. Giuditta Pini – PARTITO DEMOCRATICO
On. Giuseppe Zappulla – PARTITO DEMOCRATICO
On. Liliana Ventricelli – PARTITO DEMOCRATICO
On. Massimo Bray – PARTITO DEMOCRATICO
On. Michele Nicoletti – PARTITO DEMOCRATICO
On. Milena Santerini – PER L’ITALIA
On. Nicola Fratoianni – SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTÀ
On. Roberto Rampi – PARTITO DEMOCRATICO
On. Sandra Zampa – PARTITO DEMOCRATICO
On. Serena Pellegrino – SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTÀ
On. Valentina Vezzali – SCELTA CIVICA PER L’ITALIA
On. Vanna Iori – PARTITO DEMOCRATICO
PER MAGGIORI INFORMAZIONI:
EMAIL:segreteria@cecilekyenge.it
Tel:06 67 60 8474
Cel: 347 03 96 399

Avere 18 anni e chiedere ancora il “permesso”

Segnaliamo questa interessantissima video-inchiesta dei ragazzi di Crossing Tv

Inchiesta giornalistica che parte dall’analisi della complessità della normativa vigente (legge 91/92 sulla Cittadinanza e legge Bossi-Fini sull’Immigrazione) che regola la vita dei giovani di origine straniera, che al compimento del 18esimo anno si ritrovano senza gli stessi diritti e le stesse opportunità dei loro coetanei cittadini italiani.

a cura di Azeb Lucà Trombetta e Akio Takemoto
con la consulenza di Maria Chiara Patuelli
riprese e montaggio di Silvia Storelli
ringraziamo gli intervisati e l’avv. Nazzarena Zorzella

GUARDA IL VIDEO

Diritti al punto

“Diritti al punto”, cortrometraggio di 15′ realizzato dal Centro Interculturale in collaborazione con l’Associazione Nausicaa e firmato dai giovani Murat Cinar e Cinzia Lazzaro, presenta un’ampia serie di interviste a persone comuni, professori universitari e politici di ogni schieramento con l’obiettivo di dare voce ai diversi punti di vista dell’odierno dibattito su questo tema cruciale per la democrazia in Italia.

Diritti al punto – prima parte
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=YCKntNrq4x4[/youtube]

Diritti al punto – seconda parte
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=b7ljAYxKAR8[/youtube]
Canale YouTube di CIConYOU.

Centro interculturale della Città di Torino – Diritti al punto.

La legge torna in Commissione…e noi aspettiamo

Approfondiranno meglio, i nostri rappresentanti, quelli che tanti di noi non hanno contribuito ad eleggere. Ci penseranno, rifletteranno, e forse arriveranno ad un nuovo testo condiviso. Speriamo sia più ragionevole del testo Bertolini, un autentico schiaffo per noi e per chi auspicava un cambio di rotta rispetto alla legge n. 91/1992, considerata una delle più restrittive d’Europa: con la legge vigente l’Italia “concedeva”, nel 2005, 19.266 cittadinanze a fronte delle 117.241 della Germania, 154.827 della Francia e 48.860 della Spagna; di questo passo gli immigrati (e le seconde generazioni) residenti in Italia potrebbero sperare di diventare tutti cittadini soltanto tra più di un secolo…

Cosa dicono a proposito i politici che ci vorrebbero per sempre “immigrati” e “stranieri”?
Dicono che i nostri genitori e noi in fin dei conti non la vogliamo la cittadinanza, che siamo qui per lavorare, fare un po’ di soldi, studiare, apprendere le conoscenze tecniche per poi tornarcene nei nostri paesi. Le statistiche (non quelle “istantanee” che vanno tanto di moda su alcuni giornali e siti internet) tuttavia affermano il contrario e cioè che l’immigrazione in Italia è per lo più stanziale. Volendo limitare l’analisi alle seconde generazioni, lo Stato italiano ha investito o sta investendo su di noi, in primis con il suo sistema scolastico e universitario: che interesse avrebbe (ammesso che lo voglia davvero) a ricaccarci nei paesi d’origine dei nostri genitori? Ovviamente è un discorso che non regge all’evidenza, eppure molti politici usano questi argomenti per cercare di giustificare lo status quo o perfino ritorni indietro.

Dicono che ci vuole tempo per “integrarsi”, per apprendere la lingua, la cultura, la storia e le tradizioni del paese. Questo è vero per le prime generazioni, quasi sempre impossibilitate a frequentare corsi di lingua et similia. Anche se – in questo caso – non possiamo non guardare alla loro realtà dai punti di vista dell’equità, della giustizia e della democrazia (“no taxation without representation”…).
Per chi nasce qua invece non si può e non si dovrebbe parlare di integrazione, per diverse ragioni. Perché la lingua non è un problema, perché la storia, la cultura e le tradizioni verranno apprese nella scuola dell’obbligo e crescendo, come qualsiasi giovane autoctono. Lo stesso vale per chi arriva in Italia da piccolo. Chiedere a questi giovani «siete integrati?» equivale un po’ a chiedere ad un giovane italiano «sei italiano?», con tutte le sfumature sulla qualità/quantità dell’integrazione/italianità. Purtroppo queste domande (soltanto le prime) sono all’ordine del giorno, e pur rimanendo spesso senza risposte hanno l’effetto di produrre “stranieri” anche làddove non ci sono. Ciò si riflette anche su altre questioni, come quelle che hanno portato l’on. Gelmini ad elaborare un “tetto” e poi, messa alle strette, ad escluderne – atto di buonsenso – i figli di immigrati nati in Italia; ma non sappiamo cosa accadrà per quelli arrivati qui da piccoli, che ovviamente non hanno problemi linguistici, e restiamo sgomenti leggendo notizie che parlano di “tetti” anche all’asilo.

Dicono che la cittadinanza non è importante, che abbiamo già tutto, accesso al lavoro, alla scuola, alla sanità. Perché dovremmo pretendere un pezzo di carta così inutile? Soltanto per il gusto di dirci “italiani” – qualcosa che, secondo alcuni, non saremo mai, malgrado il pezzo di carta-?
Davvero abbiamo già tutto? A parte i permessi di soggiorno che rinnoviamo annualmente da studenti universitari o da lavoratori e che alcuni politici considerano l’unico nostro problema, al quale porre rimedio oliando la macchina burocratica, siamo istituzionalmente esclusi da carriere lavorative, da opportunità di studio e ricerca, dal poter muoverci liberamente. Ed il voto per noi non dovrebbe significare niente? Poter dire la nostra su ciò che interessa la nostra vita, il territorio in cui viviamo e l’intero paese, tutto ciò dovrebbe esserci (in)giustamente precluso?La democrazia e l’uguaglianza non fanno parte della cultura-storia-tradizioni italiane che dovremmo far nostre per poter dimostrare di essere ben integrati? (Perdonate il tono polemico della domanda). Eviterò qui di discutere l’aspetto non meno importante del riconoscimento identitario.

Dicono che la cittadinanza è un percorso, e che l’attuale legge va benissimo perché arrivati ai 18 anni i nati in Italia (o meglio, gli atterrati nel lettino dell’ospedale) potranno comunque diventare cittadini. Se per 18 anni si viene catalogati, enumerati, pensati, chiamati come “stranieri”…basterà un pezzo di carta per spazzare via quei lunghi anni di percezione diversa? Inoltre questo percorso è un terno al lotto: se sei informato sul come richiedere la cittadinanza, se lo fai entro i dodici mesi di tempo, se hai tutti i requisiti allora potresti diventare italiano a tutti gli effetti, altrimenti benvenuto nel mondo della precarietà dello status giuridico.

Dicono che se ci danno la cittadinanza poi non saremo più espellibili…
Insomma, grazie per la sincerità…
Dicono anche che potremmo diventare tutti terroristi e diventare un pericolo per il paese (riporto soltanto uno e due dei tanti casi di terrore dispensato quotidianamente, per non parlare del piccolo schermo)…ma qui sto già parlando di coloro che hanno abdicato all’intelligenza ed alla ragionevolezza. Eviterò qui di soffermarmi su cotesti mercanti della paura.

Quindi ne riparleremo dopo le regionali, elezioni per le quali molti di noi – come il sottoscritto – non potranno votare.
Finiti i giochi politici speriamo che si torni a discutere seriamente del futuro del paese, che passa necessariamente da leggi come quella sulla cittadinanza. Nel frattempo non dobbiamo restare a guardare: continuiamo ad informare, a discuterne, dai nostri comuni fino ai luoghi di lavoro, nelle università, nel mondo delle associazioni ed ovviamente su internet, leggendo e commentando, diffondendo e criticando.

P.S.: Per chi si fosse perso le ultime puntate, qui trovate il video del dibattito (interessantissimo!) sulla cittadinanza alla Camera dei Deputati del 22/12/09, mentre qui trovate articoli con gli ultimi sviluppi.

Per il 2010…noi abbiamo un sogno

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Sognamo un’Italia che realizza per tutti le promesse di liberta’ ed uguaglianza contenute nell’articolo tre della sua Costituzione, riaffermate anche nel messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Sognamo un’Italia il cui Parlamento e’ di tutti i suoi cittadini, che e’ in grado di fare leggi giuste, per tutti, che guardano al domani con fiducia invece di cristallizzare la paura del presente.

Sognamo un’Italia che prende atto della realta’, apre i suoi orizzonti e guarda ai propri cittadini senza stupirsi per il colore della loro pelle.

Noi sognamo, ma non accetteremo di continuare a sognare perche’, come disse Martin Luther King: “…questo non è il momento in cui ci si possa permettere che le cose si raffreddino o che si trangugi il tranquillante del gradualismo. Questo è il momento di realizzare le promesse della democrazia”.

BUON 2010 A TUTTI!!!!