Articoli marcati con tag ‘cittadinanza’

Seconde generazioni senza libertà di movimento

domenica, 22 agosto 2010

Vacanze autartiche

Dona sogna una vacanza romantica, con il fidanzato. Sogna, perché anche se vive a Roma da quando aveva 11 anni resta in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno. Senza, non può viaggiare.

Quest’estate Dona Rose Della Cruz sogna una vacanza romantica, in compagnia del fidanzato. Sogna, perché anche se vive a Roma da quando aveva 11 anni, e ora ne ha 27, non ha ancora ottenuto la cittadinanza italiana, ma resta in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno (richiesto ad agosto 2009) o magari della sua trasformazione in carta di soggiorno: documenti utili per poter rientrare in Italia una volta usciti dai confini nazionali.

Meno diffusa del “permesso”, la carta di soggiorno può essere richiesta dopo 5 anni di permanenza regolare in Italia, dove la possiedono ormai 716mila immigrati non comunitari (Idos 2009). È a tempo indeterminato e quindi permette maggiore libertà di circolazione all’interno dell’area Schengen. La carta consente di rientrare in Italia “senza dannarsi”, visto che alcuni Stati Schengen non riconoscono come valida “la richiesta di rinnovo” del permesso di soggiorno.

In attesa del prezioso documento, Dona ha deciso quindi di mettere da parte “i progetti da sogno”: non ha alcuna intenzione di rivivere la bruciante frustrazione di una vacanza naufragata a causa del permesso scaduto. Come le era capitato alcuni mesi fa, quando è stata costretta a rinunciare a un viaggio premio a Lisbona, vinto come impiegata modello della banca in cui lavora: i biglietti trasformati in carta straccia e stanza d’albergo inutilmente pagata. “Sembra assurdo ma, in attesa di rinnovo, sarebbe più facile programmare un viaggio nelle Filippine, il mio Paese d’origine, e rientrare in Italia senza fare scalo in altri Stati europei, che organizzare un romantico week-end low cost in una capitale europea”, spiega Dona.

“Le difficoltà di viaggiare nel vecchio continente, quando si è in attesa di rinnovo, condizionano profondamente le nostre vite -commenta Ismail Ademi della rete G2, organizzazione nazionale di figli di immigrati-. Soprattutto per i giovani, il viaggio rappresenta un modo per fare gruppo e allargare gli orizzonti”. Non resta che sperare nelle rassicurazioni degli esperti: “Uno spiraglio c’è -dice Paolo Bonetti dell’Asgi, Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione-. Dall’aprile di quest’anno è entrato in vigore il Codice comunitario dei visti, un regolamento europeo che stabilisce regole più semplici”. Bisognerà solo capire in che modo verrà applicato.

tratto da: TERRE di MEZZO MAGAZINE

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Che ne sarà di noi?

domenica, 1 agosto 2010

I Governi si susseguono, la politica porta avanti la sua recita, il suo teatrino non chiude mai il sipario.
E noi, gli italiani, possiamo soltanto restare a guardare. Cerchiamo di far sentire la nostra voce, e la nostra voce viene certamente ascoltata, ma le risposte che aspettiamo non arrivano.

Evidentemente non siamo ancora tra le priorità, come ha affermato la deputata Bertolini durante le sedute della Commissione Affari Costituzionali del 23 giugno scorso.

La relatrice Bertolini «ritiene che in questa fase i cittadini italiani abbiano altre emergenze pur essendo indubbia l’importanza dell’argomento in discussione».

Noi, il popolo, chiamato ad esercitare la sovranità. Noi, il popolo, la base dello Stato. Noi, il popolo, dal quale derivano la loro legittimazione le istituzioni, le leggi, i provvedimenti dello Stato.
La definizione di questo “popolo” non è tra le priorità dei cittadini italiani?
Quali sono, allora, queste priorità?

La Grecia – leggi qui e qui -  con tutti i suoi immensi problemi di stabilità economica e politica, ha dato priorità alla definizione di chi è greco e di come lo si diventa, passando dalla normativa più restrittiva in materia di cittadinanza ad un regime in linea con quelli vigenti nei paesi del Nord Europa, introducendo elementi di jus soli accanto allo jus sanguinis.
Dopo la Grecia ci siamo soltanto noi. L’Italia ormai è il paese giuridicamente più escludente d’Europa.

In Italia, i nostri politici-commedianti, continuano a usare il fenomento dell’immigrazione “irregolare” per mantenere in ostaggio i destini, il presente e il futuro dei migranti “regolari” e dei loro figli.

Così il deputato Luciano Dussin, durante la medesima seduta in Commissione Affarci Costituzionali, può permettersi di esprimersi in questo modo senza sentirsi in colpa: «Evidenzia come l’attribuzione della cittadinanza con maggiore facilità ai minori o a chi nasce nel territorio italiano equivale ad attribuire la cittadinanza anche ai genitori. In tale caso, infatti, non sarebbe possibile l’espulsione in caso di reato. Sottolinea, pertanto, come con argomentazioni di carattere emotivo si sta cercando di coinvolgere i cittadini su un tema che necessita di grande attenzione ed approfondimento».

A questo parlamentare, che dimostra una concezione alquanto medievale del diritto, ricordiamo che esiste un sistema giurisdizionale di difesa del rispetto delle norme che, se può valere per gli italiani “purosangue”, può valere anche per gli altri esemplari della fauna umana.  Ci sentiamo offesi da questa attitudine a vedere i migranti (i nostri genitori) come potenziali criminali.

Che ne sarà di noi in questo paese? Che ne sarà di noi in un paese dove sulla nostra pelle  si combattono le schermaglie politiche e dove non c’è consenso neanche sui principi fondamentali di una repubblica democratica e liberale? Che ne sarà di noi in un paese dove è normale manternerci in una condizione di subordinazione giuridica? Che ne sarà di noi dopo l’università? Che ne sarà di noi alla scadenza del prossimo permesso di soggiorno? Che ne sarà di noi dopo l’estate? Che ne sarà di noi con l’evolversi della sorte di questo Governo? Che ne sarà di noi con il prossimo Governo? E quello dopo ancora?
Che ne sarà di noi in un paese dove siamo costretti a porci ancora queste domande, quando avremmo migliaia di altri interessi, sogni, progetti per i quali impegnarci e sui quali  profondere i nostri sforzi?

Buone vacanze popolo italiano.
Ci risentiamo dopo l’estate…o quando avremo trovato qualche risposta…

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Guida appuntamento UTG cittadinanza a Roma

venerdì, 2 luglio 2010

Dopo le mie drammatiche vicende, dovute alla mancanza di informazioni, vorrei condividere qui in esclusiva(!) con i G2, i trucchi per avere una data di appuntamento decente per la consegna dell’istanza di richiesta di concessione della cittadinanza per residenza alla prefettura romana…

Il sottoscritto, ha richiesto appuntamento al seguente sito della Prefettura di Roma, agli inizi di giugno 2010.

Prenotazione nuovo appuntamento

Prenotazione nuovo appuntamento

E fin qui tutto bene, comodissimo anzi, dalla poltrona di casa mia ho potuto prenotare l’appuntamento, senza muovere un piede. Ma sorpresa:  data di consegna dell’istanza fissato per il giorno 12/03/2011. Diavolo. In me ho pensato subito: ma il certificato penale tradotto e legalizzato mi scadrà a quella data, visto che teoricamente ha validità 6 mesi dal giorno di emissione! E invece no, fortunatamente: ho preso il telefono e ho chiamato il call center indicato nel sito della prefettura (06433621219) e dopo 3 squilli mi hanno risposto(!) (apostrofo perchè sapete com’è che siamo di solito abituati: gli squilli cadono nel vuoto…facendoci venire il dubbio che abbiamo sbagliato numero di telefono). L’altra parte mi rassicura che il certificato penale non scade a una condizione: se non torno in Cina. Buono, almeno questa è una buona notizia.

Putroppo il futuro è imprevedibile e chi mi garantisce che per un’emergenza non debba tornare in Cina? Annullando la validità del certificato penale? Che ho ottenuto sudando sette camicie e spendendo fior di Renminbi(che fra l’altro è anche salito nel cambio con l’Euro…)?? Visto che utilizzando la funzione “Cambia prenotazione” non mi migliorava la situazione(anzi mi spostava l’appuntamento ad aprile, maggio), allora ho aguzzato Google. Cercando e cercando, non ho trovato niente purtroppo.

Pagina iniziale di prenotazione

Pagina iniziale di prenotazione

Poi un colpo di fortuna: ho notato che tra i risultati (cercando la stringa http://www.utgroma.it/webprenota/ che è la pagina che compare qui accanto) compare anche questo indirizzo qui: http://www.utgroma.it/webprenota/2.pdf . Sapete cos’è? È la pagina che viene utilizzata dal bellissimo sistema di prenotazione per memorizzare l’ultimo appuntamento che è stato dato! Teoricamente se voi adesso provate ad andare su questo indirizzo potete leggere chi ha prenotato e in che data ha l’appuntamento. Alla faccia della privacy e tutto quello che ne consegue…Ma noi non siamo qui per parlare di questo.

Il sottoscritto ha sfruttato questa informazione per scopi più nobili: ovvero come avere una prenotazione più vicina, temporalmente parlando.

Ciclicamente controllavo le date delle prenotazioni per vedere a che data venivano dati gli appuntamenti e se vedevo una data vicina, avevo molta probabilità che cercando di cambiare prenotazione del mio appuntamento (cliccando qui) riuscissi ad ottenere una data molto vicina a quella che compariva sull’ultimo appuntamento prenotato.

Era una mattina di fine giugno, faceva ancora freddo, ancora col bicchiere di plastica del caffè in mano, sono andato sul sito dell’UTG per vedere se a qualcuno avevano dato un appuntamento tipo a settembre, mi sarei accontentato…e…era proprio così! Anzi ancora meglio: ad un tizio avevano dato l’appuntamento per luglio! Subito mi precipito per cambiare la data della prenotazione: riesco ad ottenere una data per luglio. Che figata! Che C**o!

Alcuni di voi mi potrebbero porre la seguente domanda: ma non potevi direttamente accedere alla pagina di cambio prenotazione e controllare ciclicamente se ti offrivano la data in una più vicina? Stooop. C’è seriamente il rischio che vi vediate annullati la prenotazione e doverne fare una nuova. Non so chi sia il genio che ha progettato il diagramma degli stati e delle transizioni del sistema di prenotazione, ma c’è il rischio che cercando di cambiare la prenotazione più volte, vi vediate annullare la vostra prenotazione attuale! Quando invece siete sulla pagina di cambio prenotazione, attenzione a cliccare su “annulla”. La semantica di quell’”annulla” non è “annulla cambio prenotazione”, ma “annulla appuntamento e vattelo a fare ‘na artro, tiè”!

Potrei essere anche smentito, ma il sistema è piuttosto farraginoso e pieno di insidie. Quindi tenersi il primo appuntamento e guardare cosa succede agli altri.

E con questo vi auguro buona prenotazione!

PS: fra l’altro ho visto che ultimamente danno delle date più decenti, tipo luglio, (agosto no perchè le ferie sono un diritto sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo:)) settembre, gennaio…quindi l’utilità dei miei suggerimenti potrebbe essere tendente a zero.

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Quando sarò grande…

venerdì, 25 giugno 2010

Mercoledì prossimo io e mia madre siamo convocati in questura a Perugia, per il «Colloquio inerente la richiesta di cittadinanza presentata presso la Prefettura – Ufficio Territoriale di Governo di Perugia ai sensi dell’art. 9 della Legge 91/92».
Non avendo, io, genitori o ascendenti in linea retta di secondo grado che sono cittadini italiani per nascita; non essendo io stato adottato da cittadini italiani; non avendo io prestato servizio, in Italia (dove tra l’altro sono impossibilitato per legge!) o all’estero, alle dipendenze dello Stato; non essendo io un cittadino di uno Stato membro delle Comunità Europee; non essendo io apolide; non avendo io «reso eminenti servizi all’Italia» (se non quelli di essere una persona onesta, che studia e se ne ha la possibilità lavora, che si dà da fare per cercare di migliorare il mondo che lo circonda) e dato che, a quanto pare, nel mio caso non sembra neanche ricorrere «un eccezionale interesse dello Stato», per me si può applicare soltanto la lettera f del primo comma dell’articolo 9 della sopracitata Legge n.91 del 1992, che prevede la concessione della cittadinanza italiana «con decreto del Presidente della Repubblica, sentito il Consiglio di Stato, su proposta del Ministro dell’interno…allo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica».

E poco importa se gli anni di residenza non sono più dieci ma 18. A questa età – non la mia, che di anni ne ho 25, ma a 18 anni – gli italiani diventano maggiorenni, e possono fare quasi tutte le cose che può fare una persona adulta: si acquisisce piena capacità giuridica di agire; si può votare nelle elezioni regionali e amministrative ed eleggere un deputato; si può essere eletti sindaco, presidente della provincia, consigliere comunale e provinciale, consigliere regionale e perfino presidente della giunta regionale; infine si può prendere la patente B.
Si noti che per poter essere privati del diritto all’elettorato attivo e passivo bisogna aver commesso gravi crimini; per accedere a questi “privilegi”, invece, basta nascere da genitori italiani; per gli immigrati e per i loro figli si potrebbe, in un certo senso, parlare di una colpa da espiare preventivamente…

Alla luce di tutto ciò io ho buone ragioni per sentirmi ancora un minore…o peggio, un criminale o potenziale tale!

Ma torniamo al mio appuntamento di mercoledì. All’atto di presentarmi in Questura devo riprodurre molta della documentazione che ho già consegnato a suo tempo – lo scorso novembre 2009 – quando ho presentato la mia richiesta. La pratica di mio fratello e mio padre è rimasta indietro perchè hanno dovuto rifare i documenti dall’India (certificati penali ed estratto dell’atto di nascita), i quali presentavano alcuni errori di trascrizione. Inoltre devo compilare un modulo – molto simile a quello già compilato – nel quale, oltre alle mie generalità, elenco degli indirizzi dove ho avuto residenza, viaggi effettuati all’estero con tanto di date e motivi del viaggio, mi si chiede anche: «Conoscenza della lingua italiana», «Conoscenza dei principi su cui si ispira l’ordinamento italiano», «Grado di assimilazione nel contesto nazionale», «Benemerenze ottenute dallo Stato Italiano», «Pubblicazioni effettuate» (vanno bene anche gli articoli di giornale?) e «Specificare dettagliatamente i motivi per cui chiede la cittadinanza italiana».

Con una quasi-laurea in Scienze Politiche (in una università italiana) problemi non ne dovrei avere. Qualche dubbio mi sovviene con l’ultimo punto. Quattro righe di spazio libero sono poche ed allo stesso tempo troppe per poter rispondere. Potrei tagliare corto scrivendo che “chiedo la cittadinanza italiana per poter partecipare pienamente alla vita politica, economica e sociale di questo paese”. Oppure, parafrasando ancora gli articoli 1, 2 e 3 della nostra Costituzione potrei dire che “chiedo la cittadinanza per poter partecipare all’esercizio della sovranità popolare; la chiedo per avere gli strumenti per poter adempiere pienamente ai doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale; per rendere possibile il pieno sviluppo della mia persona umana e per poter partecipare effettivamente all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”. Volendo, potrei anche continuare e citare l’articolo 4, motivando la mia richiesta con la volontà di concorrere “al progresso materiale e spirituale della società”.

Ci sarebbe molto altro da dire e da scrivere, ma credo che mai come in questo caso sia d’obbligo rimanere nel politically correct. Sul modulo di mia madre credo che scriverò qualcosa di simile a quanto scriverò per me, forse in una versione più semplificata, di modo che la possa capire agilmente e all’occorrenza ripetere. Mia madre non ha grossi problemi con l’italiano; non avendo studiato in Italia ha qualche difficoltà con la grammatica e con la punteggiatura, parla e capisce un lessico semplificato. Nei prossimi giorni le farò ripassare i nomi delle massime cariche dello Stato (sa chi sono Berlusconi, Fini, Maroni e Bossi – “quelli della Lega, – direbbe mamma – che parlano sempre male di noi, fanno sempre leggi contro di noi e ci vogliono mandare via…”), le spiegherò che l’Italia è una repubblica democratica a sistema parlamentare. Per il resto, lei sarebbe più brava di me a dire che uomini e donne sono uguali ed hanno gli stessi diritti e doveri; non potrebbero fregarla neanche chiedendole se preferisce i matrimoni combinati – abbastanza in disuso anche in India -: lei vuole un gran bene alla fidanzata italiana di mio fratello.

Ora vi saluto. Vado a far leggere a mia mamma i principi fondamentali della Costituzione Italiana, molto opportunamente tradotta in 5 lingue (anche in punjabi!) dalla Provincia di Mantova.
Quando, tra qualche anno, sarò “maggiorenne”, sarete tutti invitati alla mia cosìdetta naturalizzazione.


jaskarandeep singh
http://nonfarelindiano.blogspot.com/

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Avere 18 anni e chiedere ancora il “permesso”

venerdì, 4 giugno 2010

Segnaliamo questa interessantissima video-inchiesta dei ragazzi di Crossing Tv

Inchiesta giornalistica che parte dall’analisi della complessità della normativa vigente (legge 91/92 sulla Cittadinanza e legge Bossi-Fini sull’Immigrazione) che regola la vita dei giovani di origine straniera, che al compimento del 18esimo anno si ritrovano senza gli stessi diritti e le stesse opportunità dei loro coetanei cittadini italiani.

a cura di Azeb Lucà Trombetta e Akio Takemoto
con la consulenza di Maria Chiara Patuelli
riprese e montaggio di Silvia Storelli
ringraziamo gli intervisati e l’avv. Nazzarena Zorzella

GUARDA IL VIDEO

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Diritti al punto

domenica, 7 febbraio 2010

“Diritti al punto”, cortrometraggio di 15′ realizzato dal Centro Interculturale in collaborazione con l’Associazione Nausicaa e firmato dai giovani Murat Cinar e Cinzia Lazzaro, presenta un’ampia serie di interviste a persone comuni, professori universitari e politici di ogni schieramento con l’obiettivo di dare voce ai diversi punti di vista dell’odierno dibattito su questo tema cruciale per la democrazia in Italia.

Diritti al punto – prima parte
Immagine anteprima YouTube

Diritti al punto – seconda parte
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Canale YouTube di CIConYOU.

Centro interculturale della Città di Torino – Diritti al punto.

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La legge torna in Commissione…e noi aspettiamo

sabato, 16 gennaio 2010

Approfondiranno meglio, i nostri rappresentanti, quelli che tanti di noi non hanno contribuito ad eleggere. Ci penseranno, rifletteranno, e forse arriveranno ad un nuovo testo condiviso. Speriamo sia più ragionevole del testo Bertolini, un autentico schiaffo per noi e per chi auspicava un cambio di rotta rispetto alla legge n. 91/1992, considerata una delle più restrittive d’Europa: con la legge vigente l’Italia “concedeva”, nel 2005, 19.266 cittadinanze a fronte delle 117.241 della Germania, 154.827 della Francia e 48.860 della Spagna; di questo passo gli immigrati (e le seconde generazioni) residenti in Italia potrebbero sperare di diventare tutti cittadini soltanto tra più di un secolo…

Cosa dicono a proposito i politici che ci vorrebbero per sempre “immigrati” e “stranieri”?
Dicono che i nostri genitori e noi in fin dei conti non la vogliamo la cittadinanza, che siamo qui per lavorare, fare un po’ di soldi, studiare, apprendere le conoscenze tecniche per poi tornarcene nei nostri paesi. Le statistiche (non quelle “istantanee” che vanno tanto di moda su alcuni giornali e siti internet) tuttavia affermano il contrario e cioè che l’immigrazione in Italia è per lo più stanziale. Volendo limitare l’analisi alle seconde generazioni, lo Stato italiano ha investito o sta investendo su di noi, in primis con il suo sistema scolastico e universitario: che interesse avrebbe (ammesso che lo voglia davvero) a ricaccarci nei paesi d’origine dei nostri genitori? Ovviamente è un discorso che non regge all’evidenza, eppure molti politici usano questi argomenti per cercare di giustificare lo status quo o perfino ritorni indietro.

Dicono che ci vuole tempo per “integrarsi”, per apprendere la lingua, la cultura, la storia e le tradizioni del paese. Questo è vero per le prime generazioni, quasi sempre impossibilitate a frequentare corsi di lingua et similia. Anche se – in questo caso – non possiamo non guardare alla loro realtà dai punti di vista dell’equità, della giustizia e della democrazia (“no taxation without representation”…).
Per chi nasce qua invece non si può e non si dovrebbe parlare di integrazione, per diverse ragioni. Perché la lingua non è un problema, perché la storia, la cultura e le tradizioni verranno apprese nella scuola dell’obbligo e crescendo, come qualsiasi giovane autoctono. Lo stesso vale per chi arriva in Italia da piccolo. Chiedere a questi giovani «siete integrati?» equivale un po’ a chiedere ad un giovane italiano «sei italiano?», con tutte le sfumature sulla qualità/quantità dell’integrazione/italianità. Purtroppo queste domande (soltanto le prime) sono all’ordine del giorno, e pur rimanendo spesso senza risposte hanno l’effetto di produrre “stranieri” anche làddove non ci sono. Ciò si riflette anche su altre questioni, come quelle che hanno portato l’on. Gelmini ad elaborare un “tetto” e poi, messa alle strette, ad escluderne – atto di buonsenso – i figli di immigrati nati in Italia; ma non sappiamo cosa accadrà per quelli arrivati qui da piccoli, che ovviamente non hanno problemi linguistici, e restiamo sgomenti leggendo notizie che parlano di “tetti” anche all’asilo.

Dicono che la cittadinanza non è importante, che abbiamo già tutto, accesso al lavoro, alla scuola, alla sanità. Perché dovremmo pretendere un pezzo di carta così inutile? Soltanto per il gusto di dirci “italiani” – qualcosa che, secondo alcuni, non saremo mai, malgrado il pezzo di carta-?
Davvero abbiamo già tutto? A parte i permessi di soggiorno che rinnoviamo annualmente da studenti universitari o da lavoratori e che alcuni politici considerano l’unico nostro problema, al quale porre rimedio oliando la macchina burocratica, siamo istituzionalmente esclusi da carriere lavorative, da opportunità di studio e ricerca, dal poter muoverci liberamente. Ed il voto per noi non dovrebbe significare niente? Poter dire la nostra su ciò che interessa la nostra vita, il territorio in cui viviamo e l’intero paese, tutto ciò dovrebbe esserci (in)giustamente precluso?La democrazia e l’uguaglianza non fanno parte della cultura-storia-tradizioni italiane che dovremmo far nostre per poter dimostrare di essere ben integrati? (Perdonate il tono polemico della domanda). Eviterò qui di discutere l’aspetto non meno importante del riconoscimento identitario.

Dicono che la cittadinanza è un percorso, e che l’attuale legge va benissimo perché arrivati ai 18 anni i nati in Italia (o meglio, gli atterrati nel lettino dell’ospedale) potranno comunque diventare cittadini. Se per 18 anni si viene catalogati, enumerati, pensati, chiamati come “stranieri”…basterà un pezzo di carta per spazzare via quei lunghi anni di percezione diversa? Inoltre questo percorso è un terno al lotto: se sei informato sul come richiedere la cittadinanza, se lo fai entro i dodici mesi di tempo, se hai tutti i requisiti allora potresti diventare italiano a tutti gli effetti, altrimenti benvenuto nel mondo della precarietà dello status giuridico.

Dicono che se ci danno la cittadinanza poi non saremo più espellibili…
Insomma, grazie per la sincerità…
Dicono anche che potremmo diventare tutti terroristi e diventare un pericolo per il paese (riporto soltanto uno e due dei tanti casi di terrore dispensato quotidianamente, per non parlare del piccolo schermo)…ma qui sto già parlando di coloro che hanno abdicato all’intelligenza ed alla ragionevolezza. Eviterò qui di soffermarmi su cotesti mercanti della paura.

Quindi ne riparleremo dopo le regionali, elezioni per le quali molti di noi – come il sottoscritto – non potranno votare.
Finiti i giochi politici speriamo che si torni a discutere seriamente del futuro del paese, che passa necessariamente da leggi come quella sulla cittadinanza. Nel frattempo non dobbiamo restare a guardare: continuiamo ad informare, a discuterne, dai nostri comuni fino ai luoghi di lavoro, nelle università, nel mondo delle associazioni ed ovviamente su internet, leggendo e commentando, diffondendo e criticando.

P.S.: Per chi si fosse perso le ultime puntate, qui trovate il video del dibattito (interessantissimo!) sulla cittadinanza alla Camera dei Deputati del 22/12/09, mentre qui trovate articoli con gli ultimi sviluppi.

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Per il 2010…noi abbiamo un sogno

giovedì, 31 dicembre 2009

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Sognamo un’Italia che realizza per tutti le promesse di liberta’ ed uguaglianza contenute nell’articolo tre della sua Costituzione, riaffermate anche nel messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Sognamo un’Italia il cui Parlamento e’ di tutti i suoi cittadini, che e’ in grado di fare leggi giuste, per tutti, che guardano al domani con fiducia invece di cristallizzare la paura del presente.

Sognamo un’Italia che prende atto della realta’, apre i suoi orizzonti e guarda ai propri cittadini senza stupirsi per il colore della loro pelle.

Noi sognamo, ma non accetteremo di continuare a sognare perche’, come disse Martin Luther King: “…questo non è il momento in cui ci si possa permettere che le cose si raffreddino o che si trangugi il tranquillante del gradualismo. Questo è il momento di realizzare le promesse della democrazia”.

BUON 2010 A TUTTI!!!!

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COMUNICATO G2 SU RIFORMA CITTADINANZA: “NON PEGGIORATE LA NOSTRA CONDIZIONE”

martedì, 22 dicembre 2009

G2 – SEC. GENERAZIONI SU RIFORMA CITTADINANZA: “NON PEGGIORATE LA NOSTRA CONDIZIONE”

Roma, 22 dicembre – “Oggi a oltre 800 mila figli d’immigrati non solo non viene riconosciuto un diritto, ma viene, nonostante le aperture promesse nei precedenti dibattiti politici, “chiusa una porta con il lucchetto”. La Rete G2 – Seconde generazioni, da anni impegnata per una riforma sulla cittadinanza, più aperta nei confronti dei figli d’immigrati, non comprende gli inasprimenti contenuti nel testo dell’on Bertolini, che di fatto peggiora la situazione delle seconde generazioni. Nel testo, in discussione oggi alla Camera, è previsto che i figli d’immigrati ottengano la cittadinanza italiana a compimento dei 18 anni e dopo aver conseguito le scuole dell’obbligo con profitto. Si tratta di una formula che peggiore persino la legge 91 del 92, già considerata da molti superata e inappropriata ai tempi. La cittadinanza, in base a questo testo, pare più un premio che un diritto per chi è nato nel territorio italiano ed è figlio di stranieri. Non si considerano poi le seconde generazioni non nate ma cresciute in Italia, per le quali erano previsti percorsi agevolati, contenuti in diversi disegni di legge presentati fino ad oggi. A fronte di tutto ciò la Rete G2 auspica che l’iter del testo preveda un’apertura agli emendamenti relativi alla nostra condizione. Dopo lo scorso 18 novembre, in cui la Rete G2 è stata protagonista dell’iniziativa sulla cittadinanza alla Camera, si ribadisce l’appello ai Parlamentari affinché le seconde generazioni abbiano pieno diritto di cittadinanza. Oggi ancora di più, di fronte a un testo che non ci dimentica ma addirittura ci vuole “premiare con la discriminazione più totale”.

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Comunicato della Rete G2 in merito al testo dell’On. Bertolini

lunedì, 14 dicembre 2009

G2-SECONDE GENERAZIONI SU CITTADINANZA: “ON. BERTOLINI ASCOLTI LE NOSTRE ISTANZE”

Roma, 12 dicembre 2009 – La Rete G2 – Seconde generazioni, da anni impegnata per una riforma sulla cittadinanza più aperta nei confronti dei figli d’immigrati, non comprende gli inasprimenti contenuti nel testo dell’on. Bertolini, a fronte di un dibattito che sollevava aperture e non certo chiusure nei confronti delle 900.000 figli e figlie dell’immigrazione in Italia. Cosa significa concedere la cittadinanza in base a voti scolastici per chi è nato in Italia da genitori stranieri? E’ stato molto rumore per nulla, mero dibattito politico, discutere la nostra dura realtà? E’ davvero così inappropriato chiedere al proprio Paese il riconoscimento del principio dello jus soli per chi nasce e per chi è arrivato da piccolo ed è cresciuto in Italia? Auspichiamo che l’on. Bertolini accetti di incontrarci per poterle spiegare le nostre richieste in materia di cittadinanza, relative ai figli d’immigrati, affinché questo testo proposto in commissione Affari Costituzionali dalla relatrice non avanzi, senza aver compreso nel profondo, la situazione di coloro che non si sentono e non vogliono sentirsi stranieri in patria. Ricordiamo inoltre, che l’Italia ha ratificato la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, nella quale si indica l’obbligo degli Stati parti a garantire che non venga discriminato alcun bambino che dipende dalla sua giurisdizione, senza distinzione di sorta e a prescindere da ogni considerazione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o altra del minore o dei suoi genitori o rappresentanti legali, dalla loro origine nazionale, etnica o sociale, dalla loro situazione finanziaria, dalla loro incapacità, dalla loro nascita o da ogni altra circostanza. Anche alla luce di ciò, legare la cittadinanza al profitto scolastico dei bambini figli di stranieri non sembra andare certo nella direzione di una consapevole e giusta inclusione”.

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