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Cino ha scritto:Intanto me ne fugo a berlino per 4 mesi e dopo andrò in svezia perchè tutta l'istruzione li è gratuita, quindi due anni penso li passerò li. vai sul sito study in sweden, ci sono oltre 350 master in inglese. Il paese spende il 4.6% del gdp per l'istruzione. E poi ho bisgono di climi freddi e paesaggi austeri per un pò di tempo, mi sa.
ahimsa ha scritto:Cino ha scritto:Intanto me ne fugo a berlino per 4 mesi e dopo andrò in svezia perchè tutta l'istruzione li è gratuita, quindi due anni penso li passerò li. vai sul sito study in sweden, ci sono oltre 350 master in inglese. Il paese spende il 4.6% del gdp per l'istruzione. E poi ho bisgono di climi freddi e paesaggi austeri per un pò di tempo, mi sa.
cosa fai a Berlino?
Erasmus?
Non sono ancora stato sul sito dell'Università svedese ma mi sembre alquanto strano che l'istruzione sia gratuita a tutti livello...
Verificherò.
Tuttavia se così fosse, è un'ottima notizia: la Svezia è un bellissimo paese, non mi dispiacerebbe tornarci per studiare.
ahimsa ha scritto:Ad esempio, in tutti i paesi anglosassoni e del commonwealth (pure molti del nord Europa) le tasse per gli studenti stranieri sono più alte (spesso più del doppio) di quelle per i residenti. Stati Uniti, Regno Unito, Australia, ecc. le tasse sono mooooolto salate!!! La Francia invece, che ci precede lungamente con la sua École Normale Supérieure (28) e l'École Polytechnique (34), ha tasse bassissime (più basse di quelle italiane) e della stessa entità per studenti francesi e stranieri.
ahimsa ha scritto:Ho verificato.
Studiare in Svezia, come anche in Finlandia, non costa nulla.
Per adesso.
Perchè entrambi i paesi scandinavi - si legge sui siti delle loro università - hanno annunciato che approveranno una modifica della legislazione vigente ed introdurranno tasse scolastiche, in conseguenza - sembra - della crisi economico/finanziaria internazionale.
Dobbiamo muoverci Cino!!!!!
maganò ha scritto:Io pure mi offro, ma non so se va bene. Si, sono anni che partecipo attivamente, anche se ho avuto attimi di sconforto. Come alcuni di voi sanno, ora ho un assegno di ricerca all'Università di Chieti, dunque ora sento maggiormente il problema degli tagli, il blocco del turn-over, l'entrata delle fondazioni nell'università, la irregolarità dei concorsi. Qualche segnale positivo si vede (il nuovo concorso per i ricercatori), ma bisogna ancora aspettare i dettagli. Si, sono molto consapevole della fuga dei cervelli. Probabilmente, se il pds me l'avesse permesso il mio cervello sarebbe gia fuggito. Una cosa di cui si sa poco è che il pds (e in certi casi la cittadinanza non italiana) limitano non solo la possibilità di partecipare a erasmus durante la laurea, ma anche di partecipare a periodi lunghi all'estero durante il dottorato. Per esempio, il dottorato nel regolamento permette che la metta della sua durata sia trascorsa all'estero. Quindi si potrebbe trascorrere un anno e mezzo all'estero, ma il pds e anche la carta di soggiorno non permettono di stare all'estero piu di tre mesi all'anno.
Esistono anche altri limiti, partecipazione alle borse di specializzazione all'estero ecc. Il momento di maggior sconforto l'ho avuto, quando mi sono spinta per aprire il gruppo dell'ADI (associazione dei dottori e dottorandi italiani) a Chieti, che promuove il valore del dottorato, ma gia dal nome dell'associazione era chiaro che non mi rappresentava. Comunque rimane la consapevolezza che è giusto battersi per i diritti (come il diritto allo studio, come la meritocrazia), nonostante questo paese non mi riconosce, e contro le leggi che reputo ingiuste. Per dire, contro l'apartheid non si sono battuti solo persone di colore. E rimane la speranza che un giorno qualcuno degli altri si batterà anche per i nostri diritti, quelli dei figli degli immigrati
ahimsa ha scritto:Quanti di voi si pongono la domanda: E domani cosa faccio? Dove sarò? In che condizioni? A quali condizioni?
Io, ultimamente, queste domande me le pongo tutti i maledettissimi giorni. Fantasticare sul futuro è il mio passatempo migliore, un futuro migliore del presente, nel quale rifugiarsi, sperando di essere più forti, un domani, di avere più energie e risorse da spendere per favorire il cambiamento positivo di cui le persone che ci circondano, questo Stato e il mondo intero hanno bisogno. Più energie di quante ne ho oggi. Più risorse (culturali, essenzialmente) di oggi. Più pazienza e più speranza, forse, di oggi.
Per questi motivi non sò se chiamarla fuga, perchè alla fine non sai mai da cosa scappi, se dal mondo o da te stesso. Forse da entrambi.
So, what will you do?
Il bisogno che sento è quello di formarmi, di crescere (sì, più di adesso, perchè non si finisce mai...e bisogna ogni volta ricominciare daccapo...), e di farlo in un contesto - fisico, mentale, territoriale, sociale, e tutto quello che volete - diverso, auspicando che sia migliore, che offra più stimoli, che apra più porte di quante ne presenta sbarrate.
E' una inquietudine. Forse riuscite a notarlo.
Perchè non accontentarsi di essere una persona "normale" che vive una vita "normale" e che nella sua vita vuole fare cose "normali"?
Ovviamente perchè questa normalità ce l'hanno portata via.
E noi - almeno per me è così - siamo costretti a dimostrare (a chi poi? a noi stessi?) di meritare quella normalità, anzi, di meritare di più, e quindi non siamo disposti ad accontentarci e chinare la testa, facendo una vita da schienabagnata....e pur di avere quella ca**o di normalità siamo disposti a...sì, a scappare da quella ca**o di normalità.
ahimsa ha scritto:Uscendo da contorti arzigoggoli mentali, che come da definizione non portano mai a niente, e tornando al Where to escape, ho trovato questo interessante sito con un sacco di classifiche sulle migliori università del mondo. Sono divise anche per settori e materie, per paesi e tanti altri indicatori.
ahimsa ha scritto:Dopo tutte queste chicche, ciò che auspico da questa discussione è che si condividano informazioni sullo studiare all'estero, e riflessioni sui cervelli in fuga, sui perchè e i percome della fuga, sul bisogno di dosi massicce di speranza in endovena.
Xaratos ha scritto:Cambiare, significa dare il meglio di noi stessi esattamente dove siamo, migliorare noi per migliorare il nostr'ambiente.
Molti ricercatori italiani sono andati via dall'Italia perché dopo ANNI di studi eseguivano ricerche quasi a gratis e guadagnavano una MISERIA per fare scoperte che magari, servono al nostro paese e a tutto il mondo e sono stati OBBLIGATI a fuggire per fare ciò che più di ogni altra cosa amano fare... "Scoprire per aiutare". La tua idea di fuga invece è completamente diversa, tu vuoi andare via perché ti senti discriminata da molto tempo e senti di non resistere più a tutto questo. Onestamente, non essendo una seconda generazione non posso capire l'esperienza che stai vivendo, né come essa abbia influito sulla tua vita, ma cosa faresti se fuggendo dall'Italia ti ritrovi nelle medesime condizioni? Fuggiresti di nuovo? Pensi che cambiare "ambiente" possa aiutarti ad essere più accettata? Certo, esistono paesi dove la gente è più tollerante rispetto all'Italia, ma probabilmente, non saresti accettata al 100%. Ed inoltre, se tutti seguissero il tuo esempio, l'Italia perderebbe un patrimonio culturale inestimabile e la possibilità di crescere e maturare.
Xaratos ha scritto:La speranza che posso darti è che TUTTE le persone cambiano prima o poi, il COME dipende esclusivamente da come si rapporteranno con il loro ambiente, se sparissero le seconde generazioni dall'Italia, dubito che ci sarebbe la possibilità di migliorare.
Xaratos wrote
Molti ricercatori italiani sono andati via dall'Italia perché dopo ANNI di studi eseguivano ricerche quasi a gratis e guadagnavano una MISERIA per fare scoperte che magari, servono al nostro paese e a tutto il mondo e sono stati OBBLIGATI a fuggire per fare ciò che più di ogni altra cosa amano fare... "Scoprire per aiutare".
ahimsa wrote
Io mi sono integrato abbastanza.
E' ora che gli italiani facciano la loro parte.
Se pensi che l'Italia perderebbe "un patrimonio culturale inestimabile e la possibilità di crescere e maturare" oltre alla "possibilità di migliorare", l'invito che ti faccio è quello di darti da fare affinchè le cose cambino. E forse un giorno lotteremo insieme per cambiare e migliorare il NOSTRO paese.
Pipit ha scritto:(perchè ho l'impressione che a questo paese ci teniamo più noi - che rischiamo di non esserne riconosciuti neanche cittadini - che chi dà per scontato di farne parte?)
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