Il caso Bologna: “Si grida all’emergenza, ma i numeri sono noti da tempo”

Entro Natale sono attesi nella città emiliana circa 70 minori che le scuole non sarebbero in grado di ospitare: “Si tratta di dati disponibili con largo anticipo, la Pubblica Amministrazione deve organizzarsi” spiega a G2 Parlamenta l’’avvocato Asgi Nazzarena Zorzella

In un momento in cui si vuole legare fortemente la riforma della cittadinanza alla frequenza della scuola dell’obbligo ci sono casi che fanno davvero scalpore. Come quello di Bologna, dove entro dicembre sono attesi circa 70 minori che rischiano di non trovare posto nelle scuole della città emiliana. Sappiamo già da ora quanti saranno perché si tratta di ragazzi che arriveranno in Italia grazie ai ricongiungimenti familiari e dunque i dati sono in possesso della Prefettura. Si sa con esattezza, infatti, quando il procedimento si sarà concluso. I numeri sono dunque a disposizione con largo anticipo anche per i Dirigenti Scolastici che ora parlano di “vera emergenza”: “I Dirigenti Scolastici dicono che i ragazzi potrebbero non trovare una collocazione perché le classi sono state formate all’inizio dell’anno senza tenere conto del loro arrivo. Ma in base ai dati in possesso della Prefettura e dell’Ufficio Scolastico Regionale avrebbero dovuto organizzarsi per tempo” spiega a G2 Parlamenta l’avvocato Asgi di Bologna Nazzarena Zorzella, che sta seguendo il caso. “Non si tratta di un’emergenza profughi, di ragazzi arrivati improvvisamente. La Pubblica Amministrazione si deve organizzare perché la scuola dell’obbligo è un diritto che non può essere negato” sottolinea il legale, che osserverà con attenzione anche le soluzioni che saranno trovate. Tra queste non è possibile pensare, ad esempio, di collocare i ragazzi insieme in due o tre classi: “La soluzione non può essere la ‘classe ghetto’ composta da tutti questi ragazzi appena arrivati, anche perché è evidente che in una classe con altri ragazzi italiani, i ‘neo arrivati’ possano apprendere la nostra lingua molto più rapidamente e integrarsi meglio in una nuova realtà”. In attesa dei nuovi arrivi, l’avvocato Zorzella ci informa che almeno 15 ragazzi dovrebbero essere stati inseriti nelle ultime settimane nelle scuole di Bologna, ma sui numeri ci sono poche certezze. Ed è anche per questo che l’Asgi, assieme al Comitato Bolognese Scuola e Costituzione, ha presentato al Provveditore provinciale una richiesta di accesso agli atti per avere un quadro più chiaro della situazione.

G2 Parlamenta – Rete G2 Seconde Generazioni

Cittadinanza: a Firenze nove mesi di attesa solo per presentare l’istanza

La Prefettura del capoluogo toscano lamenta carenza di personale e un incremento delle domande: così per prendere un appuntamento bisogna aspettare almeno fino a giugno 2015. “L’attesa? E’ anche nell’interesse di chi presenta la richiesta” dice una dirigente. Il racconto a G2 Parlamenta di Maria Anna Abbondanza, legale di Pontedera (Pi)

Giugno 2015, nove mesi. Tanto, al momento, è l’attesa minima necessaria per presentare la domanda di concessione della cittadinanza italiana a Firenze, dove la situazione si conferma estremamente critica. Già alcuni mesi fa, infatti, un cittadino di origine indiana aveva denunciato, attraverso l’Aduc, gli incredibili tempi di attesa nella Prefettura del capoluogo toscano. Ora arriva una nuova conferma e riusciamo anche a capirne qualcosa in più, grazie al racconto della dottoressa Maria Anna Abbondanza, avvocata specializzata in tutela dei diritti fondamentali e socia Asgi, che delinea a G2 Parlamenta un quadro ben preciso della situazione: “Ho parlato con una dirigente della Prefettura, mi ha detto che c’è stato un forte incremento delle richieste e che le risorse umane sono poche. Dunque, in accordo con il Prefetto, hanno deciso di non prendere più appuntamenti fino a giugno 2015”, spiega l’avvocata. Parlando di nove mesi, in realtà, pecchiamo di ottimismo perché l’attesa rischia di essere molto più lunga: bisognerà, infatti, essere pronti e fortunati per riuscire ad avere “udienza” in Prefettura non appena verrà data nuovamente la possibilità di prendere un appuntamento. E non è tutto perché “la dirigente – racconta l’avv.ta Abbondanza – mi ha spiegato che i tempi di attesa sono dovuti soprattutto al meticoloso lavoro di esame delle istanze, che si compie anche nell’interesse di chi presenta la domanda di cittadinanza perché, laddove fosse inoltrata al Ministero dell’Interno incompleta in qualche sua parte, il Viminale potrebbe bocciare la richiesta”. Quindi, sostanzialmente, l’attesa di nove mesi, prima di provare ad ottenere un appuntamento, sarebbe anche nell’interesse di colui che richiede la cittadinanza, che invece, in questa vicenda, ha tutto da perdere: “I documenti, che vengono ottenuti dal proprio paese di origine con grande fatica di tempo e impiego di risorse economiche, durano sei mesi, dopodiché bisogna riprodurli nuovamente”, spiega l’avv.ta Abbondanza. E’ a questo punto, dunque, che la Prefettura “viene incontro” a chi presenta la domanda con una soluzione che lascia quanto meno perplessi: “La dirigente – rivela il legale – ha detto che, vista la situazione, ci sarà tolleranza verso chi ha presentato documenti che non sono scaduti da troppo tempo”. Questo rende tutto assolutamente soggettivo: di che tempi stiamo parlando, da cosa dipenderà questa “tolleranza”? La situazione è talmente incredibile che Maria Anna Abbondanza fatica anche a farsi credere dai suoi assistiti: “Devo andare su internet e far vedere loro la situazione, perché altrimenti sembra che siamo noi a non avere voglia di andare in Prefettura”. Potete, infatti, constatare anche voi quale sia la situazione sul sito della Prefettura di Firenze (http://www.prefettura.fi.it/appuntamenti/): da oggi fino a giugno 2015 è tutto un insieme di caselle rosse (appuntamenti non disponibili) e grigie (sportello chiuso). Di verde (che definirlo speranza in questo caso sarebbe quanto mai indicato), ovvero appuntamenti disponibili, neanche l’ombra. Perché poi è quella l’unica speranza: che qualcuno non solo abbia rinunciato, ma lo abbia anche comunicato per tempo alla Prefettura, in modo da liberare una casella magica. Un po’ come provare a prenotare una radiografia e trovare posto il giorno dopo, in un ospedale che si ritiene all’altezza o vicino casa: le possibilità rasentano lo zero. Cosa fare dunque? “Gli strumenti per opporsi sono dispendiosi – ammette la dottoressa Abbondanza – ci si può avvalere di un legale e valutare la strategia giudiziaria, ma si tratta di un costo difficilmente sopportabile per chi magari fa già molti sacrifici, soprattutto perché dovrebbe trattarsi di un diritto acquisito”.La tempistica della Prefettura di Firenze rappresenta dunque un caso, se non unico, comunque molto raro all’interno del panorama nazionale, tanto che la sezione locale dell’Asgi valuterà in tempi brevi quali azioni intraprendere per far fronte alla situazione. La scorsa settimana il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, intervenendo al question time alla Camera, sui ritardi nell’iter di concessione della cittadinanza, ha annunciato l’invio, a ottobre, di trenta persone destinate agli uffici centrali, proprio per velocizzare l’esame di questo tipo di istanze. Ci permettiamo di consigliare al titolare del Viminale di inviare personale anche a Firenze.

Isaac Tesfaye – G2 Parlamenta

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Ius soli, Renzi: “Va legato alla scuola e ce ne occuperemo dopo le riforme costituzionali”. Ma è davvero così?

Il premier, ospite di Fabio Fazio, torna a parlare di riforma della cittadinanza: “Potrebbe essere legata alla frequentazione di un ciclo scolastico”. Ma la Commissione è già al lavoro per le modiche alla 91/92

Roma – 29 settembre 2014 – Matteo Renzi torna a parlare di ius soli, ospite di Fabio Fazio. La riforma del della legge sulla cittadinanza viene inserita dal premier nel capitolo dei diritti civili di cui il Parlamento, dice Renzi, si occuperà una volta chiuso il capitolo delle riforme costituzionali: “Appena il Parlamento avrà finito la legge elettorale e la riforma costituzionale per me si apre la stagione dei diritti, cioè Civil partnership alla tedesca e ius soli”. In realtà, la Commissione Affari costituzionali della Camera, come G2 Parlamenta vi ha raccontato in queste settimane, ha già cominciato l’iter per la riforma della 91/92 e l’obiettivo, anche se ambizioso, è quello di arrivare in aula a dicembre e di avere una legge per la primavera del prossimo anno. Il presidente del Consiglio parla di “ius soli temperato”, una formula ormai entrata nel linguaggio comune e su cui si cercherà di trovare un’intesa tra le diverse anime che compongono la maggioranza:  “Lo ius soli potrebbe non essere legato direttamente alla nascita in Italia, come succede negli Stati Uniti, ma alla frequentazione di un ciclo scolastico”, ha spiegato il premier. Anche qui bisogna dire che la Commissione sta lavorando a una legge di respiro più ampio rispetto all’ipotesi introdotta ieri da Matteo Renzi: sì la frequentazione di un ciclo scolastico, ma non solo, con la possibilità di dare la cittadinanza anche a quei ragazzi nati in Italia da genitori immigrati che si trovano nel nostro paese da un certo periodo di tempo (e proprio di quel “certo periodo di tempo” si deve, invece, ancora discutere nel dettaglio). Lo “ius scholae”, o “ius culturae”, di cui ha parlato ieri il premier, dovrebbe invece andare incontro a chi non è nato in Italia, ma vi è arrivato in tenera età. Ciò che si deve cancellare, ha affermato Renzi a Che tempo che fa, “è l’aberrazione di adesso per cui, chi è nato in Italia, deve attendere i 18 anni per ottenere la cittadinanza”. Vero è che la parola “aberrazione” è stata suggerita a Renzi da Fazio, ma su questo siamo assolutamente in sintonia.

Isaac Tesfaye – G2 Parlamenta

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Cittadinanza, Alfano al question time: “I tempi di rilascio stanno migliorando”. L’on. Sberna a G2 Parlamenta: “L’oste ha detto che il vino è buono”

Il ministro dell’Interno risponde alla Camera all’interrogazione di “Per l’Italia” sulla dilatazione dei tempi necessari per ottenere la cittadinanza. “Sembra quasi che vengano ritardati volontariamente” spiega a G2 Parlamenta, Mario Sberna, deputato del gruppo centrista. “Ius sanguinis retaggio barbaro, siamo per lo ius soli tout court” dice Sberna

ROMA – 25 settembre 2014 – “Il rilascio della cittadinanza italiana in questi anni è stato reso più agevole grazie ad una serie di provvedimenti e lo sarà ancora di più in futuro”. Così il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, parlando ieri al question time alla Camera e rispondendo all’interrogazione dei deputati di Per l’Italia Santerini, Marazziti, Gigli e Sberna. Il gruppo centrista ha chiesto chiarimenti al titolare del Viminale in merito all’eccessiva dilatazione dei tempi necessari per ottenere la cittadinanza italiana: dai 730 giorni previsti per legge si arriva infatti ad attese anche di cinque e sei anni. Per l’Italia ha chiesto al ministro quali iniziative intendesse prendere per velocizzare l’iter di ottenimento della cittadinanza. A difesa del suo ministero, Alfano ha parlato di “un esponenziale incremento delle istanze di naturalizzazione, raddoppiate nell’ultimo triennio”, delle difficoltà della pubblica amministrazione in tempo di crisi economica e, infine, di esigenze legate alla sicurezza, che impongono controlli molto articolati. Tra le iniziative prese per velocizzare l’iter, Alfano ha annunciato l’arrivo negli uffici centrali, da ottobre, di trenta unità, destinate ad occuparsi proprio delle istanze di concessione della cittadinanza. “Le criticità rimangono – ha ammesso Alfano –, ma attraverso ulteriori disposizioni legislative e l’innovazione anche tecnologica dei processi amministrativi si cercherà di rendere ancora più spedito il percorso di concessione della cittadinanza”. La risposta di Alfano ha lasciato qualche perplessità in Mario Sberna, uno dei deputati che ha presentato l’interrogazione: “In aula non ho voluto polemizzare perché non serve a nulla, ma in realtà abbiamo chiesto all’oste come era il vino e ci ha detto che il vino è buono” dice Sberna a G2 Parlamenta, iniziativa della Rete G2, nata per raccontare il dibattito attorno alla cittadinanza. “Capisco i problemi legati alla sicurezza, la mancanza di fondi – afferma Sberna -, ma stiamo parlando di numeri non esorbitanti e di controlli su persone che sono nate in Italia o comunque sono stabilmente nel nostro territorio. Si tratta di una lunghezza burocratica vergognosa, sembra quasi che si ritardi volontariamente la concessione della cittadinanza” attacca il deputato centrista, che ha le idee molto chiare anche sull’attuale riforma della legge sulla cittadinanza: “Io sono per lo ius soli tout court, è naturale così. Questo retaggio barbaro dello ius sanguinis ha fatto il suo tempo. Poi se dobbiamo fare mediazioni facciamole, ma chi nasce in questo paese è un mio conterraneo, è un mio fratello non solo in senso cristiano, ma proprio in senso sociale, fa parte della mia stessa famiglia”.

Isaac Tesfaye – G2 Parlamenta

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Cittadinanza: oggi seconda giornata di audizioni

Proseguono i lavori in Commissione Affari costituzionali sulla riforma della 91/92. Ad aprire gli interventi sarà il Capo dipartimento immigrazione del Viminale, Mario Morcone. Poi seguiranno tre professori universitari. Chiuderanno la seduta il giornalista Carlo Panella, l’ex parlamentare Souad Sbai e la scrittrice Igiaba Scego

Roma – 18 settembre 2014 – La Commissione Affari costituzionali della Camera torna a riunirsi oggi per le audizioni sulla riforma della cittadinanza. La seduta della I Commissione è stata anticipata di un’ora rispetto al previsto, si terrà alle 15.00.  Saranno ascoltati esperti e rappresentanti delle istituzioni. Ad aprire gli interventi sarà il prefetto Mario Morcone, Capo del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno. Poi sarà la volta di tre docenti universitari, i professori Ignazio La Grotta (Diritto costituzionale), Vincenzo Lippolis (Diritto Pubblico Comparato) e Francesco Saverio Marini (Diritto Pubblico). Seguiranno il giornalista Carlo Panella, commentatore politico ed esperto di crisi mediorientali, e l’ex parlamentare Souad Sbai, presidente dell’Associazione delle Donne Marocchine in Italia. A chiudere gli interventi sarà la scrittrice italiana di origine somala Igiaba Scego. G2 Parlamenta vi terrà ovviamente aggiornati sull’andamento dei lavori attraverso la pagina Facebook https://www.facebook.com/ReteG2.

G2 Parlamenta – Rete G2 Seconde Generazioni

Ius soli sportivo: ecco cosa può fare il mondo del calcio, oltre ad aspettare il Parlamento

Dopo un’estate difficile, sembra scoppiato l’amore tra i nostri dirigenti e lo ius soli, dal presidente di Lega Beretta al numero uno della Lazio, Lotito. Anche Tavecchio è favorevole. Tutti, però, chiedono l’intervento della politica: ma il calcio può fare il primo passo, concedendo la cittadinanza sportiva a chi è nato in Italia da genitori stranieri. Una norma di civiltà, una scommessa sulle seconde generazioni italiane

Roma – 3 settembre 2014 – Messa alle spalle un’estate quanto meno complicata, da Brasile 2014 alle scivolate sul tema del razzismo, nel mondo del calcio italiano sembra scoppiata una grande passione per lo ius soli, che non manca di essere citato in ogni dichiarazione programmatica su come far rinascere il nostro movimento, dopo il fallimento al Mondiale sudamericano. L’ultimo in ordine di tempo a parlarne è stato il presidente della Lazio, Claudio Lotito, che alla “Domenica Sportiva” ha detto: “Il calcio deve essere portatore di ius soli”. La cosa non deve stupirci più di tanto visto che di “ius soli” parlava anche lo stesso Carlo Tavecchio, nel programma con cui si era candidato alla presidenza della Figc, che ora guida. Ne parlava anche l’altro candidato Demetrio Albertini. Così come lo ha fatto anche il neo vicepresidente della Federcalcio e presidente della Lega di Serie A, Maurizio Beretta, che, in un’intervista ad Affaritaliani.it, ha affermato: “Bisogna riconoscere lo ius soli per attribuire la cittadinanza italiana dal punto di vista sportivo agli atleti di origine straniera nati nel nostro Paese”. Tutte dichiarazioni che almeno in teoria non possono che trovarci d’accordo. Ma che, nella sostanza, purtroppo significano molto poco, perché non fanno altro che rimandare la palla nel campo del Parlamento, in attesa di una modifica della legge sulla cittadinanza. Oltre ad aspettare, come tutti noi, buone nuove dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera, che a breve riprenderà le audizioni per la riforma della 91/92, il mondo del calcio potrebbe fare intanto un importantissimo passo in avanti. E cioè riconoscere la cittadinanza sportiva a quei ragazzi nati in Italia da genitori stranieri; in questo modo si permetterebbe a tutti questi giovani calciatori, soprattutto a coloro che sono originari dei paesi extra-Ue (che poi sono quelli che incontrano le maggiori difficoltà) di poter competere alla pari con i loro coetanei, senza dover ogni anno presentare una miriade di documenti, spesso difficilmente reperibili, e dover sottostare ai limiti sui calciatori extracomunitari in campo (problema sentito soprattutto a livello giovanile, ma anche, ad esempio, in Lega Pro). Non si tratta di una proposta poi così irrealizzabile, visto che lo ius soli sportivo vige in diverse  altre federazioni italiane, la Fidal su tutte. Senza dimenticare che su questo tema è arrivata una proposta di legge in Commissione Cultura e Sport della Camera, ma ciò che si chiede al calcio è proprio di saper anticipare, per quanto possibile, i lunghi tempi della politica. Certo su un punto non si potrà fare nulla: i giocatori, fino a quando non avranno la cittadinanza, non saranno selezionabili per le varie nazionali italiane giovanili, un tema sui cui la Federazione è ovviamente molto sensibile. Si tratterebbe dunque di puntare con decisione sulle seconde generazioni italiane: permettere a tutti i ragazzi nati in Italia da genitori stranieri, ma ancora privi di cittadinanza, di poter partecipare alla pari con gli altri, convinti che una volta che ne avranno la possibilità, se ovviamente saranno all’altezza, sceglieranno di giocare nella Nazionale del paese che sentono proprio, l’Italia. Che possa essere così, lo dimostrano anche i tanti ragazzi che, pur privi di cittadinanza, hanno avuto la possibilità di partecipare (e vincere) ai campionati italiani di atletica leggera, grazie alle norme introdotte dalla Fidal: una volta ottenuta la cittadinanza, quegli stessi ragazzi hanno poi scelto di gareggiare per i colori azzurri. Per il mondo del calcio si tratterebbe dunque sì di una scommessa, ma con ottime chance di passare all’incasso, oltre, ovviamente, ad avere il merito di varare una norma di civiltà e di grande valore per le seconde generazioni italiane.

Isaac Tesfaye – G2 Parlamenta

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Miss Italia apre allo Ius Soli, ma lo spot se ne dimentica: “Informeremo meglio il prossimo anno”

Da quest’anno possono partecipare a Miss Italia le ragazze nate nel nostro paese e che vi risiedono da 18 anni, anche se ancora prive di cittadinanza. Peccato che nello spot in onda su La7 Simona Ventura parli di “concorso aperto alle ragazze di tutto il mondo, ma con cittadinanza italiana”. L’Asgi chiede la rettifica, ma “ormai e troppo tardi” spiega a G2 Parlamenta il responsabile comunicazione di Miss Italia, Marcello Cambi, che assicura: “La strada ormai è tracciata e non si torna indietro, abbiamo introdotto una novità storica che comunicheremo meglio a partire dalla prossima edizione”

ROMA – 23 agosto 2014 – Aprire il concorso alle ragazze nate in Italia da genitori stranieri, anche se ancora prive di cittadinanza. Una Miss Italia, quest’anno, più avanti anche di un Parlamento che non riesce a dare al paese una nuova legge sulla cittadinanza. Forse troppo avanti. Almeno per chi ha curato lo spot in onda su La7 per lanciare le ultime selezioni in vista della finale di Jesolo del 14 settembre. Protagonista Simona Ventura, volto nuovo scelto per rilanciare la kermesse di Patrizia Mirigliani. “Quest’anno abbiamo tante novità – spiega nello spot la Ventura – innanzitutto abbiamo esteso il limite di età ai 30 anni e lo abbiamo allargato a quelle ragazze nate in tutte le parti del mondo, ma con cittadinanza italiana”. Un’affermazione, a voler essere buoni, fortemente incompleta. Non si cita, infatti, la grande novità annunciata in sede di presentazione dalla stessa Mirigliani e contenuta nell’articolo 8 del regolamento del concorso che, tra i requisiti per l’ammissione, indica “la nazionalità o la cittadinanza italiana”, oppure “essere nate in Italia anche se da genitori stranieri e risiedere in Italia da almeno 18 anni  consecutivi alla data di iscrizione”. Dunque si può partecipare e vincere Miss Italia anche senza cittadinanza italiana, “una novità storica, a cui abbiamo lavorato molto e a cui teniamo tantissimo”, racconta il responsabile comunicazione di Miss Italia, Marcello Cambi, parlando con G2 Parlamenta, l’iniziativa di Rete G2 nata per raccontare il dibattito sulla cittadinanza e dare voce alle seconde generazioni italiane. E’ dispiaciuto Cambi per il caso che si è creato e che ha portato l’Asgi, l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, a chiedere all’emittente di Urbano Cairo di modificare il messaggio comunicato da Simona Ventura: “Lo spot televisivo (che è senz’altro il principale canale di diffusione delle informazioni presso le aspiranti) diffonde un messaggio palesemente non conforme al regolamento del concorso stesso e avente contenuto discriminatorio”, si legge nella lettera inviata dall’Asgi  a La7, “il messaggio – sottolinea l’associazione –  veicola un’informazione falsa, che non solo è in contrasto con i principi generali di correttezza e buona fede, ma è idonea a scoraggiare dalla partecipazione le cittadine straniere che pure avrebbero diritto”. Il tempo per modificare il messaggio purtroppo non c’è: “Ormai è troppo tardi, le selezioni si stanno praticamente chiudendo – spiega Cambi a G2 Parlamenta – abbiamo lanciato una grande innovazione, ma il messaggio non è stato recepito come avremmo voluto”. Così, al momento, si segnala un solo caso di finalista senza cittadinanza ed è quello di Miss Roma, Aleksandra Banach, 24enne di Ostia, nata in Italia da genitori polacchi. Proprio la ragazza, commentando il nuovo regolamento, aveva parlato di “un grande passo in avanti” e di una “Miss Italia che rispecchia la situazione in cui versa il Paese, cioè di integrazione e di apertura verso il multiculturalismo”. Alle finali parteciperà anche Patricia Davalos Delgado, 22enne salernitana con papà italiano e mamma cubana. Segnali importanti, forse al di sotto delle aspettative degli organizzatori, ma Marcello Cambi assicura che “da questo punto di vista la strada è tracciata e non si torna indietro. La novità introdotta sarà valida anche in futuro e sarà comunicata meglio già a partire dalla prossima edizione”.

Isaac Tesfaye – G2 Parlamenta

Campagna 18 anni in Comune….2.0

Tutte le novita’ normative sull’acquisizione della cittadinanza italiana, per le seconde generazioni, disponibili in un unico compendio e su tutti i siti internet di ANCI, Save the children e Rete G2: e’ l’aggiornamento della Guida ‘’18 anni… in COMUNE! – I tuoi passi verso la cittadinanza italiana’’, che corona un percorso di proficua collaborazione tra Rete G2 – Seconde Generazioni, Anci e Save the Children , iniziato nell’ottobre del 2011, per la promozione della Campagna ‘‘18 anni in Comune’‘. Le semplificazioni introdotte dalla legge di conversione del ‘’Decreto del fare’’ hanno istituzionalizzato gli obiettivi della Campagna. Tutte le novita’ normative sono state dunque inserite all’interno della nuova Guida che sara’ resa disponibile a tutti i Comuni e potra’ essere scaricata online dai siti di ANCI, Save the Children e Rete G2.

Guida 18 anni in Comune 2.0

CS 18 anni in comune

 

 

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Rete G2 incontra l’on. Fabbri: riforma della legge per la concessione della cittadinanza al più presto!

La scorsa settimana in Parlamento una delegazione dell’organizzazione Rete G2 – Seconde Generazioni ha incontrato l’on. Marilena Fabbri, relatrice di maggioranza della riforma della legge sulla cittadinanza n. 91 del 1992. Il nostro portavoce nazionale Mohamed Tailmoun ha consegnato all’on. Fabbri le proposte della Rete G2. Abbiamo anche chiesto che i lavori della Commissione Affari Costituzionali riprendano il prima possibile. Seguiteci su www.secondegenerazioni.it e www.facebook.com/ReteG2.

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Cittadinanza. Fino alla riforma della legge, alla Camera le storie delle seconde generazioni

Le storie delle seconde generazioni tornano alla Camera.
Un gruppo di deputati di diversi schieramenti, con a capo l’On.Cècile Kyenge, ogni giorno parlerà di un ragazzo o una ragazza ancora senza cittadinanza, fino a che in Aula non si discuterà la nuova legge sulla cittadinanza.
La prima storia raccontata è quella della nostra Samira.

Cécile Kyenge Kashetu

Cittadinanza: abbiamo iniziato con la storia di Samira. Lei non c’è più, ma la sua storia ci deve far riflettere!
La storia di Samira è stata letta dalla deputata Fucsia Nissoli Fitzgerald eletta nella circoscrizione AMERICA SETTENTRIONALE E CENTRALE – Gruppo Per L’ Italia

Questa è la storia di Samira , attivista della Rete G2 Seconde Generazioni, nata a Roma nel 1980 da madre filippina e padre egiziano, al compimento dei 18 anni non fece richiesta della cittadinanza italiana. Non fece domanda, perché si sentiva italiana dalla nascita. Così Samira denunciava la sua situazione nel 2007: “Ho una laurea come assistente sociale e lavoro per uno sportello informativo sull’handicap del Comune di Roma. Dopo un contratto a tempo determinato me ne hanno fatto uno a progetto mentre tutte le mie colleghe hanno avuto un contratto a tempo determinato, più lungo e che da più tutele rispetto a me. E questo non per mie incapacità professionali ma perché non ho ottenuto il passaporto italiano e le leggi sono poco chiare. A 18 anni non avevo fatto domanda per diventare cittadina italiana. Nessuno me lo aveva detto. Così ora, nonostante la mia laurea, il Comune non mi assume perché sono una cittadina filippina. Io sono nata qui e sono sempre vissuta qui. Mi considero italiana eppure devo accontentarmi di meno soldi e garanzie e fare causa al Comune per discriminazione”.
Samira è morta il 20 febbraio del 2010 sempre a Roma a soli 29 anni, prima che il giudice decidesse sul suo caso. Il problema di Samira Mangoud, come di molte seconde generazioni, è quello di non sapere di dover richiedere la cittadinanza italiana tra i 18 e i 19 anni , come previsto dalla legge per l’acquisizione della cittadinanza italiana per i figli di immigrati extracomunitari. Di conseguenza, Samira è rimasta cittadina straniera in un paese a lei non affatto estraneo, visto che era l’unico dove avesse mai vissuto.

Samira

Comunicato della segreteria dell’On Kyenge:
“L’Italia conta circa un milione di giovani nati e/o cresciuti qui. Per la legge
restano stranieri, anche se non lo sono. Sono bambini e bambine, ragazzi e
ragazze che nascono e crescono nel nostro Paese o che arrivano qui da piccoli.
Considerano l’Italia la loro casa, la loro Nazione, ma questa Nazione non li
considera suoi cittadini. E loro non hanno un’altra patria. Pertanto, abbiamo
deciso di costituire un gruppo di deputati, aperto a tutti gli schieramenti, per
dare voce in Parlamento ai nuovi italiani. Questa voce verrà portata anche fuori dall’Aula grazie all’azione congiunta con la società civile (coinvolgeremo anche tutti gli organi, le Istituzioni, gli Enti che si occupano di minorenni e adolescenti, fra questi ricordo: il Garante per l’infanzia e l’adolescenza, l’Unicef, Save the children, la Rete G2 – Seconde Generazionie le associazioni dentro e fuori la campagna L’ITALIA SONO ANCH’IO).
Cari colleghi, finché in questa stessa aula non discuteremo lanuova legge sulla cittadinanza, i firmatari di questa iniziativa racconteranno ogni giorno la storia di un ragazzo o di una ragazza ancora senza cittadinanza: storie di speranze, dolori, peripezie burocratiche, disillusioni, storie di tutti i giorni, fatte anche di successi in salita ma successi, ancora più veri e specchio della loro voglia di essere italiani.
L’Aula della Camera è il cuore del Parlamento. Qui tutti noi cerchiamo di portare lavoce degli italiani. A volte in maniera alta, a volte meno. Ma è il motivo per cui noisiamo in Parlamento: per dare voce anche a chi non ha votato o non può votare, achi di voce ne ha di meno e non può farsi sentire.
Crediamo che a tutti sia capitato di sentire da fuori le voci di giovani che
giocano dentro una scuola. C’è qualcuno in grado di stabilire chi di loro è figlio di immigrati o di italiani? Quelle che sentiamo in realtà sono soltanto le voci dell’infanzia e dell’adolescenza.
Chi di noi può trovare delle differenze ascoltando le voci della speranza?
Sono giovani che alla fine pensano e sognano in italiano, fanno il tifo per le stesse squadre, parlano con lo stesso accento dei nostri figli. Dalle Alpi a Lampedusa hanno affetti, amici, interessi e istruzione. Si incontrano tutti a scuola e proprio dalla scuola inizia il loro percorso di crescita.
C’è qualcosa di surreale e di profondamente ingiusto in tutto questo. Ed è tempo di porvi rimedio con un accorto, quanto urgente, intervento legislativo. Molti italiani restano stupiti quando scoprono che i compagni di classe dei loro figli non sono “italiani”.
Anche in Parlamento si è ampliato il numero di parlamentari – di tutte le
provenienze politiche – che pensa che sia arrivato il momento di cambiare.
Il diritto di cittadinanza è un tema su cui si ragiona già da tempo ed esistono
ormai molti progetti di legge che possono aiutare l’Italia ad entrare in una nuova fase dell’integrazione. Ma il tempo per discutere la riforma della cittadinanza continua a slittare. Continua ad essere un’occasione perduta per il nostro Paese. La nuova legge sulla cittadinanzaè una necessità perché l’Italia è già cambiata, perché i nostri giovani hanno già compreso l’importanza e il valore dell’integrazione. ”

HANNO FINORA ADERITO ALL’INIZIATIVA:

On. CécileKashetu Kyenge – PARTITO DEMOCRATICO
On. Paolo Beni – PARTITO DEMOCRATICO
On. Mario Marazziti – PER L’ITALIA
On. Fucsia Fitzgerald Nissoli – PER L’ITALIA
On. Giulio Marcon – SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTÀ
On. Pia Elda Locatelli – MISTO
On. Adriana Galgano – SCELTA CIVICA PER L’ITALIA
On. Renata Polverini – FORZA ITALIA
On. Angelo Antonio D’agostino – SCELTA CIVICA PER L’ITALIA
On. Annalisa Pannarale – SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTÀ
On. Assunta Tartaglione- PARTITOT DEMOCRATICO
On Chiara Scuvera – PARTITO DEMOCRATICO
On. Davide Mattiello – PARTITO DEMOCRATICO
On. Diego Crivellari – PARTITO DEMOCRATICO
On. Ernesto Carbone- PARTITO DEMOCRATICO
On. Fabio Porta – PARTITO DEMOCRATICO
On. Franco Bruno – MISTO – MAIE – API
On. Giorgio Zanin – PARTITO DEMOCRATICO
On. Giuseppe Guerini – PARTITO DEMOCRATICO
On. Giuditta Pini – PARTITO DEMOCRATICO
On. Giuseppe Zappulla – PARTITO DEMOCRATICO
On. Liliana Ventricelli – PARTITO DEMOCRATICO
On. Massimo Bray – PARTITO DEMOCRATICO
On. Michele Nicoletti – PARTITO DEMOCRATICO
On. Milena Santerini – PER L’ITALIA
On. Nicola Fratoianni – SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTÀ
On. Roberto Rampi – PARTITO DEMOCRATICO
On. Sandra Zampa – PARTITO DEMOCRATICO
On. Serena Pellegrino – SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTÀ
On. Valentina Vezzali – SCELTA CIVICA PER L’ITALIA
On. Vanna Iori – PARTITO DEMOCRATICO
PER MAGGIORI INFORMAZIONI:
EMAIL:segreteria@cecilekyenge.it
Tel:06 67 60 8474
Cel: 347 03 96 399