2007/04/11 – Dai migranti il 6% del Pil, Ferrero: addio alla Bossi-Fini [L'Unità]

Luigina D’Emilio

«Costruire una rete di servizi per un’integrazione che diventi realtà. Una necessità non più rinviabile». Questo il monito dell’incontro tenutosi a Roma mercoledì 11 aprile. Al centro del dibattito, la questione immigrazione in Italia, che coinvolge oltre tre milioni di stranieri residenti nel nostro Paese, con almeno 350 mila migranti senza un regolare permesso di soggiorno.

La fotografia completa dell’integrazione possibile è stata presentata alla presenza del ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero, il vicepresidente della Commissione UE Franco Frattini, e il sottosegretario Cristina De Luca. Ma sopratutto c’erano loro gli immigrati a raccontare i problemi che sono costretti ad affrontare quotidianamente.

E allora tra una girandola di interventi e partecipazioni la parola passa a Mohamed Tailmoun, dell’associazione G2, generazione seconda, che la situazione dell’immigrato la conosce bene. Lui è marocchino, ma fa parte della seconda generazione appunto, quella di chi è nato e cresciuto nel nostro Paese, ma da genitori extracomunitari che non sono ancora riusciti ad avere la cittadinanza italiana pur vivendo nel nostro Paese da moltissimi anni, producendo reddito e pagando le tasse: « non è facile convivere con questa realtà , va tutto bene finché non arrivi ai 18 anni quando si devono fare le scelte importanti quelle che contano, allora la discriminazione la senti eccome. Provate a dover scegliere un percorso di studi universitari o peggio ancora ad entrare nel mondo del lavoro. Senza i diritti che ti da la nazionalità italiana sei ai margini, ti toccano le mansioni più umili con incarichi che nessuno vuole». E la situazione è quasi drastica quando si cerca una casa. In fondo sono tutti diritti che la più comune delle persone chiede, ma forse l’immigrato nono gode della stessa considerazione degli altri cittadini».

Eppure, gli fa eco Zienab Ahmed Dolal dell’associazione Genti di Pace, abbiamo le stesse capacità, qualifiche e competenze degli altri. Questo però non ci da il diritto di voto anche se sono tanti quelli che prima di venire in Italia si occupavano di politica e di questioni sociali nel proprio paese. I problemi ci sono, ma a volte si finge di non vederli, questo fino a quando? I numeri testimoniano una necessità imminente.

E parla a ragione Zienab. Le cifre impressionano. Se si confrontano, infatti, i dati forniti dall’Istat, ci si accorge che, nell’arco di un decennio (1996-2006), la popolazione straniera è aumentata di quasi due milioni di persone, con una media annua di 236 mila unità per anno.

Crescono allora i problemi e cambiano le esigenze legati ad una multiculturalità e una multireligiosità per un Paese come il nostro dove la convivenza tra diverse nazionalità è una realtà . Rumeni (271.491), albanesi (256.916) e marocchini (239.728) sono i tre gruppi che si contendono il primato di presenza. Tra le donne risultano più numerose le rumene (144.973), tra gli uomini prevalgono i cittadini del Marocco (154.998)».

Distanziati, ma comunque con oltre 100 mila presenze, rileva l’Istat, seguono i cittadini dell’Ucraina (115.087), comunità di recente immigrazione emersa con la regolarizzazione, in cui prevalgono di gran lunga le donne. La comunità cinese, con 114.165 permessi di soggiorno, è caratterizzata dalla presenza di nuclei familiari.

Tra le motivazioni della presenza in Italia, il 29,3% dichiara motivi familiari, mentre il 62,6% parla di lavoro. Secondo i dati resi noti dall’agenzia delle Entrate a fine 2006, le dichiarazioni dei redditi presentate da cittadini stranieri nel 2004 ammontano a 2.259.000, pari all’81% degli stranieri regolarmente presenti nello stesso periodo. Si stima che negli ultimi due anni il fenomeno stia aumentando In Italia. Nel 2004, 1,87 miliardi di euro sono stati pagati in tasse dagli stranieri, che nel complesso hanno dichiarato guadagni per 21,3 miliardi di euro.

Insomma i migranti pagano le tasse e contribuiscono al pil: nel 2005 gli stranieri hanno dato al Pil un contributo di 86,7 miliardi, cioè il 6,1% del totale. Circa 1.200.000 sono quelli che hanno un conto in una banca italiana (il 57% degli stranieri in Italia) e 560.000 sono proprietari di una casa. Aumentano anche gli alunni stranieri nelle scuole italiane: nell’anno scolastico 2005/2006 gli alunni di cittadinanza non italiana erano 431mila, con una incidenza sulla popolazione scolastica del 5%.

Non annullare le diverse identità è la prima risposta di Ferrero ai tanti problemi emersi: «questo non vuol dire negare i diritti, ma allargare la spesa sociale per fare diventare le politiche di welfare una normalità. Io sono convinto, prosegue il ministro, che il razzismo di cui si parla oggi è una condizione dettata dalla necessità, è una guerra di sopravvivenza tra poveri perché quando le risorse, da dividere fra tanti, sono poche, si alimenta la necessità del singolo e tutti diventano nemici ed è sopratutto lo straniero ad essere visto come una minaccia. La strada su cui marciare dovrebbe avere dei capisaldi come quello dei diritti sociali, prosegue Ferrero, solo così si potrà raggiungere una convivenza pacifica nel rispetto reciproco verso le regole del paese in cui si vive e nei confronti delle origini di ognuno».

Ma durante il suo intervento Ferrero lancia accuse pesanti al precedente governo colpevole di aver alimentato il fastidio dell’immigrazione più che l’immigrazione come risorsa e promette: «La Bossi-Fini ha, vita breve, il disegno di legge delega sull’immigrazione, che modifica radicalmente la legge Bossi-Fini varata dal precedente governo al 90% andrà in consiglio dei ministri venerdì prossimo».

Il ministro entra nel dettaglio e spiega quali sono le priorità messe a fuoco dal governo. «Ci vorrebbe una regolarizzazione: ogni immigrato che oggi ha un posto di lavoro ma è clandestino deve essere regolarizzato. Oggi – prosegue Ferrreo- la discussione è sulla legge di riforma – premette Ferrero – e credo sia bene tenere separate le due cose: certo, siamo in una situazione un po assurda perché proprio in virtù della Bossi-Fini noi abbiamo centinaia di migliaia di famiglie che hanno persone che lavorano in casa irregolari, abbiamo centinaia di migliaia di persone che lavorano nell’agricoltura, nell’industria, nell’edilizia in condizioni di irregolarità . Persone clandestine, a rischio di esser messe nei Cpt, che non pagano le tasse. Credo che a farle emergere avremmo solo dei benefici».

Quanto al nuovo decreto flussi 2007, «non sono in grado di dire quando ci sarà, prima abbiamo il problema di riuscire a finire quello del 2006. Questa è una delle cose più tragiche della Bossi-Fini: oltre che malfatta dal punto di vista delle norme ha anche delle procedure così lunghe e burocratiche che rendono tutto impossibile. Anche per questo la legge va cambiata. La situazione attuale è disastrosa, con un nuovo decreto finiremmo solo con l’ingolfare gli uffici». E per smaltire le procedure di rinnovo dei permessi di soggiorno il ministro Ferrero vorrebbe «accelerare il passaggio di competenza ai comuni». La materia, spiega Ferrero «non è di mia competenza. La convenzione è tra le Poste italiane e il ministero dell’Interno, fatta del precedente governo ed ereditata da quello attuale. La cosa che stiamo chiedendo, che è prevista nella legge, è arrivare a superare questa convenzione, e superarla il più rapidamente possibile, perché è evidente che è un disastro, passando ai comuni le competenze».

A dire la sua anche il commissario UE Franco Frattini che spiega: «L ‘immigrazione in Italia ha assunto rilievo sia in ambito demografico, influenzando le dinamiche della popolazione residente, sia in campo socio-economico, come testimoniano, tra l’altro, i provvedimenti legislativi miranti a regolarizzare i lavoratori stranieri clandestini e irregolari. L’immigrazione deve essere vissuta come una opportunità da governare e non come una paura. C’è bisogno di immigrati, di lavoro, di manodopera straniera. E i rapporti sull’andamento demografico parlano chiaro: nei prossimi 50 anni l’Europa avrà bisogno di alcune decine di milioni di lavoratori extracomunitari».

Per Frattini, un punto assolutamente indispensabile è di non trasformare l’illegalità nella legalità , ma offrire condizioni di lavoro regolare». Tre i pilastri europei per l’immigrazione, secondo il vicepresidente della Commissione: «incoraggiare il lavoro regolare, contrastare anche penalmente il lavoro nero e favorire l’integrazione nel rispetto della legge»

Fonte: L’Unità

Errata Corrige
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Mohamed Tailmoun non è marocchino ma libico, non è un’immigrato ma una seconda generazione cresciuto in Italia

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