• In: Articoli — Boris @ 11:02 pm


    di Paula Baudet Vivanco

    Roma – I figli degli immigrati hanno voglia di urlare. Le loro parole, sfoghi e dubbi sono stati registrati dall’artista ecuadoriana Maria Rosa Jijon nel video "G2 ad alta voce: Forte e chiaro" (settembre 2006), in collaborazione con G2, rete di figli di immigrati riuniti su base generazionale e trasnazionale. Alcune delle loro nazionalità di origine: filippina, marocchina, eritrea, bengalese, cilena, cinese, senegalese, etiope e cingalese. "Questo video raccoglie le urla di sfogo e di ironia di alcuni di noi, figli di immigrati nati o cresciuti in Italia, perché vogliamo che il Paese si renda conto della nostra esistenza, dei nostri bisogni" spiega Mohamed Tailmoun, uno dei portavoce della rete G2. "Attraverso uno strumento di comunicazione importante come quello audiovisivo abbiamo voluto dare sfogo alle nostre frustrazioni quotidiane: non amiamo le file ai commissariati per rinnovare il permesso di soggiorno; siamo stufi della burocrazia che vede ancora una parte di noi (quelli senza passaporto italiano) come stranieri; non vogliamo restare ai margini ma essere riconosciuti come cittadini a tutti gli effetti, uguali ai nostri compagni di scuola o colleghi di lavoro figli di italiani” aggiunge Tailmoun. Dopo le proiezioni del cortometraggio all’interno del festival giovanile settembrino di Enzimi e alla presentazione romana del libro di Mauro Valeri "Black Italians", il video parteciperà al Medfilm Festival (5/19 novembre, Roma) e alla sezione video della terza edizione del premio Mostafà Souhir (premiazione il 25 novembre a Firenze).

    Fonte:
    Migranews

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