di Mohamed Tailmoun e Maya Llaguno Ciani
Mantova – "Arrivederci al 2007". Con la promessa di Gabriele Gabrieli, responsabile del Centro Interculturale di Mantova, si è concluso "Sguardi e parole sul futuro", il primo incontro nazionale dei figli degli immigrati coordinato da Adel Jabbar, sociologo dello Studio Res di Trento, e svoltosi l’uno e il due aprile 2006. Rappresentati diversi Paesi di origine delle seconde generazioni residenti in Italia: Filippine, Bangladesh, India, Cile, Egitto, Cina, Libia, Etiopia, Tunisia, Marocco, Colombia, Moldavia e Repubblica Dominicana. Il convegno si è aperto con la presentazione di due ricerche, una promossa dallo Studio Res e l’altra dalla Fondazione Ismu di Milano. La prima, sul quartiere Lunetta di Mantova, ha tentato di analizzare attraverso il rapporto tra servizi sociali e il territorio, il grado d’integrazione delle famiglie immigrate nel quartiere e dei minori nella scuola. Lunetta come molte periferie "difficili" soffre di un isolamento da cui può uscire solo se la città stessa si adopera a reintegrarlo, come sottolineato dall’appassionato intervento di un’abitante del quartiere. La seconda ricerca ha presentato una tipologia dei percorsi d’integrazione dei giovani stranieri nel mantovano. Le presentazioni e il commento delle amministrazioni locali, hanno dato spunto agli interventi che sono seguiti e che hanno animato i laboratori della giornata seguente. In sostanza la parola è passata ai protagonisti dell’incontro: le seconde generazioni. In molti hanno preso la parola, tra cui i giovani dell’associazione culturale filippina del Piemonte, i rappresentanti del centro inteculturale Mondinsieme di Reggio Emilia, il gruppo G2 di Roma, AssoCina, oltre a testimonianze di ragazzi provenienti da Milano, Prato, Camerino e Udine. Si è parlato di rapporti familiari, delle diverse indentità culturali di genitori e figli, degli ostacoli che incontrano le seconde generazioni senza cittadinanza italiana, permessi di soggiorno per studi, difficoltà di accesso al mercato del lavoro e alle professioni. "Sono all’ultimo anno della facoltà di giurisprudenza e non so se mi ammetteranno all’esame di Stato per diventare avvocato", "Lavoro da anni come giornalista, ma non posso iscrivermi all’Albo professionale", "Mi sto laureando in chimica farmaceutica ma temo che nessuno vorrà assumere una neo-laureata con il velo", queste sono solo alcune delle frustrazioni espresse dai giovani presenti. Tuttavia, nessuno di questi si è dichiarato disposto a rinunciare a quella parte d’identità che segna i loro tratti somatici e tutti hanno rivendicato con orgoglio la loro doppia appartenenza all’Italia e al paese d’origine.
L’evento ha permesso alle seconde generazioni di diverse realtà italiane di confrontarsi, riconoscendo la necessità di organizzare per il 2007 un secondo incontro nazionale.
Fonte: Migranews

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