Qualcosa di nuovo, di vecchio, di regalato, di prestato, di blu…

Ebbene si, è arrivato il momento anche per me.
Nuovo è il diritto che acquisisco, che per cosi tanti anni ho inseguito. Finalmente sarò pari ai miei amici, coetanei con i quali sono cresciuta, con i quali ho condiviso parti del mio percorso.
Vecchia è la mia identità che non cambia. Io sono oggi, cio che sono gia da tempo, non è un passaporto quello che mi fa sentire più o meno italiana.
L’affetto e il sostegno che mi è stato regalato dal mio compagno, dai miei amici, e dagli amici di G2 è stato fondamentale. Non sentirmi l’unica sfigata in questo incubo e percorso a ostacoli, essere capita in tutte quelle sfumature di ansie nei giorni precedenti del rinnovo del permesso di soggiorno, quegli attimi di blocco, di negazione del problema, ecc.
E così ho giurato, ho giurato di osservare le leggi dello stato (ma perché, fino ad ora potevo non farlo? non mi è chiaro questo punto) e ho firmato con la penna prestata dall’ufficiale del comune.
Sono contenta, ho gia voglia di mettere da parte il rammarico che la cittadinanza l’ho presa solo per matrimonio, che non conti che io sia cresciuta qui. Ma si sa, ad una precaria della ricerca non è permesso prenderla.
Poi ho aperto la borsa per metterci la costituzione e ho visto una macchinetta blu di mio figlio.
Ora non mi resta che aspettare la mezzanotte.