, ,

Rete G2 al Quirinale l’8 marzo 2013

Rete G2- seconde generazioni oggi è al Quirinale. L’intervento della nostra Lucia, riportato qui di seguito, è stato fortemente applaudito.

Signor Presidente, gentili ospiti,

 

mi chiamo Lucia Ghebreghiorges, ho 33 anni, sono di origine etiope e sono
un’attivista della Rete G2 – Seconde Generazioni. Da anni G2 chiede una
riforma della legge sulla cittadinanza che sia più favorevole ai figli d’immigrati
nati in Italia o venuti da piccoli nel territorio.

 

Sono una giovane italiana e tale mi sono sempre sentita, tuttavia, pur essendo
nata in Italia, sono diventata cittadina solo all’età di 16 anni, quando mia
madre acquisì la cittadinanza italiana e me la trasmise. Eppure sono una delle
più fortunate della mia associazione.

 

Intorno ai 20 anni ho cominciato a interrogarmi sul mio essere figlia
d’immigrati e in quegli anni pubblicai l’articolo che si chiamava Né carne né
pesce, probabilmente uovo, nel quale sintetizzavo metaforicamente la condizione
di figlia d’immigrati. Ci consideravano né carne né pesce ma, dal mio punto di
vista eravamo invece uova: un nuovo inizio.

 

Gran parte dei membri della nostra Rete è costituita da donne: studentesse,
giovani madri, lavoratrici. Molte di loro non sono ancora cittadine italiane.
Quando ci incontriamo penso all’ingiustizia che sentivo da bambina e a loro,
che la vivono ancora da adulte.

 

Nel 1946 le donne italiane hanno conquistato il diritto di voto, nel 2013 molte
mie compagne di viaggio questo diritto non l’hanno ancora. Eppure questo è
il loro Paese. Ci dicono che ci sono sempre questioni più urgenti da affrontare,
come se non fosse urgente impedire che oltre un milione di figli di immigrati
siano trattati come estranei a casa propria.

 

Come se non fosse un dovere morale per un Paese che ama i suoi figli,
impedire che una Nadia e una Miriam corrano il rischio di non venire
accettate in una classe perché un tetto del 30% ricorda loro che sono straniere,
anche se sono nate in Italia; non permettere a Nura di accedere ad un
concorso pubblico perché non è italiana, ma è cresciuta e ha frequentato tutte
le scuole in Italia; non lasciare un Paese senza nuove energie e quindi senza
futuro.

 

Vorrei concludere ringraziando Lei, Signor Presidente, a nome di tutta la Rete
G2 per l’attenzione che ha sempre mostrato sul tema della cittadinanza.