Diminuiscono le cittadinanze concesse per residenza!

La popolazione con cittadinanza straniera residente in Italia è passata dai 3,9 milioni del 2009 ai 4,2 milioni del 2010. Nello stesso periodo, le cittadinanze concesse ex art. 9 della legge 05/02/1992 n.91 sono passate dalle 23.874 del 2009 alle 22.796 del 2010. L’aumento assoluto dei procedimenti conclusi positivamente, attestatosi ad un misero + 0,34%, è interamente imputabile alle cittadinanze acquisite per matrimonio ex art. 5 della legge 05/02/1992 n.91, passate dalle 17.122 del 2009 alle 18.593 del 2010.

A titolo di confronto si noti che i matrimoni con almeno un cittadino straniero sono stati 23.560 nel 2007, 24.548 nel 2008, 21.357 nel 2009.
Con l’entrata in vigore dell’art. 1 comma 11 della Legge 15 luglio 2009, n. 94 “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”, l’art. 5 della legge 05/02/1992 n.91 è stato modificato portando il tempo richiesto per ottenere la cittadinanza per matrimonio da 6 mesi a due anni. Tuttavia gli effetti di questa modifica sui totali delle cittadinanze acquisite si potranno vedere soltanto con i dati sui procedimenti conclusi favorevolmente nel 2011, ed ancor più con quelli del 2012.

Tornando ai dati di cui sopra (consultabili integralmente sul sito del Ministero dell’Interno), mentre le cittadinanze per residenza diminuiscono, i rifiuti delle istanze di concessione sono quasi raddoppiati, registrando una variazone pari a + 90,22%.
Trattandosi di un “diritto soggettivo” il caso delle richieste ex art. 5, l’aumento dei procedimenti conclusi negativamente è quasi interamente imputabile alle richieste ex art. 9, per quali si tratta di “concessione”; la stessa sproporzione si registra per le cittadinanze in itinere: 112.490 quelle per residenza, 33.791 quelle per matrimonio.

Volendo comparare il dato italiano con quello di altri paesi europei, risulta ad esempio che nel 2008 avvenivano 135.117 acquisizioni di cittadinanza francese, a fronte delle 40.902 in Italia; inoltre nel caso Francese si sono avute 25.639 “Acquisitions par déclaration anticipée”, ovvero le aquisizioni che i figli degli immigrati nati in Francia possono effettuare prima di compiere i 18 anni, a partire da quando hanno compiuto 13 anni.

Le conclusioni non hanno nulla di originale. Viviamo una situazione di intollerabile ingiustizia. Noi figli di immigrati, in quanto parte/non parte/a parte di questa società, subiamo in pieno tutte le conseguenze di una politica di governo lassista, assente, manifestamente illiberale ed antidemocratica.
La cittadinanza per residenza è l’unico spiraglio per i figli d’immigrati nati all’estero, e per il 42% di coloro che, pur essendo nati in Italia, per un motivo o l’altro non riescono a diventare cittadini italiani quando compiono 18 anni.
Pertanto non possiamo che leggere con grande sconforto questi dati.