• In: Articoli — Tag:, , , — ahimsa @ 9:24 pm

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    Pubblichiamo con immenso piacere il testo che ci ha inviato una delle insegnanti che abbiamo incontrato al “Consiglio di Classe G2″ il mese scorso a Milano.

    Dar voce ai bambini con cognome straniero


    picture.

    Io non sono un immigrato, sono figlio di persone coraggiose che hanno deciso di lasciare il loro Paese in cerca di un futuro migliore.
    Io sono un bambino, non sono l’interprete della scuola, dell’ospedale, dell’ufficio vaccinazioni. Voglio giocare e non perdermi la ricreazione.

    Io sono stato istruito in un’altra scuola, non sono ignorante se non conosco la storia degli antichi romani e quanto è lungo il Po.

    Io sono amato, non sono stato abbandonato dai miei genitori che per alcuni anni non hanno potuto tenermi con loro e con molto dispiacere mi hanno affidato ai nonni.Io sono trilingue, parlo italiano, filippino e ilocano. Tu, quante lingue parli?

    Io non sono un cinesino, sono un bambino cinese.

    Io sono nato in Italia, sono italiano, non sono nato nel Paese dei miei genitori e non ci sono neanche mai andato perché costa troppo.

    Io non sono integralista, sono di religione musulmana.

    Io sono un cittadino non comunitario, come gli americani, gli svizzeri, i giapponesi, non sono un extracomunitario e neanche un extraterrestre.

    Io non sono né adattabile, né smemorato. Penso spesso ai miei cugini, ai miei amici e ai miei parenti e ho molta nostalgia di tutto quello che ho lasciato.

    Io sbaglio le doppie, non sono sbagliato.

    Io non sono nomade , sono nato e cresciuto al campo di via Triboniano. È brutto, ma è la mia casa.

    Io sono un lettore veloce, leggo 3000 caratteri, non sono un analfabeta da alfabetizzare.

    Io non sono clandestino, sono nel permesso di soggiorno scaduto di mio padre che lavora in nero e fa il panettiere di notte.

    Io sono un nuovo cittadino dell’Italia, ma la Padania dov’è?

    Io non sono figlio di coppia mista, sono figlio di mio padre e di mia madre.

    Io non ho la musica nel sangue, sono stonato e non sono veloce come una gazzella.

    Io sono un bambino che ama due cose, il cous cous e la cotoletta.


    Arcangela Mastromarco
    Docente Referente
    Polo StarT 1
    ICS Casa del Sole
    Via Giacosa, 46

    9 Comments

    9 Responses to “Lettera da un’insegnante”

    1. “io sbaglio le doppie, non sono sbagliato”
      la dichiarazione del secolo!

    2. Nostalgia!

    3. alberto chiarle ha detto, il

      sono risposte suggerite dall’insegnante,non sono spontanee.
      basta leggerle con attenzione e senza paraocchi,nè a favore nè contro.

      io sono cresciuto a partire dal 1945 – asilo = Kindergarten – in una scuola internazionale sul serio…e so che i bambini NON rispondono così.

      cognomi? chiarle (il mio) – molo – Juillerat – Henkel – zuercher – van Raalte –
      ter Kuile – ruppli – cattaneo – felix – revay (ungherese)…hoepli…

      non mi piacciono le falsità.
      questo elenco di frasi fatte sente fortemente il falso,l’artefatto,il forzato…
      e la mancanza di spontaneità,che invece è propria dll’età infantile.

    4. @Alberto

      se fai attenzione c’è la firma della professoressa in basso e non è menzionato da nessuna parte che è stato scritto da bambini. Penso che la prof abbia osservato i suoi alunni, abbia colto un po’ l’essenza di quello che vuol dire essere bambini e lo abbia riassunto in questo bel testo, tutto qui. Qui di falso non c’è niente ma è l’attenzione che è venuta a mancare un po, per un testo di 15 righe poi… w i proofreaders.

    5. @ Alberto: siamo contenti di avere dei fan anche tra la razzaccia leghista! :-D

      Comunque, Cino ha già detto tutto, e comunque noiartri figli d’immigrati che siamo cresciuti tra i banchi italici, comprendiamo bene queste osservazioni dell’insegnante e ci riconosciamo pienamente in esse.

    6. gabriele dal col ha detto, il

      Bella lettera, in un paese normale sarebbe perfino ovvia. Forza ragazzi a me piace un Italia multicolore, lo è di già, lo sarà,soprattutto, anche in futuro

    7. Bellissima e commovente

    8. Caro Alberto,
      e ovvio che questa lettera non sia stata scritta da un bambino! Cioe’ non gli e’ permesso scrivere quello che sente. Lui e’ immigrato, le insegnanti gli domandano da dove abbia preso quei vestiti. Loro, gli insegnanti pensano che non parli perche’ non sappia l’italiano. Te lo dice il ricordo di una piccola bambina eritrea che sa come ci si sente. Era l’ Italia nel 1993 alle elmentari, saro’ stata piccola pero’ ricordo bene. Ricordo bene come guardavo la mia pelle, come la mettessi a confronto con quella del mio vicino, e dei miei pensieri. Qual e’ il problema della gente? Perche’ quando apro bocca pensano che non sappia l’Italiano e mi chiedono dove l’abbia imparato. A scuola! E poi non siamo piu’ nel 1945… tutti cercano di denticare quello che sia successo…cerchiamo di impare da quel grave errore…e capire che non esistono le nazioni! Esiste il mondo e tutti ne facciamo farte! Mareg

    9. evelina maffey ha detto, il

      La poesia è bellissima. E’ stata scritta da una professoressa che ha saputo cogliere l’essenzialità di chi viene percepito “diverso” e straniero attraverso il cuore e il sentire di un bambino.
      Questa professoressa condivide, sicuramente, le difficoltà di integrazione dei bambini di genitori non italiani e se così non fosse, non avrebbe investito emotivamente la sua persona in una poesia così pregante e vicina al mondo del bambino.
      E’ una poesia da diffondere e fare conoscere in tutte le scuole a maggior ragione dove ci sono bambini “diversi” per colore, per razza e per religione, in modo tale da educare i futuri giovani a costruire un mondo dove “la diversità” diventa ricchezza.
      Evelina Maffey

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