• Mercoledì prossimo io e mia madre siamo convocati in questura a Perugia, per il «Colloquio inerente la richiesta di cittadinanza presentata presso la Prefettura – Ufficio Territoriale di Governo di Perugia ai sensi dell’art. 9 della Legge 91/92».
    Non avendo, io, genitori o ascendenti in linea retta di secondo grado che sono cittadini italiani per nascita; non essendo io stato adottato da cittadini italiani; non avendo io prestato servizio, in Italia (dove tra l’altro sono impossibilitato per legge!) o all’estero, alle dipendenze dello Stato; non essendo io un cittadino di uno Stato membro delle Comunità Europee; non essendo io apolide; non avendo io «reso eminenti servizi all’Italia» (se non quelli di essere una persona onesta, che studia e se ne ha la possibilità lavora, che si dà da fare per cercare di migliorare il mondo che lo circonda) e dato che, a quanto pare, nel mio caso non sembra neanche ricorrere «un eccezionale interesse dello Stato», per me si può applicare soltanto la lettera f del primo comma dell’articolo 9 della sopracitata Legge n.91 del 1992, che prevede la concessione della cittadinanza italiana «con decreto del Presidente della Repubblica, sentito il Consiglio di Stato, su proposta del Ministro dell’interno…allo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica».

    E poco importa se gli anni di residenza non sono più dieci ma 18. A questa età – non la mia, che di anni ne ho 25, ma a 18 anni – gli italiani diventano maggiorenni, e possono fare quasi tutte le cose che può fare una persona adulta: si acquisisce piena capacità giuridica di agire; si può votare nelle elezioni regionali e amministrative ed eleggere un deputato; si può essere eletti sindaco, presidente della provincia, consigliere comunale e provinciale, consigliere regionale e perfino presidente della giunta regionale; infine si può prendere la patente B.
    Si noti che per poter essere privati del diritto all’elettorato attivo e passivo bisogna aver commesso gravi crimini; per accedere a questi “privilegi”, invece, basta nascere da genitori italiani; per gli immigrati e per i loro figli si potrebbe, in un certo senso, parlare di una colpa da espiare preventivamente…

    Alla luce di tutto ciò io ho buone ragioni per sentirmi ancora un minore…o peggio, un criminale o potenziale tale!

    Ma torniamo al mio appuntamento di mercoledì. All’atto di presentarmi in Questura devo riprodurre molta della documentazione che ho già consegnato a suo tempo – lo scorso novembre 2009 – quando ho presentato la mia richiesta. La pratica di mio fratello e mio padre è rimasta indietro perchè hanno dovuto rifare i documenti dall’India (certificati penali ed estratto dell’atto di nascita), i quali presentavano alcuni errori di trascrizione. Inoltre devo compilare un modulo – molto simile a quello già compilato – nel quale, oltre alle mie generalità, elenco degli indirizzi dove ho avuto residenza, viaggi effettuati all’estero con tanto di date e motivi del viaggio, mi si chiede anche: «Conoscenza della lingua italiana», «Conoscenza dei principi su cui si ispira l’ordinamento italiano», «Grado di assimilazione nel contesto nazionale», «Benemerenze ottenute dallo Stato Italiano», «Pubblicazioni effettuate» (vanno bene anche gli articoli di giornale?) e «Specificare dettagliatamente i motivi per cui chiede la cittadinanza italiana».

    Con una quasi-laurea in Scienze Politiche (in una università italiana) problemi non ne dovrei avere. Qualche dubbio mi sovviene con l’ultimo punto. Quattro righe di spazio libero sono poche ed allo stesso tempo troppe per poter rispondere. Potrei tagliare corto scrivendo che “chiedo la cittadinanza italiana per poter partecipare pienamente alla vita politica, economica e sociale di questo paese”. Oppure, parafrasando ancora gli articoli 1, 2 e 3 della nostra Costituzione potrei dire che “chiedo la cittadinanza per poter partecipare all’esercizio della sovranità popolare; la chiedo per avere gli strumenti per poter adempiere pienamente ai doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale; per rendere possibile il pieno sviluppo della mia persona umana e per poter partecipare effettivamente all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”. Volendo, potrei anche continuare e citare l’articolo 4, motivando la mia richiesta con la volontà di concorrere “al progresso materiale e spirituale della società”.

    Ci sarebbe molto altro da dire e da scrivere, ma credo che mai come in questo caso sia d’obbligo rimanere nel politically correct. Sul modulo di mia madre credo che scriverò qualcosa di simile a quanto scriverò per me, forse in una versione più semplificata, di modo che la possa capire agilmente e all’occorrenza ripetere. Mia madre non ha grossi problemi con l’italiano; non avendo studiato in Italia ha qualche difficoltà con la grammatica e con la punteggiatura, parla e capisce un lessico semplificato. Nei prossimi giorni le farò ripassare i nomi delle massime cariche dello Stato (sa chi sono Berlusconi, Fini, Maroni e Bossi – “quelli della Lega, – direbbe mamma – che parlano sempre male di noi, fanno sempre leggi contro di noi e ci vogliono mandare via…”), le spiegherò che l’Italia è una repubblica democratica a sistema parlamentare. Per il resto, lei sarebbe più brava di me a dire che uomini e donne sono uguali ed hanno gli stessi diritti e doveri; non potrebbero fregarla neanche chiedendole se preferisce i matrimoni combinati – abbastanza in disuso anche in India -: lei vuole un gran bene alla fidanzata italiana di mio fratello.

    Ora vi saluto. Vado a far leggere a mia mamma i principi fondamentali della Costituzione Italiana, molto opportunamente tradotta in 5 lingue (anche in punjabi!) dalla Provincia di Mantova.
    Quando, tra qualche anno, sarò “maggiorenne”, sarete tutti invitati alla mia cosìdetta naturalizzazione.


    ahimsa

    5 Comments

    5 Responses to “Quando sarò grande…”

    1. El Persiano ha detto, il

      A.A.A. aspetto ansiosamente la tua maggiore eta’ fratello…poi andremo a farci 4 crimini in compagnia senza rischiare grosso ;) …senti, ma alle ultime 4 righe del modulo che chiedono perche’ vuoi la cittadinanza…sarebbe bello scrivere:”uno dei miliardi di motivi che mi vengono in mente e’ che mi impegnerei politicamente, ma stavolta senza ostacoli, per riformare questa inutilissima trafila che sto passando/compilando per i nati e/o cresciuti qua”

      p.s.: tua mamma se ne intende piu’ di me di politica…almeno sa chi sono i cattivoni che vogliono espellere “quelli come noi” :) sai e’ da molto che non seguo il gossip ;)

      AUGURI DI CUORE, E SPERO DI ESSERCI AL TUO EVENTO! TIENICI AGGIORNATI.

    2. “«Specificare dettagliatamente i motivi per cui chiede la cittadinanza italiana»”: io scriverei semplicemente “per viaggiare senza richiedere il visto nei Paesi con cui l’Italia ha un accordo” oppure “la richiedo perchè me so’ rotto li cojoni di rinnovare il permesso di soggiorno”

      In culo alla balena!

    3. “la richiedo perchè me so’ rotto li cojoni di rinnovare il permesso di soggiorno” :-D

      La tentazione è forte!!!
      Ma per non rischiare nulla sarò politically correct…canterei anche il Va’ Pensiero se necessario :-P

    4. paula ha detto, il

      in bocca al lupo hermano!
      a me verrebbe in mente di dire:
      “quando questo Paese sarà finalmente cresciuto?”, intanto noi e le seconde generazioni che verranno dopo di noi saremo e saranno ormai vecchi e saranno stati sprecati, per l’eterna voglia di non crescere del Paese Italia, i migliori anni della nostra vita o la “meglio gioventù” che in pochi in Italia riescono a guardare.
      Comunque la domanda sul “perché richiede la cittadinanza italiana” è proprio la più difficile perché ti vengono in mente un sacco di robe ma in realtà di quello che hai vissuto, trascorso, non gliene frega niente. Vogliono solo sapere dei dindi, detti anche sghey (o in italiano si dice sghei? :-) , attento potrebbe essere la domanda che vale la tua cittadinanza italiana :-D )

    5. pipit ha detto, il

      Fortuna ci salva l’immancabile ironia (chissà se ce la prendono in cambio della cittadinanza), ma se non fosse diventata una “disabilità fisica” non averla, non varrebbe neanche la pena chiederla la cittadinanza.

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