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	<title>Commenti a: FORTE E CHIARO, CITTADINANZA ORA! Conferenza Stampa G2 alla Camera dei Deputati 18/11/09</title>
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		<title>Di: Luca</title>
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		<dc:creator>Luca</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 18:50:33 +0000</pubDate>
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		<description>@ Ahimsa : che onore! :)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Ahimsa : che onore! <img src='http://www.secondegenerazioni.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Di: scatà stefano</title>
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		<dc:creator>scatà stefano</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 21:34:37 +0000</pubDate>
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		<description>ciao a tutti,
la legge sulla cittadinanza non riguarda solo voi :la seconda generazione! ci sono  tanti italiani coi genitori italiani nati all&#039;estero come me che hanno perso la cittadinanza perchè dovevano scegliere alla maggior&#039; età;allora la legge non permetteva la doppia cittadinanza quindi abbiamo dovuto abbandonare l&#039;idea di ramanere italiani .questo stato a trascurato i figli d&#039;italiani come noi ,disprezza anche voi ragazzi nati in italia che spesso conoscete solo questo paese;ieri mezza italia fuggiva la fame ,la miseria,per colpa di idee e scelte politiche che hanno anche portato il mondo alla guerra,ma la lezione non è stata ritenuta,l&#039;ignoranza di molti protagonisti della politica italiana e anche di una buona parte del popolo italiano non permette di pensare che le cose andrano avanti,comunque vi auguro buona fortuna.stefano</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ciao a tutti,<br />
la legge sulla cittadinanza non riguarda solo voi :la seconda generazione! ci sono  tanti italiani coi genitori italiani nati all&#8217;estero come me che hanno perso la cittadinanza perchè dovevano scegliere alla maggior&#8217; età;allora la legge non permetteva la doppia cittadinanza quindi abbiamo dovuto abbandonare l&#8217;idea di ramanere italiani .questo stato a trascurato i figli d&#8217;italiani come noi ,disprezza anche voi ragazzi nati in italia che spesso conoscete solo questo paese;ieri mezza italia fuggiva la fame ,la miseria,per colpa di idee e scelte politiche che hanno anche portato il mondo alla guerra,ma la lezione non è stata ritenuta,l&#8217;ignoranza di molti protagonisti della politica italiana e anche di una buona parte del popolo italiano non permette di pensare che le cose andrano avanti,comunque vi auguro buona fortuna.stefano</p>
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		<title>Di: ahimsa</title>
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		<dc:creator>ahimsa</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 16:02:02 +0000</pubDate>
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		<description>@ Luca. Io brevetterei &quot;Seconde Generazioni di Italiani&quot;!!!! :- D</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Luca. Io brevetterei &#8220;Seconde Generazioni di Italiani&#8221;!!!! :- D</p>
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		<title>Di: Luca</title>
		<link>http://www.secondegenerazioni.it/index.php/2009/11/12/forte-e-chiaro-cittadinanza-ora-conferenza-stampa-g2-alla-camera-dei-deputati-181109/comment-page-1/#comment-9145</link>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 20:25:05 +0000</pubDate>
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		<description>Forza ragazzi! 
è la prima volta che scrivo qui ma vi seguo da un pò di tempo e vi appoggio in pieno. Mi permetto di scrivere perchè ho trovato interessante il commento di Pietro Vereni sul nome. Anche a me era capitato di pormi la domanda : seconde generazioni di cosa? La risposta, personalissima, che mi davo era : &#039;seconde generazioni di italiani&#039;. Infatti anche gli immigrati in Italia, i vostri genitori, pur non essendo italiani sulla carta e magari pur mantenendo legami molto stretti col loro Paese, fanno comunque parte della società italiana, alla quale contribuiscono lavorando e pagando le tasse, facendo la spesa e andando dal barbiere; solo per fare qualche esempio. Per questo considero gli immigrati degli &#039;italiani di prima generazione&#039;, che oltre ai doveri devono avere anche dei diritti, come ad esempio quello di scegliere chi li amministra (elezioni amministrative). Saluti a tutti quanti e continuate così!

Luca</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Forza ragazzi!<br />
è la prima volta che scrivo qui ma vi seguo da un pò di tempo e vi appoggio in pieno. Mi permetto di scrivere perchè ho trovato interessante il commento di Pietro Vereni sul nome. Anche a me era capitato di pormi la domanda : seconde generazioni di cosa? La risposta, personalissima, che mi davo era : &#8217;seconde generazioni di italiani&#8217;. Infatti anche gli immigrati in Italia, i vostri genitori, pur non essendo italiani sulla carta e magari pur mantenendo legami molto stretti col loro Paese, fanno comunque parte della società italiana, alla quale contribuiscono lavorando e pagando le tasse, facendo la spesa e andando dal barbiere; solo per fare qualche esempio. Per questo considero gli immigrati degli &#8216;italiani di prima generazione&#8217;, che oltre ai doveri devono avere anche dei diritti, come ad esempio quello di scegliere chi li amministra (elezioni amministrative). Saluti a tutti quanti e continuate così!</p>
<p>Luca</p>
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		<title>Di: Paula</title>
		<link>http://www.secondegenerazioni.it/index.php/2009/11/12/forte-e-chiaro-cittadinanza-ora-conferenza-stampa-g2-alla-camera-dei-deputati-181109/comment-page-1/#comment-9141</link>
		<dc:creator>Paula</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 13:50:55 +0000</pubDate>
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		<description>Servizio audiovisivo sulla conferenza stampa della rete G2 su:

http://www.agenziami.it/articolo/5054/Immigrazione+maggioranza+spaccata+su+voto+e+cittadinanza+/</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Servizio audiovisivo sulla conferenza stampa della rete G2 su:</p>
<p><a href="http://www.agenziami.it/articolo/5054/Immigrazione+maggioranza+spaccata+su+voto+e+cittadinanza+/" rel="nofollow">http://www.agenziami.it/articolo/5054/Immigrazione+maggioranza+spaccata+su+voto+e+cittadinanza+/</a></p>
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		<title>Di: ahimsa</title>
		<link>http://www.secondegenerazioni.it/index.php/2009/11/12/forte-e-chiaro-cittadinanza-ora-conferenza-stampa-g2-alla-camera-dei-deputati-181109/comment-page-1/#comment-9137</link>
		<dc:creator>ahimsa</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 00:54:22 +0000</pubDate>
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		<description>venerdì 20 novembre 2009

Migranti: le seconde generazioni chiedono “forte e chiaro” la cittadinanza

Quando la politica parte dal basso. Quando nasce da istanze concrete, da problemi da risolvere, da diritti inalienabili da garantire. Quando un’organizzazione si sviluppa spontaneamente, non partitica, non ideologica e poi si confronta, salvaguardando sempre la propria autonomia, con le istituzioni. La concertazione, il dialogo che non implica la perdita dell’identità. È la pratica di G2, la Rete Nazionale delle seconde generazioni di migranti. I figli dei migranti che sono giunti in Italia da piccoli o che sono nati nel nostro Paese. Giovani che hanno accenti regionali italiani, che sono andati a scuola in Italia, che conducono una vita in maniera analoga ai coetanei ma che a 18 anni si svegliano e non hanno qualcosa. Qualcosa di grande: quello che permette a tutti di essere e sentirsi parte di una comunità: la cittadinanza. Il messaggio è giunto ‘Forte e chiaro’ mercoledì scorso alla Conferenza che G2 ha organizzato alla Camera dei Deputati per presentare la Campagna Cittadinanza con la quale in, sostanza, chiede che chi nasce in Italia o vi giunge da piccolo ottenga la cittadinanza. “La questione della cittadinanza è un fatto concreto. Ci sono persone che senza la cittadinanza italiana non hanno delle possibilità reali né di rimanere nel nostro Paese né di starci bene”. Ha esordito così Lucia Ghebreghiorges, portavoce di G2, che, insieme a Mohamed Tailmoin ha spiegato la situazione giuridica attuale e le motivazioni che hanno spinto la Rete ad organizzare l’iniziativa. Alla Conferenza hanno partecipato i Deputati Andrea Sarubbi (Pd) e Fabio Granata (Pdl) che hanno presentato una proposta di legge bipartisan che accoglie, in termini generali, le istanze della Rete G2 e che modificherebbe le attuali norme sulla cittadinanza.
“Ho 23 anni e studio &quot;Scienze politiche&quot;, sono figlia di madre brasiliana e padre nigeriano. Sono arrivata in Italia a 4 anni; la mia adolescenza è stata segnata da permessi di soggiorno e le mie foto diventavano meno sorridenti”. Queenia Pereira de Olivera, una ragazza della Rete G2, ha raccontato la sua storia: “A 15 anni ero sottoposta a file interminabili, era l’inizio di una battaglia per la cittadinanza e in mano avevo solo fogli, pratiche e speranze. A 23 anni sono una cittadina italiana mancata, non ho mai votato, ho dovuto decidere quello che era di me a 18 anni. Ho dovuto fare tutto per rinnovare un permesso di soggiorno; sono catturata dal mio stesso permesso di soggiorno, la mia italianità la posso rivedere solo negli occhi dei miei amici all’università e nei luoghi di socializzazione…Noi seconde generazioni siamo precarie nei diritti e questa cosa deve cambiare”.
“Vi sfido ad indovinare la mia nazionalità. Sia in Italia che all’estero vengo scambiata per un italiana, per l’accento e per la mimica corporea”. Questa la storia di Neva Basker. “Noi siamo italiane, noi ci siamo formati qua. Sono arrivata in Italia il giorno del mio 13esimo compleanno, ho fatto le scuole medie, il liceo, l’università, contratti, ricerca, tante difficoltà nel mondo del lavoro. Una ricercatrice con permesso di soggiorno, non può avere collaborazioni con università estere: non posso spostarmi e portare i miei risultati ai congressi all’estero. Mi ritrovo con il grado di istruzione più alto, contribuisco alla ricerca. Mi trovo nelle condizioni di non poter votare a 33 anni, non posso iscrivermi agli albi professionali, solo a causa di un diritto negato…”.
Storie che invocano risposte. “Oggi abbiamo deciso di non parlare: spesso quello che si dice si riveste di tatticismo e anche l’iniziativa più pulita come questa viene strumentalizzata”. Sono le parole di Andrea Sarubbi nel corso della Conferenza. “Noi parlamentari oggi facciano domande ai ragazzi”, ha aggiunto Sarubbi che però, ha voluto sottolineare che l’acquisizione della cittadinanza non è soltanto declinabile nel diritto di voto come spesso ideologicamente si fa pensare, ma in una serie di diritti come quello al lavoro, all’istruzione e alle più banali, concrete o importanti azioni della vita di una persona. Dello spesso parere anche il deputato del Pdl Fabio Granata “Siamo qui – ha detto – per avere ancora più motivazioni al fine di portare avanti la proposta di legge insieme al collega Sarubbi per garantire il diritto alla cittadinanza”.“Questi ragazzi – ha aggiunto Granata riferendosi ai giovani della rete G2 – sono italiani a tutti gli effetti e parlano l’italiano meglio di almeno il 70% dei nostri deputati”. Granata ha anche voluto ribadire che la proposta di legge che modificherebbe l’attuale normativa sulla cittadinanza è scritta tenendo conto della “tradizione di accoglienza dell’Italia e della stessa essenza del popolo italiano che è pieno di contaminazioni”.
La proposta di legge Granata – Sarubbi è stata firmata in maniera bipartisan da esponente della maggioranza e dell’opposizione, hanno assicurato i deputati. Se sarà discussa in Aula sarà deciso solo prossimamente. È molto probabile che il Testo che giungerà al voto costituirà una ulteriore mediazione. I parlamentari alla Conferenza hanno sottolineato che, sebbene su molti punti ci sia ampia convergenza, su altri come i tempi dell’ottenimento della cittadinanza, le difficoltà saranno maggiori soprattutto per l’opposizione della Lega Nord.

Titty Santoriello 

Fonte: http://www.europaregioni.it/info/articoloaiccre.asp?id_info=7174</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>venerdì 20 novembre 2009</p>
<p>Migranti: le seconde generazioni chiedono “forte e chiaro” la cittadinanza</p>
<p>Quando la politica parte dal basso. Quando nasce da istanze concrete, da problemi da risolvere, da diritti inalienabili da garantire. Quando un’organizzazione si sviluppa spontaneamente, non partitica, non ideologica e poi si confronta, salvaguardando sempre la propria autonomia, con le istituzioni. La concertazione, il dialogo che non implica la perdita dell’identità. È la pratica di G2, la Rete Nazionale delle seconde generazioni di migranti. I figli dei migranti che sono giunti in Italia da piccoli o che sono nati nel nostro Paese. Giovani che hanno accenti regionali italiani, che sono andati a scuola in Italia, che conducono una vita in maniera analoga ai coetanei ma che a 18 anni si svegliano e non hanno qualcosa. Qualcosa di grande: quello che permette a tutti di essere e sentirsi parte di una comunità: la cittadinanza. Il messaggio è giunto ‘Forte e chiaro’ mercoledì scorso alla Conferenza che G2 ha organizzato alla Camera dei Deputati per presentare la Campagna Cittadinanza con la quale in, sostanza, chiede che chi nasce in Italia o vi giunge da piccolo ottenga la cittadinanza. “La questione della cittadinanza è un fatto concreto. Ci sono persone che senza la cittadinanza italiana non hanno delle possibilità reali né di rimanere nel nostro Paese né di starci bene”. Ha esordito così Lucia Ghebreghiorges, portavoce di G2, che, insieme a Mohamed Tailmoin ha spiegato la situazione giuridica attuale e le motivazioni che hanno spinto la Rete ad organizzare l’iniziativa. Alla Conferenza hanno partecipato i Deputati Andrea Sarubbi (Pd) e Fabio Granata (Pdl) che hanno presentato una proposta di legge bipartisan che accoglie, in termini generali, le istanze della Rete G2 e che modificherebbe le attuali norme sulla cittadinanza.<br />
“Ho 23 anni e studio &#8220;Scienze politiche&#8221;, sono figlia di madre brasiliana e padre nigeriano. Sono arrivata in Italia a 4 anni; la mia adolescenza è stata segnata da permessi di soggiorno e le mie foto diventavano meno sorridenti”. Queenia Pereira de Olivera, una ragazza della Rete G2, ha raccontato la sua storia: “A 15 anni ero sottoposta a file interminabili, era l’inizio di una battaglia per la cittadinanza e in mano avevo solo fogli, pratiche e speranze. A 23 anni sono una cittadina italiana mancata, non ho mai votato, ho dovuto decidere quello che era di me a 18 anni. Ho dovuto fare tutto per rinnovare un permesso di soggiorno; sono catturata dal mio stesso permesso di soggiorno, la mia italianità la posso rivedere solo negli occhi dei miei amici all’università e nei luoghi di socializzazione…Noi seconde generazioni siamo precarie nei diritti e questa cosa deve cambiare”.<br />
“Vi sfido ad indovinare la mia nazionalità. Sia in Italia che all’estero vengo scambiata per un italiana, per l’accento e per la mimica corporea”. Questa la storia di Neva Basker. “Noi siamo italiane, noi ci siamo formati qua. Sono arrivata in Italia il giorno del mio 13esimo compleanno, ho fatto le scuole medie, il liceo, l’università, contratti, ricerca, tante difficoltà nel mondo del lavoro. Una ricercatrice con permesso di soggiorno, non può avere collaborazioni con università estere: non posso spostarmi e portare i miei risultati ai congressi all’estero. Mi ritrovo con il grado di istruzione più alto, contribuisco alla ricerca. Mi trovo nelle condizioni di non poter votare a 33 anni, non posso iscrivermi agli albi professionali, solo a causa di un diritto negato…”.<br />
Storie che invocano risposte. “Oggi abbiamo deciso di non parlare: spesso quello che si dice si riveste di tatticismo e anche l’iniziativa più pulita come questa viene strumentalizzata”. Sono le parole di Andrea Sarubbi nel corso della Conferenza. “Noi parlamentari oggi facciano domande ai ragazzi”, ha aggiunto Sarubbi che però, ha voluto sottolineare che l’acquisizione della cittadinanza non è soltanto declinabile nel diritto di voto come spesso ideologicamente si fa pensare, ma in una serie di diritti come quello al lavoro, all’istruzione e alle più banali, concrete o importanti azioni della vita di una persona. Dello spesso parere anche il deputato del Pdl Fabio Granata “Siamo qui – ha detto – per avere ancora più motivazioni al fine di portare avanti la proposta di legge insieme al collega Sarubbi per garantire il diritto alla cittadinanza”.“Questi ragazzi – ha aggiunto Granata riferendosi ai giovani della rete G2 – sono italiani a tutti gli effetti e parlano l’italiano meglio di almeno il 70% dei nostri deputati”. Granata ha anche voluto ribadire che la proposta di legge che modificherebbe l’attuale normativa sulla cittadinanza è scritta tenendo conto della “tradizione di accoglienza dell’Italia e della stessa essenza del popolo italiano che è pieno di contaminazioni”.<br />
La proposta di legge Granata – Sarubbi è stata firmata in maniera bipartisan da esponente della maggioranza e dell’opposizione, hanno assicurato i deputati. Se sarà discussa in Aula sarà deciso solo prossimamente. È molto probabile che il Testo che giungerà al voto costituirà una ulteriore mediazione. I parlamentari alla Conferenza hanno sottolineato che, sebbene su molti punti ci sia ampia convergenza, su altri come i tempi dell’ottenimento della cittadinanza, le difficoltà saranno maggiori soprattutto per l’opposizione della Lega Nord.</p>
<p>Titty Santoriello </p>
<p>Fonte: <a href="http://www.europaregioni.it/info/articoloaiccre.asp?id_info=7174" rel="nofollow">http://www.europaregioni.it/info/articoloaiccre.asp?id_info=7174</a></p>
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		<title>Di: ahimsa</title>
		<link>http://www.secondegenerazioni.it/index.php/2009/11/12/forte-e-chiaro-cittadinanza-ora-conferenza-stampa-g2-alla-camera-dei-deputati-181109/comment-page-1/#comment-9136</link>
		<dc:creator>ahimsa</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 23:41:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.secondegenerazioni.it/?p=507#comment-9136</guid>
		<description>Dal blog di Pietro Vereni:

Secondi a chi?

Ieri, nella Sala del Mappamondo, della Camera dei Deputati, si è tenuta una conferenza stampa della Rete nazionale di seconde generazioni G2, per presentare la Campagna Cittadinanza G2 e il disegno di legge Sarubbi-Granata sulla possibilità di estendere la cittadinanza agli immigrati in regola residenti da almeno cinque anni e la garanzia che i figli di immigrati, nati in Italia o comunque qui cresciuti, possano accedere alla cittadinanza italiana senza particolari (e particolarmente odiose) trafile burocratiche.

Abbiamo sentito le testimonianze di Qenia (di origini brasiliane e nigeriane) e di Neva (di origini croate), italiane che non vedono riconosciuti i loro diritti, che non possono votare; che hanno forti limitazioni agli spostamenti (di fatto non possono viaggiare fuori dall’Italia mentre il loro permesso di soggiorno è in rinnovo, vale a dire per molti mesi all’anno, e spesso una volta rinnovato scade poco dopo); che non possono accedere ai concorsi pubblici anche quando ne avrebbero i titoli (perché molti concorsi sono riservati ai cittadini italiani o UE); che spesso non possono aprire una partita IVA (se la chiedono una volta esaurite le “quote”); che hanno enormi problemi a recuperare i documenti necessari per il matrimonio; che devono subire la trafila umiliante del rinnovo (spesso annuale!) del permesso di soggiorno, anche se sono nate qui come me o hanno fatto buona parte delle scuole qui, come me, che non mi sento certo in obbligo di “chiedere permesso” per restare in Italia; che quindi vivono sistematicamente come cittadini di serie B.
Ho ascoltato con attenzione la conferenza stampa e lo scambio di informazioni, e propongo al dibattito queste mie riflessioni.

1. Chi vota la legge? La proposta di legge Sarubbi-Granata è sicuramente interessante (per quanto migliorabile), ma il vero rovello è un altro: chi effettivamente sarà disposto a votarla? Con questa maggioranza di Governo, tenuta in scacco dal razzismo della Lega, non vedo proprio come sia possibile un’operazione bi-partisan che sembra destinata a morire sul nascere, o a vivacchiare solo e fino a quando rimane un ballon d’essai senza alcuna velleità di effettiva realizzazione. La Rete G2, che si dichiara (giustamente!) apartitica deve fare i conti con il fatto che non solo nella società civile, ma dentro il cuore del Parlamento esistono spezzoni evidenti e consistenti del corpo politico che non hanno alcuna intenzione di lavorare in favore di una qualsivoglia integrazione dei cittadini immigrati e dei loro figli, e che anzi articolano i loro programmi politici sul razzismo, l’esclusione sociale del culturalmente o razzialmente diverso, e l’assimilazionismo più spudorato. Per quanto voglia giustamente trovare degli interlocutori istituzionali, la Rete G2 deve avere ben chiaro che nelle istituzioni alcuni sono referenti potenziali, ma altri sono chiaramente dei nemici, e come tali andrebbero trattati. Inutile farsi illusioni su questo punto, che è legato a quello successivo.

2. L’identità italiana. La Rete G2 sta chiedendo un diritto fondamentale per i propri aderenti e per tutti coloro che hanno una cultura italiana (parlano in italiano, pensano e scrivono in italiano, conoscono chi è Pippo Baudo e sanno riconoscere di chi sono i versi Sempre caro mi fu quest’ermo colle e Nel mezzo del cammin di nostra vita) ma non hanno il diritto di vedersi riconosciuti come italiani. Bisogna tuttavia avere chiaro in mente che questa loro richiesta coinvolge tutti noi italiani, anche quelli che credono di aver accesso garantito alla cittadinanza. Chiedere che si possa avere la cittadinanza italiana anche se si ha la pelle scura o gli occhi a mandorla, se si è musulmani o si crede nella reincarnazione, significa SGANCIARE una volta per tutte l’identità italiana dal colore della pelle e dalla religione. Significa che noi-che-abbiamo-la-cittadinanza-italiana-come-dato-di-fatto dobbiamo ammettere che è ora di finirla di concepire l’italianità come inevitabilmente associata a uno stereotipo fisico (la Cuccinotta?) o culturale (Padre Pio?) per riconoscere che l’identità italiana è qualcosa che costruiamo tutti insieme dibattendone. Significa ammettere che essere italiani è un processo identitario, un’appartenenza sempre in fieri, e che questi nostri connazionali dai colori “strani” ci stanno sollecitando su questo tema. Siamo disposti ad ammettere che italiani si diventa e che l’appartenenza nazionale non è un bene ereditato per via genetica o anche per via culturale direttamente parentale? Siamo pronti ad accettare il fatto che si possa essere pienamente italiani senza essere nati da genitori italiani, ma perché si è stati esposti alla cultura italiana nel processo di socializzazione?
Attenzione, il punto è cruciale: siamo disposti ad accettare il fatto che l’identità italiana NON DIPENDA DIRETTAMENTE DALLA FAMIGLIA CHE CI HA GENERATI?
Io ovviamente sono entusiasta di questa prospettiva dinamica, ma non so quanti connazionali possano al momento condividerla. Mi sembra doveroso ricordare agli amici della Rete G2 che parlando dei loro (sacrosanti) diritti stanno in effetti anche parlando dell’identità italiana di tutti gli italiani, e su questo punto è probabile che trovino le resistenze di tutti quegli italiani che (vedi punto 1) si fanno rappresentare da esponenti esplicitamente razzisti e intolleranti, che articolano invece un’ideologia dell’appartenenza completamente diversa, delegando alla famiglia di origine il diritto/dovere di inculcare l’identità nazionale. Il lavoro da fare, in questo senso, è complicatissimo, perché prevedere la possibilità che persone somaticamente e/o culturalmente eccentriche rispetto al modello steretipicamente normativo dell’identità nazionale italiana siano riconosciute come interlocutori legittimi per parlare dell’italianità e per contribuire alla sua costruzione.

3. La questione del nome. Per quanto, come si capisce, io sia del tutto in accordo con le richieste della Rete G2, trovo fuorviante il nome che si sono scelti, e mi azzardo a proporre una sua modifica. “Rete nazionale di seconde generazioni G2” lascia in sospeso a cosa si riferisca il “seconde”, producendo facilmente nella mente di chi legge o sente un effetto da “spazio bianco da riempire” con l’inevitabile etichetta “immigrate”, producendo un risultato finale “seconde generazioni di immigrati” che è errato (in quanto non parliamo di immigrati, ma di nati qui o arrivati a un’età in cui non si può proprio essere immigrati) e politicamente deleterio (dato che conferma nella mente di chi legge o ascolta “seconde generazioni” la convinzione che si tratti comunque di immigrati, di altri, mica di italiani con i quali fare i conti). Il rischio di questa denominazione, secondo me, è quindi quello di tagliare alla radice lo scandalo della condizione dei G2, che è invece quello di essere italiani non riconosciuti come tali, per essere ricondotto all’ennesima richiesta dell’ennesima lamentosa minoranza che si rivolge umilmente alla maggioranza per rivendicare qualche briciola di diritto.
No, io credo che la cosa, anche terminologicamente, andrebbe presa di petto, con un’espressione del tipo Italiani di Prima Generazione (IPG), a indicare che gli IPG sono i Primi nel susseguirsi delle Generazioni della loro famiglia, ad essere di cultura Italiana e quindi Italiani e basta. Mentre io, diciamo, sono italiano da diverse generazioni, gli IPG lo sono da una generazione (la loro), ma dato che nel nostro sistema giuridico l’appartenenza nazionale non è un sistema dinastico (dove si acquisisce prestigio tanto più quanto si allunga il pedigrée dall’antenato fondatore) ma è invece un sistema di diritti/doveri, gli IPG possono sensatamente battersi affinché la loro condizione di PG non intacchi in alcun modo i loro diritti di I(taliani). 

http://pierovereni.blogspot.com/2009/11/secondi-chi.html</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dal blog di Pietro Vereni:</p>
<p>Secondi a chi?</p>
<p>Ieri, nella Sala del Mappamondo, della Camera dei Deputati, si è tenuta una conferenza stampa della Rete nazionale di seconde generazioni G2, per presentare la Campagna Cittadinanza G2 e il disegno di legge Sarubbi-Granata sulla possibilità di estendere la cittadinanza agli immigrati in regola residenti da almeno cinque anni e la garanzia che i figli di immigrati, nati in Italia o comunque qui cresciuti, possano accedere alla cittadinanza italiana senza particolari (e particolarmente odiose) trafile burocratiche.</p>
<p>Abbiamo sentito le testimonianze di Qenia (di origini brasiliane e nigeriane) e di Neva (di origini croate), italiane che non vedono riconosciuti i loro diritti, che non possono votare; che hanno forti limitazioni agli spostamenti (di fatto non possono viaggiare fuori dall’Italia mentre il loro permesso di soggiorno è in rinnovo, vale a dire per molti mesi all’anno, e spesso una volta rinnovato scade poco dopo); che non possono accedere ai concorsi pubblici anche quando ne avrebbero i titoli (perché molti concorsi sono riservati ai cittadini italiani o UE); che spesso non possono aprire una partita IVA (se la chiedono una volta esaurite le “quote”); che hanno enormi problemi a recuperare i documenti necessari per il matrimonio; che devono subire la trafila umiliante del rinnovo (spesso annuale!) del permesso di soggiorno, anche se sono nate qui come me o hanno fatto buona parte delle scuole qui, come me, che non mi sento certo in obbligo di “chiedere permesso” per restare in Italia; che quindi vivono sistematicamente come cittadini di serie B.<br />
Ho ascoltato con attenzione la conferenza stampa e lo scambio di informazioni, e propongo al dibattito queste mie riflessioni.</p>
<p>1. Chi vota la legge? La proposta di legge Sarubbi-Granata è sicuramente interessante (per quanto migliorabile), ma il vero rovello è un altro: chi effettivamente sarà disposto a votarla? Con questa maggioranza di Governo, tenuta in scacco dal razzismo della Lega, non vedo proprio come sia possibile un’operazione bi-partisan che sembra destinata a morire sul nascere, o a vivacchiare solo e fino a quando rimane un ballon d’essai senza alcuna velleità di effettiva realizzazione. La Rete G2, che si dichiara (giustamente!) apartitica deve fare i conti con il fatto che non solo nella società civile, ma dentro il cuore del Parlamento esistono spezzoni evidenti e consistenti del corpo politico che non hanno alcuna intenzione di lavorare in favore di una qualsivoglia integrazione dei cittadini immigrati e dei loro figli, e che anzi articolano i loro programmi politici sul razzismo, l’esclusione sociale del culturalmente o razzialmente diverso, e l’assimilazionismo più spudorato. Per quanto voglia giustamente trovare degli interlocutori istituzionali, la Rete G2 deve avere ben chiaro che nelle istituzioni alcuni sono referenti potenziali, ma altri sono chiaramente dei nemici, e come tali andrebbero trattati. Inutile farsi illusioni su questo punto, che è legato a quello successivo.</p>
<p>2. L’identità italiana. La Rete G2 sta chiedendo un diritto fondamentale per i propri aderenti e per tutti coloro che hanno una cultura italiana (parlano in italiano, pensano e scrivono in italiano, conoscono chi è Pippo Baudo e sanno riconoscere di chi sono i versi Sempre caro mi fu quest’ermo colle e Nel mezzo del cammin di nostra vita) ma non hanno il diritto di vedersi riconosciuti come italiani. Bisogna tuttavia avere chiaro in mente che questa loro richiesta coinvolge tutti noi italiani, anche quelli che credono di aver accesso garantito alla cittadinanza. Chiedere che si possa avere la cittadinanza italiana anche se si ha la pelle scura o gli occhi a mandorla, se si è musulmani o si crede nella reincarnazione, significa SGANCIARE una volta per tutte l’identità italiana dal colore della pelle e dalla religione. Significa che noi-che-abbiamo-la-cittadinanza-italiana-come-dato-di-fatto dobbiamo ammettere che è ora di finirla di concepire l’italianità come inevitabilmente associata a uno stereotipo fisico (la Cuccinotta?) o culturale (Padre Pio?) per riconoscere che l’identità italiana è qualcosa che costruiamo tutti insieme dibattendone. Significa ammettere che essere italiani è un processo identitario, un’appartenenza sempre in fieri, e che questi nostri connazionali dai colori “strani” ci stanno sollecitando su questo tema. Siamo disposti ad ammettere che italiani si diventa e che l’appartenenza nazionale non è un bene ereditato per via genetica o anche per via culturale direttamente parentale? Siamo pronti ad accettare il fatto che si possa essere pienamente italiani senza essere nati da genitori italiani, ma perché si è stati esposti alla cultura italiana nel processo di socializzazione?<br />
Attenzione, il punto è cruciale: siamo disposti ad accettare il fatto che l’identità italiana NON DIPENDA DIRETTAMENTE DALLA FAMIGLIA CHE CI HA GENERATI?<br />
Io ovviamente sono entusiasta di questa prospettiva dinamica, ma non so quanti connazionali possano al momento condividerla. Mi sembra doveroso ricordare agli amici della Rete G2 che parlando dei loro (sacrosanti) diritti stanno in effetti anche parlando dell’identità italiana di tutti gli italiani, e su questo punto è probabile che trovino le resistenze di tutti quegli italiani che (vedi punto 1) si fanno rappresentare da esponenti esplicitamente razzisti e intolleranti, che articolano invece un’ideologia dell’appartenenza completamente diversa, delegando alla famiglia di origine il diritto/dovere di inculcare l’identità nazionale. Il lavoro da fare, in questo senso, è complicatissimo, perché prevedere la possibilità che persone somaticamente e/o culturalmente eccentriche rispetto al modello steretipicamente normativo dell’identità nazionale italiana siano riconosciute come interlocutori legittimi per parlare dell’italianità e per contribuire alla sua costruzione.</p>
<p>3. La questione del nome. Per quanto, come si capisce, io sia del tutto in accordo con le richieste della Rete G2, trovo fuorviante il nome che si sono scelti, e mi azzardo a proporre una sua modifica. “Rete nazionale di seconde generazioni G2” lascia in sospeso a cosa si riferisca il “seconde”, producendo facilmente nella mente di chi legge o sente un effetto da “spazio bianco da riempire” con l’inevitabile etichetta “immigrate”, producendo un risultato finale “seconde generazioni di immigrati” che è errato (in quanto non parliamo di immigrati, ma di nati qui o arrivati a un’età in cui non si può proprio essere immigrati) e politicamente deleterio (dato che conferma nella mente di chi legge o ascolta “seconde generazioni” la convinzione che si tratti comunque di immigrati, di altri, mica di italiani con i quali fare i conti). Il rischio di questa denominazione, secondo me, è quindi quello di tagliare alla radice lo scandalo della condizione dei G2, che è invece quello di essere italiani non riconosciuti come tali, per essere ricondotto all’ennesima richiesta dell’ennesima lamentosa minoranza che si rivolge umilmente alla maggioranza per rivendicare qualche briciola di diritto.<br />
No, io credo che la cosa, anche terminologicamente, andrebbe presa di petto, con un’espressione del tipo Italiani di Prima Generazione (IPG), a indicare che gli IPG sono i Primi nel susseguirsi delle Generazioni della loro famiglia, ad essere di cultura Italiana e quindi Italiani e basta. Mentre io, diciamo, sono italiano da diverse generazioni, gli IPG lo sono da una generazione (la loro), ma dato che nel nostro sistema giuridico l’appartenenza nazionale non è un sistema dinastico (dove si acquisisce prestigio tanto più quanto si allunga il pedigrée dall’antenato fondatore) ma è invece un sistema di diritti/doveri, gli IPG possono sensatamente battersi affinché la loro condizione di PG non intacchi in alcun modo i loro diritti di I(taliani). </p>
<p><a href="http://pierovereni.blogspot.com/2009/11/secondi-chi.html" rel="nofollow">http://pierovereni.blogspot.com/2009/11/secondi-chi.html</a></p>
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		<title>Di: ahimsa</title>
		<link>http://www.secondegenerazioni.it/index.php/2009/11/12/forte-e-chiaro-cittadinanza-ora-conferenza-stampa-g2-alla-camera-dei-deputati-181109/comment-page-1/#comment-9135</link>
		<dc:creator>ahimsa</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 22:52:58 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.secondegenerazioni.it/?p=507#comment-9135</guid>
		<description>Proposta di legge

Italiani senza cittadinanza
Luca Bolognesi
Una legge del 1912, incentrata sul diritto di sangue, non consente a decine di migliaia i figli di immigrati di diventare cittadini italiani a tutti gli effetti. Ma c’è chi sta lavorando per modificare questa situazione.

Queenia Pereira de Oliveira è una ragazza di 23 anni: padre nigeriano, madre brasiliana. Vive in Italia da quando aveva 4 anni e 364 giorni. Ha compiuto tutto il percorso scolastico qui ed è ora iscritta all&#039;Università della Sapienza di Roma dove studia scienze politiche. È a tutti gli effetti una ragazza integrata, ma non è italiana. 

Spiega Queenia: «Mi considero una cittadina mancata. In tutta la mia vita sono stata all&#039;estero due volte per tutti i problemi burocratici che conseguono. Da quando ho 5 anni ho convissuto con i permessi di soggiorno e le file interminabili. A 18 anni non ho potuto scegliere di prendermi un anno sabbatico: iscrivermi all&#039;Università era l&#039;unica opzione per rinnovare il mio permesso di soggiorno». 

Questa è una delle testimonianze portate alla conferenza organizzata ieri, alla Camera dei deputati, da &quot;Rete G2 Seconde Generazioni&quot;, un&#039;organizzazione di figli di immigrati e rifugiati nati e cresciuti (o solo cresciuti) in Italia, ma senza cittadinanza. Il tema centrale è stata la presentazione della proposta di legge Granata-Sarubbi (Fabio Granata, Pdl) e Andrea Sarubbi, Pd, primi firmatari della proposta) che intende modificare la legge 91 del 1992 sulla cittadinanza. A riguardo il deputato del Pdl Fabio Granata è molto chiaro: «Questa legge è un tassello di civiltà necessario per costruire una nuova Italia. È una proposta che si inscrive in una grande tradizione di accoglienza come è quella italiana. Non sarebbe pensabile una grande civiltà come la nostra senza il mix culturale che ha contraddistinto la nostra penisola fin dall&#039;antichità». 

Al 31 dicembre 2008, ci dice il dossier statistico immigrazione di Caritas-Migrantes, gli stranieri regolarmente residenti in Italia sono oltre 4 milioni, circa il 6,5% della popolazione. Nello stesso anno, i nati da entrambi i genitori stranieri sono 72.472, cioè il 12,6% delle nascite registrate in Italia. Eppure la legislazione del nostro paese prevede la prevalenza della ius sanguinis che concede la cittadinanza diretta ai figli di genitori italiani. La legge 91 sulla cittadinanza  risale addirittura al 1912 ed ha acquisito la nuova nomenclatura in seguito all&#039;ultima modifica. Si è poi spesso parlato di modificarla e superarla, ma i progetti sono sempre stati rimandati.
 
Ora i tempi sembrano finalmente maturi. Molto importante per la proposta è il fatto che i firmatari coprano quasi tutto l&#039;arco parlamentare. Ci sono 20 deputati del Pd, 20 del Pdl, 5 dell&#039;Udc e 5 dell&#039;Idv. Ovviamente la Lega rimane contraria su tutta la linea, anche se, secondo chi propone le modifiche, ci sarebbe uno spiraglio. «Se la parte sul dimezzamento degli anni necessari per acquisire la cittadinanza (da 10 passerebbero a 5, ndr) -  spiega Granata - è particolarmente osteggiata da Lega e gran parte del Pdl, spiragli ci sono sull&#039;introduzione dello ius soli temperato, cioè la possibilità per chi è nato in Italia di acquisire la cittadinanza italiana anche se i genitori sono stranieri: qui la Lega non potrà porre un veto determinante».

Oltre all&#039;introduzione dello ius soli, quindi, la proposta Granata-Sarubbi intende ridurre gli anni necessari per ottenere la cittadinanza da 10 a 5. A fronte di questa diminuzione verranno richiesti nuovi requisiti che non siano solo quantitativi a chi chiede la cittadinanza: bisognerà verificare la residenza e la reale integrazione linguistica e sociale dello straniero con un test sulla cultura italiana. Inoltre sarà necessario prestare giuramento sulla Costituzione.

«Questo testo di legge - spiega Lucia Ghebreghiorges, rappresentante di G2 - accoglie molte delle nostre richieste. Noi ci accontentiamo: l&#039;importante però è che passi in tempi brevi». Queenia, in poche parole, riassume il sentimento di tutti i ragazzi che come lei vivono da italiani senza esserlo: «Si parla di precarietà del lavoro, ma per noi figli di immigrati viene ancor prima la precarietà dei diritti».

 Nigrizia - 19/11/2009

Fonte: http://www.nigrizia.com/sito/notizie_pagina.aspx?Id=8859&amp;IdModule=1</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Proposta di legge</p>
<p>Italiani senza cittadinanza<br />
Luca Bolognesi<br />
Una legge del 1912, incentrata sul diritto di sangue, non consente a decine di migliaia i figli di immigrati di diventare cittadini italiani a tutti gli effetti. Ma c’è chi sta lavorando per modificare questa situazione.</p>
<p>Queenia Pereira de Oliveira è una ragazza di 23 anni: padre nigeriano, madre brasiliana. Vive in Italia da quando aveva 4 anni e 364 giorni. Ha compiuto tutto il percorso scolastico qui ed è ora iscritta all&#8217;Università della Sapienza di Roma dove studia scienze politiche. È a tutti gli effetti una ragazza integrata, ma non è italiana. </p>
<p>Spiega Queenia: «Mi considero una cittadina mancata. In tutta la mia vita sono stata all&#8217;estero due volte per tutti i problemi burocratici che conseguono. Da quando ho 5 anni ho convissuto con i permessi di soggiorno e le file interminabili. A 18 anni non ho potuto scegliere di prendermi un anno sabbatico: iscrivermi all&#8217;Università era l&#8217;unica opzione per rinnovare il mio permesso di soggiorno». </p>
<p>Questa è una delle testimonianze portate alla conferenza organizzata ieri, alla Camera dei deputati, da &#8220;Rete G2 Seconde Generazioni&#8221;, un&#8217;organizzazione di figli di immigrati e rifugiati nati e cresciuti (o solo cresciuti) in Italia, ma senza cittadinanza. Il tema centrale è stata la presentazione della proposta di legge Granata-Sarubbi (Fabio Granata, Pdl) e Andrea Sarubbi, Pd, primi firmatari della proposta) che intende modificare la legge 91 del 1992 sulla cittadinanza. A riguardo il deputato del Pdl Fabio Granata è molto chiaro: «Questa legge è un tassello di civiltà necessario per costruire una nuova Italia. È una proposta che si inscrive in una grande tradizione di accoglienza come è quella italiana. Non sarebbe pensabile una grande civiltà come la nostra senza il mix culturale che ha contraddistinto la nostra penisola fin dall&#8217;antichità». </p>
<p>Al 31 dicembre 2008, ci dice il dossier statistico immigrazione di Caritas-Migrantes, gli stranieri regolarmente residenti in Italia sono oltre 4 milioni, circa il 6,5% della popolazione. Nello stesso anno, i nati da entrambi i genitori stranieri sono 72.472, cioè il 12,6% delle nascite registrate in Italia. Eppure la legislazione del nostro paese prevede la prevalenza della ius sanguinis che concede la cittadinanza diretta ai figli di genitori italiani. La legge 91 sulla cittadinanza  risale addirittura al 1912 ed ha acquisito la nuova nomenclatura in seguito all&#8217;ultima modifica. Si è poi spesso parlato di modificarla e superarla, ma i progetti sono sempre stati rimandati.</p>
<p>Ora i tempi sembrano finalmente maturi. Molto importante per la proposta è il fatto che i firmatari coprano quasi tutto l&#8217;arco parlamentare. Ci sono 20 deputati del Pd, 20 del Pdl, 5 dell&#8217;Udc e 5 dell&#8217;Idv. Ovviamente la Lega rimane contraria su tutta la linea, anche se, secondo chi propone le modifiche, ci sarebbe uno spiraglio. «Se la parte sul dimezzamento degli anni necessari per acquisire la cittadinanza (da 10 passerebbero a 5, ndr) &#8211;  spiega Granata &#8211; è particolarmente osteggiata da Lega e gran parte del Pdl, spiragli ci sono sull&#8217;introduzione dello ius soli temperato, cioè la possibilità per chi è nato in Italia di acquisire la cittadinanza italiana anche se i genitori sono stranieri: qui la Lega non potrà porre un veto determinante».</p>
<p>Oltre all&#8217;introduzione dello ius soli, quindi, la proposta Granata-Sarubbi intende ridurre gli anni necessari per ottenere la cittadinanza da 10 a 5. A fronte di questa diminuzione verranno richiesti nuovi requisiti che non siano solo quantitativi a chi chiede la cittadinanza: bisognerà verificare la residenza e la reale integrazione linguistica e sociale dello straniero con un test sulla cultura italiana. Inoltre sarà necessario prestare giuramento sulla Costituzione.</p>
<p>«Questo testo di legge &#8211; spiega Lucia Ghebreghiorges, rappresentante di G2 &#8211; accoglie molte delle nostre richieste. Noi ci accontentiamo: l&#8217;importante però è che passi in tempi brevi». Queenia, in poche parole, riassume il sentimento di tutti i ragazzi che come lei vivono da italiani senza esserlo: «Si parla di precarietà del lavoro, ma per noi figli di immigrati viene ancor prima la precarietà dei diritti».</p>
<p> Nigrizia &#8211; 19/11/2009</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.nigrizia.com/sito/notizie_pagina.aspx?Id=8859&amp;IdModule=1" rel="nofollow">http://www.nigrizia.com/sito/notizie_pagina.aspx?Id=8859&amp;IdModule=1</a></p>
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		<title>Di: ahimsa</title>
		<link>http://www.secondegenerazioni.it/index.php/2009/11/12/forte-e-chiaro-cittadinanza-ora-conferenza-stampa-g2-alla-camera-dei-deputati-181109/comment-page-1/#comment-9131</link>
		<dc:creator>ahimsa</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 19:45:50 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie Frank, abbiamo bisogno del sostegno di TUTTI! :- )</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Frank, abbiamo bisogno del sostegno di TUTTI! :- )</p>
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		<title>Di: Idra</title>
		<link>http://www.secondegenerazioni.it/index.php/2009/11/12/forte-e-chiaro-cittadinanza-ora-conferenza-stampa-g2-alla-camera-dei-deputati-181109/comment-page-1/#comment-9129</link>
		<dc:creator>Idra</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 00:56:35 +0000</pubDate>
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		<description>Forza ragazzi, il giorno nel quale l&#039;Italia si sveglierà senza più &quot;figliastri&quot; si sta avvicinando anche grazie al vostro nobile e viscerale gesto di sensibilizzazione politica.
Vi segnalo alcune video-testimonianze:

http://www.agenziami.it/articolo/5054/Immigrazione+maggioranza+spaccata+su+voto+e+cittadinanza+

http://www.agenziami.it/articolo/4590/Immigrati+proposta+bipartisan+per+una+nuova+legge+sulla+cittadinanza</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Forza ragazzi, il giorno nel quale l&#8217;Italia si sveglierà senza più &#8220;figliastri&#8221; si sta avvicinando anche grazie al vostro nobile e viscerale gesto di sensibilizzazione politica.<br />
Vi segnalo alcune video-testimonianze:</p>
<p><a href="http://www.agenziami.it/articolo/5054/Immigrazione+maggioranza+spaccata+su+voto+e+cittadinanza+" rel="nofollow">http://www.agenziami.it/articolo/5054/Immigrazione+maggioranza+spaccata+su+voto+e+cittadinanza+</a></p>
<p><a href="http://www.agenziami.it/articolo/4590/Immigrati+proposta+bipartisan+per+una+nuova+legge+sulla+cittadinanza" rel="nofollow">http://www.agenziami.it/articolo/4590/Immigrati+proposta+bipartisan+per+una+nuova+legge+sulla+cittadinanza</a></p>
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