
L’APPELLO della Rete G2 alla Conferenza Stampa
Oggi, la Rete nazionale di figli di immigrati, G2-Seconde generazioni, si presenta in questa sede, la Camera dei Deputati, per sollecitare l’approvazione di un testo di legge che modifichi la normativa vigente per la concessione della cittadinanza, determinata da una legge del 1992, la legge numbero 91, dove l’eventualità di figli di immigrati cresciuti in Italia è a malapena presa in considerazione.
La Rete G2 chiede un testo di legge che includa le cosiddette seconde generazioni, che siano esse nate in Italia o all’estero ma cresciute in italia.
Già in passato le scorse legislature si sono aperte ad una necessaria modifica di questa legge, ma fin’ora non c’è stato un impegno concreto da parte del legislatore nell’approvare una legge che finalmente regoli adeguatamente la questione della concessione della cittadinanza in generale, e in particolare crei le condizioni per cui le seconde generazioni cresciute in italia abbiano gli stessi diritti e opportunità dei loro coetanei figli di italiani, e non debbano sentirsi straniere in patria.
Nei prossimi giorni, presso la Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, saranno in discussione le proposte di modifica della legge n.91 del ‘92.
Si discuterà insomma, del nostro futuro, del futuro di molti figli di questo Paese – molti dei quali già adulti.
Vorremmo, Onorevoli Parlamentari, che ci venga riconosciuta la cittadinanza italiana secondo un principio di ius soli, e non più solo in virtù dello ius saguinis. E per quelli che arrivano in Italia da piccoli, vorremmo che prima del compimento della maggiore età anche loro possano diventare cittadini.
Infatti, è da bambini, tra i banchi di scuola e giocando nei cortili, che avviene quella che in molti chiamano integrazione e che noi intendiamo socializzazione, tanto più se ci si riferisce a soggetti che sono in Italia da sempre o quasi. E’ da bambini che nasce l’istinto della consapevolezza di essere cittadino di un certo Paese; è da bambini che si iniziano a mettere radici in quella che si dovrebbe percepire come casa. E non è questo, On. Parlamentari, che fa di un Paese il proprio? Oggi siamo come alberi che crescono radici in un terreno che poi ci viene negato e noi non ci rassegnamo ad essere alberi senza radici.
La Rete G2 auspica che il nuovo testo di legge, oltre ad essere approvato in tempi brevissimi, non si dimentichi di chi è già maggiorenne e non ha ancora potuto ottenere la cittadinanza italiana a causa delle storture e delle lacune dell’attuale normativa.
Oggi, la Rete G2 chiede, a nome dei quasi 900.000 minorenni e delle altre migliaia di maggiorenni, tutti figli d’immigrati già presenti in Italia, che ci venga data la possibilità di partecipare e contare in questo Paese come
cittadini a pieno diritto.
Infine, chiediamo accoratamente che questo Parlamento non ci illuda e soprattutto non ci deluda, chiedendoci di aspettare ancora.
I tempi sono già maturi per permettere a tutti noi di essere italiani e fieri di esserlo, non solo nello spirito, ma finalmente anche sulla carta.
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A questo link potete visionare una galleria immagini della Conferenza stampa.
I video del TG3 dedicati alla Conferenza stampa:
Tg3 – Rete G2 @ Camera dei Deputati – Legge Cittadinanza “Sarubbi-Granata”

Figli di immigrati vogliono essere riconosciuti come italiani
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-46f03e7f-ec18-422f-b38a-66333815ce4b-tg3.html?p=0
Tag: cittadinanza, ddl cittadinanza, italiani senza cittadinanza, Parlamento Italiano, Rete G2, seconde generazioni
semplicemente fantastico!
DOMANI A PRANZO SINTONIZZATEVI SU TG3: SERVIZIO SULLA RETE G2 E CONFERENZA STAMPA ALLA CAMERA DEI DEPUTATI, VIDEO “FORTE E CHIARO”, LEGGE SULLA CITTADINANZA ” Andrea Sarubbi-Fabio Granata”
‘Finiani’ all’attacco su cittadinanza e voto a immigrati
di Aldo Puthod
ROMA – Torna l’immigrazione declinata ‘finianamente’: nuova cittadinanza e voto alle amministrative. E probabilmente torneranno, come già nelle scorse settimane, anche le polemiche nella maggioranza. Domani sarà infatti un giorno ‘ricco’, con tre appuntamenti, tra convegni e conferenze stampa, che girano tutti intorno alle tesi del presidente della Camera. Il primo è con Flavia Perina: deputata ritenuta a ragione tra le persone più vicine al presidente della Camera.
La direttrice del ‘Secolo d’Italià firma una proposta di legge che dà diritto di voto amministrativo agli immigrati regolarmente residenti in Italia da almeno 5 anni. Di che far digrignare i denti alla Lega Nord, ma anche irritare i fedelissimi di Silvio Berlusconi e i difensori della ortodossia programmatica del Pdl. Non basta, perché con la Perina a firmare la legge c’é un gruppo di deputati rappresentativi dell’intera opposizione, compresa quella visceralmente più antiberlusconiana. C’é l’Udc Roberto Rao, già portavoce di Casini, due esponenti di spicco del Pd pre-Bersani, cioé l’ex segretario Walter Veltroni e Salvatore Vassalo, ma anche il portavoce dell’Idv, Leoluca Orlando.
Gli altri due appuntamenti hanno al centro la contestatissima, nel Pdl, proposta finiana sulla cittadinanza. Il primo convegno è dedicato alla cosiddetta Granata-Sarubbi: la proposta di legge firmata da Fabio Granata, altro fedelissimo di Gianfranco Fini, e il Pd Andrea Sarubbi. Di questa proposta, osteggiatissima da Pdl ‘ufficiale’ e Lega, parleranno in prima battuta gli aderenti alla “Rete G2″ in un convegno alla Camera, dove “G2″ sta per seconda generazione di immigrati. All’incontro, potrebbe partecipare lo stesso Fini.
Il presidente della Camera sarà comunque protagonista del secondo appuntamento. A proporre il convegno sulla cittadinanza é del resto proprio la fondazione ‘FareFuturo’ insieme alla rivista ‘Con’ di un altro finiano doc, Italo Bocchino. “L’Italia a chi la ama” è l’evocativo titolo del convegno. Il terzo relatore è tutt’altro che un ‘avversario’ di Berlusconi, trattandosi del suo amico Tarek Ben Ammar, produttore e finanziere tunisino. Difficilmente, però, Ben Ammar potrà evitare di dispiacere all’amico Silvio schierandosi a favore della cittadinanza breve. Insomma, tre appuntamenti sull’immigrazione con un unico denominatore: Gianfranco Fini, l’uomo che oggi ‘il Giornale’ bolla come ‘doppiogiochista’ a danno del Cavaliere. Abbastanza per far temere nel centrodestra che si tratti di un colpo di ‘carambola’ che dopo aver impattato la sponda della Lega vada a colpire appunto il premier.
Fonte: http://wwwansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2009/11/17/visualizza_new.html_1618415482.html
Per seguire la diretta:
http://nuovo.camera.it/336
Daje ragazzi forza, continuate a lottare! Sono con voi!
Servizio correlato alla conferenza mandato in onda da Tg3 delle 19 di oggi:
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-46f03e7f-ec18-422f-b38a-66333815ce4b-tg3.html?p=0
Tg3 delle 14:20
Rete G2 @ Camera dei Deputati – Legge Cittadinanza “Sarubbi-Granata” –
http://www.youtube.com/watch?v=OcZlPn2QSFU
Tg3 delle 19:00
Rete G2 @ Camera dei Deputati – Legge Cittadinanza “Sarubbi-Granata” – 2
http://www.youtube.com/watch?v=qQIf6lGa60M
Bossi vuole mandare a casa tutti gli immigrati
Immigrazione, maggioranza spaccata su voto e cittadinanza
Fini: «Tocca alla politica mettere in campo politiche di lunga durata»
La maggioranza di governo si spacca sulle questioni relative all’immigrazione. Fabio Granata (Pdl) e Andrea Sarrubbi (Pd) stanno portando avanti una proposta di legge sul dimezzamento dei tempi per l’ottenimento della cittadinanza italiana, mentre un’altra iniziativa bipartisan (escluso il Carroccio) sulla concessione del voto agli immigrati ha provocato la reazione del leader storico della Lega Umberto Bossi il quale ha detto senza mezzi termini: «Gli immigrati devono essere mandati a casa loro, non c’è lavoro neanche per noi». E che la temperatura nel centrodetra si sia notevolmente alzata lo dimostraano le parole del presidente della Camera Gianfranco Fini che, riferendosi a Bossi, ha chiosato: «E’ una battuta liquidatoria, un anatema, ma non risolve il problema». Nelle immagini la conferenza stampa della Rete G2
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Immigrati, proposta bipartisan per una nuova legge sulla cittadinanza
La maggioranza è in fibrillazione su un tema che aveva agitato già in passato le varie anime del Pdl. Sull’immigrazione infatti il centrodestra si spacca, ad agitare le acque ci hanno pensato gli uomini ex An, Gianfranco Fini e Fabio Granata in testa, con le loro proposte sul voto e la cittadinanza. In più si tratta di disegni di legge bipartisan sottoscritti da tutti i gruppi parlamentari a parte la Lega.
Per quanto riguarda l’ottenimento della cittadinanza italiana i due relatori, Granata (Pdl) e Sarrubbi (Pd), hanno ribadito che bisogna arrivare ad «un dimezzamento dei tempi di permanenza sul suolo italiano, da 10 a 5 anni». Inoltre si deve «modificare lo stesso concetto di cittadinanza passando dallo ius sanguinis allo ius solis». Una necessità dettata anche dalla nuova realtà italiana caratterizzata da moltissimi figli di immigrati nati nel nostro paese che non possono però godere dei diritti propri di ogni cittadino. In questo senso significative sono state le esperienze raccontate dagli organizzatori, la rete G2, di una conferenza stampa che si è tenuta presso la sala del Mappamondo alla Camera.
Per quanto riguarda il voto invece lo scontro si acceso dopo le parole del leader leghista Umberto Bossi: «Gli immigrati devono essere mandati a casa loro, non c’è lavoro neanche per noi» al quale ha risposto il presidente della Camera Gianfranco Fini: «E’ una battuta liquidatoria, un anatema, ma non risolve il problema. Gli immigrati in Italia oggi sono quattro milioni, ma il fenomeno è destinato ad aumentare. Tocca quindi alla politica mettere in campo politiche di lunga durata. Non farlo significa di accendere delle mine sul cammino della nostra società».
L’idea di chi propone l’estensione del voto agli immigrati è quella di fra partecipare chi si trova in Italia da almeno 5 anni alle consultazioni comunali e circoscrizionali. Il testo della proposta di legge è stato illustrato alla Camera da Walter Veltroni e Salvatore Vassallo del Pd, Leoluca Orlando dell’Idv e Roberto Rao dell’Udc, da Flavia Perina e ancora da Fabio Granata per il Pdl. Per Veltroni esiste « una priorità nell’affrontare i temi dell’immigrazione: quella di garantire inclusione e responsabilizzazione».
(alessandro fioroni)2009-11-18 19:50:02
Fonte (e video dell’evento): http://www.agenziami.it/articolo/5054/Immigrazione%20maggioranza%20spaccata%20su%20voto%20e%20cittadinanza%20/
Alberi senza radici
Novembre 18, 2009
“Oggi siamo come alberi che crescono radici in un terreno che poi ci viene negato, e noi non ci rassegniamo ad essere alberi senza radici”. Quando Zhanxying pronuncia questa frase, nella Sala del mappamondo non vola una mosca: c’è dentro tutto il dramma di chi, come lei e buona parte della platea, è nato in Italia o ci è arrivato da piccolo. E c’è pure tutto l’imbarazzo di noi parlamentari, che non riusciamo a spiegare – a noi stessi, prima di tutto – come mai la politica non abbia dato ancora, a questi ragazzi della seconda generazione, l’unica risposta possibile: la cittadinanza. Sulle agenzie, pure oggi, è tutto un susseguirsi di dichiarazioni tattiche: i vertici del Pdl se la prendono con i finiani, colpevoli di appoggiare iniziative dell’opposizione, ma nessuno entra nel merito delle proposte. Loro parlano, noi invece ascoltiamo: Fabio Granata ed io abbiamo organizzato una conferenza stampa al contrario, in cui sono i giovani della Rete G2 a spiegare ed i deputati a prendere appunti. Zhanxying, che di origine è cinese ma parla italiano meglio di metà dei miei colleghi, ha il compito di leggere l’appello che G2 ha consegnato al Parlamento: ci invitano a superare le appartenenze partitiche e ad impegnarci perché venga riconosciuta la possibilità di essere italiano a chi si sente tale; ci chiedono, soprattutto, di non illuderli e di non deluderli, facendoli aspettare ancora. C’è Queenia, per esempio, che ha il terrore di laurearsi: quando finirà gli studi, infatti, non avrà più nulla da scrivere sul permesso di soggiorno. Eppure è arrivata qui a 4 anni dal Brasile, e fino al diciottesimo compleanno non si era mai accorta di non essere italiana: solo quando sono iniziate le file, le impronte e tutto il resto, si è accorta di essere catturata (sì, ha detto proprio così) dal suo permesso di soggiorno, che la maggior parte delle volte le arriva già scaduto e le impedisce quindi di andare all’estero. Stesso problema ha Neva, che però – facendo la ricercatrice – perde parecchie occasioni di portare ai congressi internazionali i risultati dei suoi studi; eppure è qui da vent’anni, durante i quali ha frequentato le medie ed il liceo, l’università ed il dottorato, ha ottenuto contratti, assegni di studio e borse di ricerca, ma – a 33 anni – non sa ancora quando potrà votare per la prima volta. Sfido chiunque, dice, ad indovinare la mia provenienza. Io avrei detto parmense, per la carnagione chiara e la erre arrotata, invece – scoprirò più tardi – è di origini croate. Zhanxying, Queenia e Neva – e come loro tutti i giovani di G2, stranieri di nome ma italiani di fatto – non possono accedere a posti pubblici, perché ai lavoratori ministeriali è richiesta la cittadinanza; se aprono partita Iva, devono sperare che le quote per il lavoro autonomo non siano già esaurite, altrimenti dovranno fare le valigie (per dove, poi?); ogni anno spendono 170 euro per rinnovare il permesso di soggiornare a casa propria; per non parlare della fatica psicologica di sentirsi perennemente in una terra di nessuno. Alberi senza radici, appunto.
Fonte: http://andreasarubbi.wordpress.com/2009/11/18/rete-g2-cittadinanza-sarubbi-granata-parlamento/
lo sapevo che la frase avrebbe colpito!
il TG3 delle 19 al nono minuto ci siamo noi… e le nostre interviste stratagliatissime.. sob.
http://www.tg3.rai.it/dl/tg3/tg3_home.html#
18 novembre 2009
Cittadinanza: oggi alla Camera un convegno con la Rete G2 delle seconde generazioni.
I giovani di origine straniera si confronteranno con i deputati Granata e Sarubbi promotori del progetto di legge bipartisan.
“Dopo circa due mesi dalla sua presentazione, il nostro ddl sulla cittadinanza ritorna a Montecitorio. Questa volta però a portarcelo non sono deputati, ma ragazzi di seconda generazione che l’hanno fatto proprio”.
Così i due deputati Andrea Sarubbi (Pd) e Fabio Granata (Pdl), – promotori del progetto di legge bipartisan sulla cittadinanza – hanno presentato l’iniziativa che si svolgerà oggi alle 14 a Montecitorio dove si confronteranno con i ragazzi della rete G2 seconde generazioni, sul tema della riforma della cittadinanza.
“Il nostro primo obiettivo – scrivono in un nota i due parlamentari – era, e resta, quello di suscitare un dibattito serio sul tema, al di là delle appartenenze politiche. Negli ultimi tempi stiamo girando in lungo e in largo l’Italia, invitati a parlare di cittadinanza, registrando in continuazione attestati di sostegno e adesione al nostro progetto”.
I deputati, ricordando le numerose adesioni alla loro proposta e gli attestati di sostegno che hanno ricevuto, ricordano che “queste iniziative sono la risposta più evidente a chi accusava la nostra proposta – che ha coinvolto trasversalmente 50 deputati – di essere frutto di alchimie di palazzo. Come abbiamo sempre sostenuto, legge o non legge, l’Italia è già cambiata”.
Per Sarubbi e Granata “spetta ora alla politica il compito di accompagnare in maniera adeguata questa trasformazione”.
(Red.)
Fonte: http://www.immigrazioneoggi.it/daily_news/2009/novembre/18_2.html
ITALIA – Proposta bipartisan per voto amministrative agli immigrati, il Pdl si spacca
Notizia 19 novembre 2009 8:25
Tamponata una falla, se ne apre un’ altra. Mentre i pontieri sono al lavoro nel Pdl per una nuova tregua tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, il centrodestra torna a spaccarsi sull’immigrazione. Umberto Bossi boccia senza mezzi termini i progetti di legge ‘finiani’ sulla cittadinanza e sul voto agli extracomunitari: ‘Gli immigrati devono essere mandati a casa loro – dice – non c’e’ lavoro neanche per noi’.
Un ‘anatema’ che non piace a Fini perche’, spiega, ‘una battuta liquidatoria non risolve il problema’.
Lo scontro tra i due leader evidenzia una divisione piu’ ampia all’interno del Pdl. Da una parte ci sono i ‘finiani’ cofirmatari di un progetto di legge per estendere il diritto di voto alle amministrative agli extracomunitari in Italia da almeno cinque anni; dall’altra c’e’ chi, come il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto, definisce ‘inaccettabile che alcuni colleghi abbiano presentato un ddl con esponenti dell’opposizione’ e ’senza che la proposta sia contenuta nel programma di governo’.
Il provvedimento e’ quello illustrato a Montecitorio da Walter Veltroni, Flavia Perina, Leoluca Orlando e Roberto Rao, deputati di Pd, Pdl, Idv e Udc. ‘Ci sono temi sui quali e’ naturale che persone con idee diverse possano convergere’, dice Veltroni. La Perina respinge le critiche di ‘inciucio’ rivoltele dal ‘Giornale’ e invita a ’superare gli schemi’.
Piu’ netta la replica ‘preventiva’ del Fabio Granata, finiano, cofirmatario anche del ddl sulla cittadinanza: ‘Neanche ’scudo fiscale’ e privatizzazione dell’acqua – dice – erano nel programma di governo’. La richiesta di cambiare la legge sulla cittadinanza arriva poi dalla rete nazionale di figli di immigrati ‘G2-Seconde generazioni’ in un appello alla Camera con Granata e Andrea Sarubbi (Pd), cofirmatario della proposta di legge.
Ma le iniziative dei finiani non piacciono nel Pdl. Riccardo Mazzoni le definisce ‘comiche finali’ e Isabella Bertolini ricorda come ci siano ‘ben altre priorita’ per il Paese’. Il colpo piu’ duro pero’ e’ di Bossi. ‘Restiamo della nostra idea – dice – gli immigrati devono essere mandati a casa loro’.
La replica di Fini arriva nel corso dell’incontro ‘L’Italia a chi la ama’, organizzato dalle fondazioni Farefuturo e Con a Montecitorio: ‘Spero che sull’ipotesi di una sorta di ‘ius solis’ temperato si riesca a ragionare senza anatemi – afferma – Si deve agire su legalita’ e integrazione. Con la stessa convinzione con cui ho firmato una legge che porta il mio nome chiedo alla politica di occuparsi dell’altra faccia della medaglia’. Il presidente della Camera critica le ‘chiusure contro il buon senso e la logica, ma anche contro l’interesse nazionale’.
Sul tema interviene anche il Pd contro il quotidiano leghista ‘La Padania’ che ‘indica ai suoi lettori in maniera minacciosa i parlamentari che hanno firmato la legge Veltroni-Perina’ (’segnatevi questi nomi’, e’ scritto in prima pagina, mentre all’interno sono pubblicate le foto dei firmatari): ‘Articoli come questo – dice Vinicio Peluffo – sono delle vere e proprie istigazioni all’odio’.
Scoppia anche il caso ‘White Christmas’: la decisione dell’amministrazione leghista di Coccaglio, paesino del Bresciano, di sottoporre a controlli tutti i permessi di soggiorno e revocare entro Natale la residenza agli extracomunitari non in regola. ‘Giu’ le mani dal Natale’, scrive Farefuturo, la fondazione di Fini. Si tratta di un’operazione ‘vergognosa, incivile e incostituzionale’ per i senatori lombardi del Pd che chiedono ai ministri leghisti di dissociarsi. (Ansa)
Fonte: http://www.aduc.it/notizia/proposta+bipartisan+voto+amministrative+agli_113966.php
Immigrazione: Fini, dare identita’
Cittadinanza? Spero si ragioni, no agli anatemi
18 novembre, 19:19
(ANSA) – ROMA, 18 NOV – ‘Non si puo’ condannare una persona a non avere una identita”. Lo ha detto Fini riferendosi ai diritti degli immigrati.’Sono necessarie politiche di lunga durata oltre a quelle che mirano a garantire la legalita”.’Spero che sull’ipotesi di una sorta di ‘ius solis’ temperato, per un arco di tempo di un intero ciclo scolastico, si riesca a ragionare senza anatemi’, si e’ augurato Fini. Perche’ ‘una battuta liquidatoria,’si’ lasciamoli a casa loro’, non risolve il problema’.
Fonte: http://ansa.it/web/notizie/collection/rubriche/topnews/2009/11/18/visualizza_new.html_1618568156.html
IMMIGRAZIONE:SECONDE GENERAZIONI,CAMBIARE LEGGE CITTADINANZA (ANSA) – ROMA, 18 NOV – Chi nasce in Italia dovrebbe poter ottenere la cittadinanza per il principio dello ius soli e chi, invece, vi arriva da piccolo dovrebbe poterla ottenere prima dei 18 anni. Occorre quindi «modificare la legge 91 del 1992», che regola il riconoscimento della cittadinanza italiana, affinchè «le seconde generazioni di immigrati cresciute in Italia abbiano gli stessi diritti e opportunità dei loro coetanei figli di italiani e non debbano sentirsi straniere in patria». È quanto ha chiesto la rete nazionale di figli di immigrati ‘G2-Seconde generazionì in un appello rivolto ai parlamentari, presentato oggi alla Camera durante una conferenza stampa. «Il 60% dei bambini figli di immigrati – ha affermato Lucia Ghebreghiorges, relatrice della rete G2 – quando va a scuola si sente italiano e a 18 anni scopre di non esserlo. Speriamo che una modifica alla legge vigente venga approvata in tempi brevi e non si dimentichi di chi è già maggiorenne e non ha potuto ottenere la cittadinanza a causa delle storture e delle lacune dell’attuale normativa». Ghebreghiorges ha aggiunto che la proposta Sarubbi-Granata è vicina alle istanze della rete: «Siamo un gruppo autonomo, ma appoggiamo le leggi che propongono le nostre istanze». Fabio Granata (Pdl), presente assieme ad Andrea Sarubbi (Pd), ha spiegato che la proposta di legge «è condivisa nella parte che riguarda la conoscenza della cultura e della lingua italiana, mentre osteggiata dalla Lega Nord e da parte del Pdl nella parte relativa ai tempi di ottenimento della cittadinanza. Sul passaggio allo ius soli c’è invece un consenso crescente e anche per la Lega sarà difficile porre il veto». Secondo Roberto Zaccaria (Pd) «a gennaio in aula arriverà una terza proposta di legge, una via di mezzo tra la Sarubbi-Granata e quella proposta dal Pd». (ANSA).
YZD-VN 18-NOV-09 17:30 NNN
FINE DISPACCIO
Bossi duro, Fini non è da meno. Scontro a distanza sul voto agli stranieri
Giorni di allarme, questi, per il governo: tamponata una falla, se ne apre un’altra. E mentre i pontieri sono al lavoro, nel Pdl, per una nuova tregua tra il presidente del Consiglio e il presidente della Camera, quest’ultimo cambia avversario (e tema) e rimette in fibrillazione la maggioranza: stavolta lo scontro è con la Lega sull’annoso tema dell’immigrazione.
A bocciare, senza mezzi termini i progetti di legge finiani sulla cittadinanza e sul voto agli extracomunitari è il Ministro delle Riforme e capo leghista Umberto Bossi: “Gli immigrati devono essere mandati a casa loro” dice “non c’è lavoro neanche per noi”. Un “anatema” che non piace a Fini perché, spiega, “una battuta liquidatoria non risolve il problema”.
Lo scontro tra i due leader evidenzia una divisione più ampia all’interno del Pdl. Da una parte ci sono i finiani cofirmatari di un progetto di legge per estendere il diritto di voto alle amministrative agli extracomunitari in Italia da almeno cinque anni; dall’altra c’è chi, come il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto, definisce “inaccettabile che alcuni colleghi abbiano presentato un ddl con esponenti dell’opposizione” e “senza che la proposta sia contenuta nel programma di governo”.
Il provvedimento è quello, bipartisan, illustrato a Montecitorio dai deputati di Pd, Pdl, Idv e Udc: il redivivo Walter Veltroni, Fabio Granata, Leoluca Orlando, Roberto Rao e Flavia Perina (la pasionaria direttrice del Secolo d’Italia, battagliera testa d’ariete dei finiani in Parlamento, di cui non si contano le battaglie laiche, spesso controcorrente rispetto al Pdl). “Ci sono temi sui quali è naturale che persone con idee diverse possano convergere”, dice Veltroni. La Perina respinge le critiche di “inciucio” rivoltele dal Giornale e invita a “superare gli schemi”.
Più netta la replica “preventiva” del Fabio Granata, altro finiano, cofirmatario anche del ddl sulla cittadinanza: “Neanche ’scudo fiscale’ e privatizzazione dell’acqua” dice “erano nel programma di governo”. La richiesta di cambiare la legge sulla cittadinanza arriva poi dalla rete nazionale di figli di immigrati “G2-Seconde generazioni” in un appello alla Camera con Granata e Andrea Sarubbi (Pd), cofirmatario della proposta di legge.
Ma le iniziative dei finiani non piacciono nel Pdl. Riccardo Mazzoni le definisce “comiche finali” e Isabella Bertolini ricorda come ci siano “ben altre priorità per il Paese”. Il colpo più duro però è di Bossi. “Restiamo della nostra idea” dice. E l’idea è che “gli immigrati devono essere mandati a casa loro”.
La replica di Fini arriva nel corso dell’incontro “L’Italia a chi la ama”, organizzato dalle fondazioni Farefuturo e Con a Montecitorio: “Spero che sull’ipotesi di una sorta di ‘ius solis’ temperato si riesca a ragionare senza anatemi” afferma. “Si deve agire su legalità e integrazione. Con la stessa convinzione con cui ho firmato una legge che porta il mio nome chiedo alla politica di occuparsi dell’altra faccia della medaglia“. Il presidente della Camera critica le “chiusure contro il buon senso e la logica, ma anche contro l’interesse nazionale”.
Il tutto, mentre scoppia il caso “White Christmas”: la decisione dell’amministrazione leghista di Coccaglio, paesino del Bresciano, di sottoporre a controlli tutti i permessi di soggiorno e revocare entro Natale la residenza agli extracomunitari non in regola. “Giù le mani dal Natale”, scrive Farefuturo, la fondazione presieduta da Fini.
Opinione che fa da controvoce a quella di alcuni senatori lombardi del Pd, per i quali si tratta di un’operazione “vergognosa, incivile e incostituzionale”.
lungi_mirante
Giovedì 19 Novembre 2009
Fonte: http://blog.panorama.it/italia/2009/11/19/bossi-duro-fini-non-e-da-meno-scontro-a-distanza-sul-voto-agli-stranieri/
Trovo semplicemente assurdo che chi è nato in Italia non sia ancora cittadino italiano. Se penso agli inutili idioti legaioli che propongono l’esame di italiano… Che altro aggiungere al mio disorientamento? Sono con voi, italiano e, dunque, vostro connazionale. Senza se e senza ma.
Ciao
Forza ragazzi, il giorno nel quale l’Italia si sveglierà senza più “figliastri” si sta avvicinando anche grazie al vostro nobile e viscerale gesto di sensibilizzazione politica.
Vi segnalo alcune video-testimonianze:
http://www.agenziami.it/articolo/5054/Immigrazione+maggioranza+spaccata+su+voto+e+cittadinanza+
http://www.agenziami.it/articolo/4590/Immigrati+proposta+bipartisan+per+una+nuova+legge+sulla+cittadinanza
Grazie Frank, abbiamo bisogno del sostegno di TUTTI! :- )
Proposta di legge
Italiani senza cittadinanza
Luca Bolognesi
Una legge del 1912, incentrata sul diritto di sangue, non consente a decine di migliaia i figli di immigrati di diventare cittadini italiani a tutti gli effetti. Ma c’è chi sta lavorando per modificare questa situazione.
Queenia Pereira de Oliveira è una ragazza di 23 anni: padre nigeriano, madre brasiliana. Vive in Italia da quando aveva 4 anni e 364 giorni. Ha compiuto tutto il percorso scolastico qui ed è ora iscritta all’Università della Sapienza di Roma dove studia scienze politiche. È a tutti gli effetti una ragazza integrata, ma non è italiana.
Spiega Queenia: «Mi considero una cittadina mancata. In tutta la mia vita sono stata all’estero due volte per tutti i problemi burocratici che conseguono. Da quando ho 5 anni ho convissuto con i permessi di soggiorno e le file interminabili. A 18 anni non ho potuto scegliere di prendermi un anno sabbatico: iscrivermi all’Università era l’unica opzione per rinnovare il mio permesso di soggiorno».
Questa è una delle testimonianze portate alla conferenza organizzata ieri, alla Camera dei deputati, da “Rete G2 Seconde Generazioni”, un’organizzazione di figli di immigrati e rifugiati nati e cresciuti (o solo cresciuti) in Italia, ma senza cittadinanza. Il tema centrale è stata la presentazione della proposta di legge Granata-Sarubbi (Fabio Granata, Pdl) e Andrea Sarubbi, Pd, primi firmatari della proposta) che intende modificare la legge 91 del 1992 sulla cittadinanza. A riguardo il deputato del Pdl Fabio Granata è molto chiaro: «Questa legge è un tassello di civiltà necessario per costruire una nuova Italia. È una proposta che si inscrive in una grande tradizione di accoglienza come è quella italiana. Non sarebbe pensabile una grande civiltà come la nostra senza il mix culturale che ha contraddistinto la nostra penisola fin dall’antichità».
Al 31 dicembre 2008, ci dice il dossier statistico immigrazione di Caritas-Migrantes, gli stranieri regolarmente residenti in Italia sono oltre 4 milioni, circa il 6,5% della popolazione. Nello stesso anno, i nati da entrambi i genitori stranieri sono 72.472, cioè il 12,6% delle nascite registrate in Italia. Eppure la legislazione del nostro paese prevede la prevalenza della ius sanguinis che concede la cittadinanza diretta ai figli di genitori italiani. La legge 91 sulla cittadinanza risale addirittura al 1912 ed ha acquisito la nuova nomenclatura in seguito all’ultima modifica. Si è poi spesso parlato di modificarla e superarla, ma i progetti sono sempre stati rimandati.
Ora i tempi sembrano finalmente maturi. Molto importante per la proposta è il fatto che i firmatari coprano quasi tutto l’arco parlamentare. Ci sono 20 deputati del Pd, 20 del Pdl, 5 dell’Udc e 5 dell’Idv. Ovviamente la Lega rimane contraria su tutta la linea, anche se, secondo chi propone le modifiche, ci sarebbe uno spiraglio. «Se la parte sul dimezzamento degli anni necessari per acquisire la cittadinanza (da 10 passerebbero a 5, ndr) – spiega Granata – è particolarmente osteggiata da Lega e gran parte del Pdl, spiragli ci sono sull’introduzione dello ius soli temperato, cioè la possibilità per chi è nato in Italia di acquisire la cittadinanza italiana anche se i genitori sono stranieri: qui la Lega non potrà porre un veto determinante».
Oltre all’introduzione dello ius soli, quindi, la proposta Granata-Sarubbi intende ridurre gli anni necessari per ottenere la cittadinanza da 10 a 5. A fronte di questa diminuzione verranno richiesti nuovi requisiti che non siano solo quantitativi a chi chiede la cittadinanza: bisognerà verificare la residenza e la reale integrazione linguistica e sociale dello straniero con un test sulla cultura italiana. Inoltre sarà necessario prestare giuramento sulla Costituzione.
«Questo testo di legge – spiega Lucia Ghebreghiorges, rappresentante di G2 – accoglie molte delle nostre richieste. Noi ci accontentiamo: l’importante però è che passi in tempi brevi». Queenia, in poche parole, riassume il sentimento di tutti i ragazzi che come lei vivono da italiani senza esserlo: «Si parla di precarietà del lavoro, ma per noi figli di immigrati viene ancor prima la precarietà dei diritti».
Nigrizia – 19/11/2009
Fonte: http://www.nigrizia.com/sito/notizie_pagina.aspx?Id=8859&IdModule=1
Dal blog di Pietro Vereni:
Secondi a chi?
Ieri, nella Sala del Mappamondo, della Camera dei Deputati, si è tenuta una conferenza stampa della Rete nazionale di seconde generazioni G2, per presentare la Campagna Cittadinanza G2 e il disegno di legge Sarubbi-Granata sulla possibilità di estendere la cittadinanza agli immigrati in regola residenti da almeno cinque anni e la garanzia che i figli di immigrati, nati in Italia o comunque qui cresciuti, possano accedere alla cittadinanza italiana senza particolari (e particolarmente odiose) trafile burocratiche.
Abbiamo sentito le testimonianze di Qenia (di origini brasiliane e nigeriane) e di Neva (di origini croate), italiane che non vedono riconosciuti i loro diritti, che non possono votare; che hanno forti limitazioni agli spostamenti (di fatto non possono viaggiare fuori dall’Italia mentre il loro permesso di soggiorno è in rinnovo, vale a dire per molti mesi all’anno, e spesso una volta rinnovato scade poco dopo); che non possono accedere ai concorsi pubblici anche quando ne avrebbero i titoli (perché molti concorsi sono riservati ai cittadini italiani o UE); che spesso non possono aprire una partita IVA (se la chiedono una volta esaurite le “quote”); che hanno enormi problemi a recuperare i documenti necessari per il matrimonio; che devono subire la trafila umiliante del rinnovo (spesso annuale!) del permesso di soggiorno, anche se sono nate qui come me o hanno fatto buona parte delle scuole qui, come me, che non mi sento certo in obbligo di “chiedere permesso” per restare in Italia; che quindi vivono sistematicamente come cittadini di serie B.
Ho ascoltato con attenzione la conferenza stampa e lo scambio di informazioni, e propongo al dibattito queste mie riflessioni.
1. Chi vota la legge? La proposta di legge Sarubbi-Granata è sicuramente interessante (per quanto migliorabile), ma il vero rovello è un altro: chi effettivamente sarà disposto a votarla? Con questa maggioranza di Governo, tenuta in scacco dal razzismo della Lega, non vedo proprio come sia possibile un’operazione bi-partisan che sembra destinata a morire sul nascere, o a vivacchiare solo e fino a quando rimane un ballon d’essai senza alcuna velleità di effettiva realizzazione. La Rete G2, che si dichiara (giustamente!) apartitica deve fare i conti con il fatto che non solo nella società civile, ma dentro il cuore del Parlamento esistono spezzoni evidenti e consistenti del corpo politico che non hanno alcuna intenzione di lavorare in favore di una qualsivoglia integrazione dei cittadini immigrati e dei loro figli, e che anzi articolano i loro programmi politici sul razzismo, l’esclusione sociale del culturalmente o razzialmente diverso, e l’assimilazionismo più spudorato. Per quanto voglia giustamente trovare degli interlocutori istituzionali, la Rete G2 deve avere ben chiaro che nelle istituzioni alcuni sono referenti potenziali, ma altri sono chiaramente dei nemici, e come tali andrebbero trattati. Inutile farsi illusioni su questo punto, che è legato a quello successivo.
2. L’identità italiana. La Rete G2 sta chiedendo un diritto fondamentale per i propri aderenti e per tutti coloro che hanno una cultura italiana (parlano in italiano, pensano e scrivono in italiano, conoscono chi è Pippo Baudo e sanno riconoscere di chi sono i versi Sempre caro mi fu quest’ermo colle e Nel mezzo del cammin di nostra vita) ma non hanno il diritto di vedersi riconosciuti come italiani. Bisogna tuttavia avere chiaro in mente che questa loro richiesta coinvolge tutti noi italiani, anche quelli che credono di aver accesso garantito alla cittadinanza. Chiedere che si possa avere la cittadinanza italiana anche se si ha la pelle scura o gli occhi a mandorla, se si è musulmani o si crede nella reincarnazione, significa SGANCIARE una volta per tutte l’identità italiana dal colore della pelle e dalla religione. Significa che noi-che-abbiamo-la-cittadinanza-italiana-come-dato-di-fatto dobbiamo ammettere che è ora di finirla di concepire l’italianità come inevitabilmente associata a uno stereotipo fisico (la Cuccinotta?) o culturale (Padre Pio?) per riconoscere che l’identità italiana è qualcosa che costruiamo tutti insieme dibattendone. Significa ammettere che essere italiani è un processo identitario, un’appartenenza sempre in fieri, e che questi nostri connazionali dai colori “strani” ci stanno sollecitando su questo tema. Siamo disposti ad ammettere che italiani si diventa e che l’appartenenza nazionale non è un bene ereditato per via genetica o anche per via culturale direttamente parentale? Siamo pronti ad accettare il fatto che si possa essere pienamente italiani senza essere nati da genitori italiani, ma perché si è stati esposti alla cultura italiana nel processo di socializzazione?
Attenzione, il punto è cruciale: siamo disposti ad accettare il fatto che l’identità italiana NON DIPENDA DIRETTAMENTE DALLA FAMIGLIA CHE CI HA GENERATI?
Io ovviamente sono entusiasta di questa prospettiva dinamica, ma non so quanti connazionali possano al momento condividerla. Mi sembra doveroso ricordare agli amici della Rete G2 che parlando dei loro (sacrosanti) diritti stanno in effetti anche parlando dell’identità italiana di tutti gli italiani, e su questo punto è probabile che trovino le resistenze di tutti quegli italiani che (vedi punto 1) si fanno rappresentare da esponenti esplicitamente razzisti e intolleranti, che articolano invece un’ideologia dell’appartenenza completamente diversa, delegando alla famiglia di origine il diritto/dovere di inculcare l’identità nazionale. Il lavoro da fare, in questo senso, è complicatissimo, perché prevedere la possibilità che persone somaticamente e/o culturalmente eccentriche rispetto al modello steretipicamente normativo dell’identità nazionale italiana siano riconosciute come interlocutori legittimi per parlare dell’italianità e per contribuire alla sua costruzione.
3. La questione del nome. Per quanto, come si capisce, io sia del tutto in accordo con le richieste della Rete G2, trovo fuorviante il nome che si sono scelti, e mi azzardo a proporre una sua modifica. “Rete nazionale di seconde generazioni G2” lascia in sospeso a cosa si riferisca il “seconde”, producendo facilmente nella mente di chi legge o sente un effetto da “spazio bianco da riempire” con l’inevitabile etichetta “immigrate”, producendo un risultato finale “seconde generazioni di immigrati” che è errato (in quanto non parliamo di immigrati, ma di nati qui o arrivati a un’età in cui non si può proprio essere immigrati) e politicamente deleterio (dato che conferma nella mente di chi legge o ascolta “seconde generazioni” la convinzione che si tratti comunque di immigrati, di altri, mica di italiani con i quali fare i conti). Il rischio di questa denominazione, secondo me, è quindi quello di tagliare alla radice lo scandalo della condizione dei G2, che è invece quello di essere italiani non riconosciuti come tali, per essere ricondotto all’ennesima richiesta dell’ennesima lamentosa minoranza che si rivolge umilmente alla maggioranza per rivendicare qualche briciola di diritto.
No, io credo che la cosa, anche terminologicamente, andrebbe presa di petto, con un’espressione del tipo Italiani di Prima Generazione (IPG), a indicare che gli IPG sono i Primi nel susseguirsi delle Generazioni della loro famiglia, ad essere di cultura Italiana e quindi Italiani e basta. Mentre io, diciamo, sono italiano da diverse generazioni, gli IPG lo sono da una generazione (la loro), ma dato che nel nostro sistema giuridico l’appartenenza nazionale non è un sistema dinastico (dove si acquisisce prestigio tanto più quanto si allunga il pedigrée dall’antenato fondatore) ma è invece un sistema di diritti/doveri, gli IPG possono sensatamente battersi affinché la loro condizione di PG non intacchi in alcun modo i loro diritti di I(taliani).
http://pierovereni.blogspot.com/2009/11/secondi-chi.html
venerdì 20 novembre 2009
Migranti: le seconde generazioni chiedono “forte e chiaro” la cittadinanza
Quando la politica parte dal basso. Quando nasce da istanze concrete, da problemi da risolvere, da diritti inalienabili da garantire. Quando un’organizzazione si sviluppa spontaneamente, non partitica, non ideologica e poi si confronta, salvaguardando sempre la propria autonomia, con le istituzioni. La concertazione, il dialogo che non implica la perdita dell’identità. È la pratica di G2, la Rete Nazionale delle seconde generazioni di migranti. I figli dei migranti che sono giunti in Italia da piccoli o che sono nati nel nostro Paese. Giovani che hanno accenti regionali italiani, che sono andati a scuola in Italia, che conducono una vita in maniera analoga ai coetanei ma che a 18 anni si svegliano e non hanno qualcosa. Qualcosa di grande: quello che permette a tutti di essere e sentirsi parte di una comunità: la cittadinanza. Il messaggio è giunto ‘Forte e chiaro’ mercoledì scorso alla Conferenza che G2 ha organizzato alla Camera dei Deputati per presentare la Campagna Cittadinanza con la quale in, sostanza, chiede che chi nasce in Italia o vi giunge da piccolo ottenga la cittadinanza. “La questione della cittadinanza è un fatto concreto. Ci sono persone che senza la cittadinanza italiana non hanno delle possibilità reali né di rimanere nel nostro Paese né di starci bene”. Ha esordito così Lucia Ghebreghiorges, portavoce di G2, che, insieme a Mohamed Tailmoin ha spiegato la situazione giuridica attuale e le motivazioni che hanno spinto la Rete ad organizzare l’iniziativa. Alla Conferenza hanno partecipato i Deputati Andrea Sarubbi (Pd) e Fabio Granata (Pdl) che hanno presentato una proposta di legge bipartisan che accoglie, in termini generali, le istanze della Rete G2 e che modificherebbe le attuali norme sulla cittadinanza.
“Ho 23 anni e studio “Scienze politiche”, sono figlia di madre brasiliana e padre nigeriano. Sono arrivata in Italia a 4 anni; la mia adolescenza è stata segnata da permessi di soggiorno e le mie foto diventavano meno sorridenti”. Queenia Pereira de Olivera, una ragazza della Rete G2, ha raccontato la sua storia: “A 15 anni ero sottoposta a file interminabili, era l’inizio di una battaglia per la cittadinanza e in mano avevo solo fogli, pratiche e speranze. A 23 anni sono una cittadina italiana mancata, non ho mai votato, ho dovuto decidere quello che era di me a 18 anni. Ho dovuto fare tutto per rinnovare un permesso di soggiorno; sono catturata dal mio stesso permesso di soggiorno, la mia italianità la posso rivedere solo negli occhi dei miei amici all’università e nei luoghi di socializzazione…Noi seconde generazioni siamo precarie nei diritti e questa cosa deve cambiare”.
“Vi sfido ad indovinare la mia nazionalità. Sia in Italia che all’estero vengo scambiata per un italiana, per l’accento e per la mimica corporea”. Questa la storia di Neva Basker. “Noi siamo italiane, noi ci siamo formati qua. Sono arrivata in Italia il giorno del mio 13esimo compleanno, ho fatto le scuole medie, il liceo, l’università, contratti, ricerca, tante difficoltà nel mondo del lavoro. Una ricercatrice con permesso di soggiorno, non può avere collaborazioni con università estere: non posso spostarmi e portare i miei risultati ai congressi all’estero. Mi ritrovo con il grado di istruzione più alto, contribuisco alla ricerca. Mi trovo nelle condizioni di non poter votare a 33 anni, non posso iscrivermi agli albi professionali, solo a causa di un diritto negato…”.
Storie che invocano risposte. “Oggi abbiamo deciso di non parlare: spesso quello che si dice si riveste di tatticismo e anche l’iniziativa più pulita come questa viene strumentalizzata”. Sono le parole di Andrea Sarubbi nel corso della Conferenza. “Noi parlamentari oggi facciano domande ai ragazzi”, ha aggiunto Sarubbi che però, ha voluto sottolineare che l’acquisizione della cittadinanza non è soltanto declinabile nel diritto di voto come spesso ideologicamente si fa pensare, ma in una serie di diritti come quello al lavoro, all’istruzione e alle più banali, concrete o importanti azioni della vita di una persona. Dello spesso parere anche il deputato del Pdl Fabio Granata “Siamo qui – ha detto – per avere ancora più motivazioni al fine di portare avanti la proposta di legge insieme al collega Sarubbi per garantire il diritto alla cittadinanza”.“Questi ragazzi – ha aggiunto Granata riferendosi ai giovani della rete G2 – sono italiani a tutti gli effetti e parlano l’italiano meglio di almeno il 70% dei nostri deputati”. Granata ha anche voluto ribadire che la proposta di legge che modificherebbe l’attuale normativa sulla cittadinanza è scritta tenendo conto della “tradizione di accoglienza dell’Italia e della stessa essenza del popolo italiano che è pieno di contaminazioni”.
La proposta di legge Granata – Sarubbi è stata firmata in maniera bipartisan da esponente della maggioranza e dell’opposizione, hanno assicurato i deputati. Se sarà discussa in Aula sarà deciso solo prossimamente. È molto probabile che il Testo che giungerà al voto costituirà una ulteriore mediazione. I parlamentari alla Conferenza hanno sottolineato che, sebbene su molti punti ci sia ampia convergenza, su altri come i tempi dell’ottenimento della cittadinanza, le difficoltà saranno maggiori soprattutto per l’opposizione della Lega Nord.
Titty Santoriello
Fonte: http://www.europaregioni.it/info/articoloaiccre.asp?id_info=7174
Servizio audiovisivo sulla conferenza stampa della rete G2 su:
http://www.agenziami.it/articolo/5054/Immigrazione+maggioranza+spaccata+su+voto+e+cittadinanza+/
Forza ragazzi!
è la prima volta che scrivo qui ma vi seguo da un pò di tempo e vi appoggio in pieno. Mi permetto di scrivere perchè ho trovato interessante il commento di Pietro Vereni sul nome. Anche a me era capitato di pormi la domanda : seconde generazioni di cosa? La risposta, personalissima, che mi davo era : ’seconde generazioni di italiani’. Infatti anche gli immigrati in Italia, i vostri genitori, pur non essendo italiani sulla carta e magari pur mantenendo legami molto stretti col loro Paese, fanno comunque parte della società italiana, alla quale contribuiscono lavorando e pagando le tasse, facendo la spesa e andando dal barbiere; solo per fare qualche esempio. Per questo considero gli immigrati degli ‘italiani di prima generazione’, che oltre ai doveri devono avere anche dei diritti, come ad esempio quello di scegliere chi li amministra (elezioni amministrative). Saluti a tutti quanti e continuate così!
Luca
@ Luca. Io brevetterei “Seconde Generazioni di Italiani”!!!! :- D
ciao a tutti,
la legge sulla cittadinanza non riguarda solo voi :la seconda generazione! ci sono tanti italiani coi genitori italiani nati all’estero come me che hanno perso la cittadinanza perchè dovevano scegliere alla maggior’ età;allora la legge non permetteva la doppia cittadinanza quindi abbiamo dovuto abbandonare l’idea di ramanere italiani .questo stato a trascurato i figli d’italiani come noi ,disprezza anche voi ragazzi nati in italia che spesso conoscete solo questo paese;ieri mezza italia fuggiva la fame ,la miseria,per colpa di idee e scelte politiche che hanno anche portato il mondo alla guerra,ma la lezione non è stata ritenuta,l’ignoranza di molti protagonisti della politica italiana e anche di una buona parte del popolo italiano non permette di pensare che le cose andrano avanti,comunque vi auguro buona fortuna.stefano
@ Ahimsa : che onore!