• In: Articoli — Tag:, , — ahimsa @ 8:16 pm

    di maganò

    sono arrabbiata, sono inca**ata e scusatemi se scrivo di getto, senza rileggere. Il sogno si allontana. Il sogno di essere uguale agli altri nei doveri e nei diritti si allontana dall’orizzonte. La prospettiva, no, non credo di averla più.
    Dopo vent’anni, dico venti in questo paese (e non trovo aggettivi per definirlo), avendo fatto le medie, il liceo, l’universitá, il dottorato, l’assegno di ricerca, dopo aver lavorato per l’Universitá Italiana, dopo aver sostituito il professore alle lezioni all’Universitá, dopo anni a non poter partire per i congressi a presentare il lavoro del gruppo di ricerca, dopo essere andata tante volte al Ministero degli Interni a cercare di capire se c’era un modo per avere un permesso di soggiorno piu duraturo di una anno, dopo che al Ministero degli Interni mi hanno riso in faccia e mi dicevano che l’unico modo per avere la possibilitá di rimanere in questo paese era sposarmi (mentalitá maschilista italiana!), dopo che ho incontrato una persona che mi è sempre stata accanto, dopo che siamo stati insieme sette anni, dopo che ci siamo sposati, dopo che le nostre scelte sono state e sono tutt’ora limitate per poter soddisfare i criteri per avere la cittadinanza, dopo che è passato un anno e mezzo dal matrimonio, dopo che è passato un anno dalla presentazione della domanda, mi chiama mia sorella (si è sposata 6 mesi prima) e mi dice che gli è arrivata la lettera nella quale gli dicono che la domanda per la cittadinanza non è valida in base alla legge del 15 luglio 2009 (!!!!!!) devono trascorrere due anni legali di residenza dal matrimonio per presentare la domanda.
    Dunque la lettera arriverá anche a me.
    Dunque quello che avevo letto un po’ di tempo fa su metropolis era vero, anche se non si sapeva ancora se lasciavano le domande presentate in attesa del compimiento dei requisiti oppure no (visto che comunque ci mettono 4 anni di media a darti la cittadinanza, a posto dei due anni legali, ma si sa in Italia legale è un concetto soggettivo).
    Ciò che rifiuto di più è che sulla domanda presentata c’è il certificato storico di residenza e si legge nero su bianco quanti anni la persona sta in Italia, si legge (su altri documenti) il titolo di studio (2+2=4) e si discrimina consapevolmente chi si è chiaramente integrato.
    Ma anche questo si sa, la soggettivitá delle leggi si applica solo quando fa comodo.
    Fra l’altro facendo il lavoro ceh faccio (che in Italia non è considerato un lavoro) se non fossi sposata starei ancora con il pds per studio, dove l’assegno di ricerca è borsa di studio e non viene riconosciuto per chiedere la cittadinanza italiana.
    Non ho altro da aggiungere. Sono profondamente delusa e non so se voglio far parte di questo paese.

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    NDR: Altri frammenti della nostra maganò, cervello in fuga, o sarebbe meglio dire prestata al mondo finchè l’Italia non ne sarà degna: “Ho la laurea in chimica, me ne vado in Spagna”

    3 Comments

    3 Responses to “lo sfogo”

    1. che tristezza. l’italia si sta chiudendo su se stessa.
      sta rinunciando ad una ricchezza infinita (le nostre teste e quelle di molti giovanissimi figli di italiani che stanno fuggendo all’estero).

      Peccato, finirà per diventare un grande villaggio turistico, un costoso parco giochi, dove l’unico diritto lo darà il biglietto d’ingresso alla ruota panoramica.

    2. isidora ha detto, il

      ennesimo scivolone normativo che impedisce con sempre maggiori difficoltà ai figli degli immigrati in italia di essere considerati dei pari. ennesimo ostacolo imposto da chi nn ha idea di cosa voglia dire essere trattato da estraneo, e da appena arrivato, per chi qui è cresciuto. non hanno idea e neanche vogliono saperlo? su di loro ricadranno responsabilità pesanti nel futuro prossimo. soggetti ciechi, sordi e direi anche stolti.

      però nel presente siamo noi a dover fare i conti sulla pelle con la realtà dei rifiuti, di uno stato che ci dice “vattene, vattene e stai pure zitto” rispetto a quello che invece noi figli di immigrati sentiamo ci appartiene: le nostre vite nelle nostre città. con la rabbia sempre più grande, esasperazione, impotenza del davide contro golia dove davide viene isolato e danneggiato sempre più.

    3. davide isolato si…ma…una piccola annotazione, fra un po’ se non si comincia ad analizzare seriamente la faccenda, a casa di golia non entreremo piu’ bussando o chiedendo il permesso, ma la sfonderemo quella porta burocratica!!!

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