di Sabrina (new entry)

L´italianitá di una persona non si vede dal viso. Non si vede né dalle mani, ne dai capelli e ne dal colore della pelle. Dobbiamo essere tutti mori? I mori ci sono ovunque…. Dobbiamo essere bianchi? I bianchi ci sono ovunque…Dobbiamo essere piuttosto bassini? Questo forse sí… no scherzo.
Insomma, questa famosa italianitá, da cosa si vede? Qualcuno mi farebbe il piacere di spiegarmelo? Scusate, non prendetela a male… È solo che io proprio non capisco .Vedete cari lettori, io ho un problema, lo stesso, che hanno tutte le persone che una volta postasi una domanda non lasciano stare finché non trovano una soluzione logica: la frustrazione di vedere che la soluzione trovata é, a quanto pare, sbagliata, non condivisa, rifiutata. Infatti io questa famosa soluzione logica al mio problema pensavo di averla trovata. Dico pensavo, perché poi le opinioni delle persone che mi circondano, le opinioni della maggioranza, mia hanno fatto dubitare del mio brillante sforzo logico-cognitivo-cerebrale…
Parlavo prima della cosiddetta italianitá e da quali fattori essa si possa evincere. Ora… io, nel mio piccolo ( che é molto piccolo se pensiamo che ho solo 20 anni, mentre le persone che gestiscono il nostro governo arrivano ben oltre gli anta)mi sono sempre posta questa domanda. Perché? Sono stata indotta dagli altri a farlo. Essendo italiana, io non ho mai pensato di dover motivare questo mio…. chiamiamolo “sentimento nazionale” a nessuno, capite? Quando voi avevate 7 anni, vi siete mai interrogati sulla vostra nazionalitá?Penso di no. Bene, io l´ho fatto, e non per una spontanea ( e legittima ) curiositá, bensi per cause esterne. La prima causa che riesca a ricordarmi risale ai mondiali di calcio del´94, quando la squadra italiana si scontró con quella brasiliana. Ricordo, anche se alquanto vagamente ( vista la tenera etá di 5 anni), che le persone mi domandavano : “ma tu per chi tifi , Italia o Brasile?”. Strano, ma la risposta non me la ricordo. Poi sono cresciuta, e le cose si sono complicate: “di dove sei?” , “ di Roma” “ davvero, ma non sembri italiana”, “mia madre é brasiliana”” ah, allora sei brasiliana”, “no, sono italiana” “allora sei nata in Italia?” “no, sono nata in Brasile, ma sono venuta a Roma quando avevo due anni” “certo certo….la sai ballare la samba?”, “ehm… no, veramente mi trovo in difficoltá anche a ballare la macarena”… , “ah… senti, e come mai sei bianca e alta? In Brasile non siete tutti scuri?”, “no, non sono tutti scuri in Brasile, scusa devo andare…a pettinare le bambole”. Seconda causa esterna: é difficile trovare un´italiana alta 1.81 e non proprio mora… Terza causa esterna: Il congnome. Ora apriamo un capitolo buio della mia esistenza. Dico buio inquanto avere quattro congnomi non puó certo essere definita pratica come cosa. Essendo nata in sudamerica, posseggo entrambe i cognomi dei miei genitori, e quello di mia madre é scritto all´anagrafe prima di quello di mio padre. Ovviamente se mi ordino una pizza o riservo un tavolo al ristorante uso quello italiano di mio padre. Ma per i documenti ufficiali, sono costretta a scriverlo per esteso stó coso enorme che riempie ogni angolo del foglio.
Qua inizia il problema. Voi vi starete chiedendo ( spero) da dove provenga questo problema: forse dal fatto che il cognome sia troppo lungo? No. È straniero, questo é l´intoppo. Riassumendo, in 5 anni di liceo, mai nessun bidello ha saputo pronunciare il mio cognome. Era piú facile chiamarmi per nome, oppure utilizzare il pronome personale “tu”. Ecco dunque esposte alcune delle cause esterne che mi hanno fatto per tanto tempo interrogarmi sulla mia italianitá. La prima risposta é stata una specie di traduzione simultanea in parole di tutto il mio essere e delle emozioni che lo compongono,generata spontaneamente dal mio cervello ( che altrimenti resta spesso in stato di minoritá intellettuale volontario): l´italianitá siamo noi, i nostri sentimenti, il modo in cui la nostra testa e il nostro cuore reagiscono agli stimoli esterni. L´italianitá é un insieme di ricordi, di sensazioni, di odori, di colori e di sapori. L´italianitá é il sentirsi a casa in Italia, perché é questo che l´Italia per noi rappresenta: casa. Se chiamo mia madre e le dico “ mamma, stó venendo a casa, vienimi a prendere in aereoporto”, non é che mia madre parte e se ne va in Brasile. Mia madre vá a Fiumicino. Logico, no?
NO. Non é logico il mio ragionamento. Quello che il mio animo mi dice é sbagliato. L´Italia é una nazione appartenente all´Unione europea, uno Stato geografico semicircondato dal mare e confinante a nord con Francia, Svizzera, Austria e la Padania. L´Italia é una macchina burocratica lenta e ingiusta. l´Italia, é una parola vuota sulla bocca di tanta gente, che sembra prendere forma solo quando si tratta di definire ció che é estraneo, che é diverso e per questo meno prezioso. . L´Italia é una massa di gente per cui io sono e resto qualunque cosa faccia una straniera.
Questa, é l´Italia alla quale la gente la fuori vuole farmi credere.
Io peró sono piú furba e mi tengo stretta la mia.

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Discussion - 6 Comments
  1. duccio

    ago 14, 2009  at 8:33 pm

    Bello, bello davvero! Brava Sabrina, il tuo scritto lo appenderei in ogni scuola italiana, cioè di questo paese, dello stivale insomma, ma si, di questo paese razzista ed eterofobo!
    ;-) duccio pedercini
    PS ti linko, copio e incollo sul mio blog e da FB, troppo carino.

  2. Pingback: Kataweb.it - Blog - Duccio Blog » Blog Archive » Ricordati che non sei italiano

  3. Stafilo

    ago 15, 2009  at 8:33 pm

    Ciao, è la prima volta che scrivo un commento qui. Interessante l’argomento di Sabrina.
    Che cosa o anzi chi fa una nazione ? This is the question :-)
    Fra le moltissime risposte possibili io penso che ve ne sia una che di sicuro non è quella giusta e che, ahimè, per qualcuno lo è.
    Assolutamente non penso che una nazione sia caratterizzata da persone tutte uguali. Qualsiasi nazione, anche se fosse una isoletta in cui le persone sono tutti parenti da generazioni.
    La diversità è parte integrante dell’essere umano ed è ciò che fa la ricchezza dell’umanità.
    Ho letto tempo fa un articolo di uno scrittore che, parlando dei grandi imperi (Romano, Cinese, Austro-Ungarico, etc.) , caratterizzati da una estrema varietà di etnie e culture, diceva che ciò che ne permetteva l’esistenza e la grandezza era quando le persone erano consapevoli di partecipare alla costruzione di qualcosa di più grande. Insomma la partecipazione ad un grande progetto politico-culturale.
    Ecco, io credo che se sarà possibile un futuro per l’Italia (sono ottimista nonostante tutto) sarà grazie a chi vuole partecipare alla costruzione di una nazione con il proprio particolare contributo, non rinnegando la propria origine, ma “aggiungendola” agli altri contributi particolari. Integrare vuole dire etimologicamente “aggiungere”. Ed è il contrario di “disgregare”. Ma è anche differente da “assimilare”. La assimilazione vuole dire diventare parte di una cultura dominante sacrificando la propria originalità.
    Ecco io sono contrario a disgregazione e ad assimilazione e sono per la integrazione :-)
    Spero di non essere stato troppo complicato :-)
    Ciao, complimenti per il vostro lavoro e avanti così !!!

    Stafilo

  4. Kira

    ago 18, 2009  at 8:33 pm

    Io, che non sono del tutto Italiana nè del tutto straniera, mi sento molto poco italiana, molto poco straniera, un pò Romana e vorrei tanto sentirmi europea… ma invece non mi sento neanche quello.

  5. aldo carlo pezzopane

    set 22, 2009  at 8:33 pm

    Sabrina, sei forte, hai una vivida intelligenza sociale…per me che sono di due generazioni passate (cresciuto nel dopoguerra) e che ho la fortuna di vedere i miei nipoti già integrati in una realtà multiculturale europea ma con una consapevolezza di radici italiane (anzi romane) è confortante constatare che in quello che dici c’è la profonda speranza di un mondo senza barriere anacronistiche tra gli individui, qualsiasi siano i tratti somatici. Un mondo che vale l’impegno di vivere.

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