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	<title>Commenti a: &#8230;come rispondete?</title>
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		<title>Di: Alfredo</title>
		<link>http://www.secondegenerazioni.it/index.php/2009/08/04/come-rispondete/comment-page-1/#comment-8474</link>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2009 13:09:51 +0000</pubDate>
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		<description>@ magano1 C&#039;e&#039; chi ci ha chiamati ``le nazioni unite``... ;-) Altri, sia dalla parte argentina che italiana, che applicano una sola lente: tutta argentina, tutta italiana. Quelli che se la cavano peggio al momento sono i cechi che non capiscono come mai questi ``turisti europei dell&#039;ovest`` (la mia compagna, oltre che argentina e&#039; anche spagnola) continuano a girare dalle loro parti e pretendono di pagare tutto come se fossero cechi (quindi non si fanno fregare soldi come invece fanno spesso i turisti). 

Una proposta per fare dell&#039;idea del libro qualcosa di piu&#039; che una bella idea (o wishful thinking, come dicono in UK): proporlo ad un giornale, ad es. Repubblica, che avrebbe una risonanza molto piu&#039; grande del blog e raccogliere cosi&#039; tantissime storie. Io, per parte mia, contribuirei con quella storia che vi ho raccontato o con un&#039;altra, non avrei tempo di fare altro e credo lo stesso valga per tutti. Solo che ci vorrebbe qualcuno che scrive al giornale o si mette in cotatto con chi di dovere e ``contratta`` la veste editoriale, il tipo di cosa etc.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ magano1 C&#8217;e&#8217; chi ci ha chiamati &#8220;le nazioni unite&#8220;&#8230; <img src='http://www.secondegenerazioni.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' />  Altri, sia dalla parte argentina che italiana, che applicano una sola lente: tutta argentina, tutta italiana. Quelli che se la cavano peggio al momento sono i cechi che non capiscono come mai questi &#8220;turisti europei dell&#8217;ovest&#8220; (la mia compagna, oltre che argentina e&#8217; anche spagnola) continuano a girare dalle loro parti e pretendono di pagare tutto come se fossero cechi (quindi non si fanno fregare soldi come invece fanno spesso i turisti). </p>
<p>Una proposta per fare dell&#8217;idea del libro qualcosa di piu&#8217; che una bella idea (o wishful thinking, come dicono in UK): proporlo ad un giornale, ad es. Repubblica, che avrebbe una risonanza molto piu&#8217; grande del blog e raccogliere cosi&#8217; tantissime storie. Io, per parte mia, contribuirei con quella storia che vi ho raccontato o con un&#8217;altra, non avrei tempo di fare altro e credo lo stesso valga per tutti. Solo che ci vorrebbe qualcuno che scrive al giornale o si mette in cotatto con chi di dovere e &#8220;contratta&#8220; la veste editoriale, il tipo di cosa etc.</p>
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		<title>Di: magano1</title>
		<link>http://www.secondegenerazioni.it/index.php/2009/08/04/come-rispondete/comment-page-1/#comment-8461</link>
		<dc:creator>magano1</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Aug 2009 20:50:44 +0000</pubDate>
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		<description>@Alfredo mi piacerebbe ritrovarme nel leggere delle storie di questo genere (e anche per questo che scriviamo i blog ;) ), comunque è una idea carina.
n capitolo su che lingua si parla a casa, hahaha! Mi immagino che la casa vostra è proprio una torre di babele.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Alfredo mi piacerebbe ritrovarme nel leggere delle storie di questo genere (e anche per questo che scriviamo i blog <img src='http://www.secondegenerazioni.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' />  ), comunque è una idea carina.<br />
n capitolo su che lingua si parla a casa, hahaha! Mi immagino che la casa vostra è proprio una torre di babele.</p>
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		<title>Di: El Persiano</title>
		<link>http://www.secondegenerazioni.it/index.php/2009/08/04/come-rispondete/comment-page-1/#comment-8440</link>
		<dc:creator>El Persiano</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2009 13:27:47 +0000</pubDate>
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		<description>@ Angela... forte il tuo racconto e credo che i soli che potranno capirti sono... i/le G2, non sto scherzando... anche i nostri stessi genitori faticano, almeno nel mio caso restano perplessi quando entrano a conoscenza di alcune mie vicende.

@ Alfredo... bella idea quella del libro, e&#039; da tanto che ci penso ad un libro cosi, ma da solo non mi va, quindi se si fa mi aggrego alla carovana, pero&#039; non a nome di G2. Che ne dite voi altri?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Angela&#8230; forte il tuo racconto e credo che i soli che potranno capirti sono&#8230; i/le G2, non sto scherzando&#8230; anche i nostri stessi genitori faticano, almeno nel mio caso restano perplessi quando entrano a conoscenza di alcune mie vicende.</p>
<p>@ Alfredo&#8230; bella idea quella del libro, e&#8217; da tanto che ci penso ad un libro cosi, ma da solo non mi va, quindi se si fa mi aggrego alla carovana, pero&#8217; non a nome di G2. Che ne dite voi altri?</p>
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		<title>Di: Alfredo</title>
		<link>http://www.secondegenerazioni.it/index.php/2009/08/04/come-rispondete/comment-page-1/#comment-8427</link>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2009 19:43:40 +0000</pubDate>
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		<description>Scusate, ho scritto ahisma invece di ahimsa... pardon.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scusate, ho scritto ahisma invece di ahimsa&#8230; pardon.</p>
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		<title>Di: Alfredo</title>
		<link>http://www.secondegenerazioni.it/index.php/2009/08/04/come-rispondete/comment-page-1/#comment-8426</link>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2009 19:38:56 +0000</pubDate>
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		<description>Per ahisma e per tuttii: 

D&#039;accordissimo! Queste storie raccontate cosi&#039; sono assai meglio di un trattato accademico. Scriviamo un libro fatto di storie raccontate in questo modo! Credo che tantissimi ne abbiano bosogno, di scriverlo e di leggerlo. Il titolo perfetto mi sembra &quot;Sei italiano?&quot; Se non ce lo pubblica nessuno  ce lo pubblichiamo da soli con ``il mio libro`` 

http://ilmiolibro.kataweb.it/?ref=barraloghi_hprep# 

Io credo che ci voglia orgoglio e coraggio di essere piu&#039; cose invece che una sola. Con la mia compagna da tempo ci stiamo interrogando sulla famiglia globale che siamo e su come stanno crescendo i nostri bimbi, che gia&#039; in partenza hanno due culture nel sangue e al momento una terza nel luogo dove viviamo e ad un certo punto dovranno prendere qualcosa dalla cultura globale che, diciamo, parla inglese (o chissa&#039; quando sarranno grandi loro, cinese mandarino...). 

Recentemente siamo arrivati ad una conclusione: le ``persone globali``, diciamo per capirci, hanno molto in comune con le persone di talento, quelli cioe&#039; che hanno una marcia in piu&#039; gia&#039; nei geni e che qualcuno chiama ``super-dotati``. Gia&#039; il linguaggio a proposito e&#039; assai sterile e specchio delle paure di chi conia queste parole. Ed e&#039; proprio qui il punto: la paura di chi ha una marcia in piu&#039;. Questa paura ce l&#039;hanno i ``monocultura``, cioe&#039; persone che non hanno mai dovuto interrogarsi su nessuno dei parametri di giudizio che hanno semplicemente preso in blocco dall&#039;ambiente circostante. Sono le persone piu&#039; pericolose in genere, perche&#039; ti fanno pagare il prezzo dello sforzo che gli fai fare controvoglia. Non mi dilungo, avrei tanto altro da dire, ma mi piace di piu&#039; leggere le altre storie, peccato non ne stiano arrivando altre...

Una sola cosa vorrei dire ancora: le persone globali sono quelle che erediteranno il mondo e lo guideranno, molto presto. Guardate a cosa e&#039; accaduto negli USA... Percio&#039; siate orgogliosi e state pronti a prendere il comando! Le paure e i fastidi che ci si incollano addosso non sono i nostri, sono generati dall&#039;occhio impaurito deglli interlocutori.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per ahisma e per tuttii: </p>
<p>D&#8217;accordissimo! Queste storie raccontate cosi&#8217; sono assai meglio di un trattato accademico. Scriviamo un libro fatto di storie raccontate in questo modo! Credo che tantissimi ne abbiano bosogno, di scriverlo e di leggerlo. Il titolo perfetto mi sembra &#8220;Sei italiano?&#8221; Se non ce lo pubblica nessuno  ce lo pubblichiamo da soli con &#8220;il mio libro&#8220; </p>
<p><a href="http://ilmiolibro.kataweb.it/?ref=barraloghi_hprep#" rel="nofollow">http://ilmiolibro.kataweb.it/?ref=barraloghi_hprep#</a> </p>
<p>Io credo che ci voglia orgoglio e coraggio di essere piu&#8217; cose invece che una sola. Con la mia compagna da tempo ci stiamo interrogando sulla famiglia globale che siamo e su come stanno crescendo i nostri bimbi, che gia&#8217; in partenza hanno due culture nel sangue e al momento una terza nel luogo dove viviamo e ad un certo punto dovranno prendere qualcosa dalla cultura globale che, diciamo, parla inglese (o chissa&#8217; quando sarranno grandi loro, cinese mandarino&#8230;). </p>
<p>Recentemente siamo arrivati ad una conclusione: le &#8220;persone globali&#8220;, diciamo per capirci, hanno molto in comune con le persone di talento, quelli cioe&#8217; che hanno una marcia in piu&#8217; gia&#8217; nei geni e che qualcuno chiama &#8220;super-dotati&#8220;. Gia&#8217; il linguaggio a proposito e&#8217; assai sterile e specchio delle paure di chi conia queste parole. Ed e&#8217; proprio qui il punto: la paura di chi ha una marcia in piu&#8217;. Questa paura ce l&#8217;hanno i &#8220;monocultura&#8220;, cioe&#8217; persone che non hanno mai dovuto interrogarsi su nessuno dei parametri di giudizio che hanno semplicemente preso in blocco dall&#8217;ambiente circostante. Sono le persone piu&#8217; pericolose in genere, perche&#8217; ti fanno pagare il prezzo dello sforzo che gli fai fare controvoglia. Non mi dilungo, avrei tanto altro da dire, ma mi piace di piu&#8217; leggere le altre storie, peccato non ne stiano arrivando altre&#8230;</p>
<p>Una sola cosa vorrei dire ancora: le persone globali sono quelle che erediteranno il mondo e lo guideranno, molto presto. Guardate a cosa e&#8217; accaduto negli USA&#8230; Percio&#8217; siate orgogliosi e state pronti a prendere il comando! Le paure e i fastidi che ci si incollano addosso non sono i nostri, sono generati dall&#8217;occhio impaurito deglli interlocutori.</p>
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		<title>Di: ahimsa</title>
		<link>http://www.secondegenerazioni.it/index.php/2009/08/04/come-rispondete/comment-page-1/#comment-8410</link>
		<dc:creator>ahimsa</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2009 21:32:24 +0000</pubDate>
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		<description>Questo post è meglio di un trattato di sociologia! 8 - )</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Questo post è meglio di un trattato di sociologia! 8 &#8211; )</p>
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		<title>Di: Cino</title>
		<link>http://www.secondegenerazioni.it/index.php/2009/08/04/come-rispondete/comment-page-1/#comment-8408</link>
		<dc:creator>Cino</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2009 19:48:56 +0000</pubDate>
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		<description>@Angela

Ho apprezzato tantissimo quello che hai scritto perchè il focus è: serenità.
E&#039; quello su cui sto lavorando anche io e penso proprio di averlo raggiunto ed acchiappato, ed è ciò che conta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Angela</p>
<p>Ho apprezzato tantissimo quello che hai scritto perchè il focus è: serenità.<br />
E&#8217; quello su cui sto lavorando anche io e penso proprio di averlo raggiunto ed acchiappato, ed è ciò che conta.</p>
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		<title>Di: Angela</title>
		<link>http://www.secondegenerazioni.it/index.php/2009/08/04/come-rispondete/comment-page-1/#comment-8407</link>
		<dc:creator>Angela</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2009 18:44:43 +0000</pubDate>
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		<description>@ Kira &quot;Se il mio interlocutore non mi piace anche io gliela faccio un pò sudare la risposta “giusta”..&quot;

Haha, anch’io facevo così!

Questa è una di quelle domande che per un po’ di tempo mi ha ‘mortificato’ perché presupponeva una risposta secca, semplice, concreta. Una domanda semplice, un po’ come chiedere come ti chiami? Quanti anni hai? Invece per me era la domanda più complicata che potessero chiedermi, più di chiedermi cos’è seno o coseno, specialmente quando nasci in un posto e poi cresci in altri, ma finalmente penso di aver trovato ‘pace’. 

Poi da qualche parte ho letto che:

“Voi non siete i vostri abiti, 
Non siete la vostra professione
Non siete il vostro denaro
Non siete la vostra nazionalità
Perciò smettetela di identificarvi con queste cose che vanno e vengono”

Quando ero piccola e vivevo a Bogotà e i miei cugini maschi avevano voglia di prendermi in giro o darmi fastidio, cominciavano con questa storia che io non ero una ‘vera’ colombiana perché ero nata a Panama e allora io ribattevo con altre “spiegazioni” puerili cercando di provare il mio essere assolutissimamente ‘’colombiana’’ e per niente panamense. Poi loro ribattevano con un lungo elenco delle cose che secondo loro la Colombia aveva in più rispetto a Panama e purtroppo io non potevo mai ribattere perché sapevo poco di quel paese visto che l’avevo lasciato quando avevo un anno. E poi se da quelle parti capitava che un adulto passasse, tipo mia madre e/o uno zio (che aveva vissuto anche lui a Panama) o mio fratello maggiore quel dibattito non finiva più, loro cominciavano a omaggiare/criticare Panama a seconda dei ricordi e a dirmi che io ero di ‘lì’, ma che ero anche di ‘qua’, loro sorridevano e poi ci mettevano anche del loro per prendermi in giro… Ma poi chiedevano ai miei cugini di lasciarmi in pace. Comunque era qualcosa che capitava di rado e come capitava quando parlavamo di calcio, delle bandiere e/o capitali del mondo. Poi a scuola una volta mi capitò, non so per quale motivo, che una compagna di scuola vedesse in un mio documento (forse voleva vedere la foto, boh) dove c’era scritto ‘nata a Panama’ e mi guardò sorpresa: “Oddio, ma tu non sei colombiana, non sei nata qui”. Allora la tranquillizzai dicendoli che ero anche colombiana e che anche mia madre e miei fratelli lo erano. Poi arrivata in Italia, mia madre voleva che entrassi con i documenti panamensi, perché la Colombia non godeva di una buona reputazione. Beh io a 13 anni mi rifiutai. Forse l’adolescenza, forse la voglia di andare sempre contro, boh. La spiegazione che diedi a mia madre era che facendo così la reputazione non sarebbe mai cambiata, si, c’era anche la storia della droga, ma c’erano anche Garcia Marquez, Botero, Shakira, Montoya (ex pilota F1) e che non dovevo vergognarmi di nulla, boh forse avrei dovuto darle ascolto, ma oggi non mi pento! Poi qui in Italia col passare del tempo la domanda cambiava a seconda del contesto e/o della persona che avevo davanti: ma tu sei italiana? Ma tu non sei italiana? Ma che origini hai? Ma tu sei nata in Italia? Ma da dove vieni? Ma sei di X posto? Seguito dal solito ‘interrogatorio’ a seconda di come rispondevo, che trovavo una vera ‘noia’. Poi però quando sono andata nei miei paesi di origine anche lì non appena aprivo bocca cominciavano: “ma tu non sei di qui, vero, hai un accento diverso”. E dopo dieci anni, i soliti cuginetti a dire: “ma tu ora sei italiana. Hai quell’accento come se stessi recitando o cantando, quella musichetta, hihi, dai parlami ora in italiano…” E io: “ma quale musichetta!? Di cosa parli?” Beh purtroppo è così, il mio accento in quella che dovrebbe essere la mia lingua madre è CAMBIATO! Mutato, modificato! Certe parole a volte mi venivano in italiano e loro: Che???. E come si dice questo o quello in italiano. E io: “Mamma mia baaaaaasta!” Hahaha.
E poi i lineamenti del mio volto raccontano le ‘emigrazioni’ della mia famiglia, perciò non sono facilmente camuffabile tra gli autoctoni!
Mio padre invece mi parla di Panama in continuazione, dei suoi pregi e difetti, ma mi dice che io sono più panamense che colombiana perché sono nata lì e non importa dove abbia vissuto. Mentre una mia zia paterna, carinissima, l’ultima volta che sono andata a trovarla, cercava di farmi conoscere il più possibile il ‘mio paese’, il suo cibo, i carnevali, le danze tipiche, mi portava in giro di qua e di là.
Perciò ora rispondo: “nata a Panama e cresciuta in Colombia e Italia” E tutti mi rispondono con uno sguardo come se avessi detto che vengo da Marte. E loro: ma ora sei italiana? Quando sei arrivata qui?. E parte l’interrogatorio e se capita da quelle parti un qualche amico che mi conosce questi gli dicono: “Humm guarda che ormai è italiana!”, perché sanno quanto mi dia fastidio quando mi fanno il terzo grado.  Insomma dà fastidio, e qui rispondo a Kira, perché a volte sembra che tu ogni volta debba raccontare la storia della tua vita e i tuoi fatti personali, magari a gente che forse in seguito non rivedrai e che però vogliono sapere, e hanno assoluto bisogno di saziare questa curiosità e poi magari alla fine tu non fai in tempo a chiedere a loro qualcosa. Poi col tempo ci fai l’abitudine e trovi un tuo equilibrio, ma è sempre una ‘rottura’!

Tutto questo bla bla bla, per farvi capire che queste sono solo etichette che la gente, forse tutti noi, abbiamo bisogno di mettere altrimenti ci si sente ‘smarriti’ e/o ‘persi’, forse per inquadrare la persona a seconda della nazionalità, a seconda degli stereotipi positivi/negativi che si possano avere di quella nazionalità. Per me io sono di tutti e tre i posti, tutti e tre in modi diversi hanno condizionato la mia vita, i miei modi di pensare, il fatto che mi piacciano certi generi musicali invece che altri a seconda dell’umore e cose del genere. Tutti e tre i paesi hanno i suoi pregi e i suoi difetti, punto! Poi ci sarà SEMPRE qualcosa che mi renderà PIU’ o MENO italiana-colombiana-panamense agli occhi degli altri. Insomma ognuno ha i suoi parametri in base ai quali giudicare più o meno ‘l’appartenenza’ di un individuo ad una Nazione/ Popolo, come la lingua, la discendenza, l’essere nati in un certo territorio, religione, cultura, ecc. Ma sono io che devo trovare la mia ‘chiarezza mentale’, sono io che devo ‘tranquillizzare’ me e non gli altri! Certo, potevo appartenere ad un solo ed unico posto, invece che sentirmi straniera dappertutto…. Ma sapete che noia? E poi, così sono andate le cose! Certo, a volte potrò non capire le battute di alcuni amici italiani riguardo a cose che hanno vissuto da bambini, tipo la canzoncina di un certo cartone animato oppure rimanere perplessa a qualche altra battuta di un amico colombiano che faccia riferimento a qualche avvenimento di attualità per loro o a qualche gergo che usino solo a Panama, mah…. Questo vorrà dire che non smetterò mai di interrogarmi/ domandare e di imparare!  Non lo so, per ora la conclusione a cui sono arrivata mi dà serenità! E questo mi va bene!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Kira &#8220;Se il mio interlocutore non mi piace anche io gliela faccio un pò sudare la risposta “giusta”..&#8221;</p>
<p>Haha, anch’io facevo così!</p>
<p>Questa è una di quelle domande che per un po’ di tempo mi ha ‘mortificato’ perché presupponeva una risposta secca, semplice, concreta. Una domanda semplice, un po’ come chiedere come ti chiami? Quanti anni hai? Invece per me era la domanda più complicata che potessero chiedermi, più di chiedermi cos’è seno o coseno, specialmente quando nasci in un posto e poi cresci in altri, ma finalmente penso di aver trovato ‘pace’. </p>
<p>Poi da qualche parte ho letto che:</p>
<p>“Voi non siete i vostri abiti,<br />
Non siete la vostra professione<br />
Non siete il vostro denaro<br />
Non siete la vostra nazionalità<br />
Perciò smettetela di identificarvi con queste cose che vanno e vengono”</p>
<p>Quando ero piccola e vivevo a Bogotà e i miei cugini maschi avevano voglia di prendermi in giro o darmi fastidio, cominciavano con questa storia che io non ero una ‘vera’ colombiana perché ero nata a Panama e allora io ribattevo con altre “spiegazioni” puerili cercando di provare il mio essere assolutissimamente ‘’colombiana’’ e per niente panamense. Poi loro ribattevano con un lungo elenco delle cose che secondo loro la Colombia aveva in più rispetto a Panama e purtroppo io non potevo mai ribattere perché sapevo poco di quel paese visto che l’avevo lasciato quando avevo un anno. E poi se da quelle parti capitava che un adulto passasse, tipo mia madre e/o uno zio (che aveva vissuto anche lui a Panama) o mio fratello maggiore quel dibattito non finiva più, loro cominciavano a omaggiare/criticare Panama a seconda dei ricordi e a dirmi che io ero di ‘lì’, ma che ero anche di ‘qua’, loro sorridevano e poi ci mettevano anche del loro per prendermi in giro… Ma poi chiedevano ai miei cugini di lasciarmi in pace. Comunque era qualcosa che capitava di rado e come capitava quando parlavamo di calcio, delle bandiere e/o capitali del mondo. Poi a scuola una volta mi capitò, non so per quale motivo, che una compagna di scuola vedesse in un mio documento (forse voleva vedere la foto, boh) dove c’era scritto ‘nata a Panama’ e mi guardò sorpresa: “Oddio, ma tu non sei colombiana, non sei nata qui”. Allora la tranquillizzai dicendoli che ero anche colombiana e che anche mia madre e miei fratelli lo erano. Poi arrivata in Italia, mia madre voleva che entrassi con i documenti panamensi, perché la Colombia non godeva di una buona reputazione. Beh io a 13 anni mi rifiutai. Forse l’adolescenza, forse la voglia di andare sempre contro, boh. La spiegazione che diedi a mia madre era che facendo così la reputazione non sarebbe mai cambiata, si, c’era anche la storia della droga, ma c’erano anche Garcia Marquez, Botero, Shakira, Montoya (ex pilota F1) e che non dovevo vergognarmi di nulla, boh forse avrei dovuto darle ascolto, ma oggi non mi pento! Poi qui in Italia col passare del tempo la domanda cambiava a seconda del contesto e/o della persona che avevo davanti: ma tu sei italiana? Ma tu non sei italiana? Ma che origini hai? Ma tu sei nata in Italia? Ma da dove vieni? Ma sei di X posto? Seguito dal solito ‘interrogatorio’ a seconda di come rispondevo, che trovavo una vera ‘noia’. Poi però quando sono andata nei miei paesi di origine anche lì non appena aprivo bocca cominciavano: “ma tu non sei di qui, vero, hai un accento diverso”. E dopo dieci anni, i soliti cuginetti a dire: “ma tu ora sei italiana. Hai quell’accento come se stessi recitando o cantando, quella musichetta, hihi, dai parlami ora in italiano…” E io: “ma quale musichetta!? Di cosa parli?” Beh purtroppo è così, il mio accento in quella che dovrebbe essere la mia lingua madre è CAMBIATO! Mutato, modificato! Certe parole a volte mi venivano in italiano e loro: Che???. E come si dice questo o quello in italiano. E io: “Mamma mia baaaaaasta!” Hahaha.<br />
E poi i lineamenti del mio volto raccontano le ‘emigrazioni’ della mia famiglia, perciò non sono facilmente camuffabile tra gli autoctoni!<br />
Mio padre invece mi parla di Panama in continuazione, dei suoi pregi e difetti, ma mi dice che io sono più panamense che colombiana perché sono nata lì e non importa dove abbia vissuto. Mentre una mia zia paterna, carinissima, l’ultima volta che sono andata a trovarla, cercava di farmi conoscere il più possibile il ‘mio paese’, il suo cibo, i carnevali, le danze tipiche, mi portava in giro di qua e di là.<br />
Perciò ora rispondo: “nata a Panama e cresciuta in Colombia e Italia” E tutti mi rispondono con uno sguardo come se avessi detto che vengo da Marte. E loro: ma ora sei italiana? Quando sei arrivata qui?. E parte l’interrogatorio e se capita da quelle parti un qualche amico che mi conosce questi gli dicono: “Humm guarda che ormai è italiana!”, perché sanno quanto mi dia fastidio quando mi fanno il terzo grado.  Insomma dà fastidio, e qui rispondo a Kira, perché a volte sembra che tu ogni volta debba raccontare la storia della tua vita e i tuoi fatti personali, magari a gente che forse in seguito non rivedrai e che però vogliono sapere, e hanno assoluto bisogno di saziare questa curiosità e poi magari alla fine tu non fai in tempo a chiedere a loro qualcosa. Poi col tempo ci fai l’abitudine e trovi un tuo equilibrio, ma è sempre una ‘rottura’!</p>
<p>Tutto questo bla bla bla, per farvi capire che queste sono solo etichette che la gente, forse tutti noi, abbiamo bisogno di mettere altrimenti ci si sente ‘smarriti’ e/o ‘persi’, forse per inquadrare la persona a seconda della nazionalità, a seconda degli stereotipi positivi/negativi che si possano avere di quella nazionalità. Per me io sono di tutti e tre i posti, tutti e tre in modi diversi hanno condizionato la mia vita, i miei modi di pensare, il fatto che mi piacciano certi generi musicali invece che altri a seconda dell’umore e cose del genere. Tutti e tre i paesi hanno i suoi pregi e i suoi difetti, punto! Poi ci sarà SEMPRE qualcosa che mi renderà PIU’ o MENO italiana-colombiana-panamense agli occhi degli altri. Insomma ognuno ha i suoi parametri in base ai quali giudicare più o meno ‘l’appartenenza’ di un individuo ad una Nazione/ Popolo, come la lingua, la discendenza, l’essere nati in un certo territorio, religione, cultura, ecc. Ma sono io che devo trovare la mia ‘chiarezza mentale’, sono io che devo ‘tranquillizzare’ me e non gli altri! Certo, potevo appartenere ad un solo ed unico posto, invece che sentirmi straniera dappertutto…. Ma sapete che noia? E poi, così sono andate le cose! Certo, a volte potrò non capire le battute di alcuni amici italiani riguardo a cose che hanno vissuto da bambini, tipo la canzoncina di un certo cartone animato oppure rimanere perplessa a qualche altra battuta di un amico colombiano che faccia riferimento a qualche avvenimento di attualità per loro o a qualche gergo che usino solo a Panama, mah…. Questo vorrà dire che non smetterò mai di interrogarmi/ domandare e di imparare!  Non lo so, per ora la conclusione a cui sono arrivata mi dà serenità! E questo mi va bene!</p>
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		<title>Di: ahimsa</title>
		<link>http://www.secondegenerazioni.it/index.php/2009/08/04/come-rispondete/comment-page-1/#comment-8397</link>
		<dc:creator>ahimsa</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2009 11:34:24 +0000</pubDate>
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		<description>@ Kira, chiedere &quot;di dove sei/da dove vieni&quot; ad una persona che ha un accento diverso da quello autoctono potrebbe essere legittimo, mentre lo è un po&#039; meno se viene chiesto ad una persona per il suo aspetto ma che parla la lingua italiana e/o lo stesso dialetto dell&#039;autoctono o altro dialetto italiano.
Non a caso a maganò chiedono se è italiana (per il suo accento, e l&#039;aspetto che non dà risposte certe) anche all&#039;estero mentre a me chiedono &quot;di dove sei/da dove vieni&quot;.

Stra-ordinaria la leggenda della madre filippica G-olf!!!!!!!  :- D</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Kira, chiedere &#8220;di dove sei/da dove vieni&#8221; ad una persona che ha un accento diverso da quello autoctono potrebbe essere legittimo, mentre lo è un po&#8217; meno se viene chiesto ad una persona per il suo aspetto ma che parla la lingua italiana e/o lo stesso dialetto dell&#8217;autoctono o altro dialetto italiano.<br />
Non a caso a maganò chiedono se è italiana (per il suo accento, e l&#8217;aspetto che non dà risposte certe) anche all&#8217;estero mentre a me chiedono &#8220;di dove sei/da dove vieni&#8221;.</p>
<p>Stra-ordinaria la leggenda della madre filippica G-olf!!!!!!!  :- D</p>
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		<title>Di: magano1</title>
		<link>http://www.secondegenerazioni.it/index.php/2009/08/04/come-rispondete/comment-page-1/#comment-8395</link>
		<dc:creator>magano1</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2009 11:12:51 +0000</pubDate>
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		<description>Bellissima risposta e riflessione Alfredo, grazie!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bellissima risposta e riflessione Alfredo, grazie!</p>
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