Davide contro Golia. Giovedì 31 gennaio una carissima ragazza, una compagna di percorso, dovrà affidare ad altri la decisione su un episodio molto importante per sé, per la sua famiglia e amici, importante anche per gli altri "italiani con il permesso di soggiorno". Alessandra Samira Mangoud è una che ha scelto di non nascondersi e di non abbandonare la sua vita ai soliti "ma tanto perché insistere? Meglio che lascio perdere anche se è un’ingiustizia, anche se condizionerà tutta la mia vita". Sam, come la chiamano alcuni di noi, è una lottatrice costante che non demorde. E la sua battaglia è diventata anche una delle battaglie della rete G2, perché quello che è successo a lei potrebbe accadere ad altre seconde generazioni. Samira è una figlia di immigrati nata in Italia, è una che ha studiato, si è laureata e che lavorava con passione in un Comune italiano, in uno sportello sull’handicap, finché non le hanno sbattuto in faccia un muro: "tu, fuori! Non puoi più stare qui, i tuoi colleghi invece sì. Non è che sei inferiore, ma quasi!"

Sono i casi come quello di Samira che ricominciano a trapanarmi il cervello nel momento buio in cui le speranze sono messe a dura prova. Non è giusto! NON E’ Giusto! NON E’ GIUSTO!!! Ora che vediamo allontanarsi le possibilità della riforma della legge sulla cittadinanza, ora che è caduto un governo che sembrava meno sordo, noi figli di immigrati ci sentiamo più amareggiati che mai. Quanto dovremo aspettare ancora per essere solo e semplicemente considerati degli eguali? Per non finire umiliati fin da piccoli come nel caso dei bambini di Palermo? O perché conti di più una vita di affetti, di insegnamenti, di ricordi di infanzia, piuttosto che il nostro reddito, quando decidono se fai o meno parte del Paese dove sei cresciuto?

Giovedì 31 gennaio si terrà a Roma la prima udienza della causa per discriminazione sul lavoro aperta da Alessandra Samira e lei non dovrà essere da sola. Per noi seconde generazioni la vita si sarà fatta più dura ma così come la nostra amica e compagna di percorso ha scoperto da tempo sappiamo che non possiamo permetterci la rassegnazione, perché "non siamo né meglio né peggio d’altri" e vogliamo solo giustizia. Ne va del nostro presente e futuro e di quello dell’Italia. Perché se l’Italia è una società più¹ giusta ne siamo tutti più orgogliosi. Un Paese sul quale dobbiamo continuare a lavorare tutti i giorni, insieme, perché la battaglia della rete G2 è nata sulle difficoltà concrete di ciascuno di noi. Così come Samira non ci fermeremo e costruiremo alberi saldi di cui essere sempre orgogliosi/e.

Per saperne di più sul caso di Alessandra Samira e/o commentare vai sull’ Osservatorio G2.