Ritorno alle origini

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Atterro in Cina con la sensazione di essere tornato a casa. Un mese dopo, atterrando a Fiumicino, pur non pensandoci troppo, mi sono sentito di nuovo a casa. La prima casa, in termini temporali del racconto che sto facendo, ovviamente, è una cosa sbalorditiva in termini di vitalità, la seconda, a confronto, è invece sonnacchiosa, quasi priva di vita, che si muove solo per inerzia.

Arrivo:

All’aeroporto di Pechino, atterro come viaggiatore solitario. Poco male visto che come una pecora mi unisco alla gregge per uscire dalla frontiera. Mi sento piuttosto spaesato, ma è un’impressione che dura poco, perché ci sono dei moduli da compilare. Il guaio è che il cinese lo leggo poco(uno degli scopi per cui sono tornato in Cina è proprio quello di impararlo) e per superare questo primo ostacolo prendo il modulo in inglese e lo uso per un confronto: io, avendo il passaporto cinese, devo per forza compilare i moduli in cinese, con domande quali: hai avuto la sars negli ultimi tempi? Porti con te più di tot soldi? Il tizio addetto al controllo passaporti sembra simpatico. Mi chiede che volo ho preso. Ho un attimo di smarrimento perché non me lo ricordo assolutamente. Mi lascia andare, tuttavia, dopo avermi rimproverato. Raggiungo Shenyang, la mia destinazione, con un volo interno, senza nessun’altra complicazione. Mi viene a prendere un tizio dell’università e mi dice che non me la cavo male con la lingua per essere uno che manca in patria da 12 anni.

Le persone:

Come si può benissimo immaginare, la Cina pullula di persone. Shenyang in particolare, pullula di 8 milioni di abitanti. Quando vado in giro con gli altri ragazzi, parliamo in italiano. Una tizia, sentendo che i suoni che emettiamo non sono quelli che conosce lei, ci chiede da dove veniamo. Rispondiamo che veniamo dall’Italia. "non pensavo che gli italiani fossero così simili a noi, ma non avevano capelli biondi, occhi colorati?" replica lei.

Il supermercato vicino all’università viene preso d’assalto dal nostro gruppo. Là, ci sono occhi dappertutto: non delle videocamere, come logica potrebbe suggerire, bensì occhi umani, un paio per ogni corsia. Le persone sono così tante, anche un supermercato piccolo, può permettersi di assumere un paio di occhi per ogni corsia.

Il traffico:

Le automobili hanno il vizio, o meglio l’abitudine di suonare sempre ed ovunque il clacson. Ai semafori, nella maggior parte dei casi, non ci si ferma se si deve voltare a destra. Quando il semaforo diventa rosso, ci si deve fermare non dove esso è situato, ma ben parecchi metri prima. Le biciclette e i pedoni, a loro rischio e pericolo, passano col rosso quasi sempre.

Ci sono orde di taxi nelle strade. Costano pochissimo -cofrontando con i prezzi in Italia vigenti-. Si pensi che un tassista guadagna sui 100-200 € al mese.

Cibo e bevande:

in Cina ti chiedi: "Cosa si mangia stasera?" perché c’è troppa scelta. In Italia ti chiedi: "Cosa si mangia stasera?" perché di scelta ce n’hai poca e il tutto costa magnificamente di più. In un buon ristorante, a Shenyang, 7 persone spendono 20 € per più che saziarsi. La varietà è ampia: oltre alle cucine regionali cinesi -decine e decine- la scelta può essere fatta sulla cucina islamica, coreana, giapponese, taiwanese, europea, per non contare i fast-food americani.

Quasi ad ogni strada si può trovare un McDonald’s o un KFC(che non esiste in Italia). Le due aziende si contendono clienti a suon di spot pubblicitari alla tv e offerte promozionali. In Cina, per quello che costa, andare al Mc o al KFC equivale ad andare in un buon ristorante. Ed effettivamente, facendo un paragone tra i McDonald’s italiani e quelli cinesi, quest’ultimi sono nettamente migliori: più scelta di panini, ambiente migliore, servizio migliore.

La Coca-Cola company va a braccetto con l’ampia scelta di bevande che c’è in Cina. Oltre alla cola tradizionale, essa commercializza tantissime altre marche, compresa una dell’acqua minerale. A proposito dell’acqua minerale: il commercio di essa rappresenta un giro d’affari enorme, in quanto l’acqua del rubinetto non è potabile se non bollita. E con le nuove generazioni abituate al meglio, a cui non piace il "puzzo di bollito", l’acqua in bottiglia rappresenta l’unica alternativa. Un dubbio che m’è venuto quando ho bevuto l’acqua in bottiglia, visto il suo gusto così leggero, non è che è acqua distillata??

Pechino:

Insieme ad altre due persone, la sera prima di partire, ho passeggiato fino a Tiananmen, raggiungendo l’ingresso della Città proibita. C’era una marea di gente, che faceva foto, che vendeva roba, sotto il grande ritratto di Mao e sotto gli occhi vigili di molti poliziotti in borghese.

Pechino è una città moderna, con molti stranieri ad assediarla. Una delle tappe fondamentali è il Silk Market, raggiungibile direttamente in metropolitana (mi chiedo come faranno i tanti turisti dell’anno prossimo con gli eventuali bagagli pesanti in metropolitana, visto che solo in pochissime stazioni ci sono le scale mobili). Chi fosse stato a Pechino saprebbe bene perché è così speciale questo complesso di negozi … vende abbigliamento di marca falsa. Più di una volta ho visto italiani contrattare sul prezzo e proprio questi erano quelli più bravi!