• In: Articoli — @ 6:39 pm

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    Atterro in Cina con la sensazione di essere tornato a casa. Un mese dopo, atterrando a Fiumicino, pur non pensandoci troppo, mi sono sentito di nuovo a casa. La prima casa, in termini temporali del racconto che sto facendo, ovviamente, è una cosa sbalorditiva in termini di vitalità, la seconda, a confronto, è invece sonnacchiosa, quasi priva di vita, che si muove solo per inerzia.

    Arrivo:

    All’aeroporto di Pechino, atterro come viaggiatore solitario. Poco male visto che come una pecora mi unisco alla gregge per uscire dalla frontiera. Mi sento piuttosto spaesato, ma è un’impressione che dura poco, perché ci sono dei moduli da compilare. Il guaio è che il cinese lo leggo poco(uno degli scopi per cui sono tornato in Cina è proprio quello di impararlo) e per superare questo primo ostacolo prendo il modulo in inglese e lo uso per un confronto: io, avendo il passaporto cinese, devo per forza compilare i moduli in cinese, con domande quali: hai avuto la sars negli ultimi tempi? Porti con te più di tot soldi? Il tizio addetto al controllo passaporti sembra simpatico. Mi chiede che volo ho preso. Ho un attimo di smarrimento perché non me lo ricordo assolutamente. Mi lascia andare, tuttavia, dopo avermi rimproverato. Raggiungo Shenyang, la mia destinazione, con un volo interno, senza nessun’altra complicazione. Mi viene a prendere un tizio dell’università e mi dice che non me la cavo male con la lingua per essere uno che manca in patria da 12 anni.

    (continua…)

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