La paura di molti esponenti e sostenitori del Partito dei Nazionalisti si concretizzò alle 13.14 minuti del 3 marzo, quando un bambino italiano di origini straniere nacque.
I giorni antecedenti al fatto, in televisione non trasmisero altro che programmi nei quali invitavano analisti ed esperti del settore socio-politico-economico per discutere delle conseguenze di tale evento. Non pochi si chiedevano se quel fatto avrebbe segnato il tramonto del Partito dei Nazionalisti che per anni stava governando, seppur con il minimo scarto, il Paese. Non pochi nazionalisti si chiedevano addirittura se ciò avrebbe segnato la fine immediata del loro partito. Dall’altra parte il Partito Internazionale, brindava e programmava il "Passo decisivo". Finalmente la percentuale di cittadini di origine straniera si apprestava a superare quella dei cittadini indigeni.
Tanti anni erano passati da quando l’Italia concesse agli immigrati il diritto di cittadinanza per nascita. La conversione alla jus soli inizialmente fu criticata aspramente da tutta la coalizione di opposizione e da molti esponenti della coalizione di governo, mentre stranamente il mondo socio-economico e soprattutto previdenziale l’applaudeva pubblicamente, sostenendo che ciò avrebbe giovato al Paese sia in termini di contributi pensionistici che in termine di competitività giovanile. Il Paese, infatti, aveva arrancato a lungo nelle acque della popolazione mediamente vecchia, sopra i 60 anni. E nessuno sapeva se e come sarebbero state pagate le pensioni. Tutto questo finché la litigiosa coalizione al potere riuscì in qualche modo a votare la legge. Che passò con uno scarto esiguo.
Gli effetti di tale legge non si videro subito. Gli immigrati, in gran numero vincolati a un permesso di soggiorno, da precari cominciarono pian piano a diventare cittadini a tutti gli effetti, godendo degli stessi diritti e dei stessi doveri. Doveri che, stando a un sondaggio dell’epoca, venivano sentiti di più e quindi adempiuti con maggiore senso di responsabilità da parte dei neo-cittadini.
La popolazione degli immigrati che ottenevano la cittadinanza crebbe, così come il consenso ad un partito che predicava la chiusura delle frontiere e che faceva speculazione sulle paure del diverso: il Partito dei Nazionalisti.
Eppure la maggioranza della popolazione si dichiarava contraria a questo partito, e nessuno diceva di votarlo. Si ipotizzò che la maggioranza dei sostenitori al partito, fossero addirittura molti degli stessi neo-cittadini. A testimonianza di ciò, in ambito di un’indagine sociologica condotta anonimamente dell’epoca, il 60% dei cittadini di origine straniera intervistati dichiarò che avendo fatti così tanti sacrifici, in prima persona o dei genitori, per ottenere la cittadinanza, si dovebbero inasprire le leggi concernenti all’immigrazione.
In contrapposizione al Partito dei Nazionalisti, si vide ad una naturale ascesa del Partito Internazionale, sostenuta da giovani (neo-cittadini e indigeni), che credevano in un ideale di società multietnica, senza discriminazioni e all’insegna della reciproca tolleranza.
Nel Partito Internazionale, maturò ben presto l’idea di una società aperta, senza distinzione tra stranieri, immigrati o cittadini. Tutti all’interno dei confini potevano essere considerati cittadini. Con gli stessi doveri e diritti.
Da molti considerata scandalosa, l’idea ben presto trovò un percorso di concretizzazione, in quanto appoggiato dai moltissimi giovani di origine straniera e non, in un referendum.
Il Partito Internazionale trovò propizia la nascita di quel bambino e di lì a poco lanciò il referendum che chiedeva ai cittadini aventi diritto al voto di decidere se aprire le frontiere oppure no, regolarizzando di fatto chiunque ne avesse fatto richiesta.
Con le dovute polemiche e colpi di mano da parte del Partito dei Nazionalisti, finalmente il giorno cruciale venne. E dopo le febbrili votazioni, si attese con impazienza il risultato. Che per molti suonò scandaloso: 20% per l’apertura delle frontiere, 80% i contrari. E quest’ultimi voti venivano proprio dalle regioni con più alta densità di cittadini di origine straniera.
In televisione ci furono interminabili dibattiti, volti a trovare una spiegazione al baratro in cui si trovò il Partito Internazionale. Alla fine un sociologo-antropologo concluse le giornate del dibattito con una solenne riflessione: una volta conquistati i privilegi, è più facile non condividerli con gli altri, che condividerli.
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