A Sisi
S’era appena fatto buio a Youzhu. Il fiume aveva seguito il sole fino al culmine della sua ascesa sui monti da dove era poi lentamente scomparso, lasciando sull’acqua una scia di punti luminosi. Una brezza serale aveva poi cominciato a spirare per le strade e viuzze del paese, dando sollievo ad un gruppo di anziani placidamente seduti su sdrai di bambù. Intorno, nel cortile, si erano riuniti numerosi e parlavano del caldo atipico di quelle giornate e del lavoro quotidiano nei campi. I più giovani, invece, si erano appostati in un angolo vicino all’ingresso e si organizzavano per andare in giro più tardi. Come al solito avrebbero fatto una passeggiata nel buio del villaggio o sarebbero andati vicino al fiume sedendosi sui ciottoli di pietra, a schiamazzare nel silenzio della notte e rientrare col favore del chiaro lunare.Uno spicchio di luna fece capolino nel cielo, mentre il cortile si godeva ancora il fresco della brezza. Un bambino cadde e si rialzò subito: segno quasi divino per dire che era l’ora di rientrare.
-S’è fatto tardi, rientro a casa.- qualcuno esclamò.
E quella era la causa scatenante di quello che sarebbe accaduto dopo: quel qualcuno avrebbe piegato il suo sdraio di bambù per portarselo via; poi gli altri lo avrebbero seguito, per rientrare ognuno a casa propria, in un ordinato susseguirsi di azioni.
La legge seguita dal villaggio è quella stabilita dal sole: andare a letto al suo calare e svegliarsi al primo canto del gallo. E queste regole ferree, sono l’unico orologio di Youzhou.
Lontano, forse sulla soglia di una porta, vi fu un bagliore. Si potè appena percepire un qualcosa come:- Su andiamo, è ora.
Sbucò un uomo, ed a seguirlo un bambino. L’uomo teneva in mano una torcia elettrica e un bastone di bambù, il bambino teneva in mano una giara di bambù intrecciato ed era visibilmente eccitato dall’idea di uscire al buio.
L’uomo, probabilmente suo padre, lo chiamò e lo esortò ad accelerare i passi.
Sul ciglio della strada gli immancabili grilli frinivano incessantemente. E nei campi il gracidare delle rane faceva loro da accompagnamento. La torcia tenuta in mano dall’uomo veniva proiettata giù sui campi alla ricerca di qualcosa, mentre sulla strada principale cementata vi erano lampi di luce dal movimento repentino. In certi tratti, quando grilli e rane si concedevano una breve pausa, il bambino poteva avvertire il rumore dell’acqua che scorreva nei canali adiacenti alla strada: un lieve sciabordare.
I due deviarono per una strada secondaria e poi scesero per i campi, camminando sui bordi di terra creati dai contadini per delimitare le loro proprietà. Con quasi un sussurro l’uomo disse di non far rumore e il bambino fece un cenno con la testa, in un misto di ossequità e cieca obbedienza. Lo sguardo del bambino si posò su un improvviso movimento dell’acqua, che i raggi lunari resero più evidente. Lo riferì sottovoce all’uomo che rispose: "E’ soltanto un serpente".
-Papà , non c’è pericolo che ci morda?- chiese il bambino.
-Non era velenoso, fai attenzione comunque.- si sentì rispondere.
L’uomo puntò la torcia su una rana, che all’improvvisa luce si gettò nel fango. Il bambino osservò la scena da una certa distanza, curioso delle azioni dell’uomo.
Prima di avvicinarsi al punto di interesse, l’uomo proferì:- La rana pensa che stare sotto il fango sia al sicuro e non ha idea che sto andando verso di lei.
Nel dire ciò si avvicinò con cautela e puntata la torcia sul terreno fangoso, calò col bastone di bambù un colpo secco sull’animale, il quale non fece in tempo a fuggire. Il bambino raccolse la preda con un sorriso sulle labbra e lo mise nel contenitore. Passato il momentaneo stato confusionale, la rana cominciò ad agitarsi e il bambino sentì i suoi tentativi di salto nel buio dentro il contenitore, alla ricerca della libertà perduta.
Arrivata alla nona rana catturata, l’uomo chiese:- Pesa?.
Il bambino scosse il capo.
-Catturiamone un altro e ce ne torniamo a casa.
Il bambino, evidentemente eccitato, disse:- Sono buone le rane da mangiare papà ?
-Poi le assaggeremo insieme a tua madre, sono deliziose!- e gli sorrise.
L’ultima rana fu individuata ai bordi di un canale d’acqua, ai confini del villaggio, nei possedimenti dei Cheng.
Strane storie si raccontavano sul loro conto, ma una su tutte era la pazzia della vecchia signora Cheng che era risaputa nel villaggio. Si dice che racattasse bambini orfani o abbandonati e che li portasse con sè, condividendo con loro il cibo della tavola del suo secondo figlio, mangiando seduta per terra, in un angolo. Una volta, quando era giovane e suo marito era ancora vivo, lei era conosciuta nel villaggio come la più gioiosa di tutte le donne, tant’è che non rifiutava un sorriso a nessuno.
Poi un giorno suo marito venne trovato morto sullo squarcio di una strada, con la bava alla bocca e gli occhi ancora socchiusi mentre lei venne trovata a girovagare per le strade senza scarpe, tenendo in mano un contenitore di veleno per topi, farneticando parole senza senso.
Il figlio più grande dei Cheng, invece, non era pazzo, ma un po’ strambo. Dall’età di diciasette anni non si lavava né si tagliava i capelli; diceva che agiva in questo modo per diventare un Buddha vivente e che i suoi capelli eran il modo per raggiungere lo scopo. "Perché i capelli sono fonte di immenso potere"- per queste sue parole era diventato lo zimbello del villaggio. Fatto sta che la gente lo evitava, perché si racconta che avesse il vizio di portare con sé una forbicina e con questa tagliasse di nascosto i capelli altrui, per poi farne un intruglio che beveva di tanto in tanto, durante l’arco di una giornata.
Riconoscendo di essersi inoltrato troppo in là , o forse semplicemente un po’ a disagio nei possedimenti dei Cheng, l’uomo disse:-Torniamo a casa.
Ma proprio in quel mentre, ci fu uno tonfo, appena percepibile. Il bambino prontamente indicò col dito il punto esatto del movimento della rana e si ripetè il rituale che consisteva nel puntamento della torcia e il colpo col bastone di bambù. E cosa non meno importante il sentire i salti della nuova preda da parte del bambino.
- Lo porto io, che è pesante. – E gli prese il contenitore di bambù.
A malincuore il bambino non protestò.
Sulla via del ritorno videro da lontano una signora dai capelli, che nell’oscurità , sembrarono ancora più bianchi. Portava un fagottino sulle spalle e incedeva lentamente e con una certa fatica.
Il bambino istintivamente si nascose dietro all’uomo e aggrappandosi ai suoi pantaloni, disse:- E’ la signora Cheng!.
La figura si ritrovò proprio a pochi metri di distanza, sempre col suo incedere lento. Il bambino sempre più spaventato aggrappandosi sempre più forte all’uomo, disse:- Papà , torniamo a casa subito?Ho paura!.
L’uomo restò fermo e non si mosse, guardando la signora con fare distaccato.
-Avete fatto buona caccia? Non avete catturato le rane buone che mangiano gli insetti cattivi vero? Vi colpirà un fulmine se li catturate!- così sentenziando, si allontanò lentamente, così come era venuta.
Il bambino vide che portava un fagotto sulle spalle e, quando appena una nuvola scoperse la luna, potè notare con stupore e un pizzico di orrore che spuntò la testolina di un neonato.
Accortosi del disagio del bambino, l’uomo lo tirò per il braccio:- Su, torniamo a casa.
Si rimisero in cammino per il ritorno a casa, ripercorrendo a ritroso la strada cementata deserta. Il bambino giù dimenticò dell’incontro, nell’incedere dirigeva la torcia in ogni direzione, in una sorta di gioco. In lontananza, sui monti, vicino alle tombe, vide un fluttuare di bianco, che col buio fu ancora più nitido. Il bambino ebbe paura e si aggrappò di nuovo alla gamba del padre, il quale istintivamente lo guardò in viso poi volse lo sguardo verso i monti.
-Sarà qualcuno che si è dimenticato una busta di plastica, non avere paura.- lo rassicurò l’uomo.
-Papà potrebbe essere un fantasma? Zio Yang mi ha raccontato che quando è andato a prendere la legna ha incontrato un fantasma proprio in quella montagna là ed è scappato a gambe levate. Mi ha detto che era uno spirito di volpe.
-Non avere paura, torniamo a casa da tua madre.-
Ripresero il cammino verso casa, dove li attendeva carne di rana e il ricordo di quella serata.
Tag: racconto
che bello rileggere questo racconto rivisto!
bravu zazù!
g2 a caccia?
e se qualcuno fosse vegetariano?
scherzi a parte. ritmo magico.
Complimenti, bel racconto davvero.
Grazie grazie
Mi appello alla legge sulla privacy.
Cmq è una persona che mi è molto importante.
pipit: la solita copuchenta (alias pettegola)
Le parole scritte, se composte bene, hanno il magico potere di rissucchiarci dentro di loro.
Mentre leggevo il racconto mi ero perso in questo mondo nebbioso e a tratti cupo, molto molto intenso.
mi accodo a idra…bravo veramente molto coinvolgente..la descrizione particolare degli ambienti che circondano i personaggi rendono molto l’idea fino a quasi rapirci
Povere rane! Go veg.
povere rane??? hai idea di cosa ci farebbero se fossero piu’ grandi di noi?
…cmq, bel racconto! mi piace questa atmosfera.