• In: Articoli — Tag:, , — nuez @ 1:32 pm
    Firenze, 25 novembre 2006 – Ventidue format tv e trentuno video hanno partecipato alla terza edizione del "Premio Mostafà Souhir per la multiculturalità nei media" con un panorama di produzioni che rispecchia in pieno la ricchezza e la varietàche caratterizzano il settore dei media multiculturali in Italia. Per gli organizzatori la cerimonia di premiazione, svoltasi a Firenze la mattina del 25 novembre, "è stata un successo in termini di pubblico e di qualità delle produzioni". Il Premio, dedicato alla memoria di un giornalista e attivista origine marocchina scomparso prematuramente, promosso dall’Ong Cospe (Cooperazione per lo sviluppo dei paesi emergenti), da Controradio di Firenze e dal Comune di Firenze.

    Il premio come miglior video è andato a "G2" realizzato da Maria Rosa Jijon insieme alla rete di figli di immigrati "G2: generazioni seconde" per: "l’originalità dello spunto, la spontaneità e la freschezza e per essere espressione riuscita del protagonismo nel mondo della comunicazione da parte delle giovani generazioni di immigrati".
    Il premio al miglior format televisivo è stato invece attribuito al "Noticiero", telegiornale in spagnolo in onda su Telegenova e Telecittà di Genova: "un progetto indipendente e durevole nel tempo che non teme l’approfondimento e l’impegno; un’informazione che esprime l’identità delle comunità immigrate come elemento di ricchezza della nostra società".
    La giuria era presieduta da Jean Leonard Touadi (giornalista e assessore alle politiche giovanili del Comune di Roma), e composta da Enzo Cucco (Segretariato sociale Rai), Giovanni Anversa (Racconti di vita, RAI 3), Elisa Manna (Censis), Marina Cosi (FNSI), Nacera Benali (stampa estera), Raffaele Palumbo (Controradio Firenze).
     
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  • In: Articoli — Tag: — G2 @ 10:40 am

    uova.jpgE’ solo verso i 21 anni che ho cominciato a comprendere il senso delle parole che mia nonna mi ripeteva da bambina: "Cerca di diventare qualcosa per non essere né carne né pesce".
    Per una qualsiasi altra bambina italiana queste parole non avrebbero avuto un significato particolare se non quello di diventare grande. Per me, invece, divisa tra una natalità italiana e una faccia scura, che parlava di una terra lontana, la frase da lei pronunciata voleva dire molto di più. Ora sono sicura che la mia attribuzione di significato fosse esattamente ciò che mia nonna intendeva.
    Tuttavia, sentivo di avere una possibilità tra la carne il pesce: essere uovo.
    Un qualcosa che è in sé la radice di entrambi ma allo stesso tempo, non è ancora né  l’uno né l’altro. Per tutto il periodo che avevo vissuto con lei e mio "nonno", assieme a mia mamma, ero stata la ragazzina di origine etiope che si sentiva bianca, perché tutto intorno a lei era bianco e italiano. Dopo di lei, sono diventata "una ragazza bianca" che si sentiva nera perché tutto intorno a lei era diventato scuro. Oggi, credo di essere entrambe le cose e nessuna delle due. Essere un figlio di immigrati, nella società italiana, e per di più "di colore", non è né facile né difficile, E’ semplicemente una realtà nuova ed indefinibile. Siamo italiani, ma le nostre fattezze si presentano ancor prima delle parole, smentendo a primo impatto, qualsiasi appartenenza a questo Paese. Allo stesso tempo, quando ci affacciamo alle comunità di origine, la conoscenza frammentaria della cultura e della lingua ci allontana anche da loro.
    Pertanto mi chiedo, abbiamo davvero le stesse problematiche di altri italiani? E soprattutto, considerando le poche opportunità lavorative concesse ai nostri genitori, non incorriamo più di altri nel rischio d’inciampare in un occulto ( forse neanche tanto) perpetuarsi di un sistema di caste occidentale? Mi guardo intorno e vedo che ancor oggi sono pochissimi i figli di quegli immigrati che riescono a superare questo "destino già segnato".. Nasce l’esigenza di una legittimazione di questi nuovi figli d’Italia, con problematiche ed esigenze del tutto nuove. Soggetti fuori da quell’estenuante dialettica è/non è che li vorrebbe per sempre degli ibridi.

    Scritto da: Lucia

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  • Padova.jpgA Padova l’aria è umida, soprattutto in questa stagione, ma alla gente non importa tanto visto che vanno spesso in bicicletta con le mani scoperte e il viso scoperto. Hanno un accento dal tono basso, i padovani, nulla a che vedere col romano.Per me che in viso sono orientale, fare la spesa, andare da qualche parte e "sfoggiare" l’accento romano è strano. Non ho altri aggettivi per descrivere quella sensazione di incredulità che leggo in faccia alla gente quando ci parlo.
    Quando mi vedono pensano che io sia cinese, appena apro bocca divento romano. Credo che la gente rimanga spiazzata. Io ci avevo fatto l’abitudine…a Roma, ma qui, è come sentirsi cinese in Italia e romano a Padova.

    Ho parlato con un amico romeno (dall’accento sembrava padovano) e mi ha fatto riflettere un po’ quando disse che lo svantaggio di noi g2 è che i nostri genitori non hanno quel patrimonio sociale (e forse monetario) che possono offrire ai loro figli, a differenza di quanto accade con l’italiano.

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  • In: Articoli — Tag:, — Boris @ 12:44 am

    Non so bene da dove partire, è difficile descriverlo… E’ una sensazione particolare, direi viscerale.
    E’ molto tempo che cerco persone che riescano a capire come mi sento la mattina quando mi alzo, quando esco ed affronto il "mondo", cosa provo quando incontro la gente, quando subisco la gente o quando vivo la gente. Avere vent’anni e vivere la propria condizione di G2 è dura, ogni qualvolta che trovi una persona che ti vuole bene e disposta ad ascoltarti, ma soprattutto valida, non sai bene da dove cominciare a raccontare la tua vita ed è terribilmente faticoso. E anche dopo aver raccontato tutto ciò che ti poteva venire in mente finisci inevitabilmente per dimenticare qualcosa, qualcosa che emerge in certi momenti, in alcune parole dette o in alcuni gesti, che per te sono naturali ma per la gente che ti è intorno risultano bizzarri.
    Con G2 non ho bisogno di affrontare questo problema, il problema non sussiste. I percorsi di vita di ognuno, ciascuno con le proprie peculiarità, sono in sintonia, sappiamo cosa vuol dire crescere in un luogo dove tu ti senti a casa, ma gli altri ti considerano un forestiero. Per questo voglio bene a G2.

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