Mi vergogno un po’…

worldpolitical.gifSeconde generazioni anonime. Mi alzo in piedi, con sguardo basso e voce tremante, "confesso: sì, è vero parlo malissimo la mia lingua d’origine". Non solo la parlo malissimo, ma la parlo buffa. I miei cugini si sganasciano quando provo a parlargli in dialetto. Una mia carissima amica ha lasciato il mio messaggio registrato in segreteria per quando si sente triste. Ho comprato un sacco di grammatiche, cassette, fumetti e vocabolari. Ma proprio non mi riesce a perfezionarla. Eppure ho una passione per le lingue.

Una seconda generazione dovrebbe avere due lingue madri, con una sola ti senti un po’ monca. Però dentro c’è la mia seconda lingua, lo so. La sento parlare da sempre. E’ impossibile che non ci sia. Chissà perché si rifiuta di venire a galla.

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17 Commenti a “Mi vergogno un po’…”

  1. alphius scrive:

    ciao Pipit. e a tutti i G2, voglio parlarvi della mia esperienza.
    essendo nato qui e studiando sono cresciuto per 12 anni, andando in Senegal solo per le vacanze quindi x almeno 2 mesi (mio padre è di li e anche mia madre è nata a Dakar anche se di origine capoverdiana), piano piano cominciavo a comunicare in dialetto Wolof con i miei cugini, zii, che si sganasciavano dalle risate, forse perchè era così buffo sentire un “piccolo italiano” come venivo chiamato, o forse perchè non capivano quello che dicevo (neache io d’altronde ma meglio di niente..mi ricordavo solo tutte le cose che si dicevano i miei quando parlavano tra di loro a Roma! ).. poi per vari motivi sono partito e trasferito temporaneamente li a Dakar, e dopo solo pochi giorni già cominciavo a imbastire meglio, d’altronde stavo con gente che di certo non parlava italiano e il francese (lingua officiale in Senegal) lo conoscevo appena.. fino a quando nel giro di un pò di tempo, almeno secondo me, ho imparato bene il Wolof.

    Ho passato 3 anni della mia vita giù e, forse perche cmq passavo quelle estati a Roma, per almeno 2 anni per via dell’accento italiano mi sgamavano subito e allora.. “MA TU DA DOVE VIENI? NON SEI DI QUA VERO? …no vengo dall’Italia.. ”
    Ancora oggi, vabbè che ne sono passati di anni e nonostante il fatto che i miei vecchi amici, i cugini e i parenti si sono ormai abituati, quando faccio nuove conoscenze in senegla (ma anche di senegalesi in Italia) a meno che non parlo francese dove ho meno difficoltà avendolo studiato, magari ti guardano un pò perplessi poi capiscono che in fondo non sono proprio un Senegalese a 100%.

    Insomma è CONDIVISIBILE, per quanto ne so io, il fatto che una g2 dovrebbe avere ALMENO due lingue madri, e che con una sola ti senti un pò monco. Cmq io parlo il WOLOF, è vero, ma parlo malissimo il CREOLO, eppure sono cresciuto sentendolo parlare da mia madre, anche quella lingua c’è dentro ma si rifiuta di venire a galla. penso che dovrò andare almeno una volta in capoverde per cominciare a familiarizzare con il creolo, ma di certo, ho capito una cosa: non lo parlerò mai come uno nato li, avro sempre qualcosa in MENO, o qualcosa in PIU, dipende dai PUNTI DI VISTA.

    ma di fatto è veramente possibile parlare correttamente una lingua che appartiene solo ai tui genitori, restando in Italia anche se solo 10 mesi l’anno? se ci fossero centri culturali attinenti pure pure.. ma forse è meglio comprarsi un biglietto aereo solo andata!

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  2. Cino scrive:

    IDEM.

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  3. Sandokan scrive:

    Forse la lingua madre che noi parliamo è un’altra lingua… Il filippino, l’arabo, il cinese che si parlerà in Italia da questa generazione in poi..Che dite??

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  4. samiretta scrive:

    pipit è bello ciò che dici, la lingua d’origine è una parte importante del nostro essere g2, ma è solo una componenete, la nostra identità culturale è fatta anche da altre cose, dai tratti somatici, dai comportamenti tipici di un popolo, dalla cucina, ecc…. anch’io non parlo un ottimo arabo, so solo alcune parole, ma cucino un ottimo cous cous :)

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  5. Anonimo scrive:

    purtroppo se non abbiamo avuto la possibilità di frequentare la scuola nei nostri paesi d’origine è dura…..io parlo solo il dialetto della mia regione, non so neanche la lingua ufficiale!

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  6. idra scrive:

    La mia non e’ una storia tanto differente, con un aggravante in piu’. La lingua scritta dei cinesi e’ formato da ideogrammi, ovvero simboli grafici che tendenzialmente non danno nessuna informazione acustica. Voglio spiegarlo con un esempio: una qualsiasi parola inglese-italiano o altro, basato su un sistema alfabetico, lo possiamo leggere, anche senza comprendere il significato. Il cinese, se non conosci l’ideogramma, non lo leggi e basta.
    Cosi’ e’ triste per me non riuscire a leggere una lettera che avevo scritto di proprio pugno nel lontano 1997, quando avevo frequentato un corso estivo di cinese. Dico, l’ho scritto io, ma non sono piu’ in grado di leggerlo. Stranezze vergognose della vita.

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  7. Ziganka scrive:

    se posso vi lascio un suggerimento di lettura filosofica “il monolinguismo dell’altro” di J. Derrida.

    http://www.libreriauniversitaria.it/BIT/8870788903/Il_monolinguismo_dell_altro_o_la_protesi_d_origine.htm

    un saluto caro a tutti!!!!

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  8. atteone scrive:

    ciao pipit.. io proprio sono stato delinguamadrizzato! il problema col cinese di idra può essere ricontestualizzato in ambito europeo col mio caso: con l’aggravante di una guerra culturale vissuta tra le mura di casa.
    mio padre, nonostante avesse sposato una tedesca, le ha impedito di parlare coi figli in tedesco, terrorizzato dall’idea che venissimo su bastardi e mangiacrauti, fuori dal suo controllo culturale.
    Quando sento berlusconi che parla di inferiorità culturale dei paesi arabi, o propone il ruolo di kapò ad un esterrefatto schulz, riconosco l’ideologia subumana di molti italiani tele-lobotomizzati. c’è purtroppo una diffusa resistenza in questo paese al confronto culturale e al meticciato, che inquina anche i rapporti personali. anch’io mi sono affannato in corsi estivi, ma la lingua madre è perduta. Il tedesco è una lingua estremamente difficile, diversa, e se uno non si esercita continuamente lo perde in poco tempo. La possibilità di confrontarmi con la cultura di mia madre, di attingere all’informazione, alla letteratura di quel paese è irrimediabilmente compromessa. è un problemaccio, perchè molti spunti all’apertura culturale che provengono dall’immigrazione e dalle seconde generazioni, vengono spenti dall’ambiente asfittico di questo paese chiuso in se stesso. se c’è qualcuno che ha avuto o ha problemi analoghi, mi piacerebbe parlarne: la guerra di civiltà in soggiorno!

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  9. leciram scrive:

    A casa la parlo e mi tengo in allenamento con i libriccini stile harmony (che vergogna :-S), gli unici in filippino che arrivano in Italia oltre alle riviste scandalistiche. Mi hanno fatto notare però che ho un accento strano e tendo a mischiare troppo le due lingue… c’è il taglish (tagalog inglese), c’è lo spanglish (spagnolo inglese), perché non un taglian o philitalian (questo mi sembra più Billy-philitalo :D ) per la gioia dei puristi…

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  10. Pipit scrive:

    I miei amici filippini dicono che parlo l’ITLOG!! (che in filippino per inciso vuol dire UOVO) :)

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  11. paula scrive:

    i cileni che vivono in Cile dicono che io ho l’accento degli anni ‘70, mentre agli altri latinoamericani si spaccano dalle risate quando sentono alcune formule che uso e che mi sono rimaste appiccicate e che loro riconoscono tipiche del cileno. ma questi ultimi nn sanno che sono espressioni ormai fuori moda in Cile :-)

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  12. Anonimo scrive:

    con i miei parlo sempre la mia lingua d’origine, per me è un bene, ma per loro no! in questo modo fanno fatica ad impare l’italiano! cmq è una cosa importantissimo tenersi stretti la lingua d’origine!

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  13. nina scrive:

    Idem, mia mamma è somala e io parlo un somalo 1 pò strano …

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  14. nessuno scrive:

    Che cos’è un origine?Un posto di provenienza?Un posto esatto dal quale ogni uomo o donna derivano e al quale essi fanno riferimento?Si? La mia origine è per la metà in Sierra Leone e io che nn ci sono mai stato e che non parlo mezza parola di quella lingua mi ritrovo ad essere una mezza persona?Sono nato in Italia e ho sempre vissuto qui,mia madre è italiana questo vuol dire che metà della mia origine è italiana?

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  15. nessuno scrive:

    Fossi in te nn mi vergognerei pipit lingua di origine è solo una definizione la vera importanza è la comunicazione effettiva e se questa comporta anche qualche risata e di sicuro meglio e nn per ultimo ti identifica molto di più di quanto ti identificherebbe parlare la cosidetta lingua di origine perfettamente.Te volente o nolente nn sei filippino sei appunto un G2 un ne carne ne pesce e dovresti esserne orgoglioso.Io lo sono.Ciao.

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  16. Outlet scrive:

    Comunque succede anche con la propria lingua madre che se si parla poco o se si frequentano posti dove si parla il dialetto ,si “disimpari” a parlare correttamente, a me succede non so a voi ! Grazia.

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  17. inventatore scrive:

    Meno male che non sono l’unico!!! Io per tantissimi anni non sono andato in Tunisia. Ho ricominciato da poco, ci vado una o due volte l’anno ma finisco sempre col parlare francese. Anche se mi sforzo di imparare e i miei parenti lo apprezzano. Il momento più bello è stato tre/quattro anni fa, quando a 30 anni compiuti sono riuscito per la prima volta a imbastire un discorsino con mia nonna, da soli io e lei, facendomi capire e capendo le sue risposte senza bisogno di zii/cugini che facessero da interpreti. In compenso, pur chiamandomi Karim Ayed, sono perfettamente bilingue col dialetto del paesino di mia mamma in Trentino, perché da piccolo ero sempre lì!!!! :-)

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