C’erano i mondiali di calcio, ma a Tang non era mai piaciuto il calcio. A lui interessava solo il lavoro, la famiglia e la salute.
Tang il cinese, così come molti altri della sua nazionalità , teneva un bar e lo gestiva discretamente bene. E anche gli affari andavano discretamente bene, tanto che si poteva permettere un tenore di vita medio-alto.
Ogni tanto al suo bar capitavano persone piuttosto minute di cervello o con la mentalità ristretta o semplicemente razziste e nella maggior parte delle volte si ritrovava a litigare con loro, pretendendo un po’ di sacrosanto rispetto che gli veniva rifiutato, per il solo fatto di esser straniero.
Diceva nel suo italiano con accento romano, per giustificare il suo comportamento, che "bisogna esse’ più aggressivi de loro, perché se no te mettono i piedi in testa". E lui, caratterialmente parlando, non si era mai fatto mettere i piedi in testa da nessuno.
Questi litigi erano a volte abbastanza accesi, altre soltanto delle scaramucce, ma erano all’ordine del giorno, nella cronaca di un giorno qualsiasi di lavoro. Altri episodi degni di nota accadevano raramente…
Quel giorno Tang apprese da Piero, suo fervido cliente, che la finale della coppa del mondo di calcio sarebbe stata Cina-Italia. Tang rimase un attimo fermo a guardare Piero e gli disse freddamente "nun me interessa il calcio".
Tornando a casa dal lavoro il figlio tredicenne gli riferì nuovamente che "la finale è Cina-Italia, tra due giorni!".
Suo figlio di quattro anni gli corse incontro e gli disse la stessa cosa: "papà papà, che bello, se segna l’Italia esulto, se segna la Cina esulto! Mettiamo due bandiere al bar?".
Alla richiesta del suo figlio prediletto, a Tang si ammorbidì il cuore, ma disse tuttavia: "Vedremo.".
L’indomani al bar di Tang spuntarono miracolosamente due mini bandiere, una rossa con cinque stelle e un’altra tricolore, all’angolo, vicino alla porta di vetro, in bella mostra.
Tanti suoi clienti abituali quel giorno gli sorrisero con evidente segno di compiacimento, e stranamente non ebbe a litigare con nessuno; insomma sembrava che lo spirito calcistico avesse fatto superare a tutti la barriera culturale.
Il giorno della finale arrivò finalmente, e Tang in una strana euforia, installò una piccola radiolina, per avere notizie della partita. (Se avesse portato la televisione evidentemente avrebbe dichiarato che a lui piaceva il calcio…quindi non lo fece per una specie di pudore).
Quando la partita iniziò nel pomeriggio, per strada non v’era anima viva e gli unici rumori che si potevano sentire erano le parole della telecronaca provenienti dall’audio a palla dei televisori ed ogni tanto qualche "daje" condito da brusii e gridolini dalle tante finestre aperte.
Quando la Cina segnò, Tang si fece prendere e dalla gioia esultò come un ossesso, mentre fuori c’era un silenzio di tomba.
Quando l’Italia pareggiò, Tang esultò di nuovo vividamente, ma nessuno potè sentire le sue grida, tranne i suoi due dipendenti cinesi i quali erano accorsi poi in strada per vedere cosa era quel finimondo: trombe e urla, risate e addirittura canti.
La partita finì ai rigori e tra un batticuore e un altro vinse l’Italia cinque a quattro.
Poi si scatenò il putiferio.
Macchine che suonavano clason all’impazzata, con qualche conducente che con una mano reggeva il tricolore e l’altra il volante. Gente che si buttava nelle fontane e saliva sui monumenti per gridare e urlare, dirigere la tromba ai quattro venti e issare bandiere. Ovunque si poteva sentire nell’aria l’eccitazione data dalla vittoria dell’Italia.
A Tang era piaciuta la partita e pensò che forse il calcio non era poi così tanto male.
Ricevette una telefonata dal suo figlio minore: "papà papà , ha vinto l’Italia, hai visto?sono contento!".
La curiosità portò Tang all’esterno, appena fuori dal suo bar. Vide in lontananza un gruppo di giovani armati di bandiere e trombe che stavano percorrendo la strada. Ad ogni passante che incrociavano, per lo più turisti, i ragazzi urlavano all’unisono "Forza Azzurri!". Nessuno sfuggiva a questo loro eccitamento.
Tang li osservò avvicinarsi al suo bar e sorrideva in una sorta di benedizione ai ragazzi.
Qualcuno entrò, forse un po’ assetato.
"Ehi capo quanto pago?" chiese qualcuno.
"Due euro." rispose Tang.
"Ma scherzi? Due euro per una bibita??Al supermercato costa 40 centesimi!"
"Vai al supermercato allora." disse Tang in tono pacato.
"Fanculo muso giallo, tieniti la bibita."
"Fanculo a chi? Vacci te affanculo, fuori dal mio bar!"
La situazione peggiorò di colpo poiché qualcuno notò le due bandiere e si avvicinò a Tang urlandogli: "Perdenti! Abbiamo vinto noi!". "Non valete un **** voi musi gialli cinesi!".
Tang venne spintonato e, cercando di reagire, venne battuto a terra dolorante, dove più piedi salirono su di lui.
Il suo bar venne barbaramente svaligiato e a cui vennero fracassati i mobili e i frigoriferi e le vetrate…
In uno stato di semi-coscienza Tang riuscì a pensare: "no voi non siete italiani!".
Nel preciso istante in cui perse coscienza sentì le urla "Italia!Italia!" che si allontanavano, sempre più…
Tag: racconto







BRAVO!!!,
MO’ LO LINKO… (mandami la tua mail!)
ziggie
scritto bene, complimenti..
FORZA CINALIA!
ma starai mica diventando sentimentale zanzara?
me lo fate pubblicare in http://www.etnica.biz?
Se citi l’autore, ovvero io, sì.
Anch’io adotterò il copyleft…ci farò un pensierino..
non male il racconto, sì, ma perchè è così dannatamente realista????? togli la cina e metti la francia e hai una telecronaca de li peggio animali de roma e provincia! no hope!?!?!
Grazie.
Li peggio animali de roma non sono solo de roma. Penso che stu fatto poteva accedere in qualunque parte del mondo.
Atteone… ho linkato la tua stroncatura sull’ultimo libro della Smith sul forum-G2 (vedi “Arte e Cultura”)
grazie Pipit! mi iscriverò al forum. In realtà sono un quasi marxiano mezzosangue! ciaoo
Bel racconto…potrebbe succeddere veramente un fatto cosi…ma solo con un protagonista italo-francese ^^