Alle elementari, anni ‘90, la mia maestra diceva sempre: -" mi piacerebbe avere un’aula di soli cinesini! Così non fanno chiasso, son bravi a scuola, son ubbidienti."
Quelli erano anni di primo contatto tra il bambino cinese e la maestra italiana. E quest’ultima rimaneva affascinata dal bravo bambino "diverso": più tranquillo, meno chiassoso e più incline allo studio. Rimaneva entusiasta quando vedeva che sapeva contare a due e a due, a differenza di tutti gli altri. E che migliorava di giono in giorno, nell’analisi grammaticale, sino a diventare migliore del bambino italiano.
La mia maestra, che per tanti anni ha insegnato alla Fausto Cecconi, periferia di Roma, e residente a via Ricasoli, centro, piazza Vittorio, non poteva immaginare che i suoi sogni si sarebbero realizzati…Non poteva sognarsi che un giorno, piazza Vittorio, luogo della sua residenza, si sarebbe trasformato in una Chinatown, colmo di cinesi e cinesini.
Non so se è questo ciò che intendeva con quel "mi piacerebbe avere una classe di soli cinesini", ma spero che la stima che ha dei cinesini sia rimasta intatta. Anche perché c’è un cinese che le è molto grato ed ha intatta la stima che ha per lei: io.
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Acc.! “cinesini”!?: Zanzara mi sconcerti
)… Ora non sento di dover dimostrare niente a nessuno. Punto a diventare più in gamba possibile (scusate la modestia
) per migliorare le cose assieme agli altri, reprimendomi e autocensurandomi meno di prima.
A dire la verità a un certo punto della scuola (età 16 anni) io mi sono stufata di fare la brava bambina straniera che deve essere più intelligente, buona e non creare problemi rispetto ai compagni di classe italiani. Dalle elementari mi accompagnava la sensazione di dover dimostrare che eravamo diligenti, ordinati, puliti, (e pure repressi?
Mi sento una libera cittadina (a parte gli ostacoloni di nn avere la cittadinanza italiana… ma anche questo dovrà cambiare!).
auhauahauha totalmente il contrario, da sempre sono stato una schiappa…
ma un via di mezzo non esiste? Tra il bambino diligente e la skiappa?
) alla faccia dei compagni di classe che all’inizio nn capivano nemmeno una parola di quello che dicevo. Ma alla fine era diventata una specie di gabbia autoimposta…
O sarà che i nostri ricordi sono un po’ distorti dagli anni.
Ricordo pure che mi piaceva andare bene a scuola e prendere “bravissima” (che tempi memorabili
Eccomi, cinese via di mezzo che si è impegnato sempre il minimo indispensabile fino alle superiori, studiando solo veramente per l’esame di maturità (per veramente si intende tipo una settimana) e passando in generale per un discreto/distinto studente!
Evviva la mediocrità , evviva la mediocre nullità (mediocre perchè solo la nullità saprebbe di qualcosa di assoluto, troppo, troppo per comuni mortali!!)
Nel mio caso, complessi d’inferiorità con i miei compagni perchè non ero proprio italiana, non ne ho mai provati anche se nel paesino dove sono cresciuta sono sempre stata la figlia della “forestiera”
))))
Anch’io sono molto legata al ricordo di una maestra delle elementari, la Maestra Felicia. Lei è stata una delle prime persone ad apprezzare, senza atteggiamenti buonisti, la diversità di mia mamma… e poi è sempre stata così orgogliosa di me!!!
Hey! ciao-cinesini… vi segnalo un libercolo che potrebbe ispirare nuove/vecchie polemiche: il libro s’intitola DOPPIO. contiene due racconti. A noi c’interessa quella di Loriano Macchiavelli che s’intitola “Di nero si muore”, è “un’avventura del sergente Sarti Antonio nella sua Bologna. E’ alle prese con l’omicidio di un cinese che fabbrica borse e griffe taroccate. Più difficile capirci qualcosa nelle nuove realtà dell’immigrazione e negli orientali di seconda generazione che risolvere il caso”, scrive Dario Olivero. (clicca qui)
All’inizio mi aveva disorientato il fatto di non ricevere riconoscimenti ufficiali (come la classificazione semestrale degli alunni in ordine dei voti, o sezioni. Nelle Filippine frequentare la sezione 1 era distinzione di bravura, diligenza o perseveranza negli studi). Il riconoscimento è arrivato poi tramite un commento al negativo rivolto da un insegnante a un mio compagno di classe “Ma come? Copi persino da Maricel”. Da lì credo di essere passata da uno “studio matto e disperatissimo” (soprattutto dell’italiano)
a uno molto più tranquillo (della serie “ti passo i compiti se mi passi i tuoi in quell’altra materia”) arrivando a tirare fuori la carta della poca conoscenza linguistica nelle interrogazioni a sorpresa.
Bella questa nuova veste grafica
a rileggere il Zanzo mi sembra di avvertire dei forti toni ironici, ma anche un affetto che va al di là della bontà a priori della maestra (va bene finché si tratta di “cinesini” ma poi?…).
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cmq siete un taglio! e maricel mi ha fato ammazzÃ
a quanto pare pure in toscana e lombarida ne abbiamo combinate delle belle uhauahauha!
Alle elementari ero un genio. Agli occhi delle maestre, mentre i miei compagni di scuola, più come giustificazione che come cattiveria, dicevano che andavo forte a scuola per il fatto che ero più vecchio di loro di 2 anni…
Mi vien da ridere se ci penso:-S
Certo che anche quello che troppo spesso si viene inseriti in una classe di alunni più piccoli è un problema. Più si tratta di classi avanzate (medie/liceo) più è difficle inserirsi. Forse si dovrebbero mettere i ragazzi con i loro coetanei… anche se magari così sarebbero più a rischio bocciatura (che pure è un bruttissimo trauma).
ragazzi, questi blog ha una potenzialità strepitosa. Da anni lavoro come operatrice interculturale, ho fatto e assistito a decine decine di incontri sul tema della supposta integrazione. Si parla tanto di voi, si scrivono libri, più o meno validi, ma la voce dei diretti interessati spesso non viene interpellata.
Fatevi sentire, urlate se necessario, pungete, polemizzate, ironizzate… C’è tanto bisogno di equilibrare le voci!
Il mio piccolo Marco Deba (figlio di cosiddetta coppia mista, io italiana e mio marito ivoriano)che ha sei mesi ringrazia per il vostro lavoro!!
complimenti e buon viaggio
Ramona Parenzan (ziggie)
Grazie Ziggie.:-)
quando sono rientrato a vivere in Italia ho dovuto lottare con mia moglie che voleva far iscrivere nostro figlio in una classe di babmini più piccoli. Lei, che ha fatto le scuole in Cina, pensava che così avrebbe facilitato l’inserimento permettendo un approccio più morbido. Dal punto di vista delle nozioni e degli studi, mio figlio si è ambientato bene, ma purtroppo vedo che anche lui soffre per il fatto di essere cinese e per questo non sempre perfettamente integrato. Trent’anni sono passati ma lui rivive le stesse difficoltà che ho avuto io alla sua età , e che non sono dovute all’essere più o meno bravo a scuola. conto a questo punto sui miei nipoti!
secondo me bisognerebbe meditare un attimo sul fatto che forse ci si integra meglio quando si è l’unico diverso che quando non si è soli.