ORRORE! L’ignoranza dilaga e i più furbi manipolano le menti dei più deboli. Da che il mondo è mondo.
Una breve premessa. Presso l’ambasciata di una delle comunità di stranieri più numerose in Italia è possibile registrarsi per votare a distanza. Ti fanno una foto digitale, ti prendono l’impronta pure quella digitale del tuo pollice destro (i polpastrelli degli immigrati continuano ad andare per la maggiore) e poi ti sfornano una fiammante tessera plastificata con la tua faccia e la tua impronta.
Qualcuno, abituato al completo disinteresse per la politica di casa di questa popolosa comunità si è insospettito per il quasi impercettibile incremento delle registrazioni in questi ultimi giorni. Questo qualcuno ha indagato con discrezione e ha scoperto che molti credevano che la registrazione desse diritto al voto anche alle imminenti elezioni politiche italiane.
Poveri illusi forestieri. Ho pensato. Ma quale diritto al voto!
Questo potrebbe essere già il punto. Invece no (anzi non solo). Il punto è un altro.
La falsa voce che la tessera digitale desse diritto al voto si è sparsa alla velocità della luce fra la comunità, fino a raggiungere le avide e selettive orecchie dei loro datori di lavoro.
Quel qualcuno, di cui accennavo prima, ha deciso di andare un po’ più affondo nella questione. E ha scoperto che chi si voleva registrare per queste elezioni in Italia, non era spinto da improvviso senso civico ma dal volere del datore di lavoro: "mi ha mandato lui, perché voleva che votassi anch’io Berlusconi". Forse, scambiandolo per un ordine, è andato.
Pur non volendone fare una questione politica, questo è troppo anche per essere una di quelle rare eccezioni che non fanno la regola. Ma forse il vecchio detto non ha già più senso.

Commenti recenti Blog