• In: Articoli — Tag: — Pipit @ 10:56 am

    Quanti di noi si sentono di tornare a casa quando tornano al paese d’origine?
    A volte mi chiedo cosa sia "casa". Forse la famiglia, i parenti, la terra, gli amici. Sinceramente: bho`. Sento sempre un po’ di disagio quando la mia mamma mi chiede se quest’anno torno a casa… un luogo lontano, dove non mi sono mai fermata per più di tre mesi.
    Io mi sento a casa qui, non là. Ma la mia famiglia è là­, e non qui.
    In inglese c’è un’immensa differenza fra "house" e "home", peccato che non mi venga in mente l’equivalente italiano.

    13 Comments

    13 Responses to ““Are you coming home?””

    1. ZanzaraTigre ha detto, il

      Quando quella che senti casa tua è piena di porte chiuse da miliardi di lucchetti e tu non hai le chiavi come si fa? E’ sempre casa tua? O dovresti a questo punto cambiare casa? Let me stay at home. Let me go home.

    2. nuez ha detto, il

      concordo con il zanzaro,
      ma credo che il problema e che è passato qualcuno di molto istituzionale a requisire la tua casa e ha cambiato la serratura.
      adesso tocca che ce la riprendiamo.

    3. Anonymous ha detto, il

      Okkio con la metafora della casa, rishiamo che ci dicano che ci danno le chiavi dei lucchetti ma che ci dobbiamo comportare come ospiti!

    4. Anonymous ha detto, il

      see vabbe` mica siamo la casa delle liberta`! ;P

    5. nuez ha detto, il

      anche questo è vero ma siamo una generazione piena di risorse e alla lunga la casa è diventa di chi ci vive e ci fa crescere se stesso e i discendenti …
      a meno che ti facciano pagare un mutuo (sempre che te lo concedaNO) più caro rispetto a tutti gli altri e allora ti inkavoli

    6. linlin ha detto, il

      casa è dove sta la tua famiglia, nn importa dove sia l’edificio ne come sia, e neppure dove sei tu… home nn è un luogo fisico, è l’unico posto al mondo dove ti senti al sicuro…

    7. allora CASA sarà anche dove cresceranno i nostri figli e figlie.
      i futuri miei “marmocchi” :-) vivranno in Italia, e stavolta cresceranno vicino ai loro “abuelitos” (nonni). forse si sentiranno a casa…

    8. Pipit ha detto, il

      certo che sarebbe bello riuscire a trasmettere un pò di sano senso di appartenenza anche alle generazioni future e che si sentano un pò a casa anche nei nostri paesi di origine…

    9. dawit ha detto, il

      è importante conservare la porie radici, ma certe volte si arriva al punto che non le senti più tue, se hai un altra vita ed un altra identità che ti 6 costruito amen!!!

    10. Kira ha detto, il

      Dawit, anche tu hai ragione!
      Però il problema è quando gli affetti non sono dove tu hai messo radici.

      Tu parli di costruirsi una nuova identità. Io credo che l’identità si trasforma e cresce, ma certo non deve perdere pezzi.

    11. nuez ha detto, il

      Adesso che sono più grande (pure troppo ;-) ) posso dire che:
      sento una identità più fluida, armoniosa anche se profondamente incasinata.

      In passato: vedevo tutto a pezzi, a salti, a volte senza senso. I ricordi, al di là dell’Oceano, erano pugnali mortali.

      Risultato: mi sento una sopravvissuta, piena di energie, una rompicoglioni per la vita :-) .

      ATTENZIONE: STANNO ARRIVANDO LE G2 :-)

    12. Anonymous ha detto, il

      la G2 è un popolo di mezzo milione di ragazzi che si distingue per il lusso di appartenere a due terre, due paesi, magari anche due culture diverse tra loro. non siamo nati qui per limitarci ad assimilare questa cultura, questo modo di vivere e quant’altro ma per arricchirla con le nostre origini.cmq bella per ki già sente ke qui è la sua unica casa.

    13. isidora ha detto, il

      Le G2 possono appartenere, o sentire di appartenere, anche a più di due paesi. Pure a un continente intero… addirittura a un pianeta.

      Anche se di questo mondo non esiste un passaporto che ti permetta di sentirti libero ovunque tu sia, superando confini che sono solo limiti…

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