La vittima: 29 anni, donna, cinese.
Luogo del delitto: Roma, Esquilino.
Il giornale "Metro", edizione romana, che di solito dedica alle notizie più importanti non più di mezza pagina, ha lasciato posto alla notizia addirittura una intera facciata, con tanto di intervista a una donna cinese, dell’associazione A.M.I.C.I..
Tanto per confermare che ora come ora parlare del "Cinese" va di moda, non importa se bene o male, l’importante è parlarne, a volte sapendone ben poco o nulla, che "tanto sono tutti uguali!". Sì, ’sti cinesi sono talmente silenziosi che non avrebbero mai il coraggio(?), la voglia(?) di reagire a maledicenze! E poi non distinguono neppure la "r" dalla "l", figuriamoci se sarebbero capaci di scrivere una lettera indirizzata a un mezzo mediatico!
La spiegazione più plausibile che si potrebbe dare all’omicidio è che questi giovani sono atterrati in Italia probabilmente quando già eran grandicelli. Nei paesini dello Zhejiang (provincia dove sono nati e luogo di emigrazione) i giovincelli vivevano agiatamente, magari sulle spalle di un genitore all’estero. Non avendo niente da fare, si organizzavano in bande per farsi la guerra, con tanto di malmenamenti e zuffe dove ogni tanto qualcuno restava accoltellato.
Poi un giorno i genitori avevano deciso che i loro figli dovevan venire da loro. Ed erano venuti.
Purtroppo l’Estero non è la Cina, per campare bisogna sacrificarsi e lavorare e per loro deve essre stato un trauma. E i giovani forse non l’han mai capito che bisognava sgobbare, o l’avevan capito ma si erano strasfregati.
Poi la storia va da sè, con l’invidia per i compaesani che fan soldi a palate, la crescente consapevolezza di non avere niente e soprattutto la voglia di non fare niente. Perché non eran abituati. Al lavoro.

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