L’altro giorno, nell’angolo più puzzolente della stazione, ho visto un bel gruppo di adolescenti filippini. Birra in mano e spinello già perso negli occhi un po’ ebeti. Più o meno come sarei potuta apparire io qualche anno fa. Se ne vedono tanti dei loro coetanei italiani che barcollano nelle strade della capitale con i pantaloni a paracadute e il cappellino da baseball un po’ da rapper e un po’ da pierino e il lupo. Quindi perché soffermarcisi a pensare? In fondo che differenza c’è fra questi e loro? Eppure il triste quadretto mi ha spinto a fare un po’ di considerazioni.
- Strano che fosse un gruppo di ragazzi solamente filippini… (è come vedere un gruppo di ragazzi solo biondi e vestiti tutti uguali)
- Strano che queste seconde generazioni non si parlassero in italiano… (o forse è giusto così?)
- E se fossero arrivati in Italia giàda grandicelli (non so, metti a 13-14 anni) che fatica dovranno fare per integrarsi?!
- Forse bisognerebbe cominciare dai genitori, che siano loro la chiave di volta?
- Che differenza c’è fra una nuova generazione e una seconda generazione? (questa mi rendo conto che è un po’ criptica…)
- Possibile che il pensiero "ma che penserà la gente?" mi abbia trapassato subdolamente il cervello?
Quanto vorrei che a questo post rispondessero proprio loro…

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