Povera signora Angeli, i suoi sicuramente tanti amici cinesi (e dopo questo articolo ne avrà ancora di più), forse non le hanno detto che i cinesi non appena hanno problemi di salute, tornano immediatamente in Cina, dove:
1)si possono far capire.
2)si possono fidare( anche se devono pagare a peso d’oro).
Anche a costo di contrarre debiti, tornano nella madre patria, dove la medicina tradizionale non ha nulla da invidiare alla medicina dell’occidente. E poi se il male è veramente incurabile, amen e pace all’anima sua. Ma almeno si muore nella propria terra natia.
Poi come potrebbe (non) morire un cinese? Allora vediamo…morte violenta, vecchiaia, incidenti…
Per il primo e il terzo quesito si è già risposta da sola smentendo la tesi dell’immortalità dei cinesi, ma poi, dulcis in fundo, ha tirato fuori dal cilindro una affermazione da incorniciare che recita più o meno così: un cinese che torni nel suo paese per morire è pura leggenda! Ma lei, non sa che i cinesi, nella loro infinità (e riconosciuta) saggezza hanno un proverbio che dice: "luo ye gui gen". Che in due parole vuol dire: ogni foglia che cade torna alla radice. Si ricrederà?
Nella speranza che ella riesca veramente a farsi qualche amico cinese, sempre che ci tenga, un complimento particolare alla redazione romana de "la Repubblica" che ha definito "la provincia dello Zhejang una delle zone più povere del paese, feudo della mafia locale". Come a sputare sulla faccia del 90% dei cinesi d’Italia. Ah dimenticavo, Zhejiang si scrive così.

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